Morte Fabiana Chiarappa, respinto il ricorso in Cassazione: confermato l’obbligo di dimora per don Nicola D’Onghia

I giudici della Corte di Cassazione hanno respinto il ricorso presentato dalla difesa di don Nicola d’Onghia, il parroco di Turi sottoposto all’obbligo di dimora e coinvolto nell’inchiesta sulla morte di Fabiana Chiarappa, la 32enne soccorritrice 118 deceduta dopo essere caduta dalla moto lo scorso 2 aprile sulla provinciale 172 che collega Turi e Putignano.

Il sacerdote è accusato di omicidio stradale e omissione di soccorso. Secondo la tesi dell’accusa, il parroco avrebbe travolto Fabiana con la sua Fiat Bravo dopo che la ragazza era caduta dalla motocicletta, senza prestare soccorso alla vittima. Don Nicola D’Onghia ha sempre negato. Don Nicola si è sempre difeso dicendo di non essersi fermato perché convito di aver urtato una pietra. 

“Il provvedimento ci sorprende perché la stessa Procura recentemente ha chiesto per ben due volte, a distanza di pochi giorni, la revoca della misura cautelare – le parole dei legali di D’Onghia -. Attendiamo, però, fiduciosi il processo di merito per far luce sulle incongruenze ricostruttive del sinistro, prima tra tutte la circostanza che la povera Fabiana Chiarappa è deceduta prima del transito di don Nicola a causa dell’impatto a elevata velocità contro il muro a secco”.

Attenzione a Perrone, amministra “al buio” un centro estetico: “Truffa con minacce da 60mila euro”

Torniamo ad occuparci di Ludovico Perrone, il titolare del centro benessere di Casamassima che abbiamo sorpreso qualche giorno fa. L’inchiesta si allarga sempre di più.

Dopo avervi parlato anche della truffa escogitata ai danni del disabile Matteo e della sua mamma malata, questa volta abbiamo incontrato Pierpaolo Progida e il suo legale.

Progida era un cliente del centro la Perla Nera di Capurso e ha versato alla fine del 2022 dei soldi a Perrone, sul suo conto corrente e su quello del padre, con l’illusione di entrare in possesso del 50% delle quote del 50% di Perrone. Bonifici tracciati e documentati.

Progida ha scoperto di essere però diventato amministratore unico di un’altra società, la Perla Pink, azienda operativa tutt’oggi a Poggiofranco. E le richieste di denaro sono diventate sempre più insistenti e frequenti a causa dell’assenza di introiti e utili. Progida ha denunciato la truffa alla Guardia di Finanza, il processo si è chiuso però con un’archiviazione mentre Progida non riesce ad accedere ai conti e alle carte della società. Una vicenda surreale.

Malore fatale due giorni dopo l’intervento al ginocchio in ospedale, muore 42enne. Aperta inchiesta: 8 indagati

Aperta inchiesta nel Leccese per fare chiarezza sulla morte di Maria Toma, 42enne originaria di Maglie, deceduta due giorni dopo essere stata sottoposta ad un intervento in anestesia totale per ridurre una lussazione al ginocchio nell’ospedale di Scorrano.

Le indagini sono state avviate dopo la denuncia presentata dai familiari della vittima che aveva la sindrome di Down. Sono 8 le persone indagate tra medici, infermieri e anestetista.

Le accuse a vario titolo sono di omicidio colposo e responsabilità colposa per morte in ambito sanitario. Si tratta di un atto dovuto in attesa dei risultati dell’autopsia eseguita nelle scorse ore. La 42enne, due giorni dopo l’intervento, ha accusato un malore che non le ha lasciato scampo.

Green pass falsi per lavorare durante il periodo Covid, in 69 a processo: tra loro un funzionario dell’Asl Bari

Sono 69 le persone a processo con l’accusa avario titolo di traffico di documenti falsi, concorso in reato e associazione a delinquere per aver falsificato i Green Pass durante il periodo Covid per continuare a lavorare pur non avendo ricevuto la dose del vaccino.

Al centro della vicenda c’è un funzionario dell’Asl Bari. L’inchiesta è nata dalla denuncia presentata da un’infermiera in servizio all’ospedale di Grumo.

L’operatrice sanitaria ha consultato il sistema informatico regionale e ha scoperto che due suoi colleghi, apertamente contrari alla vaccinazione con tanto di post anche sui social, erano vaccinati. Ma non solo perché sul sistema risultava come la somministrazione, effettuata nell’hub di Bari, era attribuita proprio a lei.

Dopo diverse segnalazioni presentate all’Asl ma andate a vuoto, la donna ha deciso di presentare denuncia ai Carabinieri, dando così via alle indagini. E dietro è emerso un sistema più ampio.

Palazzina crollata in via Pinto a Bari, l’inchiesta si allarga. Puntelli ceduti: indagate due aziende

Sale a 8 il numero degli indagati dell’inchiesta aperta per fare luce sul crollo della palazzina di Via Pinto, avvenuto il 5 marzo scorso nel quartiere Carrassi di Bari.

Erano già indagati i progettisti e il direttore dei lavori delle opere architettoniche e strutturali Stefano Simone, Giuseppe Carlo Marano, Giuseppe Antonio Massa e Giuseppe Davide Tasso, il collaudatore delle opere strutturali Vincenzo Fanelli e il legale rappresentante dell’impresa che stava eseguendo i lavori, Vito Modesto Dell’Aera.

Per gli inquirenti questi sei avrebbero omesso di effettuare una completa caratterizzazione delle connotazioni meccaniche dell’edificio, avrebbero elaborato un progetto di ripristino per la messa in sicurezza inidoneo, non avrebbero considerato la circostanza che l’edificio fosse parte di un “aggregato edilizio”, avrebbero usato elementi di puntellamento non sufficienti ad assicurare un sostegno efficace alla struttura.

Avrebbero inoltre sottovalutato il rischio di collasso dell’edificio sia nella fase della direzione dei lavori che in quella dell’esecuzione, e avrebbero usato procedure di manipolazione degli elementi strutturali non consone ai criteri di sicurezza dell’edificio.

Indagate anche due aziende, la CN Energia e la Sociedil, che un anno primo del crollo avevano eseguito la messa in sicurezza piazzando i puntelli che poi hanno ceduto. La novità è emersa ieri mattina nell’udienza destinata all’incidente probatorio richiesto dalle parti. Si tornerà in aula il 12 dicembre, all’udienza erano presenti anche alcuni condomini. I legali delle parti hanno chiesto di citare assicurazioni e imprese per eventuali contestazioni in sede civile.

 

Droga spacciata da Noicattaro nel Barese, inchiesta sul clan Misceo: 67 indagati 52 affiliati vanno in abbreviato

Sono 52 i presunti affiliati al clan Misceo e Annoscia, in lotta per il controllo del mercato della droga a Noicattaro, finiti a processo con rito abbreviato. Secondo quanto emerso dalle indagini della Guardia di Finanza, le sostanze stupefacenti venivano acquistate dal clan Palermiti di Japigia, portate a Noicattaro e poi smistate nei comuni limitrofi come Adelfia, Gioia del Colle, Triggiano, Capurso fino a Fasano.

Gli ordini erano impartiti anche dal carcere tramite l’utilizzo di telefoni cellulari. In totale sono 67 le persone per cui è stato chiesto il rinvio a giudizio. In 52 hanno chiesto l’abbreviato, altri 5 imputati hanno proposto il patteggiamento, mentre i restanti potrebbero affrontare il dibattimento. Il Ministero dell’Interno si è costituito parte civile.

Truffa eco casette, ingegnere smaschera Caputi. Maria: “Ottomila euro per un finto sopralluogo”

Contratti firmati, anticipi versati, lavori non finiti, fatture non rilasciate e poi la fuga. Torniamo a parlare dell’inchiesta su Maurizio Antonio Caputi e sulla truffa delle casette di legno. Siamo entrati qualche mese fa in un gruppo delle sue vittime e abbiamo ascoltato le loro storie, visionando anche documenti e carte. Ci sono denunce in corso e abbiamo iniziato a farvi ascoltare le testimonianze delle prime persone cadute nella sua trappola. Dopo Marina e Marta questa volta è Maria a raccontarci la sua disavventura.

Irregolarità per una casa funeraria, inchiesta a Conversano: 10 indagati. Tra loro funzionari e consiglieri comunali

La Procura di Bari ha notificato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari nei confronti di 10 persone, fra cui compaiono anche 2 funzionari e 2 consiglieri comunali del comune di Conversano.

Secondo quanto appreso l’inchiesta, condotta dalla Guardia di Finanza, fa riferimento a presunte irregolarità in relazione all’autorizzazione rilasciata per una casa funeraria. Da questo momento gli indagati hanno a disposizione 20 giorni di tempo per chiedere di essere interrogati o presentare memorie difensive.

Operaio di 65 anni cade da impalcatura nel vuoto e muore in ospedale, aperta inchiesta ad Andria: 3 indagati

È stata eseguita nelle scorse ore l’autopsia sull’operaio di 65 anni morto dopo una settimana di coma nell’ospedale di Andria dove è stato ricoverato a seguito della caduta da una impalcatura.

L’incidente è avvenuto in un capannone di via Canosa, ad Andria. Secondo quanto emerso finora, la vittima avrebbe messo un piede in fallo per poi cadere nel vuoto.

La procura di Trani ha aperto una inchiesta per omicidio colposo disponendo l’esame autoptico anche per chiarire se l’operaio sia stato colpito da malore prima di precipitare nel vuoto. Le persone iscritte nel registro degli indagati, come atto dovuto, sarebbero tre. Indagini sono in corso da parte della polizia.

Lecce, 59enne muore dopo intervento al cuore. Aperta inchiesta: indagati 12 tra medici e infermieri del Fazzi

La Procura di Lecce ha aperto un’inchiesta sulla morte di Fernando Caracuta, 59enne termoidraulico di Martano, deceduto il 25 settembre scorso due settimane dopo un intervento chirurgico per la sostituzione di una valvola aortica eseguito all’ospedale Fazzi di Lecce.

Dodici persone, tra medici e infermieri del reparto di cardiologia, risultano indagate a vario titolo per omicidio colposo e responsabilità colposa in ambito sanitario.

Si tratta di un atto dovuto in vista dell’autopsia. L’invento era stato programmato da tempo ed era stato giudicato riuscito, ma dopo 48 ore il paziente ha manifestato un improvviso peggioramento, tanto da rendere necessario il trasferimento in terapia intensiva. Il decesso è avvenuto due settimane dopo.

Bisognerà ora verificare il funzionamento della protesi meccanica impiantata e successivamente espiantata e la gestione clinica complessiva del caso. I consulenti nominati avranno 90 giorni per depositare la relazione tecnica che dovrà stabilire se vi siano state eventuali negligenze.