Massaggi in comodato d’uso, blitz della Polizia Locale. C’è Loconte: Perrone esce scortato

Torniamo ad occuparci dell’inchiesta su Ludovico Perrone. Il proprietario della struttura ha presentato un esposto, in attesa della decisione del giudice, chiamato a pronunciarsi anche sullo sfratto esecutivo, si registra un blitz della Polizia Locale all’interno del centro estetico riaperto da pochi giorni.

Questa volta però Ludovico Perrone era presente e si è barricato dentro. Il colpo di scena immancabile è avvenuto anche questa volta. Sul posto sono intervenuti i Carabinieri che lo hanno scortato all’uscita.

Attenzione a Perrone, il truffatore perde la testa: colpisce Tino in faccia e fa un’altra scenata

Questa volta Ludovico Perrone ha superato ogni limite. Ieri sera abbiamo pubblicato uno shorts direttamente dall’ospedale, dove Tino si è recato dopo l’aggressione subita dal noto truffatore. Perrone ha spinto infatti la telecamera contro la faccia di Tino, colpendolo all’occhio. Ma non è finita qui perché Perrone ha ideato una sceneggiata davvero da brividi, mettendo in mezzo anche il padre. Sul posto sono intervenuti il 118 e i Carabinieri.

Neonato muore in ospedale a Brindisi, cinque indagati: sono tre medici e due ostetriche

La Procura di Brindisi ha aperto un’inchiesta sul bimbo nato morto il 23 novembre scorso all’ospedale ‘Perrino’ ed ha iscritto nel registro degli indagati tre medici e due ostetriche.

Per i cinque l’accusa è di omicidio colposo e responsabilità colposa per morte o lesioni personali in ambito sanitario. Venerdì sarà eseguita l’autopsia dal medico legale Roberto Vaglio.

La madre del piccolo, una donna di 30 anni, era quasi alla 39esima settimana, e quella notte si trovava già nella struttura sanitaria in travaglio. Per monitorare questa fase è stata sottoposta, come da protocollo, ad una serie di tracciati.

Nei primi si avvertiva indistintamente il battito del feto e non sembravano esserci segnali preoccupanti. Poi poco prima del parto durante l’ultimo tracciato il battito è scomparso completamente. Il feto è stato poi fatto nascere ma era già privo di vita.

L’indagine della procura è stata aperta dopo l’esposto presentato dall’avvocato Antonella Palmisano, che assiste la coppia di genitori.

Droga spacciata da Noicattaro nel Barese, inchiesta sul clan Misceo e Annoscia: chieste pene fino a 20 anni – NOMI

La Procura di Bari ha invocato una pena di 20 anni di reclusione per Giuseppe Misceo, detenuto nel carcere di Secondigliano e ritenuto il capo dell’omonimo clan egemone a Noicattaro, per Luciano Saponaro, uomo di fiducia del boss, per Emanuele Grimaldi, considerato il braccio armato del clan, nell’ambito della chiesta sul controllo delle piazze di spaccio a Noicattaro e in altri comuni baresi.

Per Giuseppe Patruno, responsabile del sottogruppo Grimaldi, invocata invece una condanna di 13 anni di carcere. Uno in meno per Domenico Anelli, ritenuto il cassiere del sodalizio e incaricato del trasporto della droga. Pene più contenute, pari a 3 anni e 4 mesi, sono state richieste per i collaboratori di giustizia Domenico Porrelli e Mario Stefanelli. A riportarlo è La Gazzetta del Mezzogiorno.

In totale sono 69 gli imputati, 52 di loro hanno scelto il rito abbreviato, altri 5 imputati hanno proposto il patteggiamento, mentre i restanti potrebbero affrontare il dibattimento. Il Ministero dell’Interno si è costituito parte civile. Le accuse a vario titolo sono di associazione mafiosa, traffico di droga, porto e detenzione di armi e resistenza a pubblico ufficiale. Secondo quanto ricostruito dalle indagini, la droga era acquistata dal clan Palermiti di Japigia e Madonnella, trasportata nel quartier generale di Noicattaro e da lì smistata verso Adelfia, Capurso, Triggiano, Gioia del Colle e Fasano.

Nel processo sono contestati anche due tentati omicidi: il primo risale al 3 marzo 2021, quando Luciano Saponaro e Luca Belfiore furono raggiunti da numerosi colpi di pistola esplosi a distanza ravvicinata. Per quell’agguato, l’accusa individua in Giuseppe Annoscia il mandante e in Giuseppe Patruno l’esecutore materiale. Un secondo tentato omicidio riguarda Giuseppe Mazzei, esponente del clan Di Cosola. L’8 giugno 2012, a Noicattaro, Emanuele Grimaldi avrebbe esploso cinque colpi di pistola calibro 7,65 nel tentativo di ucciderlo, agendo secondo l’accusa su mandato di Mario Stefanelli. 

Attenzione a Perrone, nessun dorma. Svelato il complotto: “Teme Colella si conoscono da anni”

Torniamo ad occuparci di Ludovico Perrone, il titolare del centro benessere di Casamassima su cui da alcune settimane abbiamo acceso i nostri riflettori dopo la segnalazioni di alcuni clienti circa trattamenti e pacchetti fantasma. L’inchiesta si è allargata con il passare dei giorni.

Dopo avervi parlato della truffa escogitata ai danni del disabile Matteo e della sua mamma malata, della storia di Pierpaolo Progida e di Cinzia, dopo avervi mostrato le immagini del nostro secondo epico incontro con Perrone, con tanto di sceneggiata e dell’interpretazione da Oscar al telefono, abbiamo iniziato anche a raccontare quello che si nasconde dietro il mondo della Perla Pink.

Perrone ha fatto cadere in un sonno profondo tutti ed è sparito nel nulla, dopo le promesse fatte e non mantenute. Noi però non dormiamo e vi sveliamo altri retroscena sul rapporto con Colella e Iurlo, grazie alla testimonianza di una sua ex dipendente.

Tragedia a Taranto, morte in utero di un feto al Santissima Annunziata: aperta inchiesta

Tragedia al Santissima Annunziata di Taranto nella notte tra il 24 e il 25 novembre. Un feto in utero di una donna di Pulsano, alla 39esima settimana più 5 giorni, è deceduto. Il parto è avvenuto con taglio cesareo, ma il neonato non è sopravvissuto.

L’Asl ha precisato che sono stati avviati tutti gli accertamenti per fare chiarezza sulla tragica vicenda e che la struttura ospedaliera è pronta a collaborare con la magistratura. La famiglia ha presentato denuncia, è stata aperta un’inchiesta ed è stata sequestrata la documentazione clinica in attesa dei risultati dell’autopsia.

 

Morte Fabiana Chiarappa, respinto il ricorso in Cassazione: confermato l’obbligo di dimora per don Nicola D’Onghia

I giudici della Corte di Cassazione hanno respinto il ricorso presentato dalla difesa di don Nicola d’Onghia, il parroco di Turi sottoposto all’obbligo di dimora e coinvolto nell’inchiesta sulla morte di Fabiana Chiarappa, la 32enne soccorritrice 118 deceduta dopo essere caduta dalla moto lo scorso 2 aprile sulla provinciale 172 che collega Turi e Putignano.

Il sacerdote è accusato di omicidio stradale e omissione di soccorso. Secondo la tesi dell’accusa, il parroco avrebbe travolto Fabiana con la sua Fiat Bravo dopo che la ragazza era caduta dalla motocicletta, senza prestare soccorso alla vittima. Don Nicola D’Onghia ha sempre negato. Don Nicola si è sempre difeso dicendo di non essersi fermato perché convito di aver urtato una pietra. 

“Il provvedimento ci sorprende perché la stessa Procura recentemente ha chiesto per ben due volte, a distanza di pochi giorni, la revoca della misura cautelare – le parole dei legali di D’Onghia -. Attendiamo, però, fiduciosi il processo di merito per far luce sulle incongruenze ricostruttive del sinistro, prima tra tutte la circostanza che la povera Fabiana Chiarappa è deceduta prima del transito di don Nicola a causa dell’impatto a elevata velocità contro il muro a secco”.

Attenzione a Perrone, amministra “al buio” un centro estetico: “Truffa con minacce da 60mila euro”

Torniamo ad occuparci di Ludovico Perrone, il titolare del centro benessere di Casamassima che abbiamo sorpreso qualche giorno fa. L’inchiesta si allarga sempre di più.

Dopo avervi parlato anche della truffa escogitata ai danni del disabile Matteo e della sua mamma malata, questa volta abbiamo incontrato Pierpaolo Progida e il suo legale.

Progida era un cliente del centro la Perla Nera di Capurso e ha versato alla fine del 2022 dei soldi a Perrone, sul suo conto corrente e su quello del padre, con l’illusione di entrare in possesso del 50% delle quote del 50% di Perrone. Bonifici tracciati e documentati.

Progida ha scoperto di essere però diventato amministratore unico di un’altra società, la Perla Pink, azienda operativa tutt’oggi a Poggiofranco. E le richieste di denaro sono diventate sempre più insistenti e frequenti a causa dell’assenza di introiti e utili. Progida ha denunciato la truffa alla Guardia di Finanza, il processo si è chiuso però con un’archiviazione mentre Progida non riesce ad accedere ai conti e alle carte della società. Una vicenda surreale.

Malore fatale due giorni dopo l’intervento al ginocchio in ospedale, muore 42enne. Aperta inchiesta: 8 indagati

Aperta inchiesta nel Leccese per fare chiarezza sulla morte di Maria Toma, 42enne originaria di Maglie, deceduta due giorni dopo essere stata sottoposta ad un intervento in anestesia totale per ridurre una lussazione al ginocchio nell’ospedale di Scorrano.

Le indagini sono state avviate dopo la denuncia presentata dai familiari della vittima che aveva la sindrome di Down. Sono 8 le persone indagate tra medici, infermieri e anestetista.

Le accuse a vario titolo sono di omicidio colposo e responsabilità colposa per morte in ambito sanitario. Si tratta di un atto dovuto in attesa dei risultati dell’autopsia eseguita nelle scorse ore. La 42enne, due giorni dopo l’intervento, ha accusato un malore che non le ha lasciato scampo.

Green pass falsi per lavorare durante il periodo Covid, in 69 a processo: tra loro un funzionario dell’Asl Bari

Sono 69 le persone a processo con l’accusa avario titolo di traffico di documenti falsi, concorso in reato e associazione a delinquere per aver falsificato i Green Pass durante il periodo Covid per continuare a lavorare pur non avendo ricevuto la dose del vaccino.

Al centro della vicenda c’è un funzionario dell’Asl Bari. L’inchiesta è nata dalla denuncia presentata da un’infermiera in servizio all’ospedale di Grumo.

L’operatrice sanitaria ha consultato il sistema informatico regionale e ha scoperto che due suoi colleghi, apertamente contrari alla vaccinazione con tanto di post anche sui social, erano vaccinati. Ma non solo perché sul sistema risultava come la somministrazione, effettuata nell’hub di Bari, era attribuita proprio a lei.

Dopo diverse segnalazioni presentate all’Asl ma andate a vuoto, la donna ha deciso di presentare denuncia ai Carabinieri, dando così via alle indagini. E dietro è emerso un sistema più ampio.