Droga nascosta in auto e in casa ad Altamura, due arresti: 17 chili di cocaina trovati nei doppi fondi dei sedili

Duro colpo al narcotraffico in Puglia con una nuova operazione antidroga condotta dalla Polizia di Stato di Lecce, di Bari e di Gravina in Puglia con il coordinamento della Procura della Repubblica di Bari.

Sono stati sequestrati quasi 18 chili di cocaina, due le persone arrestate. Gli investigatori, da tempo sulle tracce di un gruppo dedito al traffico di stupefacenti nel Leccese, hanno intercettato un’auto sospetta sulla statale 613.

Sotto i sedili anteriori erano nascosti doppi fondi con apertura meccanica, utilizzati per nascondere la droga. Le perquisizioni si sono poi estese ad Altamura presso l’abitazione e il garage di uno dei due fermati, un 40enne di origini albanesi. Anche qui è stato trovato un quantitativo importante di sostanze stupefacenti. Fermata anche una donna di 52 anni.

Sequestrati in totale oltre 17,4 chili di cocaina confezionata in panetti e buste sottovuoto, una pistola semiautomatica calibro 9×19 completa di caricatori e munizioni, oltre a strumenti per il confezionamento, tra cui una pressa in metallo e una macchina per il sottovuoto.

La droga, immessa sul mercato, avrebbe potuto fruttare diversi milioni di euro. Gli arrestati sono stati trasferiti in carcere, mentre la sostanza stupefacente, le armi e i veicoli modificati sono stati posti sotto sequestro.

Andria, sgominata rete di spaccio. Blitz all’alba della Polizia: 30 arresti. Tra loro anche una donna

Gli agenti della Squadra mobile della questura di Andria hanno eseguito una ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 30 persone accusate a vario titolo di detenzione a fini di spaccio di sostanze stupefacenti.

Degli indagati, che sono di Andria e hanno un’età compresa tra i 19 e i 64 anni, venti sono finiti in carcere e dieci agli arresti domiciliari. Tra loro vi è è una donna.

Secondo quanto accertato dalle indagini iniziate nel gennaio dello scorso anno e coordinate dalla Procura di Trani, gli indagati avrebbero creato in città una fitta rete di spaccio di sostanze stupefacenti dando vita a una sorta di fortezza dello smercio di droga, da qui il nome dell’inchiesta Oppidum. I dettagli dell’operazione saranno resi noti nel corso di una conferenza stampa che si terrà in questura ad Andria alle 10:30.

Mafia ad Apricena, due arresti dopo 8 anni per duplice omicidio in pieno giorno – NOMI E VIDEO

La Polizia di Stato (S.I.S.C.O. di Bari e Squadra Mobile di Foggia coordinati dal Servizio Centrale Operativo) ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Bari, su richiesta di questa Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di due soggetti, ritenuti responsabili, a vario titolo, dei reati di duplice omicidio volontario e detenzione e porto in luogo pubblico di armi da guerra e armi comuni da sparo, con il riconoscimento dell’aggravante mafiosa nella duplice declinazione del metodo e dell’agevolazione, perpetrati ai danni di FERRELLI Nicola e PETRELLA Antonio, commesso in Apricena (FG) nel tardo pomeriggio del 20 giugno 2017. Si tratta di Francesco Scirpoli, 43 anni di Mattinata, e Pietro La Torre, 43 anni di Manfredonia, entrambi già detenuti da tempo. A riportarlo è La Gazzetta del Mezzogiorno.

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Dal complesso delle investigazioni, è emerso che il delitto era stato commesso al fine di agevolare la consorteria mafiosa all’epoca nota come clan LOMBARDI/LA TORRE/RICUCCI (nato dalla rimodulazione del clan ROMITO) e quella denominata “SOCIETÀ FOGGIANA”, con particolare riferimento alla batteria MORETTI/PELLEGRINO.

L’efferato crimine era maturato nell’ambito della violenta guerra di mafia intercorsa con la fazione contrapposta facente capo al gruppo DI SUMMA/FERRELLI, mirante ad acquisire il controllo egemonico del territorio di Apricena e dell’area limitrofa di San Marco in Lamis, per l’assunzione del monopolio, nella stessa area, della gestione e del commercio degli stupefacenti e delle altre attività illecite.

Il G.I.P., accogliendo l’impianto accusatorio formulato dai Magistrati della D.D.A. di Bari, ha emesso un provvedimento cautelare in carcere nei riguardi di due esponenti di spicco del menzionato gruppo LOMBARDI/LA TORRE /RICUCCI, entrambi attualmente detenuti a seguito degli esiti di operazioni antimafia condotte sul territorio garganico, per le quali uno dei due si trova sottoposto al regime previsto dall’art.41 bis c.d. del carcere duro.

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Le indagini, delegate congiuntamente alla Sezione Investigativa di Bari del Servizio Centrale Operativo ed alla Sezione Criminalità Organizzata della Squadra Mobile della Questura di Foggia, sono state avviate a seguito delle propalazioni di collaboratori di Giustizia dell’area garganica che hanno fornito un patrimonio informativo di notevole caratura sul quale sono stati effettuati gli opportuni riscontri da parte Polizia Giudiziaria e che hanno permesso di presentare una solida piattaforma probatoria nei confronti degli esecutori materiali del grave episodio criminoso, posto in essere con modalità operative di tipo mafioso, avvalendosi della forza intimidatrice e della condizione di assoggettamento e di omertà derivanti dal vincolo associativo.

L’azione omicidiaria è stata connotata da modalità esecutive plateali, con un protratto inseguimento in pieno giorno e con l’esplosione, sulla pubblica via, di numerosissimi colpi di armi da fuoco dal notevole potenziale offensivo, inflitti sui corpi delle vittime mentre transitavano altri veicoli condotti da ignari cittadini, con l’azione sinergica di un commando armato composto da più persone con specifici compiti.

Come noto, l’azione di fuoco è stata immortalata da alcune telecamere di sorveglianza che hanno consentito di riprendere l’intera condotta omicidiaria in tutta la sua efferatezza e crudeltà, firmata con il classico colpo al capo rivolto alle vittime, sferrato per devastarne il volto e cancellarne la memoria.

Orbene, quelle riprese hanno consentito – in una fase successiva – di effettuare rilievi tecnico-scientifici complessi, compiuti da personale specializzato del Servizio di Polizia Scientifica di Roma che, grazie ad una consulenza antropometrica, ha rilevato la misurazione dei parametri fisionomici dei soggetti ripresi, con particolare riferimento alla stima della loro statura; nel caso di specie, l’analisi obiettiva dei dati ha quindi portato ad un giudizio di compatibilità tra le altezze dei killer e quelle degli odierni indagati.

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La piattaforma indiziaria emersa nei confronti degli indagati, inoltre, è stata corroborata dalle dichiarazioni rese dai collaboratori di Giustizia RADUANO Marco, DELLA MALVA Danilo Pietro, QUITADAMO Antonio, QUITADAMO Andrea, TROIANO Gianluigi, VERDEROSA Carlo e PETTINICCHIO Matteo le cui propalazioni, opportunamente riscontrate dall’indagine espletata dagli investigatori della Polizia di Stato, sono state quindi connotate da credibilità soggettiva, attendibilità intrinseca e riscontrabilità oggettiva, confermando così il quadro probatorio già evidenziato dalle indagini degli uffici delegati, con il coordinamento di questa Procura Distrettuale Antimafia.

È importante sottolineare che il procedimento si trova ancora nella fase delle indagini preliminari e che, all’esecuzione delle misure cautelari odierne, seguirà l’interrogatorio di garanzia e il confronto con la difesa degli indagati, la cui eventuale colpevolezza in ordine ai reati contestati dovrà essere accertata in sede dibattimentale nel rispetto del contraddittorio con la difesa degli indagati.

Truffa allo Stato per 600mila euro, 50 indagati e 2 arresti: tra loro un militare della Guardia di Finanza

Assunzioni fittizie di personale per cui non venivano versati i contributi previdenziali e assistenziali. Stipendi accreditati su conti corrente o carte prepagate per lavori mai eseguiti. Una truffa ai danni dello Stato per un valore complessivo di 600mila euro.

È quanto scoperto dai finanzieri del comando provinciale di Barletta che hanno arrestato due persone. Si tratta di un consulente del lavoro originario del Barese, e di un militare della Guardia di finanza in servizio nel territorio della provincia di Barletta-Andria-Trani.

Entrambi 40enni sono accusati a vario titolo, di associazione per delinquere, truffa aggravata finalizzata al conseguimento di erogazioni pubbliche, falso, rivelazione di segreto e reati tributari.

Complessivamente gli indagati nell’inchiesta della Procura di Trani, sono 50, di cui 14 a vario titolo, rispondono degli stessi reati contestati ai due finiti ai domiciliari. I beni sequestrati hanno lo stesso valore della frode.

Le indagini sono iniziate dopo una segnalazione fatta alla magistratura dall’Inps, che notava anomalie previdenziali. Secondo quanto emerso dagli accertamenti, basati anche sulle intercettazioni ambientali e telefoniche, il sistema messo in piedi dai due arrestati, sarebbe consistito nella creazione di società ad hoc per assumere “formalmente decine di lavoratori senza che venissero versati gli oneri previdenziali e assistenziali, e che fatturavano prestazioni di servizi inesistenti nei confronti di altre imprese con sede nel Nord Italia”, spiega una nota della Finanza, dove i lavoratori avrebbero dovuto lavorare senza però mai farlo.

Gli stipendi sarebbero stati “monetizzati dalla associazione, mentre i due arrestati trattenevano una commissione di circa il 22%”, puntualizzano gli investigatori evidenziando che vi era una associazione di tipo “famigliare” gestita dal finanziere finito nei guai e che avrebbe coinvolto i suoi parenti, l’altra invece sarebbe stata di natura “professionale” e a coordinarla sarebbero stati “i due arrestati con la complicità di soggetti economici con sede in nord Italia”.

Spaccio a Bari, Palo e Bitonto: 8 arresti tra gli Strisciuglio. Raid armato a Japigia contro clan rivale – VIDEO

Alle prime luci dell’alba, la Polizia di Stato di Bari ha eseguito un’ordinanza di applicazione di una misura cautelare personale, emessa dal G.I.P. del Tribunale di Bari, su richiesta di questa locale Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di otto soggetti, ritenuti appartenenti al clan Strisciuglio, operante in varie zone di questo capoluogo e in diversi Comuni dell’area metropolitana barese.

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I destinatari delle misure cautelari, delle quali sette applicative della custodia in carcere ed una applicativa degli arresti domiciliari, sono considerati membri di una associazione a delinquere, armata, dedita al traffico ed alla commercializzazione di sostanza stupefacente, del tipo cocaina, eroina e marijuana, nei Comuni di Palo del Colle, Bari e Bitonto.

L’indagine, coordinata dalla Procura Distrettuale Antimafia di Bari e condotta dalla Squadra Mobile della Questura e dal Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato, ha consentito di acquisire elementi probatori in ordine alla operatività di una struttura associativa organizzata facente capo all’associazione mafiosa Strisciuglio, dedita al commercio di sostanze stupefacenti nei citati Comuni, ma in particolare nella città di Palo del Colle ed avente una notevole “propensione” a ricorrere all’uso delle armi, ogniqualvolta fosse ritenuto necessario per dirimere controversie e contrasti con i clan avversari.

È stato documentato e riscostruito, in particolare, un raid armato, nel quartiere Japigia, finalizzato a sequestrare un appartenente ad un clan rivale, a scopo intimidatorio; nella circostanza, il commando non riuscì a portare a termine il tentativo di sequestro, ma, comunque, esplose numerosi colpi di arma da fuoco all’indirizzo dell’abitazione della vittima; proprio in relazione a questo episodio, è stata riconosciuta, nell’ambito del provvedimento giudiziario, l’aggravante del metodo mafioso, in quanto l’azione criminale è stata compiuta, con armi ed in pieno giorno, avvalendosi della forza e della capacità d’intimidazione derivanti dall’appartenenza al citato clan.

L’attività di indagine ha anche consentito di appurare come i membri del gruppo criminale usassero parlare, tra di loro, con un linguaggio criptico e convenzionale, al fine di confondere ed eludere eventuali attività investigative da parte delle Forze di Polizia. Il gergo adottato era, chiaramente, funzionale a distinguere il tipo di sostanza stupefacente, ma anche la relativa qualità e quantità; a mero titolo esemplificativo, in relazione al grado di purezza ed alla qualità, la sostanza stupefacente veniva indicata, di volta in volta, come “buona”, “bomba” o “dinamite”.

L’operazione di polizia giudiziaria rappresenta l’epilogo di una attività investigativa, svolta da personale della sezione Antidroga, della Squadra Mobile di Bari, condotta attraverso una poderosa attività tecnica d’intercettazione (telefonica ed ambientale), servizi di pedinamento e video-registrazione, perquisizioni, sequestri ed arresti in flagranza di reato; altrettanto determinante, al fine di corroborare il quadro probatorio, è stata l’attività sotto copertura, condotta da agenti undercover, i quali, fingendosi assuntori, sono riusciti a documentare e quindi acquisire elementi probatori in ordine a numerose cessioni di sostanza stupefacente, da parte dei pusher. Inoltre, il predetto compendio investigativo è stato, altresì, alimentato dalle dichiarazioni rese da vari collaboratori di Giustizia.

Mafia a Bari, blitz della Polizia all’alba: 9 arresti nel clan Strisciuglio per traffico di droga

Dalle prime luci dell’alba, a Bari e provincia, la Polizia di Stato sta dando esecuzione all’ordinanza di applicazione di una misura cautelare personale, emessa dal G.I.P. del Tribunale di Bari, su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di nove persone, ritenute appartenenti ad una associazione a delinquere, facente capo al clan Strisciuglio, dedita al traffico e alla illecita commercializzazione di sostanze stupefacenti.

I dettagli dell’operazione verranno resi noti nel corso di una conferenza stampa programmata per le ore 10:30 odierne, presso la Procura della Repubblica di Bari, alla presenza del Procuratore della Repubblica.

Bari a ferro e fuoco tra spaccio, armi e parcheggiatori abusivi: arresti e denunce nelle piazze Moro e Umberto

Nel contesto di mirati servizi straordinari di controllo del territorio disposti dal Comando Provinciale Carabinieri di Bari e intensificati a seguito dell’aumento di episodi di disturbo alla quiete pubblica, reati predatori e contro la persona, nonché spaccio di sostanze stupefacenti, i militari della Compagnia Bari Centro, coadiuvati da personale dell’11° Reggimento CC “Puglia” e del Nucleo Cinofili di Modugno, hanno svolto numerosi controlli, presidiando le Piazze Moro, Umberto I e Cesare Battisti.

In particolare, dall’inizio di settembre, i Carabinieri hanno:

  • arrestato per spaccio di sostanze stupefacenti 3 cittadini extracomunitari in possesso di cocaina/eroina;
  • arrestato un cittadino extracomunitario che, sorpreso ad acquistare stupefacente da un’altro – denunciato per spaccio – risultava destinatario di provvedimento di carcerazione per reati contro il patrimonio;
  • denunciato per porto abusivo di armi od oggetti atti ad offendere 2 giovani in possesso di un coltello a serramanico e di un punteruolo in acciaio;
  • sanzionato per illecita attività di parcheggiatore abusivo tre persone, una di loro anche denunciata per violazione di daspo urbano, provvedimento cui era già sottoposta dal mese di luglio;
  • denunciato per tentata estorsione un extracomunitario mentre veniva sorpreso nell’esercitare l’attività di parcheggiatore abusivo;
  • eseguito controlli nei confronti di oltre 200 persone, ripartendo l’attività di identificazione tra le tre piazze e le vie limitrofe.

Choc a Foggia, turista milanese rapinata due volte in pochi minuti: arrestati due stranieri

Una turista milanese è stata rapinata due volte nel giro di pochi minuti prima vicino alla stazione di Foggia e poi dentro mentre aspettava il treno.

Stando a quanto ricostruito dalla polizia che ha arrestato i presunti autori della seconda rapina, la donna è stata avvicinata da due uomini, con la complicità di un’altra donna, in una strada adiacente la stazione ferroviaria e rapinata del denaro e del telefono cellulare. La vittima, dopo aver allertato le forze dell’ordine, è stata accompagnata in stazione dagli agenti per poter partire alla volta di Milano.

Ed è all’interno della stazione che è stata nuovamente raggiunta dai due uomini che, dopo averla avvicinata mentre era accovacciata vicino ad un cane e averle chiesto denaro per la restituzione di quanto sottrattole, l’hanno strattonata con violenza rubandole anche lo zaino, facendola cadere a terra e riuscendo a fuggire con il bottino.

Questa seconda fase dell’aggressione è stata ripresa dalle telecamere a circuito chiuso della stazione ferroviaria e le immagini hanno permesso alla polizia di risalire agli autori, individuati poco dopo. Due cittadini extracomunitari di 26 e 44 anni, uno sottoposto a fermo per rapina e furto con strappo, l’altro denunciato.

Messina, poliziotti aggrediti a terra con calci al corteo No Ponte. Tre arresti: in carcere due baresi

Nella tarda serata di ieri, la DIGOS di Messina – con l’ausilio delle Digos di Napoli, Bari e Varese – ha dato esecuzione all’ordinanza applicativa della misura cautelare detentiva in carcere, emessa dal Giudice delle Indagini Preliminari presso il Tribunale di Messina, su conforme richiesta di questa Procura Distrettuale, nei confronti di 3 soggetti, residenti, rispettivamente, due a Bari ed uno in provincia di Varese.

Le indagini, coordinate dalla Procura di Messina, riguardano i fatti commessi durante la manifestazione “Carnevale No Ponte” svoltasi, previa rituale autorizzazione, a Messina il 1° marzo 2025, nel corso della quale sono stati registrati comportamenti violenti, trasmodanti la libera manifestazione del pensiero, verso il personale operante della Polizia di Stato, in una progressione criminosa culminata nell’aggressione di un sovrintendente della Polizia di Stato, dapprima, assalito dai manifestanti e, successivamente, mentre era a terra, colpito con calci da due soggetti (due dei tre odierni arrestati); soggetti travisati con costumi di carnevale, uno da “Scheletro” e l’altro da “Lucertola”, in violazione delle prescrizioni date dal Questore ai promotori della medesima manifestazione, durante la quale venivano registrati lanci di sassi, fumogeni, bottiglie di vetro e bombe carta all’indirizzo degli agenti di Polizia.

Anche un secondo agente della Polizia di Stato riportava lesioni ad opera del terzo indagato (oggi arrestato), in occasione delle operazioni tese alla identificazione dei manifestanti, a margine della stessa manifestazione. La individuazione dei presunti responsabili dei contestati reati di resistenza a pubblico ufficiale, lesioni gravissime, danneggiamento, deturpamento, minaccia, in concorso, con le aggravanti dell’uso di armi improprie e della loro consumazione in occasione di pubblica manifestazione è avvenuta anche sulla base di ricostruzioni incrociate di filmati e fotografie registrati durante la manifestazione del 1o marzo 2025, atteso il travisamento delle persone indagate; si tratta di un indagine resa difficile dal danneggiamento di alcune telecamere di video-sorveglianza cittadina, in occasione della manifestazione.

Quanto sopra, ai fini dell’esercizio del diritto di cronaca costituzionalmente garantito e nel rispetto dei diritti degli indagati che, in considerazione dell’attuale fase delle indagini preliminari, sono da presumersi innocenti fino alla sentenza irrevocabile che ne accerti le responsabilità e con la precisazione che il giudizio, che si svolgerà in contraddittorio con le parti e le difese davanti al giudice e imparziale, potrà concludersi anche con la prova dell’assenza di ogni forma di responsabilità in capo agli stessi.

Sequestro lampo di un imprenditore di Bisceglie, 8 indagati e 7 arresti: tra loro padre e figlio

Sette persone di età compresa tra 78 e i 36 anni sono state arrestate dagli agenti della squadra mobile di Andria perché considerati responsabili di un sequestro lampo di un imprenditore della zona.

Il 78enne di Bisceglie si trova agli arresti domiciliari, gli altri tutti di Andria e con precedenti penali, sono in carcere. Tra loro ci sono anche un padre e suo figlio.

Le accuse, contestate a vario titolo, sono di sequestro di persona a scopo di rapina, tentata rapina aggravata dall’uso di armi, detenzione e spendita di banconote false.

Gli indagati, secondo l’inchiesta coordinata dalla procura di Trani e denominata Game over, sono complessivamente otto. Ulteriori dettagli sull’operazione saranno resi noti in mattinata.