Morte del cane-eroe Bruno, l’istruttore indagato per reato simulato: “È stato ucciso lo dimostrerò”

La Procura di Taranto ha completamente ribaltato la storia di Bruno, il cane molecolare di Taranto trovato morto lo scorso luglio nel centro di addestramento. Una storia che aveva commosso l’Italia intera, tanto da spingere la premier Meloni anche a ricordare Bruno sui social.

Nel corso della sua carriera Bruno ha ritrovato nove persone disperse ed era stato anche premiato dalla stessa premier. L’istruttore Arcangelo Caressa aveva presentato una denuncia ai carabinieri, ma secondo quanto sostenuto dalla Procura l’uccisione del cane sarebbe stata simulata.

E per questo proprio Caressa è stato iscritto nel registro degli indagati per simulazione di reato. Nei suoi confronti sono stati disposti perquisizioni e i sequestri di telefoni, computer e documentazione.

A ribaltare lo scenario è stata l’autopsia. Nello stomaco e nell’intestino del cane non è stata trovata traccia di chiodi o di sostanze tossiche. Per gli inquirenti l’intera scena sarebbe stata costruita ad arte, anche attraverso un seppellimento avvenuto senza avvisare né le forze dell’ordine né l’Asl. Ecco il racconto dell’indagato, Arcangelo Caressa.

Choc a Taranto, il cane eroe Bruno non è stato ucciso: istruttore indagato per simulazione di reato

Bruno, il cane molecolare di Taranto, non è morto a causa di un’esca con i chiodi. La Procura di Taranto ha completamente ribaltato la storia che aveva commosso l’Italia intera, tanto da spingere la premier Meloni anche a ricordare Bruno sui social.

Nel corso della sua carriera Bruno ha ritrovato nove persone disperse ed era stato anche premiato dalla stessa premier. L’istruttore Arcangelo Caressa aveva presentato una denuncia ai carabinieri, ma secondo quanto sostenuto dalla Procura l’uccisione del cane sarebbe stata simulata.

E per questo proprio Caressa è stato iscritto nel registro degli indagati per simulazione di reato. Nei suoi confronti sono stati disposti perquisizioni e i sequestri di telefoni, computer e documentazione.

A ribaltare lo scenario è stata l’autopsia. Nello stomaco e nell’intestino del cane non è stata trovata traccia di chiodi o di sostanze tossiche. Per gli inquirenti l’intera scena sarebbe stata costruita ad arte, anche attraverso un seppellimento avvenuto senza avvisare né le forze dell’ordine né l’Asl.

Tenta di salvare un uomo finito nel lago gelido di Como, scivola e si ferisce: l’eroe pugliese di Torremaggiore

Nel tentativo di salvare un uomo finito nelle acque gelide del lago ed in estrema difficoltà, è caduto rovinosamente sul lungolago di Como finendo a sua volta in acqua e riportando la frattura di sette costole e la perforazione di un polmone.

Così il 63enne Salvatore Samale, originario di Torremaggiore (Foggia) è rimasto ferito in acqua fino a che un gruppo di militari è riuscito a tirare fuori lui e l’altro uomo.

Ora è ricoverato nell’ospedale di Como dove è stato operato, ma il suo gesto coraggioso è finito in un video facendo il giro del web ed oggi anche il sindaco di Torremaggiore, Emilio Di Pumpo, lo ha voluto ringraziare pubblicamente “per il suo gesto di eccezionale coraggio e straordinaria umanità compiuto in una situazione di grave e imminente pericolo”. Il fatto è avvenuto domenica 4 gennaio. Il protagonista di questa storia vive da quattro anni ad Olgiate Comasco, cittadina in provincia di Como.

“Tutto è avvenuto in pochi secondi mentre passeggiavo con mia moglie nella zona del lungolago in attesa di andare a messa – racconta Samale – Ho notato un uomo caduto nel lago ad una temperatura gelida in estrema difficoltà che rischiava di annegare. Mentre cercavo un modo per raggiungerlo, sono scivolato (in quel punto ci sono gradoni scivolosi e pericolosi anche ghiacciati) battendo con il fianco sinistro contro un gradino. I militari hanno messo in salvo entrambi gli uomini in difficoltà. “L’uomo che avevo cercato di aiutare mi ha ringraziato – continua il 63enne – mentre tanta gente che transitava di lì non si è nemmeno accorta dell’accaduto se non quando poi sono sopraggiunti i soccorsi. L’ho fatto per amore del prossimo, in modo del tutto spontaneo”.

Molfetta, l’ex carabiniere che ha fermato il ladro col kalashnikov: “Ho evitato una strage ma non sono un eroe”

“Tutto sommato bene. Ho una frattura della tibia e la rotula è completamente andata”. Inizia così il racconto di Carlo Piazzolla, il carabiniere in pensione di 65 anni che ieri ha fermato nel parcheggio il rapinatore che ha seminato il panico al Gran Shopping di Molfetta.

L’uomo, che è stato arrestato con le accusa di rapina, lesioni e porto d’arma da guerra, ha svaligiato indisturbato una gioielleria. Era armato e sono stati esplosi alcuni colpi di kalashnikov all’esterno. Piazzola è ricoverato al Policlinico.

“Mi trovavo al centro commerciale per caso. Stavo prendendo un caffè con mia sorella e ho iniziato a sentire un po’ di trambusto – le parole di Piazzolla a La Repubblica -. Volevo capire cosa stesse succedendo e mi hanno detto che c’era un uomo armato che stava facendo una rapina. Sono andato a vedere nonostante mia sorella mi dicesse di lasciar perdere. Ero in una zona defilata e l’ho visto riempire i due sacchi di merce. Così l’ho seguito nel parcheggio. Poi è successo quello che tutti hanno visto nei video. Ho visto subito che era un kalashnikov AK-47, l’ho riconosciuto”.

“Non mi aspettavo che sparasse. Io però sono andato subito diretto verso di lui. Lui ha capito le mie intenzioni e ha alzato subito l’arma contro di me. Ho pensato: ‘Se non reagisco, mi spara nello stomaco’. Volevo immobilizzarlo. Il mio scopo era quello di saltargli addosso e renderlo innocuo. Poi ha sparato. Fortunatamente sono riuscito ad abbassare la canna della mitragliatrice. I colpi mi hanno preso la gamba. Nell’attimo in cui ha sparato ho subito spostata l’arma. Avrebbe potuto colpire i passanti e tutti quelli che erano lì intorno. E intanto mi avrebbe preso, perché aveva l’arma rivolta verso di me.

“Mi sono tappato i buchi fatti dai proiettili, da cui ha cominciato a uscire il sangue – ha aggiunto -. Sono anche cardiopatico, per cui ho chiesto subito di chiamare un’ambulanza perché temevo un’emorragia. Non ho pensato di morire.  Ho fatto il carabiniere per quarant’anni, ero luogotenente. Queste cose o ce le hai o non ce le hai. Ora sono in pensione, non l’ho fatto per qualche ricompensa o avanzamento di carriera. Lui era a terra e ho pensato: finalmente l’incubo è finito. Poi mi sono preoccupato dalle mie ferite. Non mi sento un eroe, assolutamente no”.

Taranto, il cane eroe Bruno ucciso da un’esca con i chiodi: aveva salvato 9 persone. Il dolore della premier Meloni

È stato ucciso, nel centro di addestramento a Taranto, il cane-eroe Bruno, un bloodhound molecolare, che nel corso della sua carriera aveva ritrovato nove persone disperse ed era stato anche premiato dal presidente del Consiglio.

“Una notizia che stringe il cuore, un atto vile, codardo, inaccettabile. Grazie per tutto ciò che ai fatto, Bruno”, scrive su X la premier, Giorgia Meloni.

La deputata Michela Vittoria Brambilla annuncia anche la presentazione di una denuncia formale per la costituzione di parte civile “se, come auspicabile, vi sarà un processo”.

“Un’esca riempita di chiodi – ricorda Brambilla – ha dato a Bruno una morte orrenda, lunga e dolorosissima, per l’emorragia interna, proprio a lui che aveva salvato tante vite di uomini. Al pensiero di tale sconfinata efferatezza c’è da vergognarsi di appartenere alla razza umana. Probabilmente chi ha compiuto questo gesto nefando non lo ha fatto per cieca crudeltà, ma con uno scopo preciso, perché Bruno aveva contribuito a far sequestrare cani utilizzati nei combattimenti. A maggior ragione – prosegue la deputata – occorre individuare il colpevole e applicare la pena prevista dalla legge Brambilla. Lo dobbiamo a questo nobile animale, vittima di una mano ignobile e scellerata”.

“Chiedo alle forze dell’ordine di compiere ogni sforzo perché il responsabile della morte del cane Bruno sia assicurato alla giustizia e ne risponda secondo le nuove norme della legge Brambilla, che prevede per chi uccide un animale adoperando sevizie o prolungandone volutamente le sofferenze fino a 4 anni di carcere e 60mila euro di multa”, conclude Brambilla, Nm, presidente dell’Intergruppo parlamentare per i Diritti degli Animali e della Lega italiana per la Difesa degli Animali e dell’Ambiente.

Far West piazza Moro, spaccio con le buste dei cassonetti. Oscar del coraggio al netturbino: un eroe

Come viene confezionata e spacciata la droga nel Far West di piazza Moro? Semplice, strappando le buste dei cassonetti posizionati in zona. Al nome di tutta la città di Bari, abbiamo consegnato l’oscar al netturbino Agostino. Un eroe chiamato quotidianamente a scendere in campo nel Far West di piazza Moro. 

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Rottweiler azzanna il padrone, Adriano l’eroe che l’ha salvato: “Gesto istintivo l’avrebbe ucciso”

Torniamo ad occuparci dell’aggressione da parte di un rottweiler al papà del suo padrone nell’area sgambamento per cani ad Adelfia. Qualche giorno fa ci siamo recati sul posto per raccontare l’accaduto. Questa volta vi proponiamo l’intervista ad Antonio, la persona che ha salvato l’uomo strappandolo dalle grinfie del cane. Nel video allegato il racconto. 

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Acquaviva, Fiat 500 GPL prende fuoco nel parcheggio del Miulli: operaio di Putignano si trasforma in eroe

Un operario di una ditta esterna, che stava lavorando nei pressi del parcheggio esterno dell’ospedale Miulli di Acquaviva, ha visto una Fiat 500 parcheggiata prendere fuoco. Le fiamme avevano già avvolto l’auto, solo dopo si è saputo che era alimentata a GPL. L’uomo, di Putignano, non si è perso d’animo e ha individuato una cassetta di un idrante, ha rotto il il vetro, ha steso la manichetta antincendio, ha aperto la mandata e da solo ha iniziato la fase di spegnimento della vettura che era avvolta dalle fiamme e fumo nero.

Dalla portineria del Miulli è poi partita la chiamata al numero delle emergenze 112 che nell’immediatezza dalla centrale del comando provinciale dei Vigili del Fuoco di Bari ha inviato una squadra del distaccamento di Putignano del Turno C. Appena arrivati nel parcheggio i Vigili del Fuoco hanno dato manforte per lo spegnimento della vettura e di un’altra che era parcheggiata vicino, anche questa alimentata a gas metano. L’operaio solo qualche mese fa aveva svolto un corso antincendio per essere assunto dalla sua azienda.