Negli anni di piombo uccise il 19enne Martino Traversa negli studi di Bari Radio Levante. Nel 2005 tornò in carcere per detenzione illegale di armi, ma gli vennero contestati anche atti sessuali su una minorenne.
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Alla vista del fumo tutti i detenuti si sono svegliati ed hanno iniziato a gridare e battere le stoviglie sulle inferriate.
Continue readingSparatoria al San Paolo, Antonio Marzocca resta in carcere. Il gip: “Voleva uccidere De Marzo”
Resta in carcere il 38enne barese Antonio Marzocca, accusato di aver ferito con colpi di pistola il cugino coetaneo Fabio De Marzo, al culmine di un litigio avvenuto nel quartiere San Paolo di Bari l’1 aprile scorso. Il gip del Tribunale di Bari Francesco Mattiace ha convalidato l’arresto in flagranza e ha applicato contestuale misura cautelare per i reati di tentato omicidio, minacce, ricettazione, detenzione e porto illegale di arma da fuoco.
La presunta responsabilità dell’indagato, che durante dichiarazioni spontanee prima ai poliziotti e oggi al giudice ha confessato, è stata documentata anche dalle immagini delle telecamere di videosorveglianza e riferita da alcuni famigliari testimoni oculari del violento litigio.
Ai magistrati Marzocca, difeso dagli avvocati Daniela Castelluzzo e Michele Colaleo, ha riferito che “non aveva intenzione di ucciderlo”, ma quando, durante il litigio, De Marzo aveva afferrato sua moglie dal collo facendosi scudo con il corpo della donna per tentare di evitare i proiettili, “non ci vide più. In quel momento – si legge nell’ordinanza – gli scattò qualcosa nella testa”.
Secondo il giudice, però, “se è vero che De Marzo, attraverso le sue escandescenze, provocò pesantemente Marzocca, è altresì vero che quest’ultimo impugnò la pistola ben prima che l’altro stringesse il collo di sua moglie”. Per il gip, quindi, l’obiettivo dell’aggressore “era la morte” del cugino. Inoltre, “l’indole violenta” dell’indagato “priva di freni inibitori” sarebbe dimostrata dal fatto che «esplose più colpi – ricostruisce il gip – senza dimostrare alcun cedimento” anche quando il cugino era già a terra e “nonostante la presenza di strada di più persone, il che avrebbe potuto anche determinare ulteriori vittime da colpi di rimbalzo o erroneamente diretti”.
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