Bari, giornalista palestinese riceve le chiavi della città: “Coraggio e speranza per affrontare questa tragedia”

Un applauso fragoroso e la bandiera palestinese. Così, nella sede del Comune di Bari, è stato dato il benvenuto al giornalista palestinese Wael Al-Dahdouh, caporedattore di Al Jazeera nella Striscia di Gaza, che ha ricevuto le chiavi della città dal sindaco, Vito Leccese.

Dopo il colloquio all’interno della stanza del primo cittadino, la cerimonia si è tenuta nella sala consiliare dove Leccese ha ricordato che a Bari “nessuno è straniero”, ringraziando le “donne in nero che portano avanti con costanza una protesta civile”. Leccese ha anche annunciato che nel corso del Consiglio comunale di oggi sarà approvato un ordine del giorno per il riconoscimento dello Stato palestinese.

Leccese, leggendo le motivazioni del riconoscimento, ha evidenziato che “se oggi tanti Paesi del mondo iniziano a riconoscere che l’intervento in atto nella Striscia di Gaza mira all’annientamento del popolo palestinese è grazie a giornalisti come lui, che siamo onorati di ricevere in occasione dell’European Press Prize”. “Ora – ha aggiunto – è tempo che dalle parole si passi alle azioni per fermare un massacro che conta già 50mila vittime, fra le quali oltre 200 giornalisti”.

“La consegna delle chiavi della città a un uomo che ha patito sulla sua pelle la violenza israeliana – ha detto Leccese – intende testimoniare la vocazione della nostra città alla pace e al dialogo e la volontà di accogliere un uomo e giornalista coraggioso, che a Bari potrà sempre sentirsi al sicuro”.

Wael Al-Dahdouh ha ringraziato per il riconoscimento: “Ricevendo queste chiavi mi sento già a casa”, ha detto. “Spero – ha aggiunto – che questa chiave diventi simbolo di libertà e giustizia”. Le donne in nero hanno poi consegnato al giornalista una pergamena, mentre l’Ordine del giornalisti della Puglia lo ha omaggiato con uno smartphone, “un dispositivo che in un luogo come la Striscia di Gaza potrebbe rompersi e del quale potrebbe aver bisogno per il suo lavoro”.

Il volo Santorini-Bari atterra con 4 ore di ritardo, Ryanair condannata: passeggeri risarciti con 250 euro a testa

Il giudice di pace di Bari ha obbligato la compagnia aerea Ryanair a rimborsare le persone a bordo del volo FR8919 che il 29 agosto 2023 partiva da Santorini in direzione Bari. La partenza era prevista alle 00.30, ma l’aereo accumulò un ritardo di circa 4 ore, arrivando in Italia poco dopo le 5 del mattino. L’arrivo era previsto all’1.15.

I passeggeri saranno risarciti con 250 euro a testa. La richiesta è stata avanzata dalla società Italiarimborso, specializzata nella richiesta di risarcimenti per ritardi o cancellazioni voli, treni e altri mezzi di trasporto.

La contestazione di Ryanair, basata anche sulle condizioni meteorologiche avverse e sul ritardo accumulato da voli precedenti, non è stata accolta dal giudice di pace.

“Ryanair non ha dimostrato l’esistenza di circostanze eccezionali né l’adozione di misure per evitare il disservizio. I passeggeri – come previsto dalla normativa europea per ritardi superiori alle tre ore – hanno quindi diritto a un indennizzo in denaro”, si legge nella sentenza.

Lo conosci Andrea? Fermato nella notte con refurtiva e piede di porco. Non basta: resta libero

Torniamo ad occuparci della storia di Andrea Machisi, il giovane con problemi di tossicodipendenza che sta seminando in panico a Casamassima.

Dopo essere uscito dal carcere, nel giro di pochi mesi ha messo a segno decine di furti, molti dei quali svaligiando o cercando di farlo, colpendo le attività nel giro di poche centinaia di metri dalla sua abitazione.

Un ladro particolarmente spregiudicato, tanto da mettere a segno le sue scorribande senza neppure coprirsi il volto. Strafottente e suo generis al punto che non si comprende come l’autorità giudiziaria non sia ancora intervenuta, per assicurare al ladro la giusta collocazione, nonostante le numerose denunce a suo carico.

Antonio e Tino sono andati a casa di Andrea nel tentativo di parlare con lui, mentre continuiamo a incontrare le vittime e i titolari delle attività assalite con estrema disinvoltura dal ladro.

Dopo il tentativo non andato a buon fine nella pizzeria Davì, ci siamo trasferiti da Casamassima a Putignano, per documentare le “trasferte” del ladro spregiudicato. A poche ora dalla pubblicazione del servizio, torniamo nuovamente sul caso con una novità importante. Andrea è stato fermato nella notte con refurtiva e piede di porco dalla Polizia, ma incredibilmente non è bastato. È tornato nuovamente libero.

Autovelox, dai curvoni di Palese a Corato: le 5 postazioni “senza contestazione immediata” nel Barese

A partire da ieri, martedì 28 maggio, è entrata in vigore la nuova disciplina sugli autovelox stabilita dal Decreto del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti dell’11 aprile 2024 che impone regole rigorose sull’installazione delle postazioni di controllo elettronico della velocità, fisse o mobili, in assenza di contestazione immediata.

Le disposizioni si applicano sia ai nuovi dispositivi che a quelli già esistenti. Da ora in poi solo i tratti stradali espressamente autorizzati potranno ospitare autovelox senza che gli agenti debbano fermare immediatamente i conducenti per la contestazione.

Nel territorio della Città Metropolitana di Bari, sono soltanto 5 i tratti stradali autorizzati: la Strada Statale 16 dal km 788 al 794, tra Santo Spirito e lo svincolo per l’aeroporto (i cosiddetti Curvoni di Palese); ancora la SS16 dal km 811 al 816, nei pressi di San Giorgio e Torre a Mare; la Statale 96 dal km 114 al 116 a Modugno; la Statale 100 tra i km 10 e 13 in corrispondenza di Capurso; infine, la Strada Provinciale 231, tra il km 0 e 11 nel comune di Modugno, e tra il km 16 e 35, nei territori di Terlizzi, Ruvo e Corato.

Bari, folle inseguimento a San Pasquale. Due ladri arrestati dalla Polizia: avevano appena rubato un’auto

Attimi di tensione questa mattina a Bari dove la Polizia è riuscita ad arrestare due ladri d’auto dopo un folle inseguimento. I due sono stati intercettati in via Fanelli da due volanti, grazie alle tracce del Gps dell’auto rubata. L’inseguimento è durato qualche minuto e si è concluso in via Bovio. Qui i malviventi hanno abbandonato l’auto e tentato la fuga a piedi, senza successo.

Bari, schianto auto-minicar in via Tatarella: oggi l’ultimo saluto alla 16enne Sofia. I punti dell’inchiesta aperta

Si terranno questo pomeriggio, nella cattedrale di Bari, i funerali di Sofia Lorusso, la 16enne deceduta a causa delle ferite rimediate nello scontro avvenuto su via Tatarella, nel quartiere Poggiofranco di Bari.

Un 25enne di Adelfia è indagato per omicidio stradale nell’inchiesta aperta, si tratta del conducente della Volvo. La giovanissima vittima era alla guida della minicar che sarebbe stata tamponata violentemente dall’altra auto e si sarebbe ripetutamente capovolta.

Il 25enne si è fermato per i soccorsi ed è risultato negativo all’alcol e al drug test. La vittima è rimasta intrappolata nelle lamiere della minicar e per estrarla, si è reso necessario l’intervento dei vigili del fuoco.

Trasportata in condizioni disperate al Policlinico di Bari, è entrata presto in coma irreversibile ed è morta dopo poche ore. L’amica che era con lei, nell’impatto, è stata sbalzata fuori dall’abitacolo e ha riportato ferite giudicate guaribili in 30 giorni.

Nell’ambito dell’inchiesta sono stati ascoltati alcuni testimoni, tra cui uno presente sua via Tatarella al momento dell’incidente. “Ho visto la minicar carambolare più volte fino a sbattere”, le sue parole.

I due veicoli sono stati sequestrati per tutti gli accertamenti, bisogna accertare la dinamica dell’impatto e a quale velocità procedessero. Al momento l’ipotesi più concreta è quella del tamponamento, anche perché gli airbag della Volvo si sono aperti. Resta da verificare se al momento dell’impatto il 25enne stesse utilizzando il cellulare.

Bari, scoperta discarica abusiva a Ceglie. Autocarri, rifiuti e gas pericolosi: sequestrata l’area – FOTO

Scoperta dalla Polizia Locale di Bari una vera e propria attività illecita di gestione di rifiuti speciali pericolosi e non pericolosi nell’area periurbana di Ceglie del Campo.

Gli agenti hanno monitorato per giorni alcune strade vicinali ove erano stati rinvenuti rifiuti smaltiti illecitamente da ignoti. Tracce ed appostamenti hanno permesso di individuare una vasta area recintata con accessi veicolari, per oltre mille metri quadri di estensione, ove si svolgevano attività di deposito, cernita, lavorazione dei rifiuti, stoccaggio e deposito incontrollato sui vari siti interni del fondo.

Sull’area rinvenuti rifiuti speciali pericolosi costituiti da apparecchiature fuori uso contenenti gas pericolosi (HCFC EER 160211*), batterie al piombo, bombole di acetilene, carcasse di frigoriferi, condizionatori e congelatori, imballaggi metallici contenenti sostanze pericolose, scarti di rame, ferro e acciaio, condensatori e trasformatori disassemblati; parte del materiale già selezionato e suddiviso in ceste non omologate, prive di coperchi e depositate su suolo non pavimentato, né impermeabilizzato.

Nell’area è stata rinvenuta, inoltre, una macchina operatrice “ragno”, utilizzata per movimentare i rifiuti, una carcassa di un’altra macchina operatrice, tettoie metalliche sotto le quali avvenivano le attività di cernita dei componenti delle apparecchiature, due autocarri Fiat risultati di proprietà di due ditte della provincia di Bari, probabilmente in uso per la movimentazione e il trasporto dei rifiuti.

L’attività di gestione di rifiuti è risultata completamente abusiva. Il deposito preliminare veniva svolto in maniera incontrollata senza alcun rispetto delle norme tecniche previste dalle leggi, con diverse aree interne al fondo destinate finanche a discariche incontrollate. L’area risultata di proprietà di un cinquantenne, con i mezzi e le attrezzature rinvenute, e i rifiuti catalogati, è stata sottoposta a sequestro preventivo. Al momento una persona è stata segnalata all’Autorità Giudiziaria.

Finge di fermarsi al posto di blocco, scappa ad alta velocità e trascina poliziotto per 20 metri: arrestato a Bari

Attimi di tensione ieri pomeriggio a Bari dove un uomo del posto è stato arrestato dalla Polizia. Ha finto di fermarsi all’alt e di sottoporsi al controllo degli agenti, prima di ripartire a folle velocità con l’auto, trascinando anche un poliziotto per una ventina di metri, sbalzandolo dall’auto.

Successivamente la Polizia di Stato lo ha individuato e lo ha arrestato con l’accusa di lesioni e resistenza a pubblico ufficiale. Due settimane di prognosi per l’agente ferito.

Referendum abrogativi, si vota l’8 e il 9 giugno: a Bari garantito il servizio gratuito di trasporto sociale – INFO

La Ripartizione Servizi alla Persona rende noto che domenica 8 e lunedì 9 giugno 2025, in occasione dei referendum abrogativi, sarà garantito il servizio gratuito di accompagnamento ai seggi per consentire ai cittadini con disabilità di esprimere il proprio voto.

Hanno diritto al servizio i cittadini con:

· invalidità totale con diritto all’indennità di accompagnamento;

· invalidità al 100 % con difficoltà motoria debitamente documentata;

· cecità assoluta o parziale con un residuo visivo non superiore a 1/20 o l’ipovedenza grave come previsto dagli artt. 2, 3, 4, l. 3 aprile 2001, n. 138.

I requisiti dovranno essere autocertificati sul modello disponibile in allegato a questo link, che dovrà essere consegnato allo sportello del Segretariato Sociale in Largo Chiurlia 27 (dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 12, il giovedì unicamente dalle ore 15:30 alle ore 17:30) o trasmesso a mezzo mail ai seguenti indirizzi: [email protected] e [email protected], entro le ore 12 del 4 giugno 2025.

Il servizio è disponibile solo su prenotazione. Pertanto, chi intende avvalersene, dovrà prenotare la corsa entro le 12 del 6 giugno 2025, per consentire un’organizzazione ottimale del trasporto.

Il numero telefonico da contattare, ai fini della prenotazione, è: TAXI BARI 3663038415 (nella fascia oraria dalle ore 8 alle ore 12).

Amtab, le verità di D’Amore in aula: “Assunte 26 persone vicine ai clan il fratello di Savinuccio decideva tutto”

In passato Massimo Parisi, fratello del boss Savinuccio del quartiere Japigia di Bari, è stato presidente del Cral di Amtab, il circolo ricreativo aziendale dei lavoratori che «gestisce i fondi che vengono versati sia dall’azienda sia volontariamente dai singoli dipendenti, e nel corso del tempo ha svolto una funzione assistenziale di finanziamento ai dipendenti che ne avevano necessità».

Lo ha riferito l’amministratore unico della municipalizzata dei trasporti barese, Luca D’Amore, che ieri in Tribunale a Bari è stato ascoltato in un’udienza del processo nato dall’inchiesta Codice interno di Dda e squadra mobile di Bari, che ha svelato i presunti intrecci tra mafia, politica e imprenditoria in città.

Nel processo sono imputate 15 persone, tra cui lo stesso Parisi, l’ex consigliera comunale di Bari Maria Carmen Lorusso e il padre, l’oncologo Vito. Nell’ambito dell’inchiesta (che portò a 130 arresti) fu anche disposta l’amministrazione giudiziaria per l’Amtab e D’Amore, nominato amministratore giudiziario dal Tribunale, è successivamente diventato amministratore unico su nomina del sindaco Vito Leccese.

Il Cral, ha spiegato D’Amore, «elargiva fondi ai dipendenti che ne facevano richiesta, prelevati dal fondo comune» sulla base delle «esigenze più disparate», da quelle «odontoiatriche all’acquisto di auto, ma anche esigenze familiari legate alle utenze domestiche».

Il rilascio delle somme era «autorizzato dal presidente del Cral» e quindi, per un periodo, anche da Massimo Parisi. Che, ha spiegato D’Amore, aveva versato nel tempo «quote significative» come «contributo volontario».

«I rappresentanti temporanei del Cral, in assenza del presidente dopo l’arresto, hanno detto di aver aperto dei conti correnti per Parisi» e per gli altri imputati «Lovreglio e De Tullio», ha sottolineato ancora D’Amore. Conti nei quali depositare le quote che questi avevano versato nel Cral.

Massimo Parisi fu assunto nell’Amtab nel 2013, e fino al 2022 è stato autista (ma aveva chiesto «per motivi familiari e di sicurezza» di guidare solo su determinate linee, e non nei quartieri San Paolo e Carbonara) e ha poi ricoperto i ruoli di operatore di rimessaggio e controllore. Recentemente è stato licenziato.

«La maggior parte dei soggetti intervistati» nell’Amtab «hanno ammesso il ruolo di spessore che Parisi, e altri dipendenti coinvolti nell’inchiesta, avevano in termini di peso nei confronti degli altri dipendenti. Tutti sapevano il peso criminale del signor Massimo Parisi, hanno ammesso di conoscere il signor Parisi e hanno ammesso i collegamenti con clan Parisi», ha aggiunto D’Amore. «La stessa presidente Donvito ha dichiarato di sapere chi fosse Massimo Parisi in termini di” vicinanza “a consorterie criminali baresi, unitamente a Tommaso Lovreglio e Michele De Tullio».

Rispondendo alle domande dell’avvocato di Parisi, Gaetano Sassanelli, D’Amore ha detto di «non aver riscontrato direttamente ipotesi di minacce o comportamenti indicativi di indici di mafiosità» da parte di Parisi nei suoi anni da dipendenti Amtab. L’unico elemento riscontrato, ha aggiunto D’Amore, è «una contestazione disciplinare a cui è seguita una sanzione per aver avuto una discussione con un soggetto apicale, legata allo svolgimento delle mansioni. C’è stata una discussione, poi una contestazione disciplinare e infine la sanzione». Il dirigente, ha spiegato D’Amore, non ha subito ritorsioni di alcun tipo.

L’amministratore unico ha poi riferito che è emerso che nella municipalizzata dei trasporti erano vi erano 13 persone assunte direttamente dall’azienda, a tempo determinato o indeterminato, legati da vincoli di parentela o di vicinanza con esponenti del clan Parisi di Bari. Altre 13, sempre in qualche modo vicini al clan, sono state assunte a tempo determinato attraverso le società interinali, e tra questi ci sono anche due figli di Massimo Parisi.

La gestione delle assunzioni nell’azienda, per D’Amore, nel corso degli anni ha «consentito l’ingresso di risorse assolutamente inidonee allo scopo e inserite su metodo clientelare», causando all’Amtab «un danno progressivo difficilmente stimabile». Ci sono poi, ha aggiunto D’Amore, dei «danni derivanti dal fenomeno infiltrativo, come nel caso della vigilanza: prima dell’ingresso dell’amministrazione giudiziaria l’Amtab era terra di nessuno, si poteva entrare e uscire senza alcun tipo di controllo. Il personale che avrebbe dovuto controllare era della società che aveva ottenuto la vigilanza, che di fatto però non svolgeva le attività» per cui aveva ottenuto l’appalto. Per questo, nei confronti di questa società, si aprirà «un contenzioso» civile dato dalla «risoluzione in danno» del contratto.

Nel corso dell’udienza D’Amore ha parlato anche delle misure prese per «escludere i rischi di infiltrazione criminale in tutte le funzioni aziendali», che «non è solo nelle assunzioni, ma anche negli appalti, nella gestione aree di sosta, della gestione dei turni degli operatori d’esercizio. Questa situazione ha necessitato di un approccio a 360 gradi, costringendoci ad esborsi ulteriori per attività che prima l’Amtab non aveva mai fatto e che oggi è costretta a fare, perché oggi i soldi sono usati in maniera diversa».

L’esempio è quello della società che aveva in appalto la vigilanza: «Se uso soldi per pagare aziende che non fanno il loro lavoro, non posso usarli per fare la manutenzione». Tutte queste pratiche, per D’Amore, hanno causato un «danno reputazionale» di grande rilievo per l’azienda, «perché i fatti mediatici collegati all’inchiesta stanno determinando un problema di rating verso gli stakeholders» dell’Amtab, «in particolari quelli bancari». «I principali istituti di credito – ha detto D’Amore – manifestano criticità nella prosecuzione dei rapporti e l’azienda rischia di perdere affidamenti per circa 7 milioni di euro».