Bari, in aspettativa per candidarsi alle elezioni resta a casa: assolto poliziotto penitenziario accusato di truffa

La Corte d’Appello di Venezia ha confermato l’assoluzione piena di un agente della Polizia Penitenziaria di Bari, difeso dall’avvocato La Scala, accusato di truffa per aver percepito l’aspettativa retribuita durante la sua candidatura alle elezioni amministrative di Pietraferrazzana (Chieti), senza recarsi fisicamente nel comune.

L’assoluzione era già stata decisa dal Tribunale di Verona, con motivazione che il fatto “non costituisce reato”.  Anche in appello, i giudici hanno respinto le accuse, sottolineando che la legge 121/1981 garantisce l’aspettativa speciale retribuita ai candidati, senza richiedere obblighi ulteriori sulla modalità di svolgimento della campagna elettorale.

Contromano sulla ss16, assolto dopo aver provocato incidente mortale: “Colpa del guardrail non adeguato”

Il Tribunale di Bari ha assolto perché “il fatto non sussiste” i due imputati accusati dell’omicidio colposo di Luigi Marcone, 35enne di Corato morto il 30 luglio 2014 dopo un incidente avvenuto il 24 luglio sulla Statale 16, a Torre a Mare.

Secondo la ricostruzione, un 35enne inglese alla guida di un Range Rover Defender, durante un sorpasso, avrebbe effettuato una brusca manovra di rientro per evitare un’Audi A6 guidata da un 53enne di Mola di Bari. Il suv avrebbe perso il controllo, sfondato il guardrail e invaso la corsia opposta, scontrandosi frontalmente con la Citroen C3 di Marcone.

Il giudice ha stabilito che la causa dell’incidente è stata l’inadeguatezza del guardrail, non conforme alle norme, che non ha contenuto il veicolo. Inoltre, l’ipotesi di eccesso di velocità del 53enne non è stata supportata da prove tecniche ma solo da congetture.

Bari, accusato di traffico di influenze. Assolto il commercialista Massimiliano Soave: “Il fatto non sussiste”

Termina con un’assoluzione con formula piena il procedimento penale che vedeva coinvolto il noto commercialista Massimiliano Soave per traffico di influenze illecite.

Il nome di Soave era emerso nell’ambito dell’inchiesta su alcune tangenti a Trani insieme al Giudice Michele Nardi, la cui posizione è stata archiviata nel corso delle indagini.  Soave, invece, era stato rinviato a giudizio per presunte concussioni ai danni di alcuni imprenditori davanti al Tribunale di Bari.

Nella giornata di ieri si è svolta l’udienza dibattimentale in cui la Giudice Luana Calzolaro ha accolto le eccezioni presentate dal difensore di Soave, l’avvocato Antonio La Scala, dichiarando l’assoluzione del commercialista perché “il fatto non sussiste” senza avviare l’istruttoria.

Bracciante morta di fatica nei campi, nessun colpevole per il decesso di Paola Clemente: assolto imprenditore

L’imprenditore agricolo Luigi Terrone è stato assolto anche nel processo di secondo grado dall’accusa di omicidio colposo per la morte della bracciante Paola Clemente, originaria di Taranto, scomparsa a 49 anni a causa di un infarto mentre lavorava in un vigneto di Andria il 13 luglio 2015. I giudici della Corte d’Appello hanno così ribadito la decisione già presa in primo grado, escludendo qualsiasi responsabilità dell’imprenditore nel decesso della lavoratrice.

A presentare ricorso contro la sentenza erano stati, oltre alla Procura di Trani, anche i familiari della vittima, costituitisi parte civile tramite gli avvocati Giovanni Vinci e Antonella Notaristefano. Nel corso della requisitoria, il sostituto procuratore generale Francesco Bretone — che aveva sollecitato una condanna a quattro anni di reclusione — aveva sostenuto che, con un intervento rapido e procedure di soccorso adeguate, la donna avrebbe potuto essere salvata.

Secondo l’accusa, diversi fattori avrebbero contribuito alla tragedia: la mancata attivazione di una sorveglianza sanitaria preventiva, con controlli medici specifici per lavoratori affetti da patologie come quella della 49enne; l’assenza di protocolli di primo soccorso efficaci e di una formazione adeguata per il personale dell’azienda agricola, che avrebbe potuto riconoscere tempestivamente i sintomi e intervenire con prontezza; infine, il ritardo dei soccorsi, con l’ambulanza arrivata sul posto dopo 26 minuti.

Una ricostruzione che non era stata condivisa dal giudice Sara Pedone al termine del processo di primo grado. Pur riconoscendo le criticità evidenziate dal pubblico ministero Roberta Moramarco, il magistrato non aveva ritenuto che tali elementi avessero avuto un ruolo determinante nel provocare la morte della lavoratrice.

Nelle 115 pagine di motivazioni, il giudice aveva spiegato che l’assenza di un medico sul luogo di lavoro e di personale specificamente formato per il primo soccorso aveva certamente comportato una “grave sottovalutazione dell’evento”, causando un ritardo nell’attivazione dei soccorsi, poi risultato fatale. Tuttavia, a Paola Clemente erano state comunque praticate manovre di primo intervento, sebbene non da operatori formalmente incaricati di tali compiti.

Secondo il giudice di primo grado, inoltre, le difficoltà incontrate dall’ambulanza del 118 nel raggiungere il vigneto non sarebbero state evitate nemmeno in presenza di personale addestrato al primo soccorso. Quanto alla posizione di Terrone, la sentenza aveva evidenziato che, pur essendo “indubbio” il mancato rispetto di alcuni obblighi nei confronti dei lavoratori, non era possibile stabilire in che modo tali omissioni avrebbero potuto incidere sull’evoluzione degli eventi che hanno condotto al decesso della Clemente.

Grumo, l’ex sindaco Michele D’Atri viene assolto per l’ottava volta e scrive un record: era a processo per falso

L’ex sindaco di Grumo, Michele D’Atri, è stato assolto per l’ottava volta. Questa volta il processo riguardava tre delibere comunali, emanate fra il 2018 e il 2019. Assieme all’ex segretaria comunale, era accusato in concorso di falso. Entrambi sono stati assolti perché “il fatto non sussiste”.

Per D’Atri, difeso dall’avvocato La Scala, si tratta dell’ottava assoluzione su otto (due per concussione, tre per falso ideologico, uno per furto aggravato, uno per abuso di ufficio e infine uno per diffamazione).

Accusato di maltrattamenti e lesioni alla moglie, 52enne assolto dopo 9 anni a Foggia: “Resistito per mia figlia”

Il Tribunale di Foggia ha assolto,a nove anni dai fatti contestati, un 52enne accusato di maltrattamenti in famiglia e lesioni personali. La vicenda risale agli anni compresi tra il 2004 e il febbraio 2017.

La moglie del 52enne, poi separata e costituitasi parte civile nel procedimento penale, aveva denunciato il marito di averla ingiuriata e aggredita fin dai primi anni di matrimonio, anche davanti alla figlia minorenne.

Tra le accuse dalle quali l’uomo si è dovuto difendere, ritenute insussistenti, c’erano aggressioni consistite in morsi, gomitate e calci. La donna, le cui dichiarazioni sono state ritenute contraddittorie, aveva accusato il marito di vessazioni psicologiche, impedimenti alla frequentazione di familiari e amiche, violenze fisiche e verbali anche alla presenza della figlia minore, che per un periodo di cinque mesi è stata allontanata dal nucleo familiare e posta in una comunità, per poi essere affidata al padre, come da lei stessa richiesto.

L’imputato è stato rinviato a giudizio nell’ottobre del 2021 e dopo quattro anni di udienze, prove testimoniali e documentali, la stessa procura, al termine della requisitoria, ne aveva chiesto l’assoluzione.

“Qualunque padre si sarebbe arreso – ha dichiarato l’avvocato Ettore Censano, che ha assistito l’uomo insieme al collega Giulio Treggiari – . Ha invece raccolto tutte le sue energie per portare avanti una battaglia soprattutto per sua figlia. Questa storia mostra come, molto spesso, si parta dal pregiudizio che l’uomo sia sempre autore di maltrattamenti”.

Cinque anni di giudizio per mezzora di ritardo, l’ex finanziere assolto: “Spreco di soldi pubblici”

Torniamo a parlare della storia di Paolo Marti, il luogotenente con carica speciale della Guardia di Finanza in pensione che ci ha chiamato dopo essere stato assolto da accuse infamanti per fatti che risalgono a 8 anni fa.

La sua è una storia controversa a causa dell’accanimento del pm e di alcuni superiori che gli hanno riservato nel periodo interessato. Per questo Marti ha scelto noi per rivolgere un appello ai colleghi e attaccare il sistema. Siamo tornati da lui dopo la messa in onda del primo servizio che ha generato scalpore.

Assolto da accuse infamanti, ex finanziere ai colleghi: “Denunciate questo sistema medievale”

Vi raccontiamo la storia di Paolo Marti, luogotenente con carica speciale della Guardia di Finanza in pensione. Ci ha chiamato dopo essere stato assolto da accuse infamanti per fatti che risalgono a 8 anni fa. La sua è una storia controversa a causa dell’accanimento del pm e di alcuni superiori che gli hanno riservato nel periodo interessato. Per questo Marti rivolge un appello ai colleghi e attacca il sistema.

Accusato di calunnie verso il pm in udienza, assolto il boss di Bitonto Domenico Conte: “Voleva difendersi”

Il boss di Bitonto, Domenico Conte, è stato assolto dal reato di calunnia e oltraggio a magistrato in udienza “perché il fatto non costituisce reato”. A stabilirlo la gup del Tribunale di Lecce, Valeria Fedele.

La vicenda risale al 16 marzo 2023 quando Conte era imputato in un processo per traffico di droga. Rilasciò alcune dichiarazioni spontanee, accusando il pm della Dda di Bari che aveva indagato su di lui.

“Su di me il pubblico ministero sta dicendo un sacco di bugie, un mucchio, come in ogni processo”, le parole del boss Conte in aula. Secondo il giudice che lo ha assolto, “nel corso delle sue dichiarazioni l’imputato ripete più volte di non voler offendere, accusare o calunniare alcuno e le parole usate per esternare le sue considerazioni risentono del suo basso livello di istruzione»”

“Tutte le frasi pronunciate da Conte possono dirsi frutto del suo tentativo di difendersi dalle accuse rivoltegli, negando la verità dei fatti sostenuti dal pm attraverso la critica del suo operato”, ha aggiunto il giudice.

Tentato sequestro di una bimba, Lamanuzzi assolto in Appello: “Mio figlio scippa non fa ste cose”

La Corte d’Appello di Bari ha assolto nei giorni scorsi Lamanuzzi Giuseppe, il 36enne barese accusato di aver tentato di sequestrare una bambina di 5 anni lo scorso 2 gennaio mentre passeggiava con la madre nel quartiere San Pasquale.

I giudici hanno annullato la sentenza di condanna a 4 anni rimediata in primo grado. Il presunto tentativo di rapimento della piccola viene definito “assurdo e contrario ad ogni logica”.

Il caso fece discutere parecchio e creò scalpore, intervistammo anche la mamma della piccola. Torniamo ad occuparcene con le novità giudiziarie e con le parole della madre di Lamanuzzi e del suo avvocato.