Mafia ad Apricena, due arresti dopo 8 anni per duplice omicidio in pieno giorno – NOMI E VIDEO

La Polizia di Stato (S.I.S.C.O. di Bari e Squadra Mobile di Foggia coordinati dal Servizio Centrale Operativo) ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Bari, su richiesta di questa Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di due soggetti, ritenuti responsabili, a vario titolo, dei reati di duplice omicidio volontario e detenzione e porto in luogo pubblico di armi da guerra e armi comuni da sparo, con il riconoscimento dell’aggravante mafiosa nella duplice declinazione del metodo e dell’agevolazione, perpetrati ai danni di FERRELLI Nicola e PETRELLA Antonio, commesso in Apricena (FG) nel tardo pomeriggio del 20 giugno 2017. Si tratta di Francesco Scirpoli, 43 anni di Mattinata, e Pietro La Torre, 43 anni di Manfredonia, entrambi già detenuti da tempo. A riportarlo è La Gazzetta del Mezzogiorno.

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Dal complesso delle investigazioni, è emerso che il delitto era stato commesso al fine di agevolare la consorteria mafiosa all’epoca nota come clan LOMBARDI/LA TORRE/RICUCCI (nato dalla rimodulazione del clan ROMITO) e quella denominata “SOCIETÀ FOGGIANA”, con particolare riferimento alla batteria MORETTI/PELLEGRINO.

L’efferato crimine era maturato nell’ambito della violenta guerra di mafia intercorsa con la fazione contrapposta facente capo al gruppo DI SUMMA/FERRELLI, mirante ad acquisire il controllo egemonico del territorio di Apricena e dell’area limitrofa di San Marco in Lamis, per l’assunzione del monopolio, nella stessa area, della gestione e del commercio degli stupefacenti e delle altre attività illecite.

Il G.I.P., accogliendo l’impianto accusatorio formulato dai Magistrati della D.D.A. di Bari, ha emesso un provvedimento cautelare in carcere nei riguardi di due esponenti di spicco del menzionato gruppo LOMBARDI/LA TORRE /RICUCCI, entrambi attualmente detenuti a seguito degli esiti di operazioni antimafia condotte sul territorio garganico, per le quali uno dei due si trova sottoposto al regime previsto dall’art.41 bis c.d. del carcere duro.

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Le indagini, delegate congiuntamente alla Sezione Investigativa di Bari del Servizio Centrale Operativo ed alla Sezione Criminalità Organizzata della Squadra Mobile della Questura di Foggia, sono state avviate a seguito delle propalazioni di collaboratori di Giustizia dell’area garganica che hanno fornito un patrimonio informativo di notevole caratura sul quale sono stati effettuati gli opportuni riscontri da parte Polizia Giudiziaria e che hanno permesso di presentare una solida piattaforma probatoria nei confronti degli esecutori materiali del grave episodio criminoso, posto in essere con modalità operative di tipo mafioso, avvalendosi della forza intimidatrice e della condizione di assoggettamento e di omertà derivanti dal vincolo associativo.

L’azione omicidiaria è stata connotata da modalità esecutive plateali, con un protratto inseguimento in pieno giorno e con l’esplosione, sulla pubblica via, di numerosissimi colpi di armi da fuoco dal notevole potenziale offensivo, inflitti sui corpi delle vittime mentre transitavano altri veicoli condotti da ignari cittadini, con l’azione sinergica di un commando armato composto da più persone con specifici compiti.

Come noto, l’azione di fuoco è stata immortalata da alcune telecamere di sorveglianza che hanno consentito di riprendere l’intera condotta omicidiaria in tutta la sua efferatezza e crudeltà, firmata con il classico colpo al capo rivolto alle vittime, sferrato per devastarne il volto e cancellarne la memoria.

Orbene, quelle riprese hanno consentito – in una fase successiva – di effettuare rilievi tecnico-scientifici complessi, compiuti da personale specializzato del Servizio di Polizia Scientifica di Roma che, grazie ad una consulenza antropometrica, ha rilevato la misurazione dei parametri fisionomici dei soggetti ripresi, con particolare riferimento alla stima della loro statura; nel caso di specie, l’analisi obiettiva dei dati ha quindi portato ad un giudizio di compatibilità tra le altezze dei killer e quelle degli odierni indagati.

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La piattaforma indiziaria emersa nei confronti degli indagati, inoltre, è stata corroborata dalle dichiarazioni rese dai collaboratori di Giustizia RADUANO Marco, DELLA MALVA Danilo Pietro, QUITADAMO Antonio, QUITADAMO Andrea, TROIANO Gianluigi, VERDEROSA Carlo e PETTINICCHIO Matteo le cui propalazioni, opportunamente riscontrate dall’indagine espletata dagli investigatori della Polizia di Stato, sono state quindi connotate da credibilità soggettiva, attendibilità intrinseca e riscontrabilità oggettiva, confermando così il quadro probatorio già evidenziato dalle indagini degli uffici delegati, con il coordinamento di questa Procura Distrettuale Antimafia.

È importante sottolineare che il procedimento si trova ancora nella fase delle indagini preliminari e che, all’esecuzione delle misure cautelari odierne, seguirà l’interrogatorio di garanzia e il confronto con la difesa degli indagati, la cui eventuale colpevolezza in ordine ai reati contestati dovrà essere accertata in sede dibattimentale nel rispetto del contraddittorio con la difesa degli indagati.

Spaccio a Bari, Palo e Bitonto: 8 arresti tra gli Strisciuglio. Raid armato a Japigia contro clan rivale – VIDEO

Alle prime luci dell’alba, la Polizia di Stato di Bari ha eseguito un’ordinanza di applicazione di una misura cautelare personale, emessa dal G.I.P. del Tribunale di Bari, su richiesta di questa locale Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di otto soggetti, ritenuti appartenenti al clan Strisciuglio, operante in varie zone di questo capoluogo e in diversi Comuni dell’area metropolitana barese.

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I destinatari delle misure cautelari, delle quali sette applicative della custodia in carcere ed una applicativa degli arresti domiciliari, sono considerati membri di una associazione a delinquere, armata, dedita al traffico ed alla commercializzazione di sostanza stupefacente, del tipo cocaina, eroina e marijuana, nei Comuni di Palo del Colle, Bari e Bitonto.

L’indagine, coordinata dalla Procura Distrettuale Antimafia di Bari e condotta dalla Squadra Mobile della Questura e dal Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato, ha consentito di acquisire elementi probatori in ordine alla operatività di una struttura associativa organizzata facente capo all’associazione mafiosa Strisciuglio, dedita al commercio di sostanze stupefacenti nei citati Comuni, ma in particolare nella città di Palo del Colle ed avente una notevole “propensione” a ricorrere all’uso delle armi, ogniqualvolta fosse ritenuto necessario per dirimere controversie e contrasti con i clan avversari.

È stato documentato e riscostruito, in particolare, un raid armato, nel quartiere Japigia, finalizzato a sequestrare un appartenente ad un clan rivale, a scopo intimidatorio; nella circostanza, il commando non riuscì a portare a termine il tentativo di sequestro, ma, comunque, esplose numerosi colpi di arma da fuoco all’indirizzo dell’abitazione della vittima; proprio in relazione a questo episodio, è stata riconosciuta, nell’ambito del provvedimento giudiziario, l’aggravante del metodo mafioso, in quanto l’azione criminale è stata compiuta, con armi ed in pieno giorno, avvalendosi della forza e della capacità d’intimidazione derivanti dall’appartenenza al citato clan.

L’attività di indagine ha anche consentito di appurare come i membri del gruppo criminale usassero parlare, tra di loro, con un linguaggio criptico e convenzionale, al fine di confondere ed eludere eventuali attività investigative da parte delle Forze di Polizia. Il gergo adottato era, chiaramente, funzionale a distinguere il tipo di sostanza stupefacente, ma anche la relativa qualità e quantità; a mero titolo esemplificativo, in relazione al grado di purezza ed alla qualità, la sostanza stupefacente veniva indicata, di volta in volta, come “buona”, “bomba” o “dinamite”.

L’operazione di polizia giudiziaria rappresenta l’epilogo di una attività investigativa, svolta da personale della sezione Antidroga, della Squadra Mobile di Bari, condotta attraverso una poderosa attività tecnica d’intercettazione (telefonica ed ambientale), servizi di pedinamento e video-registrazione, perquisizioni, sequestri ed arresti in flagranza di reato; altrettanto determinante, al fine di corroborare il quadro probatorio, è stata l’attività sotto copertura, condotta da agenti undercover, i quali, fingendosi assuntori, sono riusciti a documentare e quindi acquisire elementi probatori in ordine a numerose cessioni di sostanza stupefacente, da parte dei pusher. Inoltre, il predetto compendio investigativo è stato, altresì, alimentato dalle dichiarazioni rese da vari collaboratori di Giustizia.

Mafia a Bari, blitz della Polizia all’alba: 9 arresti nel clan Strisciuglio per traffico di droga

Dalle prime luci dell’alba, a Bari e provincia, la Polizia di Stato sta dando esecuzione all’ordinanza di applicazione di una misura cautelare personale, emessa dal G.I.P. del Tribunale di Bari, su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di nove persone, ritenute appartenenti ad una associazione a delinquere, facente capo al clan Strisciuglio, dedita al traffico e alla illecita commercializzazione di sostanze stupefacenti.

I dettagli dell’operazione verranno resi noti nel corso di una conferenza stampa programmata per le ore 10:30 odierne, presso la Procura della Repubblica di Bari, alla presenza del Procuratore della Repubblica.

Mafia nel Barese, inchiesta sul clan Misceo. Spaccio, armi e tentati omicidi: chiesto il processo per 69 indagati

La Dda di Bari ha chiesto il rinvio a giudizio per 69 indagati coinvolti in un’inchiesta sul clan Misceo, attivo principalmente nel comune barese di Noicattaro e il cui capo, Giuseppe Misceo, avrebbe continuato a controllare impartendo ordini dal carcere con il cellulare.

L’udienza preliminare è stata fissata per il prossimo 20 ottobre davanti alla gip Ilaria Casu. L’inchiesta, coordinata dai pm Fabio Buquicchio e Daniela Chimienti, portò lo scorso aprile all’arresto di 22 persone Il clan, come emerso, avrebbe operato anche nei vicini comuni di Triggiano, Gioia del Colle e anche Bari.

Le indagini – l’operazione fu denominata ‘Noja’ – sono state condotte dal nucleo Gico della guardia di finanza e dai carabinieri, che eseguirono quattro arresti per un duplice tentato omicidio commesso a Noicattaro nel 2021.

Un agguato, come è stato ricostruito dalle indagini, che si inserisce nelle frizioni tra il clan Misceo e il clan rivale Annoscia per il controllo dello spaccio sul comune di Noicattaro.

Nell’inchiesta è contestato anche un altro tentato omicidio nei confronti di un esponente del clan Di Cosola. Ai 69 indagati sono contestati a vario titolo i reati di associazione mafiosa, associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, tentato omicidio, porto e detenzione di armi, detenzione ai fini di spaccio di stupefacenti, resistenza a pubblico ufficiale, trasferimento fraudolento di beni e utilizzo di cellulari da parte di detenuti.

Come persone offese ci sono i ministeri dell’Interno e della Giustizia, il Comune di Noicattaro e le tre vittime dei due tentati omicidi: due di loro sono anche imputati.

Mafia, estorsioni, droga e armi illegali. Colpo al clan Strisciuglio: 41 arresti e 266 anni di carcere – NOMI E VIDEO

La Polizia di Stato e l’Arma dei Carabinieri hanno eseguito quarantuno ordini di carcerazione, emessi dalla Procura Generale presso la Corte di Appello di Bari (ufficio esecuzioni penali), nei confronti di altrettante persone colpite da sentenze definitive di condanna, per gravi reati commessi, tra il 2015 e il 2020. Le persone interessate dai provvedimenti, alcune delle quali si è accertato appartenere al clan Strisciuglio, operavano nei quartieri Libertà, San Paolo, San Pio (Enziteto), Catino e San Girolamo del capoluogo, nonché nei Comuni di Palo del Colle, Conversano e Rutigliano.

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Le indagini, coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Bari e condotte, in diverse fasi, mediante servizi di osservazione controllo e pedinamento, attività tecniche, nonché supportate da diverse dichiarazioni di collaboratori di giustizia, hanno consentito, già nell’aprile del 2021, di eseguire 99 provvedimenti cautelari.

L’inchiesta, convenzionalmente denominata Vortice-Maestrale, ha contestato, documentandole, le diverse attività illecite del citato sodalizio mafioso, evidenziando la sua persistente operatività, le continue ambizioni di espansione e controllo del territorio, nonché la diffusione capillare sull’intera area metropolitana, nonostante la detenzione degli esponenti apicali che guidavano le diverse articolazioni attive nelle aree urbane e nei comuni dell’hinterland.

In particolare, è stato accertato come il sodalizio mafioso, grazie alla forza intimidatoria derivante dal vincolo associativo, sia all’interno del gruppo che sul territorio di riferimento, attraverso metodi particolarmente violenti ed efferati, riusciva a imporre ai titolari di alcuni esercizi commerciali del quartiere Libertà l’installazione di apparecchi per il gioco d’azzardo, forniti da un’azienda gestita da uno dei membri dell’organizzazione. Quest’ultimo destinava una parte degli introiti alle casse della cosca, ottenendo in cambio il monopolio di fatto nel settore.

Inoltre, è stato provato che il sodalizio mafioso gestiva le fiorenti piazze di spaccio attive nei territori sotto il suo controllo, rifornendole con ingenti quantità di sostanze stupefacenti.

L’indagine ha anche fatto luce sulle responsabilità penali individuali e sulle motivazioni alla base della violenta rissa avvenuta l’11 gennaio 2016 all’interno del carcere di Bari, che ha coinvolto oltre 41 detenuti appartenenti al circuito di ‘alta sicurezza’. Tra questi, vi erano esponenti apicali del clan Strisciuglio e del clan Misceo, in conflitto a causa di uno squilibrio negli assetti interni dei due gruppi. Tale alterazione aveva portato all’espansione del clan Strisciuglio nel territorio di Palo del Colle, attraverso azioni violente che hanno permesso al gruppo di consolidare il controllo criminale di quell’area.

Le pene inflitte con gli odierni provvedimenti oscillano tra uno e i trenta anni di reclusione, per un totale di 266 anni di carcere.

Elenco condanne

1. AMORE Arturo, nato a Bari il 22.08.1987 (anni 1, mesi 6 di reclusione) art. 416 bis c. 1 e 3 c.p.;

2. AMORUSO Giuseppe, nato a Bari il 20.07.1984 (anni 3 di reclusione) artt. 416 bis 1, 582, 585 c.p.;

3. ARMENISE Leonardo, nato a Bari il 27.09.1983 (anni 10 di reclusione) artt.10, 12 e 14 L.497/1974 e art.7 L.203/1974 – artt.628, 582 e 576 c.p.;

4. CALABRESE Felice, nato a Bari il 25.11.1989 (anni 10 di reclusione) artt. 73 e 74 d.P.R. 309/1990 e art.416 bis1 c.p. – art. 416 bis c. 1, 3, 4, 5 e 8;

5. CAMPANALE Felice, nato a Bari il 21.09.1987 (anni 5, mesi 4 e giorni 25 di reclusione) artt. 416 bis c. 1, 4, 5 e 8 e 391 ter c.p.

6. CASALINI Domenico, nato a Bari il 04.09.1978 (anni 9 di reclusione) artt. 73 e 74 d.P.R. 309/1990 e art. 416 bis 1 c.p.;

7. CITARELLI Domenico, nato a Bari il 29.04.1986 (anni 12 di reclusione) art. 416 bis c. 2, 3, 4, 5 e 6 c.p. – artt. 73 e 74 d.P.R. 309/1990 e art.416 bis 1 c.p.;

8. DE MARZO Francesco, nato a Bari il 04.02.1992 (anni 9, mesi 11 e giorni 16 di reclusione) art. 416 bis c. 1, 3, 4, 5 e 8 – artt.73 e 74 d.P.R. 309/1990 e art. 416 bis 1 c.p. – art. 629 c.p., art. 2 L. 895/1967 e art.416 bis 1 c.p.;

9. FERRARA Antonio, nato a Bari il 30.05.1995 (anni 7, mesi 7 e giorni 19 di reclusione) art. 582, 585 e 576 c.p. art. 4 L.110/1975 – artt. 56, 605, 582 e 416 bis 1 c.p. – art.73 e 74 d.P.R. 309/1990 e art.416 bis 1 c.p.;

10. FERRARA Salvatore, nato a Bari il 18.10.1997 (anni 6 e mesi 8) art. 74 c. 1, 3 e 4 d.P.R. 309/1990 e 416 bis 1 c.p.;

11. GRIMALDI Emanuele, nato a Triggiano (BA) il 22.12.1969 (anni 22, mesi 1 e giorni 8 di reclusione) artt. 575 e 577, art. 7 L.203/1991, artt.10 e 12 L.497/1974 – art. 416 bis c.1, 3, 4 e 8 – artt. 588, 582, 585 e art.416 bis 1;

12. GUGLIELMO Lorenzo, nato a Bari il 14.02.1980 (anni 6 e mesi 8 di reclusione) art. 416 bis c.1, 3, 4, 5 e 8 c.p. – artt. 73 e 74 d.P.R. 309/1990 e art. 416 bis 1 c.p.;

13. IUSCO Michele Paolo, nato a Bari il 19.04.1987 (anni 10 di reclusione) artt. 56, 110, 81, 629 e 628 c.3 c.p. – art.582 e 577 c.p. – art. 416 bis c. 2, 3, 4, 5 e 8 c.p. – artt. 73 e 74 d.P.R. 309/1990 e art. 416 bis 1 c.p.;

14. LATROFA Marco, nato a Bari il 10.01.1990 (9 anni di reclusione) art. 416 bis c. 1, 3, 4, 5 e 8 – art. 74 c. 2, 3, 4 e 5 d.P.R. 309/1990 e art. 416 bis 1 c.p.;

15. LUBISCO Oscar, nato a Grumo Appula (BA) il 01.03.1991 (anni 30 di reclusione) artt. 56, 629, 628 c.3, 610 c.p., artt. 2 e 4 L.895/1967 e art. 7 L.203/1991 – artt. 582 585 e 576 c.p. – artt. 73 74 c. 1 3 4 d.P.R. 309/1990 e 416 bis 1 c.p.;

16. MASOTTI Rocco, nato a Conversano (BA) il 03.02.1978 (anni 25, mesi 11 e giorni 26 di reclusione) artt. 575, 577 c.p. e artt. 10, 12 e 14 L. 497/1974 – artt. 73 e 74 c. 2, 3 e 4 d.P.R. 309/1990, art. 416 bis 1 c.p. – artt. 588, 582, 585 e 416 bis 1 c.p. – art. 416 bis c. 1, 3, 4, 5 e 8;

17. MASTROGIACOMO Vincenzo, nato a Bari il 25.11.1975 (anni 9 di reclusione) art. 74 c. 2, 3 e 4 d.P.R. 309/1990 e art.416 bis 1 c.p.

18. MASODINE Claudio, nato a Bari il 21.09.1977 (anni 3 e mesi 6 di reclusione) art. 416 bis c. 1, 3, 4, 5 e 8 – art. 74 c. 2, 3 e 4 d.P.R. 309/1990;

19. MIGLIETTA Egidio, nato a Bari il 25.05.1968 (anni 6 di reclusione) artt. 588, 582, 583, 585 e 416 bis 1 c.p.;

20. MISCEO Paolo, nato a Bari il 05.09.1989 (anni 3, mesi 7 e giorni 18 di reclusione) artt. 588, 582, 583, 585 e 416 bis 1 c.p.;

21. NOVELLI Felice, nato a Bari il 22.02.1990 (anni 14 e giorni 19 di reclusione) artt. 56, 629, 628 c.3 e art. 416 bis 1 c.p. – art. 416 bis c. 1, 3, 4 e 8;

22. RAGGI Francesco, nato a Bari il 01.09.1980 (anni 8, mesi 10 e giorni 15 di reclusione) artt. 73 e 74 c.2 e 3 d.P.R. 309/1990 e art. 416 bis 1 c.p.;

23. SAVARESE Gianpiero, nato a Bari il 04.11.1980 (anni 10 di reclusione) art.74 c. 2, 3, 4 e 5 d.P.R. 309/1990 e art. 416 bis 1 c.p. – art. 416 bis c. 1, 3, 4, 5 e 8 c.p. – artt. 582, 585 e 576 c.p.;

24. SCHINGARO Nicola, nato a Bari il 20.12.1979 (anni 9, mesi 7 e giorni 24 di reclusione) artt. 56, 629, 628 c.3 c.p. e art. 7 L. 203/1991 – artt. 582, 585 e 576 c.p – art. 416 bis c. 1, 3, 4, 5 e 8 c.p. – art. 74 c. 2, 3 e 4 d.P.R. 309/1990;

25. SCHINGARO Simone, nato a Bari il 20.03.1966 (anni 21 e mesi 3 di reclusione) art. 416 bis c. 1, 3, 4, 5 e 8 c.p. – 74 c. 2, 3 e 4 d.P.R. 309/1990 – artt. 110, 629 e 416 bis 1 c.p.;

26. VALERIO Vito, nato a Bari il 30.01.1977 (anni 12 di reclusione) art. 416 bis c. 1, 3, 4 e 8 c.p. – 74 c. 2, 3, 4 e 5 d.P.R. 309/1990 e art.416 bis 1 c.p.

27. CARBONARA Biagio, nato a Bari il 04.08.1980 (anni 4, masi 2 e giorni 27 di reclusione), artt. 4 e 7 L.895/1967, artt. 629, 648 c.p., artt. 73 e 74 L. 309/90 e art. 416 bis.1 c.p.;

28. DI FIORE Girolamo, nato a Bari il 04.03.1989 (anni 3, mesi 6 di reclusione) art. 629 e 416 bis.1 c.p.;

29. DI PALO Corrado, nato a Bari il 22.05.1977 (anni 9 di reclusione), art. 74 L. 309/90 e art. 416 bis.1 c.p.;

30. DRAGO Giuseppe, nato a Bari il 16.04.1987 (anni 3 e mesi 6 di reclusione), art. 416 bis c.p., art. 74 L. 309/90 e art. 416 bis.1 c.p.;

31. LAFIRENZE Umberto, nato a Bari il 26.01.1990 (anni 15, mesi 2 e giorni 27 di reclusione) artt. 385, 610, 624, 625 c.p., artt. 73 e 74 L. 309/90 e art. 416 bis.1 c.p.;

32. LANAVE Luca, nato a Bari l’11.09.1990 (anni 16, mesi 9 e giorni 17 di reclusione) artt. 337, 582, 585, 628 c.p., art. 2 e 7 L.895/1967, art. 416 bis c.p., artt. 73 e 74 L. 309/90 e art. 416 bis.1 c.p.;

33. MASTROGIACOMO Francesco, nato a Bari il 31.07.1990 (anni 10 di reclusione) art. 74 L. 309/90 e art. 416 bis c.p.;

34. MIRIZZI Antonio, nato a Bari il 23.12.1989 (anni 8 di reclusione) artt. 73 e 74 L. 309/90 e art. 416 bis.1 c.p.;

35. MUSCIACCHIO Antonio, nato a Bari il 27.09.1986 (anni 4, mesi 9 e giorni 12 di reclusone) artt. 73 e 74 L. 309/90 e art. 416 bis.1 c.p.;

36. PANZA Tommaso, nato a Bari il 13.01.1991 (anni 14 di reclusione) artt. 4 e 7 L.895/1967, artt. 648 c.p., art. 74 L. 309/90 e art. 416 bis.1 c.p.;

37. RANIERI Giuseppe, nato a Bari il 01.04.1986 (anni 18, mesi 7 e giorni 15 di reclusione) artt. 4 e 7 L.895/1967, artt. 624, 625, 628, 648 c.p., artt. 73 e 74 L. 309/90 e art. 416 bis.1 c.p.;

38. SAVARESE Fabio, nato a Bari il 12.06.1989 (anni 11, mesi 11 e giorni 18 di reclusione) artt. 73 e 74 L. 309/90 e art. 416 bis.1 c.p.;

39. STRAGAPEDE Francesco, nato a Bari il 25.06.1975 (anni 11, mesi 7 e giorni 27 di reclusione) artt. 73 e 74 L. 309/90 e art. 416 bis.1 c.p.;

40. TAURINO Patrizio, nato a Bari l’11.06.1985 (mesi 11 e giorni 10 – con decreto di sospensione) artt. 73 e 74 L. 309/90 e art. 416 bis.1 c.p.;

41. VALENTINO Domenico, nato a Bari il 05.08.1998 (anni 4, mesi 1 e giorni 27 di reclusione) artt. 582, 585, 576, 628 e art. 416 bis.1 c.p..

Mafia a Bari, 8 arresti nel clan Velluto. I capi impartivano ordini dal carcere: incastrati dai collaboratori – VIDEO

Nella mattinata odierna, i Carabinieri del Comando Provinciale di Bari hanno eseguito un’ordinanza applicativa di misure cautelari personali emessa dal Tribunale di Bari – Prima Sezione Penale, su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di 8 persone tutte condannate a seguito dell’esito del giudizio di primo grado per associazione di tipo mafioso e associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti aggravata dal metodo mafioso.

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Le persone destinatarie del provvedimento cautelare sono state condannate, in primo grado, quali membri dell’organizzazione criminale denominata clan Velluto, diretta da Velluto Domenico e Fasano Giovanni, oltre che dell’associazione autonoma finalizzata al traffico di stupefacenti, aggravata dal metodo mafioso e dall’uso delle armi e dal numero di partecipanti superiore a dieci persone.

L’odierna operazione segue pertanto le acquisizioni istruttorie, composte dalle deposizioni rese dai testimoni, dai collaboratori di giustizia e dalle intercettazioni telefoniche e ambientali, nonché dalle numerose attività di riscontro svolte nel corso dell’attività d’indagine, che hanno provato l’esistenza di tutti gli elementi costitutivi sia dell’associazione di tipo mafioso che dell’associazione finalizzata al traffico degli stupefacenti.

Le esigenze cautelari, che hanno portato all’odierna esecuzione dei provvedimenti restrittivi, sono emerse dalle recenti dichiarazioni rese dai collaboratori di giustizia, oltre che dagli ulteriori elementi univoci indicativi del fatto che i condannati, ritenuti delinquenti abituali in ragione delle numerosissime condanne, continuano ad essere inseriti nel circuito criminale, a frequentarsi tra loro, a vivere di proventi delle attività illecite, risultando infatti privi di reddito ed in gran parte sorvegliati speciali di P.S., oltre che per essere coinvolti, di recente, in altri gravi fatti di reato.

Dagli elementi sopravvenuti è emersa la concreta ed attuale piena operatività del clan Velluto e dell’associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, laddove il boss, Domenico Velluto, continua dal carcere a capeggiare il clan omonimo tramite il socio in affari Giovanni Fasano, considerato la mente del clan, oltre che con l’ausilio di altri sodali facenti parte del gruppo di fuoco del clan, con disponibilità di armi.

L’indagine, che ha portato alle condanne di primo grado, avviata nel 2002 e condotta fino al 2016, è stata incentrata su uno specifico contesto territoriale di riferimento ossia il quartiere Carrassi di Bari e la zona di San Marcello. In tali aree, a seguito del pentimento dell’allora capo clan di riferimento, Giuseppe Cellamare, prese potere una diversa associazione criminale avente al suo apice la diarchia rappresentata da due esponenti carismatici della malavita barese: Velluto Domenico e Fasano Giovanni.

Nel periodo oggetto d’indagine è stato quindi giudizialmente acclarato che il sodalizio mafioso in disamina avesse a disposizione un gran numero di armi, le quali erano state utilizzate in efferati fatti di sangue, compiuti al fine di assoggettare e controllare il territorio di influenza con la forza di intimidazione.

L’esito del processo di primo grado ha portato all’emissione di 23 condanne con pene comprese dai 30 ai 3 anni di reclusione, per un totale di 437 anni di carcere.

Le condanne, che hanno portato all’emissione delle misure cautelari, sono state emesse in primo grado dal Tribunale di Bari – Prima Sezione Penale, e non sono ancora divenute definitive poiché suscettibili di ricorso in Appello.

Mafia a Bari, colpo al clan Velluto. Blitz all’alba: 8 arresti

In corso da questa mattina all’alba una vasta operazione dei Carabinieri del Comando Provinciale di Bari, finalizzata a colpire il clan Velluto, organizzazione mafiosa attiva sul territorio barese.

L’operazione prevede l’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di otto persone, accusate a vario titolo di far parte dell’associazione di tipo mafioso.

Il provvedimento è stato emesso dal Tribunale di Bari – Prima Sezione Penale, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia del capoluogo pugliese.

Traffico di droga a Bari, 40 condanne fino a 20 anni: tra loro il boss Eugenio Palermiti e il figlio Giovanni

La gup di Bari Valeria Isabella Valenzi ha condannato 40 persone, imputate a vario titolo per reati in materia di droga, a pene dai 2 anni e 10 mesi a 20 anni di reclusione.

Il processo, in abbreviato, riguarda una parte dell’inchiesta della Dda di Bari ‘Codice interno’ (quella sui legami tra mafia, politica e imprenditoria in città) dedicata esclusivamente al mondo della droga nel quartiere Japigia di Bari, su cui comanda il clan Parisi-Palermiti.

Gli imputati, a vario titolo, sono stati condannati perché ritenuti partecipi all’associazione finalizzata al traffico di stupefacenti o per produzione, trasporto e detenzione ai fini di cessione di droga, per fatti commessi tra il giugno 2017 e il settembre 2018.

Le pene più alte sono state inflitte al boss Eugenio Palermiti e agli altri ritenuti dirigenti, promotori o organizzatori dell’associazione: Raffaele Addante, Filippo Mineccia, Michele Ruggieri e Silvio Sidella.

Condanne alte anche nei confronti del figlio di Eugenio Palermiti, Giovanni (18 anni) e del nipote del boss ‘Savinuccio’ Parisi, Radames Parisi (18 anni e 6 mesi). Gli imputati condannati perché ritenuti membri dell’associazione dovranno anche risarcire la Regione Puglia, costituita parte civile, e ripagare le spese legali sostenute dall’ente.

In totale sono sette gli assolti da tutti i reati contestati “per non aver commesso il fatto”, mentre alcuni degli imputati condannati sono stati assolti per alcuni singoli capi di imputazione. Un imputato è stato prosciolto per prescrizione. Le motivazioni della sentenza saranno note in 90 giorni.

Capriati, Strisciuglio, Parisi-Palermiti e Diomede-Mercante: la mappa e gli affari dei clan baresi – IL REPORT

Sotto il profilo della criminalità organizzata il quadro d’insieme della regione Puglia nel 2024 rimane sostanzialmente immutato. Questo è quanto emerge dalla relazione annuale della DIA.

La città metropolitana di Bari, così come la sua provincia, sono infiltrati dalla camorra barese, Foggia e la sua provincia dalle mafie foggiane, mentre il Salento, con le province di Lecce e Brindisi e solo parzialmente quella di Taranto, restano appannaggio della sacra corona unita. Discorso a parte va fatto per la provincia BAT, la quale costituisce una sorta di crocevia in cui convergono gli interessi delle mafie locali e di quelle baresi e foggiane. La provincia di Taranto, da ultimo, ad esclusione della zona di Manduria, risulta controllata da gruppi mafiosi locali.

Le evidenze investigative dimostrano come, anche nel corso del 2024, i gruppi mafiosi pugliesi continuano a perseguire la loro strategia di controllo del territorio e di autosostentamento, con particolare riguardo al settore del traffico di stupefacenti, avvalendosi anche della collaborazione di sodalizi stranieri, specialmente albanesi, ormai da decenni radicati in zona anche per effetto della collocazione geografica della regione, che funge da naturale testa di ponte tra l’Italia e le grandi rotte balcaniche.

Il crimine organizzato in Puglia si caratterizza per la sua perdurante instabilità, frutto di continue fibrillazioni sia interne che esterne ai vari sodalizi, come dimostrato dai 9 omicidi e circa 19 tentati omicidi commessi nel corso del 2024. Sono confermati i rapporti con la ‘ndrangheta e la camorra, anch’esse molto attive nell’azione di inquinamento dell’economia locale (per i dettagli sugli interessi della ‘ndrangheta in Puglia si rimanda al box di approfondimento sui provvedimenti interdittivi prefettizi).

LA RELAZIONE SU BARI

Il panorama del capoluogo pugliese è caratterizzato dalla presenza della camorra barese articolata su 4 clan egemoni: i CAPRIATI, gli STRISCUGLIO, i PARISI-PALERMITI ed i DIOMEDE-MERCANTE. Questi sono espressioni di altrettante famiglie, dominanti sulle restanti consorterie cittadine con la loro forte presenza sul territorio ed il loro riconosciuto spessore criminale.

Sotto l’egida dei predetti clan o comunque in posizione subordinata operano nella città di Bari vari gruppi, mentre il controllo delle consorterie sui comuni dell’hinterland barese si estende attraverso una fitta rete di uomini di fiducia.

La principale fonte di sostentamento è costituita dal traffico e dallo spaccio di sostanze stupefacenti, cui vanno ad aggiungersi i reati contro il patrimonio, in particolare le estorsioni, ed altre forme di aggressione più articolate dell’economia locale, come testimoniato dai molteplici sequestri operati, derivanti dall’accumulo e dal reimpiego di provento di attività delittuose, e dai provvedimenti interdittivi emessi, che hanno riguardato, come detto, anche società colluse con esponenti della ‘ndrangheta, a riprova dei frequenti rapporti della camorra barese con le cosche calabresi in ragione delle opportunità offerte dall’economia del territorio e il conseguente inquinamento dell’economia locale.

Il clan CAPRIATI è radicato nel Borgo Antico della città e per tramite dei suoi referenti/reggenti è fortemente ramificato anche nei quartieri di Fesca e San Cataldo, nonché in molti comuni della città metropolitana e alcuni della provincia BAT, a seguito di una “poli- tica espansionistica” seguita negli ultimi anni dai suoi capi. È dedito prioritariamente al traffico di stupefacenti, alle estorsioni e al gioco d’azzardo. Il 1° aprile 2024, in località Torre a Mare (BA) è stato ucciso uno degli elementi di spicco del clan che, scarcerato da pochi mesi dopo una lunga detenzione, avrebbe ripreso la conduzione degli affari della consorteria criminale. Il 27 aprile 2024 i Carabinieri hanno tratto in arresto un pregiudicato ritenuto contiguo al clan CAPRIATI poiché trovato in possesso di 4 pistole e relativo munizionamento. Il 7 maggio 2024 la Polizia di Stato ha eseguito una misura cautelare851 nei confronti di 4 soggetti intranei al clan CAPRIATI, ritenuti responsabili di detenzione ai fini di spaccio di stupefacente e detenzione abusiva di arma da fuoco.

Il 31 ottobre e il 5 novembre 2024 è stata data esecuzione alla sentenza di condanna definitiva, nell’ambito del processo “Porto”, nei confronti di 5 appartenenti al clan CAPRIATI, tra cui un importante esponente di vertice, per il reato di associazione a delinquere di tipo mafioso, finalizzata al traffico di stupefacenti, ed estorsione.

Il 5 dicembre 2024, a Bari, nel quartiere del Borgo Antico, i Carabinieri hanno eseguito un’ordinanza custodiale nei confronti di cinque persone, vicine al clan CAPRIATI, per spaccio di sostanze stupefacenti. L’attività ha dimostrato ancora una volta come il predetto sodalizio sia tuttora ben radicato nel centro storico, nonostante sia un territorio fortemente conteso con l’avverso clan STRISCIUGLIO, anche attraverso piazze di spaccio gestite in modo capillare e con l’ausilio di “vedette” che segnalano costantemente la presenza delle forze dell’ordine.

Il clan PARISI-PALERMITI, sempre ben saldo nella sua roccaforte originaria del quartiere Japigia, si caratterizza per la sua struttura piramidale, con i suoi capi storici che, nonostante la detenzione, riescono a mantenere le redini del sodalizio e che, per tramite di suoi gruppi subordinati, opera anche nei quartieri Madonnella e Carrassi ed in altri comuni della città metropolitana. Le attività delittuose del clan PARISI-PALERMITI spaziano dalle estorsioni all’usura, dal traffico di stupefacenti al contrabbando di gasolio, dal riciclaggio alla gestione del gioco d’azzardo per arrivare anche allo scambio elettorale politico mafioso. Durante il periodo in esame diverse operazioni di polizia hanno contribuito a delinearne la struttura, il territorio di influenza, le attività criminali e gli ambiti istituzionali e dell’economia legale dove tende ad infiltrarsi, in particolare nel settore dell’autotrasporto di merci per conto terzi.

Il 12 febbraio 2024, la Polizia di Stato di Bari ha eseguito una misura cautelare nei confronti di un esponente apicale della fazione PALERMITI, ritenuto responsabile di lesioni personali, violenza privata ed atti persecutori, reati aggravati dalle circostanze di cui all’art. 416 bis, per il ferimento a colpi d’arma da fuoco di un esponente del clan.

Il 26 febbraio 2024, la Polizia di Stato, nell’ambito dell’operazione “Codice interno”, ha eseguito 137 misure cautelari, emesse nell’ambito di due distinti procedimenti penali, i cui indagati sono stati ritenuti responsabili di associazione mafiosa, scambio elettorale politico-mafioso, turbata libertà degli incanti e frode in competizioni sportive. Le indagini hanno consentito di documentare l’operatività, almeno dall’anno 2016, del clan PARISI-PALERMITI ed hanno permesso di disvelare molteplici aspetti dell’operato criminale del sodalizio in questione, oltre a documentarne l’operatività nei territori controllati e a tracciare nel dettaglio il suo organigramma.

Le indagini hanno fatto luce su molteplici dinamiche, sia di tipo più spiccatamente delinquenziale, ma soprattutto sul modus operandi adottato per intaccare e permeare il tessuto economico e le istituzioni locali. Più nel dettaglio sono stati messi in evidenza: l’ascesa delle nuove generazioni, sempre più avvezzi a sistemi delinquenziali articolati quali le intestazioni fittizie ed il riciclaggio mediante la gestione di centri scommesse; la grande solidità interna del clan; l’infiltrazione nell’economia legale attraverso il condizionamento di numerose aziende cittadine, tra cui spicca una municipalizzata del Comune di Bari, della quale sarebbero state condizionate le scelte societarie anche imponendo assunzioni di sodali del clan o di loro parenti.

In merito a quest’ultimo aspetto il clan PARISI-PALERMITI avrebbe dimostrato di riuscire, grazie alla compiacenza di pubblici amministratori, ad infiltrarsi nei gangli dell’amministrazione comunale con la compartecipazione di esponenti del rivale clan STRISCIUGLIO.

Il 18 marzo 2024, i Carabinieri, nell’ambito dell’operazione “Dedalo” hanno eseguito una misura cautelare nei confronti di 69 esponenti del clan PARISI-PALERMITI ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione per delinquere armata finalizzata al traffico di droga ed aggravata dal metodo mafioso, nonché detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti.

Le indagini hanno consentito di documentare ulteriormente l’attività nel quartiere Japigia della consorteria costituita dai PARISI-PALERMITI, dedita al traffico di sostanze stupefacenti avvalendosi di basi logistiche e automezzi modificati. In particolare è emersa la presenza di una “cassa comune”, finanziata dagli stessi sodali e utilizzata per gli acquisti delle sostanze stupefacenti, con una duplice contabilità la cui gestione era affidata a due figure apicali affiliate rispettivamente ai PARISI ed ai PALERMITI.

Il 22 giugno 2024, a Bari, la Polizia di Stato ha eseguito un provvedimento di sequestro preventivo per un valore complessivo stimato in 1,5 milioni di euro nei confronti di un soggetto considerato intraneo al clan PARISI. Il provvedimento è scaturito da indagini che hanno consentito di ricostruire il patrimonio del soggetto, costituito prevalentemente da beni intestati fittiziamente a terze persone.

Il 25 giugno 2024, a Bari, i Carabinieri hanno eseguito decreto di confisca869 emesso nei confronti di un soggetto intraneo al gruppo criminale DI COSIMO-RAFASCHIERI, operante sotto l’egida del clan PARISI-PALERMITI, riguardante un fabbricato acquisito mediante il reimpiego di proventi delle attività illecite.

Il 12 settembre 2024, in Bari, la Polizia di Stato ha eseguito un decreto di sequestro preventivo che ha interessato il patrimonio, già in parte oggetto di precedente sequestro, di uno degli elementi di vertice del clan PARISI-PALERMITI.

Il 28 ottobre 2024, i Carabinieri hanno eseguito 7 provvedimenti di esecuzione pena nei confronti di altrettanti soggetti ritenuti responsabili di associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti aggravata dal metodo mafioso e ricettazione, avendo agevolato il clan PARISI-PALERMITI.

Il 15 novembre 2024, a Bari, nell’ambito dell’operazione “Run up”, i Carabinieri hanno eseguito 4 ordinanze custodiali emesse nei confronti dei soggetti fiancheggiatori della latitanza di un boss della ‘ndrina di Lauropoli (CS), arrestato nel novembre 2023 dopo aver trovato riparo nel capoluogo pugliese grazie ad esponenti del gruppo dei LOVREGLIO, facente capo al clan PARISI.

Il clan STRISCIUGLIO (o clan della luna) è al momento tra i più attivi e conta su un numero elevato di affiliati nell’ambito della criminalità organizzata barese, con i suoi capi storici saldamente al comando nonostante da anni reclusi in carcere. Per il tramite di suoi fedelissimi, il clan è di fatto egemone in molti quartieri e zone della città e del suo hinterland, segnatamente nel Borgo Antico, San Girolamo (in questi quartieri in contrasto con il clan CAPRIATI), Carbonara, Carbonara 2, Ceglie del Campo, Libertà, Stanic, San Paolo, Palese, Santo Spirito-Catino-San Pio ed inoltre, per tramite del gruppo CAMPANALE, con influenza sui quartieri Fesca e San Cataldo.

Il grado di autonomia tra i vari gruppi è frutto anche di frequenti tensioni interne. Gli interessi criminali del clan sono molteplici e partono dal traffico e spaccio di droga, per estendersi alle estorsioni, all’usura, al riciclaggio, al settore della raccolta, trasporto, stoccaggio e smaltimento di metalli e altro genere di rifiuti ed al controllo della distribuzione delle apparecchiature da gioco.

Inoltre, è emerso che il clan STRISCIUGLIO, parallelamente al rivale clan PARISI-PALERMITI, avrebbe partecipato ad accordi politico-mafiosi in cambio di utilità varie, coinvolgendo a tale scopo elementi apicali del gruppo MONTANI, operanti nei quartieri San Paolo e San Pio anche con il coinvolgimento, in passate tornate elettorali, di frange del tifo organizzato locale.

Il 18 febbraio 2024, a Bari, la Polizia di Stato ha eseguito una misura cautelare nei confronti di 3 soggetti legati al clan STRISCIUGLIO, poiché ritenuti responsabili di tentato omicidio aggravato dal metodo mafioso a seguito di un’aggressione a colpi d’arma da fuoco nei confronti di un altro esponente di spicco del medesimo sodalizio criminale.

Il 12 aprile 2024, i Carabinieri hanno eseguito una misura cautelare nei confronti di 10 soggetti riconducibili al clan STRISCIUGLIO operanti nel quartiere San Pio in ordine ai reati, tutti commessi con l’aggravante mafiosa, di porto abusivo di armi e lesioni aggravate nei confronti di un pregiudicato che aveva avviato un’attività di spaccio nel quadrante Santo Spirito del medesimo quartiere, senza il placet del clan. Tale circostanza dimostra ulteriormente come gli esponenti del sodalizio operino secondo logiche tipiche del contesto mafioso e di come abbiano esteso anche il loro raggio d’azione nell’ambito del quartiere Santo Spirito-Catino-San Pio.

Il 16 aprile 2024, nel quartiere Japigia i Carabinieri hanno tratto in arresto in flagranza di reato 5 persone per avere preso parte ad un agguato a colpi d’arma da fuoco nei confronti di un membro del clan PARISI. I 5 soggetti risulterebbero “vicini” al rivale clan STRISCIUGLIO e uno di questi sarebbe anche legato da vincoli di parentela alla vittima dell’agguato.

Il 19 aprile 2024, i Carabinieri hanno eseguito una misura cautelare nei confronti di 5 soggetti responsabili di varie estorsioni, con l’aggravante dell’aver agito con modalità mafiose, perpetrate in una zona portuale del capoluogo ai danni di pescatori professionisti e proprietari di imbarcazioni da diporto. Questi ultimi erano costretti ad accettare la “protezione” degli indagati che si erano imposti come guardiani della zona, obbligando le vittime ad usufruire dei loro servizi per scongiurare danni ai natanti. Pur in assenza di diretti riscontri in tal senso, non si può escludere un possibile coinvolgimento del clan STRISCIUGLIO anche nella considerazione che l’area portuale ricade nei quartieri Santo Spirito-Catino-San Pio e, quindi, sotto il controllo del predetto clan.

Il 18 giugno 2024, la Polizia di Stato ha eseguito una misura cautelare nei confronti di 11 soggetti legati al clan STRISCIUGLIO poiché responsabili di tentato omicidio, detenzione e porto d’arma da fuoco, con l’aggravante del metodo mafioso. L’indagine ha riguardato l’agguato di cui furono vittime due pregiudicati intranei al clan PARISI-PALERMITI e si inserisce nel conflitto che venne a crearsi nel quartiere Madonnella tra i due clan per contese legate al controllo della zona.

Il 3 luglio 2024, i Carabinieri hanno dato esecuzione ad una misura cautelare nei confronti di 2 pregiudicati riconducibili al clan STRISCIUGLIO, ritenuti responsabili dei reati di lesioni personali e porto illegale di armi con l’aggravante del metodo mafioso. Il provvedimento è scaturito dalle indagini esperite a seguito del ferimento di un soggetto gravato da precedenti di polizia.

Il 6 novembre 2024, i Carabinieri hanno eseguito una misura cautelare nei confronti di 4 soggetti, di cui 2 appartenenti al clan STRISCIUGLIO, ritenuti responsabili, in concorso e con l’aggravante del metodo mafioso, di sequestro di persona a scopo di rapina e lesioni personali aggravate nei confronti di un soggetto per motivi legati a pregressi debiti di droga.

Il 13 novembre 2024, la Polizia di Stato ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 4 soggetti, in concorso con altri 14 indagati in stati di libertà, ritenuti responsabili di spaccio di stupefacenti, estorsioni, porto illegale ed esplosione di colpi d’arma da fuoco, con l’aggravante del metodo mafioso. L’indagine riguarda affiliati del clan STRISCIUGLIO operanti nel quartiere Libertà, dediti ad estorsioni in danno di venditori ambulanti di fuochi pirotecnici.

Il quarto clan operante in diverse aree del capoluogo pugliese è quello dei DIOMEDE-MERCANTE. Federato con il clan CAPRIATI, è particolarmente attivo nel traffico di stupefacenti e nelle estorsioni evidenziando recentemente un interesse all’infiltrazione di aziende operanti nel settore delle forniture di beni e servizi. La componente DIOMEDE, dedita principalmente allo spaccio di droga, risulta atti- va nei quartieri Poggiofranco, Picone, Carrassi e San Pasquale. I MERCANTE hanno come principali basi di riferimento i quartieri Libertà e San Paolo, contesi con il rivale clan STRISCIUGLIO, che ne avrebbe ridimensionato lo spessore criminale anche in ragione dell’azione di contrasto subita dalle Forze di Polizia.

Mafia, droga, estorsioni e armi. Sequestrati beni per 1,5 milioni di euro a Buscemi tra Valenzano e Adelfia – VIDEO

Questa mattina i Carabinieri del Comando Provinciale di Bari hanno eseguito un decreto di sequestro emesso dal Tribunale – Sezione Misure di Prevenzione di Bari presieduto dalla dott.ssa Giulia Romanazzi, su richiesta della Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia di Bari a carico del noto pregiudicato Buscemi di Valenzano (BA), attualmente detenuto presso la Casa Circondariale di Rovigo ove sta scontando una condanna, non definitiva, a 20 anni di reclusione per associazione di tipo mafioso ed associazione a delinquere finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti (delle quali è ritenuto il capo indiscusso), nonché i relativi reati spia, ovvero estorsioni, usura, porto e detenzione di armi.

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L’interessato è noto anche perché nell’agosto 2016 lui e la sua famiglia commissionarono e sponsorizzarono la realizzazione di una mongolfiera alla quale fu consentito di volare in occasione della festa patronale di San Rocco a Valenzano.

Secondo l’impostazione accusatoria, a decorrere dal 2015, il pregiudicato, avendo la disponibilità di ingenti somme di denaro derivanti dalle sue attività delittuose, le reimpiegava attraverso l’acquisto di immobili e l’investimento in polizze assicurative, anche grazie all’interposizione soggettiva di alcuni suoi familiari.

Il valore del patrimonio sottratto alla disponibilità dell’interessato e della sua famiglia è stimato in oltre 1,5 milioni di euro ed è composto da quattro appartamenti e tre rimesse ubicate tra Valenzano ed Adelfia, nonché quattro polizze assicurative dell’importo di oltre 250 mila euro.

L’odierno provvedimento emesso dal Tribunale – Sezione Misure di Prevenzione di Bari, accoglie la proposta della Procura della Repubblica di Bari, formulata sulla base degli accertamenti patrimoniali effettuati dalla Sezione specializzata del Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Bari (fatta salva la valutazione nelle fasi successive con il contributo della difesa) che hanno ricostruito sia la carriera criminale del proposto sia gli introiti dell’intero nucleo familiare, fornendo un corposo quadro indiziario in ordine all’illecita provenienza della sua ricchezza, accumulata negli ultimi 10 anni e che costituirebbe il compendio di numerosi reati soprattutto contro l’ordine pubblico e la sanità.

L’importante risultato odierno – frutto della collaborazione tra la magistratura e le componenti investigative – rappresenta un’ulteriore conferma che la criminalità organizzata va contrastata non solo attraverso un’assidua opera di prevenzione e di repressione, ma anche attraverso attente e scrupolose indagini di natura finanziaria e patrimoniale, preziosi strumenti attraverso i quali vanno combattute le nuove, e più subdole, forme di manifestazione delle mafie.