Regione Puglia, Consiglio approva il bilancio di previsione 2026: boicottaggio al made in Israele

Con 29 voti favorevoli, il Consiglio regionale della Puglia ieri ha approvato il bilancio di previsione 2026. La maggioranza, dunque, compresi quattro consiglieri su cinque del Movimento 5 Stelle, si è ricompattata nel voto finale licenziando la legge di stabilità che eviterà al prossimo governo di avere agibilità di spesa e non dover procedere con l’esercizio provvisorio.

Hanno votato contro la pentastellata Antonella Laricchia e il consigliere della Lega Joseph Splendido. Non hanno, invece, partecipato al voto i consiglieri di centrodestra, perché – hanno spiegato negli interventi che hanno preceduto il voto – ritengono sia illegittimo in regime di prorogatio.

Approvata con i soli voti della maggioranza, anche la mozione che sollecita la giunta regionale a boicottare il made in Israele, a sostenere la decisione del governatore Emiliano di denunciare il governo israeliano per l’arresto dei volontari a bordo della Flotilla avvenuto in acque internazionali. Termina così l’ultima seduta di Consiglio regionale della XI legislatura.

Protesta dei disabili alla Regione, Emiliano ascoltato in aula: “Chi manifestò non fece violenze né danneggiamenti”

“La Regione non si è mai lamentata della manifestazione, l’immobile è pubblico. La loro presenza non ha assolutamente rallentato le attività della Regione. Non ero irritato per aver subito un oltraggio, eravamo in difficoltà perché gestire la presenza di qualunque persona dentro gli uffici, durante la notte, era complicato”.

Lo ha detto il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, ascoltato oggi in Tribunale a Bari come testimone del processo in cui in sette sono imputati per interruzione di pubblico servizio e invasione di edificio relativamente alla manifestazione ‘Stop alle barriere’, avvenuta all’interno e all’esterno del palazzo della presidenza della Regione Puglia – ininterrottamente – tra il 13 e il 16 luglio 2021.

La manifestazione fu organizzata da persone disabili che reclamavano “la modifica dei piani assistenziali, il diritto all’assistenza infermieristica e l’erogazione degli assegni di cura”, e avevano manifestato per “illustrare ai delegati regionali le modifiche da apportare ai provvedimenti locali in materia di assistenza alle persone diversamente abili”, come si legge nel capo di imputazione.

I sette manifestanti furono raggiunti da un decreto penale di condanna contenente una multa a 9425 euro e, dopo essersi opposti al decreto, sono finiti a giudizio in Tribunale. C’era – ha detto Emiliano – una “particolare irremovibilità del direttore amministrativo della Asl di Bari su come acquistare i presìdi”, soprattutto le sedie a rotelle, ma “io come presidente della Regione non posso dire come effettuare gli acquisti”. “La Asl formalmente aveva ragione, ma io ritenevo avessero ragione anche i manifestanti”. I manifestanti lasciarono la presidenza solo alle 18 del 16 luglio, dopo aver raggiunto un accordo.

Regionali Puglia, Vendola apre alla presidenza Decaro: “Profilo migliore per età, esperienza e storia”

“In questo momento credo che il profilo giusto, per ragioni anagrafiche, di esperienza e di storia, sia quello di Antonio Decaro”. Nichi Vendola, ex governatore della Puglia, apre alla candidatura dell’ex sindaco di Bari alla presidenza della Regione. L’intervento è avvenuto a Bisceglie, in occasione dell’anteprima di Libri nel borgo antico.

“Esorterei i miei alleati a fare un salto di qualità. A occuparsi di ciò che immaginiamo debba essere la Puglia del 2050 – ha aggiunto -. Penso che non abbiamo mai smesso di parlarci. E continueremo a farlo. Poi è difficile che ci sia un passo indietro, anche perché non lo considero un veto, è una discussione che impropriamente tira in ballo me”.

“Riguarda, piuttosto, questioni interne al Pd, che deve sciogliere certi nodi. Certo, servono delle discontinuità da creare, che io stesso invoco da anni. Il centrosinistra deve essere uno spazio di trasparenza, cambiamento, servizio al bene comune”, ha continuato Vendola.

“Non deve mai accettare le dinamiche opache del trasformismo. Su questa discontinuità io voglio dare una mano: al futuro governatore della Puglia, a un centrosinistra che, dopo vent’anni di radicamento, non può essere un sistema di potere, ma una speranza per i giovani”, precisa l’ex governatore.

La bella vita con i soldi del finanziamento della Regione, nei guai imprenditore barese: maxi sequestro. Tre indagati

Tutto ruota attorno all’illecita percezione di fondi pubblici erogati dalla Regione Puglia nell’ambito del programma PIA Turismo, finalizzato a sostenere la riqualificazione di strutture ricettive. I finanziamenti sarebbero stati ottenuti con false attestazioni per un intervento su una masseria situata nel Salento, destinata a diventare un hotel a quattro stelle.

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Pizzo alle bancarelle abusive dei botti di Natale al Libertà: in 4 a processo. Comune e Regione parti civili – NOMI

Nel periodo di Natale del 2018 avrebbero costretto, o tentato di costringere, i venditori ambulanti di fuochi d’artificio del quartiere Libertà di Bari a consegnare loro dei soldi – dai 100 ai 300 euro per bancarella – o delle batterie di fuochi per proseguire con la loro attività. A due venditori, in particolare, sarebbero stati chiesti 4000 euro, più altri mille in fuochi, necessari per mantenere in carcere amici e parenti.

Ma ci sarebbero state anche le intimidazioni in stile mafioso, come i colpi sparati in aria per intimorire la popolazione e imporre la propria presenza sul territorio, oltre che per spaventare uno spacciatore che avrebbe iniziato a vendere droga nel quartiere senza autorizzazione del clan Strisciuglio. E si sarebbero aggirati armati per difendersi o per essere pronti a colpire in caso di agguati del clan Palermiti, con cui era in corso una guerra per il controllo dello spaccio nel quartiere Madonnella.

Per questo, quattro imputati saranno processati con rito abbreviato: si tratta dei 24enni Ivan Caldarola e Antonio Raggi, di Francesco Mastrogiacomo (35 anni) e Saverio De Santis (37), accusati a vario titolo di estorsione e tentata estorsione, minacce e vari episodi di porto e detenzione abusiva di arma da fuoco, reati con aggravante mafiosa. I fatti si riferiscono al periodo tra novembre e dicembre 2018, e per questo – dopo gli arresti dello scorso novembre – i primi tre sono in carcere e il quarto è ai domiciliari. L’inchiesta, coordinata dalla Dda di Bari, è stata condotta dalla squadra mobile, il processo comincerà il prossimo 12 maggio.

Nell’udienza di oggi si sono costituiti parte civile il Comune di Bari e la Regione Puglia. Il Comune (avvocato Fernando Tripaldi) si è costituito contro Raggi e Caldarola chiedendo loro un risarcimento da 100mila euro, 50 a testa; la Regione (avvocato Enrico Dellino) si è costituita anche contro De Santis chiedendo agli imputati 35mila euro e il pagamento di una provvisionale da 10mila euro.

Stop di 3 anni alla pesca dei ricci di mare: dalla Regione Puglia via libera dei ristori ai pescatori con licenza

“L’attesa è finita: la Giunta regionale ha approvato i criteri e le modalità di assegnazione dei ristori ai pescatori con licenza, fermi da maggio 2023 per lo stop triennale alla pesca dei ricci di mare stabilito con legge regionale. Un provvedimento a mia firma, che ha trovato unanime condivisione non solo in Consiglio regionale ma a che nel mondo scientifico e da parte di tutti gli attori della filiera ittica: pescatori autorizzati, distributori e ristoratori”.

Inizia così la nota del capogruppo La Puglia Domani verso Fratelli d’Italia Paolo Pagliaro. “Il fermo pesca è stato un atto coraggioso ma necessario, per concedere ai ricci di mare ormai in estinzione il tempo di ripopolarsi. I risultati stanno superando le aspettative, e dunque faccio appello soprattutto ai pescatori amatoriali perché rispettino lo stop fino a quando il divieto sarà in vigore, e cioè maggio 2026. È un atto di responsabilità che deve vederci tutti coinvolti per collaborare al ripopolamento di una specie indispensabile per l’equilibrio dell’ecosistema marino, senza dimenticare le sanzioni salate a cui vanno incontro i trasgressori. Gli amanti dei ricci di mare possono comunque continuare a mangiarli, chiedendo la certificazione di provenienza che attesti che non sono stati prelevati dai fondali delle acque pugliesi”, si legge.

“Intanto, per i pescatori professionali con licenza di tipo A si apre finalmente la possibilità di accedere ai ristori messi a bando dalla Regione dopo nostre insistenti sollecitazioni – aggiunge Pagliaro -.Ma, per dare piena applicazione alla legge, resta ancora un aspetto a cui dare seguito: la campagna di comunicazione e sensibilizzazione per informare tutti i cittadini e contrastare la pesca abusiva. Non basta l’azione forte ed efficace messa in campo da Capitanerie di porto, Guardia di finanza e forze dell’ordine, di cui li ringrazio”.

“Tocca a tutti noi vigilare perché non si faccia razzia di ricci, denunciando chi trasgredisce la legge, perciò è importante l’opera di sensibilizzazione istituzionale, che sollecito la Regione a finanziare e attuare con urgenza visto che la stagione estiva è alle porte – conclude -. Siamo stati i primi ad approvare una legge tanto importante a cui altre Regioni guardano come modello, e possiamo dirci davvero orgogliosi di essere d’esempio per la tutela del riccio e dell’intero patrimonio marino che abbiamo il dovere di preservare”.

Codice Interno, 108 imputati: il Comune di Bari e la Regione Puglia chiedono 20 milioni come risarcimento

Comune di Bari e Regione Puglia hanno chiesto un risarcimento da venti milioni di euro (dieci a testa) nei confronti dei 108 imputati nel processo in abbreviato nato dall’inchiesta ‘Codice interno’, che ha svelato i presunti intrecci tra mafia, politica e imprenditoria a Bari.

Il Comune ha anche chiesto la restituzione degli stipendi erogati tra 2019 e 2024 all’ex consigliera comunale Maria Carmen Lorusso – a processo a dibattimento – mentre la Regione ha richiesto il sequestro del vitalizio di Giacomo Olivieri, ex consigliere regionale in carcere dal 26 febbraio 2024.

Le richieste sono arrivate oggi da parte degli avvocati Tommaso Pontassuglia ed Enrico Dellino, che rappresentano rispettivamente Comune e Regione. Il Comune, in particolare, ha chiesto cinque milioni di euro agli imputati a cui sono contestati i reati di mafia e altri cinque a quelli finiti a processo per scambio elettorale politico-mafioso.

Tra questi c’è anche Olivieri, che per la Dda di Bari (che ha chiesto nei suoi confronti la condanna a 10 anni) nel 2019 avrebbe favorito l’elezione della moglie, Maria Carmen Lorusso, raccogliendo i voti da tre clan della città.

Tra le parti civili costituite c’è anche la municipalizzata dei trasporti Amtab (avvocato Andrea Moreno) che ha chiesto 2,2 milioni di risarcimento agli imputati Michele De Tullio e Tommaso Lovreglio, ex dipendenti (ora licenziati) legati al clan Parisi che avrebbero imposto alcune assunzioni. Nella prossima udienza del 5 marzo inizieranno le discussioni dei difensori degli imputati.

Decaro: “Bari indimenticabile. Scandali? Io sotto attacco offesa la città per colpire me”. Poi il dribbling sulla Regione

“Non c’è un solo giorno che non ricordi con affetto la mia esperienza da sindaco della città di Bari. Anche quelli più brutti. Essere stato sindaco della mia città mi ha permesso di diventare la persona che sono oggi. Con la mia città ho condiviso tutto, gioie e dolori, e non rimpiango niente. Anzi, non passa giorno in cui non ne senta la mancanza”. L’europarlamentare Antonio Decaro torna a parlare di Bari e della sua esperienza da primo cittadino.

“Si può sempre fare di più e meglio, ma non mi sono mai risparmiato. Ho cercato sempre di ascoltare la mia città senza giudicarla. Sono certo che il sindaco Leccese e la sua giunta sapranno lavorare bene – le sue parole al Corriere del Mezzogiorno -. Se mi sono sentito sotto attacco per gli scandali in città? Sì, onestamente sì, perché non c’era nessuna circostanza che riguardava le politiche portate avanti dalla giunta o dal consiglio. Ma quello che più mi ha fatto male è la consapevolezza che probabilmente per colpire me è stata offesa un’intera città. I baresi non se lo meritavano. Da parte mia ho fatto tutto quello che ho potuto per fornire ai commissari tutte le informazioni utili per il loro lavoro. So che la nuova amministrazione comunale ha fatto lo stesso. Spero si tenga conto del lavoro fatto e degli sforzi compiuti da tutta la città in questi anni per contrastare l’illegalità e la criminalità organizzata”.

E all’orizzonte c’è la candidatura a presidente della Regione Puglia. “Credo che la scelta del futuro di una comunità appartenga alla comunità, appunto, non ad Antonio Decaro o altri singoli esponenti politici, se pur autorevoli. Non esiste ancora una data certa per le elezioni e io sto dando seguito ad un mandato pieno, di fiducia, che i cittadini mi hanno consegnato con il voto delle Europee. Non sarebbe serio ingaggiare ora una campagna elettorale a colpi di dichiarazioni e interviste mentre sto lavorando in Europa nell’interesse della mia terra e mentre il presidente Emiliano con la sua giunta è impegnato nella crescita della comunità pugliese. Quando sarà il momento, saranno i pugliesi a scegliere. Perché in questi anni abbiamo imparato che quando qualcuno ha pensato di poter decidere al posto dei pugliesi, in luoghi distanti dalla Puglia, in stanze chiuse, non ha scelto per la Puglia, ma contro la Puglia. Non ha scelto per i pugliesi ma ha tradito i pugliesi”.

Corruzione in Puglia, Alfonsino Pisicchio a processo: Regione e Comune di Bari chiedono danni all’ex assessore

La Regione Puglia e il Comune di Bari hanno chiesto di costituirsi parte civile nel processo a carico dell’ex assessore regionale Alfonsino Pisicchio, del fratello Enzo e di altri 12 imputati accusati, a vario titolo, di corruzione, turbativa d’asta, falso, truffa, truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche ed emissione di fatture false.

La richiesta è arrivata oggi davanti al gup di Bari Nicola Bonante, l’udienza è stata rinviata al prossimo 4 febbraio. Il Comune, che si è costituito nei confronti dei due Pisicchio, dell’ex responsabile unico del procedimento Francesco Catanese e dell’imprenditore Giovanni Riefoli, chiederà oltre un milione di euro tra danni d’immagine e patrimoniali.

La Regione si è costituita nei confronti di Alfonsino Pisicchio e di alcuni altri imputati, ma non del fratello Enzo. Ad Alfonsino Pisicchio sarà chiesto un risarcimento dei danni non patrimoniali di 50mila euro. Le accuse per Alfonsino Pisiscchio – che risponde di corruzione e turbata libertà degli incanti – riguardano il periodo in cui era assessore della giunta Emiliano, quando avrebbe utilizzato “la sua influenza politica e le sue relazioni – come si legge nell’ordinanza di custodia cautelare – tramite suo fratello Enzo, per una gestione clientelare del suo ruolo, con favoritismi per ottenere ritorni in termini di consenso elettorale, mediante assunzioni nelle imprese favorite o avvantaggiate di persone che assicurano il voto e che avevano militato anche nel suo partito”.

Enzo Pisicchio, invece, avrebbe agito “quale esecutore delle direttive” del fratello “e quale schermo per impedire di risalire al ruolo e al contributo di Alfonsino”. Dalle indagini è emersa la turbativa di una gara d’appalto bandita dal Comune di Bari per l’affidamento delle attività di supporto per la gestione e riscossione dei tributi, aggiudicata nel settembre del 2019, con importo a base d’asta di circa 5,5 milioni. Il rup, Francesco Catanese, secondo l’accusa avrebbe confezionato il bando ad arte per un imprenditore ottenendo in cambio l’assunzione della moglie. Inoltre, un componente della commissione di gara avrebbe ottenuto la stessa promessa di assunzione per il figlio con l’intermediazione dei fratelli Pisicchio a loro volta destinatari di denaro, assunzioni, promesse di assunzioni ed il finanziamento illecito al partito ‘Iniziativa democratica’ da parte dell’imprenditore cui avevano fornito informazioni riservate.

Sanità Puglia, accordo Regione-sindacati per prestazioni aggiuntive: fino a 2500 euro al mese in più per i sanitari

Per le prestazioni aggiuntive nei pronto soccorso e per ‘soddisfare’ le liste d’attesa negli ospedali pugliesi infermieri, operatori sanitari e medici potranno ricevere somme in più da 1.500 fino a 2.500 euro al mese. Lo comunica in una nota la Regione Puglia, dopo l’accordo siglato ieri. A firmare l’intesa Regione Puglia e sindacati delle diverse categorie dei medici e del comparto sanitario, recependo le proposte formulate dall’assessore alla Sanità, Raffaele Piemontese.

“Si tratta di un riconoscimento di enorme impatto non solo economico, doveroso ma non scontato, frutto – ha spiegato il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano – perciò di una scelta politica precisa: siamo al fianco delle donne e degli uomini che si occupano della salute dei cittadini”. Le prestazioni aggiuntive richieste da aziende sanitarie e ospedaliere per soddisfare visite e esami in lista di attesa o per carenze di organico saranno pagate, a partire da febbraio 2024, 80 euro all’ora per la dirigenza sanitaria e 50 euro all’ora per il comparto che comprende tutto il personale non medico e non dirigente. Per infermieri e operatori socio sanitari, in particolare, “si tratta di un vero e proprio ‘premio’, dato che le prestazioni aggiuntive passano a essere retribuite da 27 a 50 euro e ciò retroattivamente, a far data dal 1° febbraio del 2024.

Per il 2025 la dirigenza sanitaria sarà retribuita per le prestazioni aggiuntive 80 euro all’ora dal lunedì al venerdì, 100 euro all’ora per il sabato, domenica e festivi. I turni di lavoro in più svolti dai medici nei pronto soccorso saranno pagati sempre, 7 giorni su 7, 100 euro all’ora. Ipotizzando 5 turni aggiuntivi nei pronto soccorso al mese, significa uno stipendio aggiuntivo di 2.500 euro in più per medici e dirigenti sanitari e 1.500 euro in più, per il personale del comparto sanitario, al mese per entrambe le categorie.