Taranto, contrae mesotelioma sulle navi della Marina: operaio sarà risarcito con 540mila euro

Il Tribunale di Taranto ha riconosciuto 540mila euro di risarcimento ad un operaio che ha contratto il mesotelioma pleurico lavorando a contatto con l’amianto sulle navi della Marina.

Il risarcimento dovrà essere versato dal ministero della Difesa. “Dover convivere con un mesotelioma pleurico, il tumore di certezza causato dall’amianto – spiega Luciano Carleo, presidente di Contramianto e altri rischi onlus – è una lotta quotidiana che vuole combattere senza arrendersi una battaglia iniziata quando ha scoperto di avere il cancro provocato dall’amianto inalato a bordo delle navi, lavorando come operaio tubista dell’indotto Arsenale della Marina Militare di Taranto. Le fibre di amianto respirate si sono annidate nei polmoni causando il mesotelioma pleurico, un danno alla salute irreversibile per il quale il Tribunale di Taranto ha riconosciuto un risarcimento di 540mila euro che il Ministero della Difesa dovrà corrispondere all’operaio vittima dell’amianto”.

“Un legame evidente quello tra l’amianto, sicuro cancerogeno, ed il tumore alla pleura, una certezza tra causa ed effetto che ha avuto il suo infausto esito decenni dopo la prima esposizione all’asbesto – ha aggiunto -. Le navi della Marina Militare su cui aveva lavorato l’operaio tubista per quasi un ventennio, sino alla metà degli anni 90 erano tutte coibentate con amianto, come si legge negli atti acquisiti da Contramianto presso l’Arsenale di Taranto e che evidenziano le tonnellate di amianto che imbottivano il naviglio militare”.

Taranto, prosegue protesta tir davanti a raffineria Eni: distributori a secco e allarme rifornimenti

Molti distributori di carburanti di Taranto sono rimasti a secco a causa della protesta degli autotrasportatori aderenti all’Usb che da cinque giorni presidiano i varchi della raffineria Eni bloccando l’accesso dei mezzi.

I manifestanti lamentano di essere stati esclusi dalla parte dell’appalto che nel luglio scorso è stato riassegnato alla ditta ligure G e A. Quest’ultima ha precisato che all’indotto locale è garantito almeno il 50 per cento del servizio, ma gli autotrasportatori in agitazione sono usciti dal consorzio CTCT (Consorzio Trasporti Carburanti Taranto) con cui è stato rinnovato il rapporto di sub-vezione. ‘Usb annuncia in una nota che il presidio permanente organizzato di fronte al varco 2 della raffineria Eni di Taranto “prosegue e andrà avanti fino a mercoledì 7 settembre, giorno in cui è previsto il confronto in Prefettura tra l’Eni, la società G e A e l’organizzazione sindacale. Circa 80 i camion parcheggiati lungo la strada consortile che collega le statali 100 e 106 jonica”.

I mezzi sono fermi, aggiunge l’Unione sindacale di base, “nonostante gli autotrasportatori abbiano sottolineato la propria disponibilità a coprire il servizio gratuitamente e con i propri mezzi, per evitare di far ricadere gli effetti negativi della protesta sulla cittadinanza. Si registra che in molte realtà della provincia di Taranto, ma anche nel capoluogo, non è più possibile fare rifornimento”.

Franco Rizzo, coordinatore provinciale Usb Taranto, spiega che “proprio per evitare quello che sta accadendo, la categoria si era messa a disposizione per garantire il carburante negli impianti di distribuzione del territorio. Di fronte all’assenza di risposta, sembra chiaro che questo atteggiamento miri ad alimentare frizioni”.