Installa un trojan sul cellulare della compagna per leggere le chat e conoscere i suoi spostamenti: 53enne a processo

Avrebbe installato una sorta di trojan sul cellulare della compagna per leggere le sue conversazioni su WhatsApp e conoscere in anticipo i suoi spostamenti. Per questo un 53enne di Taranto è finito a processo con l’accusa di accesso abusivo a un sistema telematico.

A insospettire la donna furono alcune informazioni sulla sua vita che l’uomo sembrava conoscere senza che lei gliele avesse mai raccontate. Messo alle strette, il 53enne avrebbe confessato, senza sapere che la compagna stava registrando la conversazione.

La registrazione è poi finita agli atti dell’indagine della Procura distrettuale di Lecce. I fatti contestati risalgono al periodo tra marzo e giugno 2022, mentre la denuncia è stata presentata nell’ottobre dello stesso anno.

L’iter giudiziario è stato però lungo: per due volte il pubblico ministero aveva chiesto l’archiviazione, ritenendo insufficienti gli elementi per sostenere l’accusa.

Molestata, aggredita e rapinata: arrestato 21enne egiziano. Chiedeva 50 euro e sesso per restituire il cellulare

Una giovane originaria di Lecce sarebbe stata molestata e aggredita all’alba del 14 agosto nei pressi di un chiosco in via Gallipoli, per poi essere rapinata della borsa contenente circa 500 euro e il cellulare.

Il presunto aggressore, il 21enne egiziano Mohammed Youssef Abdel Sattar Khamis, avrebbe successivamente chiesto 50 euro e una prestazione sessuale in cambio della restituzione del telefono.

La vittima ha denunciato l’accaduto alla Squadra mobile, fornendo agli agenti una descrizione dell’uomo. Dopo aver contattato il proprio numero da un altro cellulare, la giovane avrebbe ricevuto la richiesta di incontrarsi alla stazione centrale di Brindisi.

Gli investigatori hanno raggiunto il luogo dell’appuntamento e individuato il 21enne con il telefono della vittima. Alla vista degli agenti, l’uomo avrebbe tentato la fuga e aggredito tre poliziotti, rimasti feriti insieme alla giovane. Il cellulare è stato recuperato.

Khamis è stato arrestato e condotto in carcere. Il gip del Tribunale di Lecce Angelo Zizzari ha disposto la custodia cautelare con le accuse, a vario titolo, di violenza sessuale, rapina, tentata estorsione, resistenza aggravata a pubblico ufficiale e lesioni personali. Al momento dell’arresto, il 21enne si trovava in condizioni psicofisiche alterate, secondo quanto riferito, da alcol e cocaina.

Barletta, cellulare perso dopo furto in appartamento incastra la banda di ladri: 4 arresti. Altri due indagati

Un cellulare smarrito, probabilmente durante la fuga dopo un furto in un appartamento di Barletta, ha permesso alla Polizia di Stato di risalire ai presunti componenti di un gruppo criminale attivo nei furti in abitazione e nello spaccio di droga. Sei uomini, di età compresa tra i 26 e i 39 anni, sono indagati a vario titolo per furto in abitazione, tentato furto e detenzione e cessione di sostanze stupefacenti.

Su richiesta della Procura di Trani, quattro indagati sono stati posti agli arresti domiciliari, mentre per gli altri due è stato disposto l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.

Le indagini sono partite dopo un furto e un tentato furto avvenuti a Barletta. L’analisi del telefono rinvenuto vicino a una delle abitazioni prese di mira ha consentito agli investigatori di ricostruire una presunta rete di spaccio, principalmente di cocaina, operativa in città.

Secondo la Questura, le cessioni avvenivano con linguaggi convenzionali e consegne rapide fissate su appuntamento in diversi punti di Barletta. Gli accertamenti hanno inoltre permesso di delineare il ruolo ricoperto da ciascun indagato nelle presunte attività illecite.

Castellaneta, scomparso il 20enne Giulio Razzano: non si hanno notizie da ieri. Ritrovato il suo cellulare

Sono ore di forte apprensione a Castellaneta per la scomparsa di Giulio Razzano, 20 anni, allontanatosi da casa nel pomeriggio di ieri e mai più rientrato. Il giovane è alto 1,73 metri, ha capelli castani e occhi verdi; al momento della scomparsa indossava pantaloncini di jeans e una maglietta bianca.

I carabinieri hanno immediatamente avviato le ricerche, supportati dalla Protezione civile, dal Soccorso alpino e da numerosi volontari. Un elemento importante è emerso questa mattina con il ritrovamento del cellulare del ragazzo nei pressi della chiesa dell’Assunta, non lontano dalla gravina.

Già nella serata di ieri, 23 giugno, erano state localizzate le celle telefoniche del dispositivo. Le operazioni di ricerca proseguono senza sosta nell’area e nelle zone circostanti, con l’obiettivo di ritrovare il giovane e riportarlo al più presto a casa.

Morte Patrizia Nettis, svolta sul caso: il telefono della giornalista attivo dopo orario presunto di morte

Il telefono di Patrizia Nettis, la giornalista pugliese trovata impiccata nel suo appartamento a Fasano (Brindisi) il 29 giugno del 2023, alle 4:06 dello stesso giorno registra la disattivazione del collegamento tramite bluetooth con l’auto della donna.

Fino ad oggi, come è emerso dall’attività investigativa, il decesso era stato fissato intorno alle 2:20 della notte, pochi minuti dopo un messaggio inviato dalla 41enne all’ex marito, in cui chiedeva di salutare il figlio.

Il nuovo orario emerge dalle attività svolte dal consulente tecnico d’ufficio (Ctu) incaricato dalla Procura di Brindisi di svolgere una consulenza sullo smartphone della donna. Consulenza disposta dal gip nell’ordinanza con cui aveva respinto la richiesta di archiviazione dell’indagine avanzata dal pm, che sostiene che la donna si sia suicidata.

Ora quanto rilevato dal consulente “può significare – spiega all’ANSA il legale della famiglia Nettis, avvocato Giuseppe Castellaneta – due cose: che se teniamo per buono l’orario di morte indicato dal pubblico ministero nella sua richiesta d’archiviazione significa che Patrizia è morta alle 2:20 e che qualcuno ha preso il telefono e le chiavi della sua macchina accendendola, e poi è rientrato in casa per rimettere a posto telefono e chiavi”.

“Seconda ipotesi – aggiunge – che Patrizia alle 4:06 era ancora viva: il messaggio al figlio non era un messaggio di commiato, e quindi dobbiamo capire dalle 2:19 alle 4:06 cosa è successo. Ma soprattutto dobbiamo spostare parecchio in avanti l’ora della morte di Patrizia”. Al momento nell’inchiesta c’è un solo indagato, un istruttore di nuoto, Riccardo Argento, accusato di minaccia e istigazione al suicidio. L’uomo aveva avuto una relazione con la donna. Nella vicenda, solo come persona informata sui fatti, c’è il sindaco di Fasano, Francesco Zaccaria, anche lui in passato legato sentimentalmente alla giornalista.

Intercettato drone diretto al carcere di Foggia, sequestrati droga e cellulari: mezzo stordito dal jammer

Un drone che trasportava droga e telefoni è stato intercettato da un’agente della polizia penitenziaria in servizio sul muro di cinta del carcere di Foggia, mentre volava in direzione del penitenziario. Il drone è stato colpito dalla scarica di un jammer, strumento utilizzato come disturbatore di frequenze, perdendo il pacco che trasportava.

Lo rende noto il segretario nazionale del Sappe (sindacato autonomo polizia penitenziaria) Federico Pilagatti. L’episodio risale alla mezzanotte di sabato.

Il personale in servizio – fa sapere il Sappe – ha recuperato un pacco abbandonato dal drone contenente tre telefoni cellulari e sostanza stupefacente, hashish e marijuana, mentre il drone, dopo lo stordimento dovuto alla scarica del jammer, ha ripreso a funzionare venendo recuperato da ignoti all’esterno del carcere.

Il sindacato sollecita nuovamente “l’amministrazione penitenziaria ad intervenire con urgenza al fine di ridurre il sovraffollamento del penitenziario foggiano, il più alto della nazione (+220%), nonché inviare un nucleo di almeno 50 unità di poliziotti penitenziari, poiché la lotta si fa serrata non solo all’interno, anche all’esterno del penitenziario come i continui viaggi di droni dimostrano”.

L’abbraccio a Carolina (2), Luciano le controlla il cellulare: “Fa ciò che vuole. È per il suo bene”

Dopo aver consegnato il televisore a Luciano e aver abbracciato Carolina, ci siamo intrattenuti con loro per fare il punto della situazione. La speranza è che tutto sia alle spalle e che Carolina possa vivere tranquillamente e dignitosamente. Luciano ci ha rivelato che spesso controlla il cellulare della mamma, perché preoccupato dai profili fake e da alcuni messaggi.

Consegna cellulare a detenuto in carcere, sorpreso dagli agenti penitenziari: arrestato avvocato di Brindisi

Un avvocato del foro di Brindisi è stato arrestato dopo aver tentato di consegnare un cellulare ad un detenuto nel carcere di Palermo. Il legale aveva chiesto un colloquio con il suo assistito, condannato in primo grado a 20 anni accusato di fare parte della Sacra Corona Unita. Gli agenti della polizia penitenziaria hanno notato però il passaggio del cellulare.