Bimbo di 3 mesi muore in culla, indagati 25 medici e 11 infermieri: sotto accusa la Neonatologia del Di Venere

La Procura di Matera ha aperto un’inchiesta sulla morte di un bimbo di 3 mesi nato il 12 settembre 2024 nell’ospedale Di Venere durante un parto gemellare pretermine e deceduto in culla il 15 dicembre dopo essere stato dimesso dal reparto di terapia intensiva neonatale e di neonatologia dell’ospedale barese il 27 novembre.

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Bari, neonata muore al Di Venere dopo lite tra medici: confermata l’assoluzione per i due ginecologi

A otto anni dai fatti diventa definitiva l’assoluzione per i ginecologi Vito Partipilo e Carlo Campobasso dell’ospedale Di Venere di Bari, finiti a processo per omicidio colposo per il caso di una bambina morta nella struttura a causa di un ritardo nel parto cesareo causato – secondo l’accusa – da una lite tra medici. A deciderlo è stata la Corte di Cassazione che ha giudicato inammissibile il ricorso presentato dalla Procura generale contro la sentenza con cui i due erano stati assolti in appello.

La Cassazione ha anche annullato senza rinvio, per l’intervento della prescrizione, la condanna a otto mesi (pena sospesa) per l’anestesista Antonio Simone. Per l’allora primario di Chirurgia generale, Francesco Puglisi, è stata annullata la condanna al risarcimento danni disposta in appello (ai soli fini civili) ma con rinvio davanti a una nuova sezione della Corte d’Appello civile.

Stando alle indagini dei carabinieri del Nas, quel giorno, il 2 maggio 2016, le sale del reparto di ostetricia erano tutte occupate e quando i sanitari si sono accorti della sofferenza fetale e hanno disposto un cesareo d’urgenza, hanno deciso di rivolgersi al vicino reparto di chirurgia generale, dove però era programmato un altro intervento. A quel punto ci sarebbe stato tra i medici dei due reparti un litigio sull’utilizzo della sala, di fatto ritardando il cesareo di oltre un’ora. Nell’attesa la donna, pronta per il parto, sarebbe rimasta senza monitoraggio e quando la bambina è stata finalmente fatta nascere era già in grave sofferenza per asfissia cardiaca dovuta al cordone ombelicale stretto attorno al collo. I genitori della piccola sono già stati risarciti con 400mila euro.

Asl Bari, al Di Venere tac e risonanze magnetiche anche di domenica: “Riduciamo le liste d’attesa”

Sino alla fine del 2024, Tac e risonanze magnetiche saranno eseguite anche di domenica nell’ospedale di Venere di Bari per ridurre le liste di attesa. Questo è quanto deciso dall’Asl, dal 22 settembre fino a fine dicembre, la Radiologia dell’ospedale di Venere incrementerà le prestazioni diagnostiche aggiungendo un turno domenicale di 12 ore nel fine settimana.

I cittadini – con prenotazione per esami TAC e risonanza magnetica brevi o urgenti – potranno accedere dalle 8 alle 20. “L’inserimento del turno domenicale nelle agende di prenotazione – ha spiegato il direttore generale facente funzioni della Asl, Luigi Fruscio – è un progetto sperimentale che rientra nel piano aziendale attuativo per il governo delle liste di attesa aggiornato di recente. Siamo fiduciosi nella risposta positiva della popolazione che, in questo modo, avrà più possibilità di accedere alle prestazioni più richieste, come Tac e risonanze. Ringrazio tutti gli operatori del Di Venere che, con spirito di sacrificio e dedizione al lavoro, hanno accettato questa nuova responsabilità, mettendosi a disposizione della collettività”.

Bari, follia al Di Venere. Tardano a dimettere il figlio: mamma aggredisce due infermieri

Due infermieri dell’ospedale Di Venere di Bari sono stati aggrediti da una donna ieri pomeriggio e hanno riportato ferite con diagnosi di 15 e 10 giorni. Lo comunica l’Asl di Bari. Gli infermieri sono stati aggrediti da una mamma in attesa della dimissione del figlio: un’attesa prolungatasi – a quanto si è potuto ricostruire – per via del contemporaneo arrivo di codici rossi che hanno impegnato il personale del pronto soccorso. E’ stata allertata la Polizia, intervenuta sul posto con una volante. La direzione generale della Asl di Bari “esprime totale vicinanza e solidarietà agli operatori sanitari vittime dell’aggressione e condanna fermamente l’ennesimo gesto perpetrato contro il personale nell’esercizio delle sue funzioni e in danno della comunità, poiché causa l’interruzione di un pubblico servizio”.

L’Azienda sanitaria locale che, “come già in precedenti episodi, metterà a disposizione dei dipendenti il proprio ufficio legale”, stigmatizza “un certo malcostume secondo il quale l’attesa in pronto soccorso, sovente all’origine di incresciosi episodi, sarebbe una semplice perdita di tempo invece che il necessario adempimento clinico – conclude la nota – connesso alla generale priorità dei casi”.

“Ad oggi risultano inefficaci tutte le misure definite a parola per contrastare il fenomeno. Siamo stanchi di ricevere attestazioni di solidarietà e pacche sulla spalla. Ora è il tempo di reagire prima di tutto incrementando il personale per meglio rispondere a bisogni dei cittadini”, il commento di Andreula, presidente OPI Bari.