Arrestati un 18enne e un 22enne di Corato, ci sarebbe una lite familiare dietro al tragico evento. In carcere anche la moglie di Manzi che ha raccolto la pistola del marito e aperto il fuoco contro i killer.
Continue readingPestaggio in cella tra detenuti diventa virale sui social, Sappe: “Si sta scherzando con il fuoco” – VIDEO
“Quello che il SAPPE, sindacato autonomo polizia penitenziaria cerca di spiegare a parole e con qualche foto di poliziotto massacrato di botte, (che alla fine non interessa a nessuno), viene fuori in tutta la sua spietatezza da un ennesimo video girato da detenuti (in un carcere che non conosciamo), che sottopongono un altro compagno di camera ad un trattamento di sottomissione con un pestaggio nemmeno tanto pesante”. Inizia così il comunicato stampa del Sappe, il Sindacato Autonomo della Polizia Penitenziaria.
“Quel video può essere stato girato in qualsiasi carcere della nazione poiché è quello che accade realmente nei nostri penitenziari, anzi in tantissime altre situazioni c’è più violenza e sangue; tutto ciò grazie alla volontà di una certa politica che in questi anni ha di fatto consegnato le carceri ai detenuti più violenti e prepotenti, salvo poi preoccuparsi di prendersela con il calendario della polizia penitenziaria dopo averla umiliata, delegittimata, ridotta ai minimi termini negli organici – si legge nella nota -. Che la situazione fosse questa lo denunciamo da molto tempo, con i violenti e prepotenti che non vengono quasi mai puniti, con la stragrande maggioranza di detenuti più deboli che vengono sottomessi ai desideri di questi ultimi. Come pure le migliaia di telefonini sequestrati ogni anno non preoccupano quasi nessuno nonostante questo permetta ai boss di poter dirigere i loro affari dal carcero, oppure divertirsi con video su tik tok, a cui si sono aggiunti i droni express che fanno entrare di tutto. Bene, speriamo che questo video faccia capire che si sta scherzando con il fuoco, e che i primi a subire tutti ciò oltre ai detenuti che vorrebbero avere la possibilità per reinserirsi ma che vengono sopraffatti in qualsiasi modo, sono i lavoratori della polizia penitenziaria per poi finire con i problemi di ordine pubblico che una situazione esplosiva potrebbe provocare. Purtroppo gli unici che potrebbero mettere fine a tutto ciò è la polizia penitenziaria, ma come dicevamo prima è stata resa impotente e ridimensionata da chi voleva che i poliziotti indossassero un camice invece della divisa. Le carceri sono praticamente svuotate di poliziotti per cui i detenuti che hanno tutto il tempo e lo spazio di fare quello che vogliono, sia con le buone o con le cattive sottoponendo a loro i più deboli oppure massacrando di botte proprio gli agenti, per cui abbiamo fatto anche un calendario. Il SAPPE si augura che questo video risvegli le coscienze ed indigni l’opinione pubblica, il colle, il governo, poiché un paese civile si vede anche dalle carceri che non possono essere il far west per i delinquenti più violenti ed incalliti che rimangono quasi sempre impuniti. P.s. il video sarebbe stato girato da altri detenuti che ha volutamente riprendere il tutto per far capire chi comanda, per poi con inaudita spavalderia metterlo in rete”.
Bancario leccese morto in carcere in Messico, confermate le condanne: pene fino a 25 anni di reclusione
Si è concluso con la conferma delle condanne inflitte in primo grado (nel gennaio 2017) il processo d’appello per la morte di Simone Renda, il bancario leccese di 34 anni deceduto il 3 marzo del 2007 in una cella del carcere Playa del Carmen, in Messico. I sei imputati, tutti contumaci, sono accusati a vario titolo di omicidio volontario e della violazione dell’articolo 1 della Convenzione Onu contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, disumani e degradanti.
Si tratta del direttore e vicedirettore del carcere, del giudice qualificatore, delle due guardie carcerarie di turno e del responsabile dell’ufficio ricezione del carcere. I giudici della Corte d’assise d’appello di Lecce, presidente Teresa Liuni, hanno inflitto 25 anni di reclusione ad Arceno Parra Cano e a Pedro May Balam, rispettivamente direttore e vicedirettore del carcere municipale, così come ad Hermilla Valero Gonzalez, giudice qualificatore di turno; 21 anni per Najera Sanchez Enrique e Luis Alberto Arcos Landeros, le due guardie carcerarie di turno e a Gomez Cruz, responsabile dell’ufficio ricezione del carcere. Assolti due agenti della polizia turistica municipale di Playa del Carmen.
I genitori di Simone Renda erano parti civili nel processo, con l’avvocato Paola Balducci. Simone Renda fu arrestato per disturbo alla quiete pubblica in un hotel a Playa del Carmen, dove era in vacanza, il primo marzo 2007. Morì due giorni dopo in una cella di isolamento dove era stato abbandonato senza che gli venisse prestata alcuna assistenza sanitaria. Nonostante le precarie condizioni di salute non venne mai portato in ospedale.
“Giustizia é stata fatta – dice l’avvocata Balducci -. Simone Renda è stato lasciato morire nel carcere di Playa del Carmen dopo essere stato ingiustamente arrestato. Un giovane ragazzo italiano, abbandonato senza cure, senza interprete, senza difensore. Simone, è stato lasciato in carcere senza che nessuno avvisasse la famiglia ed il consolato, nonostante necessitasse di un ricovero urgente per una grave patologia”.
Scandalo all’Asl Bari, interrogato in carcere Nicola Iacobellis: il funzionario poco collaborativo con i pm
Non sono emersi particolari sul contenuto del colloquio, ma pare che l’indagato non sia stato particolarmente collaborativo. Non avrebbe infatti ammesso i favori agli imprenditori e le tangenti incassate.
Continue readingCarcere di Bari, detenuto rifiuta cambio terapia e aggredisce agente: infermiere resta bloccato nella sezione
Un agente di polizia penitenziaria in servizio nella seconda sezione del carcere di Bari “è stato aggredito da un detenuto con problemi di natura psichiatrica”. È quanto rende noto l’Osapp, il sindacato di politica penitenziaria evidenziando che l’aggressione sarebbe avvenuta sabato scorso e sarebbe stata scatenata dal diniego del detenuto di accettare una terapia diversa dal solito. Nel trambusto, un infermiere sarebbe stato bloccato nella sezione, chiusa per motivi di sicurezza come avviene da protocollo in casi del genere.
“Sempre sabato nell’istituto di pena di Foggia sono stati trovati nei sacchi dei rifiuti, sei cellulari, 100 grammi di hashish e un coltello” ed è stato “intercettato un pacco contenente del whisky e 100 grammi di sostanze stupefacenti”, riferisce il segretario generale aggiunto dell’Osapp, Pasquale Montesano che chiede al governo di “aprire un tavolo di confronto permanente per discutere di riforme, organici, equipaggiamenti e di sovraffollamento detentivo”.
Tassista accoltellato a Bari, scena muta della coppia davanti al gip: confermato il carcere per Monno e De Vincenzo
La gip di Bari Anna Perrelli ha confermato il carcere per Giovanni Monno e Angela De Vincenzo, i baresi di 30 e 31 anni arrestati la notte tra domenica e lunedì dopo aver tentato di rapinare e poi accoltellato un tassista di 34 anni. I due, difesi dagli avvocati Gianstefano Romanelli e Claudio Alboreto, oggi si sono avvalsi della facoltà di non rispondere davanti alla gip. L’accusa a loro carico è di tentata rapina e lesioni personali, reati aggravati dalla minorata difesa della vittima, dell’uso dell’arma e della crudeltà.
Secondo quanto ricostruito dai poliziotti delle Volanti, che li hanno arrestati a poche ore dai fatti, domenica sera i due sarebbero saliti a bordo del taxi e, dopo qualche minuto, avrebbero aggredito il conducente, che a bordo dell’auto aveva installato una telecamera che ha aiutato gli inquirenti a ricostruire il fatto. L’uomo è stato colpito circa 20 volte prima che Monno e De Vincenzo, che avrebbero avuto intenzione di rapinarlo, fuggissero a mani vuote. Trasportato al Policlinico di Bari, il tassista – alla sua prima settimana di lavoro – è stato curato con 122 punti di sutura e dimesso con una prognosi di 25 giorni, dopo aver riportato ferite al volto, al braccio destro e al dorso.
Voto di scambio e mafia, respinto il ricorso della difesa: Giacomo Olivieri resta in carcere
Resta in carcere Giacomo Olivieri, l’ex consigliere regionale pugliese arrestato lo scorso 26 febbraio per scambio elettorale politico-mafioso ed estorsione. La decisione è stata presa dal tribunale del Riesame di Bari, che ha rigettato l’appello della difesa contro la decisione del gup che aveva già negato la sostituzione della misura carceraria con i domiciliari presentata la scorsa settimana dagli avvocati Gaetano e Luca Castellaneta.
Olivieri è uno dei personaggi chiave dell’inchiesta di Dda e squadra mobile di Bari ‘Codice interno’, che ha svelato i presunti intrecci tra mafia, politica e imprenditoria cittadina. Secondo l’accusa, nel 2019 avrebbe favorito l’elezione al Consiglio comunale di Bari della moglie, Maria Carmen Lorusso (per circa otto mesi ai domiciliari), raccogliendo voti dai clan Parisi, Strisciuglio e Montani di Bari.
L’inchiesta si è poi divisa in due filoni processuali: Olivieri è imputato in abbreviato insieme ad altri 107 imputati, Lorusso è invece in ordinario con altri 14. Gli oltre 130 arresti di febbraio scorso – insieme alla disposizione dell’amministrazione giudiziaria per l’Amtab, la municipalizzata dei trasporti – convinse il Viminale a nominare una commissione d’accesso per valutare eventuali infiltrazioni mafiose nell’amministrazione comunale. Sul tavolo del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, che dovrà scegliere se proporre o meno al Consiglio dei ministri lo scioglimento del Comune, c’è da metà novembre la relazione del prefetto di Bari Francesco Russo.
Tassista accoltellato, Bari sotto choc. Arrestati Giovanni Monno e Angela Devincenzo: erano già stati in carcere
Sono Giovanni Monno, 31 anni, e Angela Devincenzo, 30 anni, le due persone arrestate ieri dopo aver aggredito e accoltellato il tassista Francesco Rubini nel tentativo di rapinarlo. Entrambi erano già stati in carcere per precedenti rapine. L’accusa nei loro confronti è quella di tentata rapina aggravata e lesioni personali in concorso. Decisive per gli inquirenti le immagini della telecamera posizionata all’interno del taxi. I due sono stati subito identificati e rintracciati a casa della donna. L’uomo si trova nella Casa Circondariale di Bari mentre la donna è nel carcere femminile di Trani. Questa mattina si è tenuta l’udienza di convalida dell’arresto, la gip si è riservata la decisione, attesa in giornata.
Bari, Olivieri vuole uscire dal carcere: la difesa insiste per i domiciliari. Per Procura e Dda è ancora pericoloso
Il Tribunale della Libertà ha discusso nella giornata di ieri il ricorso presentato dai legali di Giacomo Olivieri. L’ex consigliere regionale si trova ancora chiuso nel carcere di alta sicurezza di Lanciano. Si trova lì dal 26 febbraio, perché considerato al centro della maxi inchiesta Codice Interno sui rapporti tra mafia e politica nella città di Bari.
Dopo 9 mesi di carcere la difesa ha chiesto di farlo tornare a casa con il braccialetto elettronico. Per la Dda deve ancora restare in carcere perché c’è il pericolo di reiterare il reato. La detenzione in regime As3 è la misura massima prevista prima del 41bis, la difesa punta sul fatto che Oliveri è incensurato e i reati contestati siano lontani nel tempo. La tesi della Dda è avvalorata dal fatto che Olivieri era pronto a ripetere lo stesso modus operandi in occasione delle ultime elezioni comunali.
Evasione dal carcere di Nuoro, notte in cantina per Raduano: complice fermato per un controllo fuori da carcere
La fuga era stata organizzata nei minimi dettagli ma il boss della mafia garganica Marco Raduano, evaso dal carcere di Nuoro il 24 febbraio 2023, quando si calò con un lenzuolo dal muro di cinta del carcere di Badu ‘e Carros, non trovò la staffetta che lo avrebbe dovuto prelevare e portare fuori dall’isola. Il suo favoreggiatore, Daniele Peron di Mestre, mandato a Nuoro da Marco Rinaldi parente di Raduano per aiutarlo nella fuga, era stato fermato poco prima a un posto di blocco nei pressi del carcere da un controllo predisposto dal questore di Nuoro Alfonso Polverino.
Questo episodio lo ha costretto ad allontanarsi e a ripartire la sera stessa in nave alla volta di casa. E’ quanto emerge il giorno dopo i 21 arresti della Dda.
Sia Peron che Rinaldi, infatti, sono finiti in manette, nell’inchiesta condotta dal Pm della Dda di Cagliari Danilo Tronci, tra le 14 persone arrestate tra la Sardegna, la Puglia, il Veneto e a Corsica, con l’accusa di favoreggiamento personale e procurata inosservanza di pena aggravati dall’agevolazione mafiosa del clan foggiano di Raduano. La Direzione distrettuale antimafia sarda ha lavorato in collegamento con la Dda di Bari e con il coordinamento dalla Direzione distrettuale antimafia e antiterrorismo, e l’operazione ha portato in tutto a 21 arresti: oltre alle 14 arrestate dagli investigatori sardi altre sette misure cautelari sono state eseguite dalla Dda di Bari in un filone dell’indagine che ha smascherato una rete di traffico e spaccio di droga.
Oltre a Rinaldi e Peron, sono finiti in carcere l’agente penitenziario di Nuoro Salvatore Deledda, il corso Courbery Cedric, Elio, Mauro e Antonio Gusinu di Padru, Antonio Mangia e Pietro Antonio Tolu di Orune, Martino Contu e Massimiliano Demontis di Bitti, altri due corsi, Gerom Reggetti e Tommaso Ruffert, e Marco Furfaro veneto. È stato proprio il fermo di Daniele Peron a Nuoro, a far sospettare gli investigatori di Nuoro che grazie a lui sono risaliti a Rinaldi e quindi a tutta la banda dei foggiani.
La sera dell’evasione Raduano, che aveva con sé un telefono cellulare, ha dovuto rivedere i suoi piani servendosi di favoreggiatori sardi che lo hanno portato alcuni giorni a Bitti e poi 4 mesi in una tenda nelle campagne di Padru prima di partire per la Corsica, poi in Spagna, da cui – dopo l’arresto del suo braccio destro Gianluigi Troiano – è ritornato in Corsica dove è stato arrestato nel febbraio scorso.









