Trova pistola sul balcone, risolto il giallo dell’uomo in fuga dai dinosauri: arrestato pregiudicato

Torniamo a parlare di quanto accaduto un mese fa a Sannicandro dove un 30enne è precipitato da un tetto. Si è ipotizzata, in un primo momento, una fuga da un commando composto da coetanei con tanto di alcuni colpi di pistola esplosi durante l’inseguimento.

In realtà la vicenda è stata subito smentita e ricostruita. Si tratta di un noto pregiudicato e non ci sono mai stati altri protagonisti nella vicenda. Tutto è stato frutto della fantasia del 30enne.

L’uomo è stato dimesso dall’ospedale e arrestato, mentre la pistola è stata ritrovato da una signora sul balcone di casa. Risolto così il giallo dell’uomo “in fuga dai dinosauri”.

Timbra il badge e torna a casa durante il turno in ospedale: chirurgo assenteista ai domiciliari nella BAT

Per mesi avrebbe timbrato il badge delle presenze dando così il via al suo turno in ospedale per poi lasciare il posto di lavoro.

Nei turni notturni o pomeridiani avrebbe marcato il cartellino, preso le consegne dai colleghi del turno precedente per poi tornare a casa in auto o in bici.

Per questo un dirigente medico dell’ospedale di Bisceglie è finito agli arresti domiciliari con le accuse di truffa aggravata e false attestazioni. Secondo quanto accertato dagli agenti del commissariato di Trani, coordinati dalla Procura, il medico avrebbe, “senza soluzione di continuità”, timbrato il cartellino per poi abbandonare il posto di lavoro.

Anche quando i poliziotti hanno eseguito l’ordinanza cautelare il medico aveva timbrato e stava lasciando la struttura ospedaliera. Gli accertamenti investigativi sono iniziati dopo una segnalazione secondo cui l’indagato, dal novembre dello scorso anno, specialmente quando avrebbe dovuto svolgere i turni pomeridiani o notturni, “dopo aver timbrato il cartellino e aver effettuato il passaggio di consegne con i colleghi del turno precedente – spiegano gli investigatori – si allontanava dall’ospedale” tornando “poco prima della conclusione del turno di servizio o se contattato telefonicamente” dai colleghi che ne richiedevano la presenza in sala operatoria. Le indagini si sono basate anche sui pedinamenti.

Rovereto, l’87enne Annamaria Sartori trovata morta in casa: il figlio Giovanni Gabrielli arrestato a Lecce

Il 61enne Giovanni Gabrielli è stato arrestato a Lecce nell’ambito dell’inchiesta sulla morte di Annamaria Sartori, l’87enne trovata senza vita nella sua abitazione di via Sticotta a Rovereto la sera del 15 giugno.

Il suo nome è stato iscritto subito al registro degli indagati. Il 61enne vive a Lecce si trovava in Trentino per assistenze l’anziana. Era stato trovato in lacrime accanto al cadavere della madre dai Carabinieri e non è riuscito a fornire spiegazioni.

Poche ore dopo, a causa di un malore, è stato ricoverato all’ospedale di Arco. Esclusa la pista della morta naturale, dall’autopsia sono emersi ematomi sospetti non riconducibili a cadute accidentali né a lesioni provocate da armi o oggetti contundenti.

Picchia operatore sanitario e guardia giurata in ospedale: arrestato 50enne. Voleva vedere il fratello fuori orario

Un 50enne di Matera, senza fissa dimora, è stato arrestato domenica scorsa con l’accusa di lesioni a personale sanitario nell’esercizio delle loro funzioni.

Secondo quanto ricostruito, l’uomo ha aggredito con pugni e testate un operatore sanitario e una guardia giurata nel reparto di Nefrologia dell’ospedale Vito Fazzi di Lecce.

Tutto sarebbe stato causato dall’impossibilità di fare visita al fratello ricoverato fuori orario. I due feriti, sottoposti alle cure del caso dal personale medico del Pronto Soccorso, hanno avuto una prognosi di 7 giorni.

San Severo, tenta di uccidere un uomo e lo getta in un pozzo: arrestato il 38enne Antonio Avellano

Aggredì e buttò in un pozzo pieno d’acqua, con mani e piedi legati, un uomo che non gli aveva dato dei soldi. L’uomo, un 41enne, si salvò dopo 16 ore usando delle bottiglie di plastica come salvagente grazie all’intervento di un tecnico impegnato nella manutenzione dei cavi elettrici che sentì le sue grida e diede l’allarme.

Ora un 38enne di San Severo, Antonio Avellano, è stato condannato in via definitiva a sei anni di reclusione per tentato omicidio e sequestro di persona, rintracciato a Rovereto (Trento) e portato in carcere dai carabinieri.

I fatti risalgono alla notte del 2 marzo 2022. In quell’occasione, stando alla ricostruzione investigativa, una donna denunciò ai carabinieri di San Severo, la scomparsa del suo compagno. L’uomo fu ritrovato nel pomeriggio del 3 marzo, ferito, all’interno di un pozzo profondo circa 20 metri e contenente acqua, in una zona rurale in contrada Sterpanone di San Severo.

Il 41enne, che per circa 16 ore sarebbe sopravvissuto utilizzando bottiglie di plastica come salvagente e aggrappandosi per non annegare a blocchi di pietra che sporgevano dalle pareti irregolari del pozzo, fu trovato grazie ad un tecnico impegnato nella manutenzione dei cavi elettrici della zona, che diede l’allarme dopo averne udito le grida d’aiuto.

Secondo quanto ricostruito durante le indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica di Foggia, l’imputato – nel corso di un appuntamento ottenuto con un pretesto – avrebbe, con l’aiuto di un complice non identificato, aggredito e immobilizzato la vittima, con cui aveva rapporti personali e di natura economica e che in quella circostanza si sarebbe rifiutata di consegnare una somma di denaro, conducendola successivamente in campagna e gettandola all’interno del pozzo con mani e piedi legati con una corda.

Figlia contesa a Bari, perseguita e minaccia l’ex con il nuovo compagno: mamma arrestata. Coppia ai domiciliari

Una coppia barese è stata arrestata con l’accusa di atti persecutori nei confronti di un uomo. Si tratta dell’ex della donna di 33 anni, nei guai anche il compagno 26enne.

Lei risponde anche del danneggiamento del telefono della vittima e della mancata esecuzione dolosa di un provvedimento del giudice per aver impedito al padre di vedere la figlia per 25 volte da gennaio a luglio 2024.

Entrambi si trovano agli arresti domiciliari, in due case però diverse. Disposta anche l’applicazione del braccialetto elettronico. Tutto ha avuto origine nel 2023 dopo la separazione quando la donna ha denunciato l’ex per maltrattamenti. L’uomo così è stato sottoposto alla misura dell’allontanamento della casa familiare e la bambina, all’epoca di 3 anni, venne affidata ai servizi sociali e collocata a casa della madre.

Lui però è stato prosciolto da tutte le accuse qualche mese dopo e così sono stati concordati gli incontri con sua figlia. L’uomo ha presentato però 4 denunce, lamentando di non vedere la figlia e di essere vittima di molestie, minacce e pedinamenti da parte dell’ex e del nuovo compagno di lui.

Insulti, offese e aggressioni fisiche si sarebbero verificati anche alla presenza della bimba. Questo ha scatenato l’ira della donna che ha iniziato a inviare messaggi e a telefonare l’uomo minacciandolo pesantemente con l’obiettivo di indurlo a rinunciare alla figlia.

 

Pedina anziana, entra con lei nell’ascensore, ruba due anelli e le rompe un dito: arrestato 46enne a Bari

Nel pomeriggio di venerdì 13 giugno il personale della Polizia di Stato ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Bari, su richiesta della locale Procura della Repubblica, nei confronti di un uomo di 46 anni, pluripregiudicato.

È importante sottolineare che il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari e che, all’esecuzione della misura cautelare, seguirà l’interrogatorio di garanzia e il confronto con la difesa dell’indagato, la cui eventuale colpevolezza, in ordine ai reati contestati, dovrà essere accertata in sede di processo, nel contraddittorio tra le parti.

I fatti, in relazione ai quali è stato emanato il provvedimento cautelare in argomento, risalgono allo scorso 9 aprile, allorquando, nel pieno centro cittadino di Bari, un’anziana signora, con difficoltà motorie e con l’ausilio di un deambulatore, rientrava di pomeriggio presso la propria abitazione. È in questo momento che è stata “agganciata” dal destinatario della misura in questione che, notando anche la sua condizione di “vulnerabilità”, ha aspettato che la stessa entrasse all’interno del proprio condominio.

Seguita la vittima e raggiunta all’interno dell’ascensore, il rapinatore ha tentato di sfilarle la fede nunziale ed anche un altro anello con pietra preziosa. Incontrando, tuttavia, l’opposizione dell’anziana signora, il 46enne ha esercitato una forza fisica tale da fratturarle l’anulare della mano sinistra (con prognosi di 20 giorni salvo complicazioni) e sfilarle entrambi gli anelli, per poi darsi ad una precipitosa fuga tra le vie del centro cittadino

Le immediate attività di indagine sono consistite, principalmente, nella visione delle immagini registrate dalle telecamere di sicurezza presenti nei pressi del luogo dove si è consumata la rapina unite ad una capillare conoscenza del territorio. Ciò ha permesso ai “Falchi” della Squadra Mobile della Questura di Bari di identificare il presunto autore della rapina e raccogliere i gravi indizi di colpevolezza che hanno portato all’eseguita misura.

Con la doverosa premessa che si tratta di accertamenti compiuti nella fase delle indagini preliminari, che necessitano della successiva verifica processuale nel contraddittorio con la difesa, il destinatario della misura cautelare risponde, pertanto, del reato di rapina pluriaggravata.

Bari, furto in un appartamento a Japigia: coppia di ladri arrestata dalla Polizia. Recuperati gioielli per 20 mila euro

Nella mattina del 17 giugno, personale della Polizia di Stato di Bari ha proceduto all’arresto, in flagranza di reato, di due uomini di 23 e 48 anni, entrambi con precedenti penali, ritenuti responsabili, in concorso tra loro, di furto in abitazione. Accertamenti, compiuti nella fase delle indagini preliminari, necessitano della successiva verifica processuale nel contraddittorio con la difesa.

I fatti, in relazione ai quali è stata effettuata la citata operazione di polizia giudiziaria, si inseriscono in una più ampia attività di prevenzione e repressione, in Bari e provincia, finalizzata a contrastare il fenomeno dei reati predatori.

Il duo criminale, monitorato dai “Falchi” della sezione Contrasto a Crimine Diffuso della Squadra Mobile della Questura di Bari, è stato intercettato nel popoloso quartiere di “Japigia” in questo capoluogo. Sospettando che potessero tentare di compiere qualche furto in abitazione, gli operatori hanno deciso, quindi, di seguirli discretamente.

È stato nel momento in cui l’uomo è uscito dal condominio, dopo circa 20 minuti, che gli agenti sono intervenuti per fermare, contemporaneamente, entrambi gli uomini. Le intuizioni investigative hanno trovato conferma quando, a seguito della perquisizione personale, sono state trovati numerosi monili in oro e oggetti preziosi, per un valore di più di ventimila euro, nonché alcune chiavi clonate.

Risaliti all’identità della vittima, i poliziotti hanno restituito tutto il maltolto e arrestato in flagranza di reato gli autori. Entrambi sono stati tradotti in carcere in attesa della convalida con rito direttissimo, così come disposto dall’A.G. procedente.

È importante sottolineare che il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari e che, all’esecuzione delle misure pre-cautelari odierne, seguirà l’interrogatorio di garanzia e il confronto con la difesa degli indagati, la cui eventuale colpevolezza, in ordine ai reati contestati, dovrà essere accertata in sede di processo, nel contraddittorio tra le parti.

 

Bari, arrestate madre e figlia di 71 e 46 anni a Japigia: in casa trovati 13 chili di droga

Nel primo pomeriggio del 18 giugno, la Polizia di Stato a Bari ha tratto in arresto due donne, madre e figlia, di 71 e 46 anni, quest’ultima con piccoli precedenti di polizia, ritenute responsabili del reato di detenzione, ai fini di spaccio, di sostanza stupefacente. Con la doverosa precisazione che si tratta di accertamenti compiuti nella fase delle indagini preliminari, che necessitano della successiva verifica processuale nel contraddittorio con la difesa.

L’operazione in argomento trae origine dall’azione di contrasto al fenomeno del traffico e dello spaccio di sostanze stupefacenti, svolta dalla Squadra Mobile della Questura, nella città di Bari e in tutta l’area metropolitana.

Nel dettaglio, personale dei “Falchi” della sezione Contrasto al Crimine Diffuso della Squadra Mobile, a seguito di mirata attività info-investigativa, ha proceduto a fermare l’autovettura su cui viaggiava la donna di 46 anni. Sospettando che potesse detenere in casa sostanza stupefacente, gli agenti si sono recati presso la sua abitazione, sita nel quartiere di “Japigia”. La perquisizione domiciliare ha permesso di rinvenire diverse dosi di sostanza stupefacente del tipo cocaina e hashish. L’atto è stato esteso anche al giardino condominiale, permettendo di rinvenire dietro alcune siepi, dalle quali proveniva la madre 71enne, nel momento in cui gli operatori sono giunti nel condominio, alcune buste con all’interno ulteriore sostanza stupefacente della stessa tipologia e confezionamento di quella rinvenuta nell’abitazione.

All’esito delle operazioni, è stata rinvenuta e sequestrata sostanza stupefacente del tipo cocaina del peso di 240 grammi, suddivisa in 321 dosi e sostanza stupefacente del tipo hashish del peso di 12,843 chili, suddivisa in 1030 dosi e 114 panetti, oltre a materiale per il relativo confezionamento ed un libro mastro.

Al termine delle attività, la figlia è stata condotta in carcere, mentre la madre è stata posta ai domiciliari in attesa del rito direttissimo.

È importante sottolineare che il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari e che, all’esecuzione della misura pre-cautelare, seguirà l’interrogatorio di garanzia e il confronto con la difesa delle indagate, la cui eventuale colpevolezza, in ordine ai reati contestati, dovrà essere accertata in sede di processo, nel contraddittorio tra le parti.

Poggiorsini, truffa anziano ultracentenario e si fa consegnare gioielli in oro: arrestato 48enne napoletano

I Carabinieri di Poggiorsini hanno dato esecuzione ad ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari, emessa dal Gip del Tribunale di Bari, per truffa aggravata (fatte salve le valutazioni successive con il contributo della difesa) consumata nei confronti di un anziano centenario del piccolo comune della murgia, notificata nei confronti di un uomo originario della provincia di Napoli.

La scorsa mattina, i militari della Stazione Carabinieri di Poggiorsini, a conclusione di mirata attività investigativa, svolta a seguito di una truffa consumata nei confronti di un anziano ultracentenario, hanno dato esecuzione ad un provvedimento cautelare, notificato nel comune di Roccarainola (NA), nei confronti di un 48enne del posto, sul conto del quale sono state acquisite fonti di prova tali da ritenerlo responsabile del reato di truffa aggravata commesso in danno dell’anziano residente nel comune di Poggiorsini.

La vicenda risale al pomeriggio del 6 febbraio 2025, allorquando il truffatore, dopo aver carpito la fiducia del povero anziano, convincendolo di essere lì per conto delle forze di polizia, con lo scopo di riscuotere una cauzione necessaria alla scarcerazione del figlio residente negli Stati Uniti, si è fatto consegnare numerosi monili in oro che l’uomo deteneva presso la sua umile abitazione, per poi darsi alla fuga facendo perdere le tracce.

Sulla scorta delle prime frammentarie notizie fornite dalle vittime, i Carabinieri di Poggiorsini hanno estrapolato i filmati dei circuiti di video sorveglianza identificando compiutamente l’uomo e delineando tutto il percorso sia in fase di avvicinamento all’obiettivo che nelle fasi di fuga.

L’indagine si è conclusa con il deferimento del soggetto all’Autorità Giudiziaria e la richiesta formulata dal Pubblico Ministero per la sottoposizione a misura cautelare, accolta dal Giudice per le Indagini Preliminari.

L’uomo, le cui responsabilità dovranno essere accertate nel corso del successivo giudizio, è stato sottoposto alla misura degli arresti domiciliari nel comune di residenza a disposizione della Procura della Repubblica.

È importante sottolineare che il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari e che l’eventuale colpevolezza, in ordine ai reati contestati, dovrà essere accertata in sede di processo nel contraddittorio tra le parti.