Tragedia a Bari, schianto auto-minicar in via Tatarella: muore 16enne. Indagato per omicidio 25enne di Adelfia

Un 25enne di Adelfia è indagato per omicidio stradale nell’inchiesta aperta sulla morte di Sofia Lorusso, la 16enne deceduta a causa delle ferite rimediate nello scontro avvenuto su via Tatarella, nel quartiere Poggiofranco di Bari.

Si tratta del conducente della Volvo. La giovanissima vittima era alla guida della minicar che sarebbe stata tamponata violentemente dall’altra auto e si sarebbe ripetutamente capovolta.

Il 25enne si è fermato per i soccorsi ed è risultato negativo all’alcol e al drug test. La vittima è rimasta intrappolata nelle lamiere della minicar e per estrarla, si è reso necessario l’intervento dei vigili del fuoco.

Trasportata in condizioni disperate al Policlinico di Bari, è entrata presto in coma irreversibile ed è morta alle 22.30 di ieri. L’amica che era con lei, nell’impatto, è stata sbalzata fuori dall’abitacolo e ha riportato ferite giudicate guaribili in 30 giorni.

Pedoni e pusher senza regole, delirio alla stazione: pace fatta con lo storico borseggiatore

Dopo il secondo incontro con il borseggiatore di piazza Moro che ricorda Little Tony, abbiamo incontrato ancora una volta lo storico scippatore intervistato anni fa da Antonio. A sorpresa è arrivata la stretta di mano.  Ma nel far West di piazza Moro succede sempre la qualunque, tra pedoni e pusher senza regole che vogliono essere intervistati da noi. 

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Bari, torna la vineria del gruppo Hagakure a Torre a Mare: via libera alla concessione demaniale – IL PROGETTO

L’assessore allo Sviluppo economico e alla Blue economy, Pietro Petruzzelli, rende noto che è stata assegnata una concessione demaniale marittima a Torre a Mare, con finalità turistico-ricreative, della durata di due anni, avente a oggetto l’occupazione di immobili demaniali marittimi per l’esercizio di attività di somministrazione di bevande e cibi, e correlate funzioni complementari per lo svago e il tempo libero.

L’amministrazione comunale ha pubblicato a ottobre scorso la procedura pubblica per il rilascio di otto concessioni demaniali marittime, su altrettante aree distribuite lungo la costa cittadina. Per Torre a Mare (lotto 8 area 8), è stato disposto oggi in favore della SEA S.r.l. il rilascio della concessione, finalizzata all’installazione, per la stagione estiva e comunque per il periodo massimo di 120 giorni, dei manufatti di facile rimozione, nel rispetto di tutte le previsioni e condizioni contenute nel disciplinare tecnico – normativo.

Il progetto presentato prevede il ritorno della vineria sul mare ‘Vinomar’ del Gruppo Hagakure, in veste rinnovata rispetto alla scorsa stagione. Oltre alla vineria e all’american bar, il progetto sulla località ‘Cala Fetta’ propone un soft-restaurant, con servizio di somministrazione al tavolo attivo sia a pranzo che a cena, focus su etichette naturali e produttori pugliesi di vini, un calendario di eventi serali con musica dal vivo e serate a tema. La struttura installata, come proposto, sarà una pedana in legno removibile, integrata nel paesaggio costiero, con arredi in materiali naturali, illuminazione a basso consumo, gestione plastic-free. Saranno utilizzate materie prime stagionali e a filiera corta, con attenzione alla qualità e alla sostenibilità.

“Si tratta degli ultimi, fondamentali passaggi per completare la strategia immaginata qualche mese fa con l’avvio, per la prima volta, da parte dell’amministrazione comunale di una procedura pubblica pluriennale volta a rivitalizzare aree sulla costa sottoutilizzate, con l’obiettivo di costruire una pianificazione di attività per almeno due stagioni – commenta l’assessore Petruzzelli – . Con la determina di oggi, diamo il via libera alla quarta assegnazione sul lungomare sud di Bari, ma contiamo nei prossimi giorni di autorizzare una nuova attività anche sull’area di Santo Spirito, lungo la costa nord, su cui è stata presentata una nuova istanza, dopo che la gara era andata deserta. Per la prossima estate, dunque, potremo godere di nuovi luoghi di socialità sulla costa destinati all’intrattenimento, con servizi accessibili, inclusivi, alternativi al centro città, grazie anche alla disponibilità di imprenditori che hanno deciso di scommettere con noi sulla nuova vita di aree prima dismesse”.

Si ricorda che la procedura pubblica prevedeva il rilascio di otto concessioni demaniali marittime sulle seguenti aree: una a Santo Spirito, una a Palese, tre sul lungomare Di Cagno Abbrescia, due in via Giovine e una a Torre a Mare. Ogni operatore economico poteva presentare offerta per uno solo degli immobili/siti presenti nell’avviso, aggiudicata sulla base del criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa, individuata sulla base del miglior rapporto qualità – prezzo.

All’esito della procedura pubblica, attualmente sono stata assegnate quattro aree, mentre per tre (Palese e due sul lungomare Di Cagno Abbrescia) non sono state presentate offerte. Per Santo Spirito è attualmente in corso l’istruttoria con la valutazione dei requisiti del progetto presentato da un soggetto interessato alla concessione, dopo che la gara era andata deserta.

Le altre tre aree già assegnate, oltre a Torre a Mare, sono:

· Lotto 5 area 5 località via Di Cagno Abbrescia a Ladyes srl. Su un’area di 1800 metri quadri circa, arriverà un chiosco aperto tutto il giorno, con solarium con ombrelloni e sdraio, proposte culinarie dalla caffetteria agli aperitivi al tramonto, intrattenimento. Sarà prevista una zona con parcheggio a servizio.

· Lotto 6 area 6 località via Giovine a D’Abruzzo Scolastica. Il progetto prevede l’apertura del Riva Beach Bari, potenziando l’offerta ricettiva, di ristorazione e di intrattenimento h24. Grande spazio dedicato agli eventi musicali.

· Lotto 7 area 7 località via Giovine a Gruppo Ideazione. La proposta prevede la realizzazione di una ‘piccola Torre Quetta’, con quattro strutture sull’area con pedane e una proposta diversificata di prodotti e servizi. Non solo food, ma anche piscina e servizi per disabili (tra cui ingresso in piscina e tecnologia blindtag). Presenti anche casette in legno che diventeranno spazi polifunzionali al servizio di artigiani e associazioni.

Spaccio a Bari e Sannicandro, droga venduta su Telegram: 12 arresti. A capo Sabino Pace – TUTTI I NOMI

Produzione, traffico e detenzione di stupefacenti, ma anche resistenza a pubblico ufficiale e riciclaggio. Sono questi i reati contestati, a vario titolo, a 12 persone arrestate dai militari del Comando provinciale di Bari della Guardia di finanza, nell’ambito di un’indagine della Dda del capoluogo pugliese, che ha consentito di svelare l’esistenza di un “ingente traffico” di cocaina, hashish e marijuana tra Bari, Sannicandro di Bari e alcune città della Basilicata.

I 12, alcuni dei quali affiliati al clan Parisi di Bari, sono stati arrestati all’esito degli interrogatori preventivi del 19 e 20 maggio: l’ordinanza di custodia cautelare è stata disposta dal gip Giuseppe Battista. I fatti si riferiscono agli anni tra il 2022 e il 2023. La Dda aveva chiesto 17 arresti, per gli altri 5 non sono state ravvisate le esigenze di custodia cautelare.

Capo del gruppo è considerato Sabino Pace. Gli altri arrestati sono Giuseppe Carulli, Angelo Michele Di Turi, Antonio Bitritto, Antonio Antelmi, Cesare Cristian Catalano, Francesco D’Addiego, Domenico Cavalieri Foschini, Eugenio Damiano Giuliani, Nicola D’Agostino, Giuseppe Laddaga e Rodolfo Scardicchio. A riportarlo è La Gazzetta del Mezzogiorno.

Il gruppo avrebbe nascosto la droga in due casolari abbandonati nelle campagne di Sannicandro e in un appartamento del quartiere San Paolo di Bari. I due casolari, spiega la finanza in un comunicato, erano usati come “punti di contrattazione e vendita” ad altri gruppi criminali. Gli ordini erano raccolti su Telegram, su cui venivano pubblicati “i menù, le ‘offerte del giorno’ e i ‘pacchetti’ con tanto di immagini e filmati, e i relativi prezzi”.

La consegna avveniva in due modi, il “delivery” e il “meet you”, cioè “attraverso l’utilizzo di un’autovettura presa a noleggio e la consegna nel capoluogo barese previo contatto telefonico” su Whatsapp. Nel corso delle operazioni sono stati sequestrati 15 chili di droga e 132mila euro in contanti, cinque corrieri sono stati arrestati in flagranza.

Spaccio a Bari e Sannicandro, droga venduta su Telegram e consegnata con auto a noleggio: 12 arresti

Produzione, traffico e detenzione di stupefacenti, ma anche resistenza a pubblico ufficiale e riciclaggio. Sono questi i reati contestati, a vario titolo, a 12 persone arrestate dai militari del Comando provinciale di Bari della Guardia di finanza, nell’ambito di un’indagine della Dda del capoluogo pugliese, che ha consentito di svelare l’esistenza di un “ingente traffico” di cocaina, hashish e marijuana tra Bari, Sannicandro di Bari e alcune città della Basilicata.

I 12, alcuni dei quali affiliati al clan Parisi di Bari, sono stati arrestati all’esito degli interrogatori preventivi del 19 e 20 maggio: l’ordinanza di custodia cautelare è stata disposta dal gip Giuseppe Battista. Capo del gruppo è considerato Sabino Pace, i fatti si riferiscono agli anni tra il 2022 e il 2023. La Dda aveva chiesto 17 arresti.

Il gruppo avrebbe nascosto la droga in due casolari abbandonati nelle campagne di Sannicandro e in un appartamento del quartiere San Paolo di Bari. I due casolari, spiega la finanza in un comunicato, erano usati come “punti di contrattazione e vendita” ad altri gruppi criminali. Gli ordini erano raccolti su Telegram, su cui venivano pubblicati “i menù, le ‘offerte del giorno’ e i ‘pacchetti’ con tanto di immagini e filmati, e i relativi prezzi”.

La consegna avveniva in due modi, il “delivery” e il “meet you”, cioè “attraverso l’utilizzo di un’autovettura presa a noleggio e la consegna nel capoluogo barese previo contatto telefonico” su Whatsapp. Nel corso delle operazioni sono stati sequestrati 15 chili di droga e 132mila euro in contanti, cinque corrieri sono stati arrestati in flagranza.

Schianto minicar-auto in via Tatarella, Bari piange la 16enne Sofia Lorusso: “Abbiamo perso una figlia”

“Oggi Bari ha perso una figlia. Una ragazza di 16 anni. Una vita spezzata troppo presto, troppo ingiustamente. E io non riesco a trovare pace”. Queste le dolorose parole postate sui social dall’assessora alla Polizia locale del Comune di Bari, Carla Palone.

Sofia Lorusso, la 16enne rimasta vittima in un incidente stradale nella notte tra il 26 e il 27 maggio in via Tatarella, non ce l’ha fatta. Le sue condizioni erano apparse disperate e critiche.

Trasportata in Rianimazione, è entrata in coma irreversibile dopo essere rimasta incastrata nella minicar che si è ribaltata dopo lo scontro contro una Volvo. Il conducente, secondo quanto ricostruito, si è fermato per prestare i soccorsi. I mezzi procedevano nello stesso senso di marcia. Sul caso indaga la Polizia locale di Bari, i due mezzi coinvolti nell’incidente sono stati sequestrati.

L’amica che era con lei a bordo della vettura è stata sbalzata fuori dall’abitacolo. Ha riportato ferite serie, ma giudicate guaribili in 30 giorni. Erano uscite per prendere insieme un gelato. I familiari hanno saputo dell’incidente grazie a un’app presente sul cellulare della ragazza che ne monitorava le attività.

“Quando perdiamo una ragazza così giovane, non è solo una tragedia privata: è una ferita che colpisce tutti noi. Un banco che resterà vuoto. Un compleanno che non arriverà mai. Una madre e un padre che non saranno mai più gli stessi – ha aggiunto la Palone -. Abbiamo bisogno di più responsabilità, più ascolto, più amore per la vita. Non solo da parte dei giovani, ma anche da parte di noi adulti, che dovremmo dare l’esempio. E soprattutto, dobbiamo smettere di pensare che queste tragedie non ci riguardino”.

 

Bari, scempio in via Imbriani. Rifiuti abbandonati fuori orario e non differenziati: l’ira di Leccese contro i locali

“Alcuni cassonetti di via Imbriani stamattina all’alba si presentavano così. ‘E cosa fa l’Amiu?’ vi chiederete voi. L’Amiu fa il suo dovere: ieri sera i cassonetti sono stati regolarmente svuotati e la postazione ripulita. Ma stamattina la situazione era questa”.

Inizia così la denuncia social del sindaco di Bari, Vito Leccese. “Perché alcuni proprietari di locali (che nel frattempo sono stati individuati) hanno pensato bene di abbandonare in questo modo i loro rifiuti. Fuori orario e senza nessuna traccia di raccolta differenziata – si legge -. Di regola questi rifiuti dovrebbero restare lì fino a stasera, quando gli operatori dell’Amiu torneranno a svuotare quelle postazioni”.

“Ma noi, a differenza di alcuni dei proprietari dei locali della zona, amiamo la nostra città e soprattutto non vogliamo che offra questo spettacolo indecente agli occhi di cittadini e turisti. E dunque l’Amiu stamattina é tornata per rimuovere lo schifo abbandonato”, ha aggiunto Leccese.

“Presto gli incivili titolari di queste attività vedranno recapitarsi una bella sanzione ma non escludo che si debba andare oltre la singola multa – conclude il primo cittadino -. Perché la pazienza è finita, perché non si possono ancora tollerare questi comportamenti, perché se non interveniamo subito per mettere fine a questo scempio, prima o poi, invece di vantarci della nostra bellissima città, per colpa di pochi, saremo costretti a vergognarcene”.

Capriati, Strisciuglio, Parisi-Palermiti e Diomede-Mercante: la mappa e gli affari dei clan baresi – IL REPORT

Sotto il profilo della criminalità organizzata il quadro d’insieme della regione Puglia nel 2024 rimane sostanzialmente immutato. Questo è quanto emerge dalla relazione annuale della DIA.

La città metropolitana di Bari, così come la sua provincia, sono infiltrati dalla camorra barese, Foggia e la sua provincia dalle mafie foggiane, mentre il Salento, con le province di Lecce e Brindisi e solo parzialmente quella di Taranto, restano appannaggio della sacra corona unita. Discorso a parte va fatto per la provincia BAT, la quale costituisce una sorta di crocevia in cui convergono gli interessi delle mafie locali e di quelle baresi e foggiane. La provincia di Taranto, da ultimo, ad esclusione della zona di Manduria, risulta controllata da gruppi mafiosi locali.

Le evidenze investigative dimostrano come, anche nel corso del 2024, i gruppi mafiosi pugliesi continuano a perseguire la loro strategia di controllo del territorio e di autosostentamento, con particolare riguardo al settore del traffico di stupefacenti, avvalendosi anche della collaborazione di sodalizi stranieri, specialmente albanesi, ormai da decenni radicati in zona anche per effetto della collocazione geografica della regione, che funge da naturale testa di ponte tra l’Italia e le grandi rotte balcaniche.

Il crimine organizzato in Puglia si caratterizza per la sua perdurante instabilità, frutto di continue fibrillazioni sia interne che esterne ai vari sodalizi, come dimostrato dai 9 omicidi e circa 19 tentati omicidi commessi nel corso del 2024. Sono confermati i rapporti con la ‘ndrangheta e la camorra, anch’esse molto attive nell’azione di inquinamento dell’economia locale (per i dettagli sugli interessi della ‘ndrangheta in Puglia si rimanda al box di approfondimento sui provvedimenti interdittivi prefettizi).

LA RELAZIONE SU BARI

Il panorama del capoluogo pugliese è caratterizzato dalla presenza della camorra barese articolata su 4 clan egemoni: i CAPRIATI, gli STRISCUGLIO, i PARISI-PALERMITI ed i DIOMEDE-MERCANTE. Questi sono espressioni di altrettante famiglie, dominanti sulle restanti consorterie cittadine con la loro forte presenza sul territorio ed il loro riconosciuto spessore criminale.

Sotto l’egida dei predetti clan o comunque in posizione subordinata operano nella città di Bari vari gruppi, mentre il controllo delle consorterie sui comuni dell’hinterland barese si estende attraverso una fitta rete di uomini di fiducia.

La principale fonte di sostentamento è costituita dal traffico e dallo spaccio di sostanze stupefacenti, cui vanno ad aggiungersi i reati contro il patrimonio, in particolare le estorsioni, ed altre forme di aggressione più articolate dell’economia locale, come testimoniato dai molteplici sequestri operati, derivanti dall’accumulo e dal reimpiego di provento di attività delittuose, e dai provvedimenti interdittivi emessi, che hanno riguardato, come detto, anche società colluse con esponenti della ‘ndrangheta, a riprova dei frequenti rapporti della camorra barese con le cosche calabresi in ragione delle opportunità offerte dall’economia del territorio e il conseguente inquinamento dell’economia locale.

Il clan CAPRIATI è radicato nel Borgo Antico della città e per tramite dei suoi referenti/reggenti è fortemente ramificato anche nei quartieri di Fesca e San Cataldo, nonché in molti comuni della città metropolitana e alcuni della provincia BAT, a seguito di una “poli- tica espansionistica” seguita negli ultimi anni dai suoi capi. È dedito prioritariamente al traffico di stupefacenti, alle estorsioni e al gioco d’azzardo. Il 1° aprile 2024, in località Torre a Mare (BA) è stato ucciso uno degli elementi di spicco del clan che, scarcerato da pochi mesi dopo una lunga detenzione, avrebbe ripreso la conduzione degli affari della consorteria criminale. Il 27 aprile 2024 i Carabinieri hanno tratto in arresto un pregiudicato ritenuto contiguo al clan CAPRIATI poiché trovato in possesso di 4 pistole e relativo munizionamento. Il 7 maggio 2024 la Polizia di Stato ha eseguito una misura cautelare851 nei confronti di 4 soggetti intranei al clan CAPRIATI, ritenuti responsabili di detenzione ai fini di spaccio di stupefacente e detenzione abusiva di arma da fuoco.

Il 31 ottobre e il 5 novembre 2024 è stata data esecuzione alla sentenza di condanna definitiva, nell’ambito del processo “Porto”, nei confronti di 5 appartenenti al clan CAPRIATI, tra cui un importante esponente di vertice, per il reato di associazione a delinquere di tipo mafioso, finalizzata al traffico di stupefacenti, ed estorsione.

Il 5 dicembre 2024, a Bari, nel quartiere del Borgo Antico, i Carabinieri hanno eseguito un’ordinanza custodiale nei confronti di cinque persone, vicine al clan CAPRIATI, per spaccio di sostanze stupefacenti. L’attività ha dimostrato ancora una volta come il predetto sodalizio sia tuttora ben radicato nel centro storico, nonostante sia un territorio fortemente conteso con l’avverso clan STRISCIUGLIO, anche attraverso piazze di spaccio gestite in modo capillare e con l’ausilio di “vedette” che segnalano costantemente la presenza delle forze dell’ordine.

Il clan PARISI-PALERMITI, sempre ben saldo nella sua roccaforte originaria del quartiere Japigia, si caratterizza per la sua struttura piramidale, con i suoi capi storici che, nonostante la detenzione, riescono a mantenere le redini del sodalizio e che, per tramite di suoi gruppi subordinati, opera anche nei quartieri Madonnella e Carrassi ed in altri comuni della città metropolitana. Le attività delittuose del clan PARISI-PALERMITI spaziano dalle estorsioni all’usura, dal traffico di stupefacenti al contrabbando di gasolio, dal riciclaggio alla gestione del gioco d’azzardo per arrivare anche allo scambio elettorale politico mafioso. Durante il periodo in esame diverse operazioni di polizia hanno contribuito a delinearne la struttura, il territorio di influenza, le attività criminali e gli ambiti istituzionali e dell’economia legale dove tende ad infiltrarsi, in particolare nel settore dell’autotrasporto di merci per conto terzi.

Il 12 febbraio 2024, la Polizia di Stato di Bari ha eseguito una misura cautelare nei confronti di un esponente apicale della fazione PALERMITI, ritenuto responsabile di lesioni personali, violenza privata ed atti persecutori, reati aggravati dalle circostanze di cui all’art. 416 bis, per il ferimento a colpi d’arma da fuoco di un esponente del clan.

Il 26 febbraio 2024, la Polizia di Stato, nell’ambito dell’operazione “Codice interno”, ha eseguito 137 misure cautelari, emesse nell’ambito di due distinti procedimenti penali, i cui indagati sono stati ritenuti responsabili di associazione mafiosa, scambio elettorale politico-mafioso, turbata libertà degli incanti e frode in competizioni sportive. Le indagini hanno consentito di documentare l’operatività, almeno dall’anno 2016, del clan PARISI-PALERMITI ed hanno permesso di disvelare molteplici aspetti dell’operato criminale del sodalizio in questione, oltre a documentarne l’operatività nei territori controllati e a tracciare nel dettaglio il suo organigramma.

Le indagini hanno fatto luce su molteplici dinamiche, sia di tipo più spiccatamente delinquenziale, ma soprattutto sul modus operandi adottato per intaccare e permeare il tessuto economico e le istituzioni locali. Più nel dettaglio sono stati messi in evidenza: l’ascesa delle nuove generazioni, sempre più avvezzi a sistemi delinquenziali articolati quali le intestazioni fittizie ed il riciclaggio mediante la gestione di centri scommesse; la grande solidità interna del clan; l’infiltrazione nell’economia legale attraverso il condizionamento di numerose aziende cittadine, tra cui spicca una municipalizzata del Comune di Bari, della quale sarebbero state condizionate le scelte societarie anche imponendo assunzioni di sodali del clan o di loro parenti.

In merito a quest’ultimo aspetto il clan PARISI-PALERMITI avrebbe dimostrato di riuscire, grazie alla compiacenza di pubblici amministratori, ad infiltrarsi nei gangli dell’amministrazione comunale con la compartecipazione di esponenti del rivale clan STRISCIUGLIO.

Il 18 marzo 2024, i Carabinieri, nell’ambito dell’operazione “Dedalo” hanno eseguito una misura cautelare nei confronti di 69 esponenti del clan PARISI-PALERMITI ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione per delinquere armata finalizzata al traffico di droga ed aggravata dal metodo mafioso, nonché detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti.

Le indagini hanno consentito di documentare ulteriormente l’attività nel quartiere Japigia della consorteria costituita dai PARISI-PALERMITI, dedita al traffico di sostanze stupefacenti avvalendosi di basi logistiche e automezzi modificati. In particolare è emersa la presenza di una “cassa comune”, finanziata dagli stessi sodali e utilizzata per gli acquisti delle sostanze stupefacenti, con una duplice contabilità la cui gestione era affidata a due figure apicali affiliate rispettivamente ai PARISI ed ai PALERMITI.

Il 22 giugno 2024, a Bari, la Polizia di Stato ha eseguito un provvedimento di sequestro preventivo per un valore complessivo stimato in 1,5 milioni di euro nei confronti di un soggetto considerato intraneo al clan PARISI. Il provvedimento è scaturito da indagini che hanno consentito di ricostruire il patrimonio del soggetto, costituito prevalentemente da beni intestati fittiziamente a terze persone.

Il 25 giugno 2024, a Bari, i Carabinieri hanno eseguito decreto di confisca869 emesso nei confronti di un soggetto intraneo al gruppo criminale DI COSIMO-RAFASCHIERI, operante sotto l’egida del clan PARISI-PALERMITI, riguardante un fabbricato acquisito mediante il reimpiego di proventi delle attività illecite.

Il 12 settembre 2024, in Bari, la Polizia di Stato ha eseguito un decreto di sequestro preventivo che ha interessato il patrimonio, già in parte oggetto di precedente sequestro, di uno degli elementi di vertice del clan PARISI-PALERMITI.

Il 28 ottobre 2024, i Carabinieri hanno eseguito 7 provvedimenti di esecuzione pena nei confronti di altrettanti soggetti ritenuti responsabili di associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti aggravata dal metodo mafioso e ricettazione, avendo agevolato il clan PARISI-PALERMITI.

Il 15 novembre 2024, a Bari, nell’ambito dell’operazione “Run up”, i Carabinieri hanno eseguito 4 ordinanze custodiali emesse nei confronti dei soggetti fiancheggiatori della latitanza di un boss della ‘ndrina di Lauropoli (CS), arrestato nel novembre 2023 dopo aver trovato riparo nel capoluogo pugliese grazie ad esponenti del gruppo dei LOVREGLIO, facente capo al clan PARISI.

Il clan STRISCIUGLIO (o clan della luna) è al momento tra i più attivi e conta su un numero elevato di affiliati nell’ambito della criminalità organizzata barese, con i suoi capi storici saldamente al comando nonostante da anni reclusi in carcere. Per il tramite di suoi fedelissimi, il clan è di fatto egemone in molti quartieri e zone della città e del suo hinterland, segnatamente nel Borgo Antico, San Girolamo (in questi quartieri in contrasto con il clan CAPRIATI), Carbonara, Carbonara 2, Ceglie del Campo, Libertà, Stanic, San Paolo, Palese, Santo Spirito-Catino-San Pio ed inoltre, per tramite del gruppo CAMPANALE, con influenza sui quartieri Fesca e San Cataldo.

Il grado di autonomia tra i vari gruppi è frutto anche di frequenti tensioni interne. Gli interessi criminali del clan sono molteplici e partono dal traffico e spaccio di droga, per estendersi alle estorsioni, all’usura, al riciclaggio, al settore della raccolta, trasporto, stoccaggio e smaltimento di metalli e altro genere di rifiuti ed al controllo della distribuzione delle apparecchiature da gioco.

Inoltre, è emerso che il clan STRISCIUGLIO, parallelamente al rivale clan PARISI-PALERMITI, avrebbe partecipato ad accordi politico-mafiosi in cambio di utilità varie, coinvolgendo a tale scopo elementi apicali del gruppo MONTANI, operanti nei quartieri San Paolo e San Pio anche con il coinvolgimento, in passate tornate elettorali, di frange del tifo organizzato locale.

Il 18 febbraio 2024, a Bari, la Polizia di Stato ha eseguito una misura cautelare nei confronti di 3 soggetti legati al clan STRISCIUGLIO, poiché ritenuti responsabili di tentato omicidio aggravato dal metodo mafioso a seguito di un’aggressione a colpi d’arma da fuoco nei confronti di un altro esponente di spicco del medesimo sodalizio criminale.

Il 12 aprile 2024, i Carabinieri hanno eseguito una misura cautelare nei confronti di 10 soggetti riconducibili al clan STRISCIUGLIO operanti nel quartiere San Pio in ordine ai reati, tutti commessi con l’aggravante mafiosa, di porto abusivo di armi e lesioni aggravate nei confronti di un pregiudicato che aveva avviato un’attività di spaccio nel quadrante Santo Spirito del medesimo quartiere, senza il placet del clan. Tale circostanza dimostra ulteriormente come gli esponenti del sodalizio operino secondo logiche tipiche del contesto mafioso e di come abbiano esteso anche il loro raggio d’azione nell’ambito del quartiere Santo Spirito-Catino-San Pio.

Il 16 aprile 2024, nel quartiere Japigia i Carabinieri hanno tratto in arresto in flagranza di reato 5 persone per avere preso parte ad un agguato a colpi d’arma da fuoco nei confronti di un membro del clan PARISI. I 5 soggetti risulterebbero “vicini” al rivale clan STRISCIUGLIO e uno di questi sarebbe anche legato da vincoli di parentela alla vittima dell’agguato.

Il 19 aprile 2024, i Carabinieri hanno eseguito una misura cautelare nei confronti di 5 soggetti responsabili di varie estorsioni, con l’aggravante dell’aver agito con modalità mafiose, perpetrate in una zona portuale del capoluogo ai danni di pescatori professionisti e proprietari di imbarcazioni da diporto. Questi ultimi erano costretti ad accettare la “protezione” degli indagati che si erano imposti come guardiani della zona, obbligando le vittime ad usufruire dei loro servizi per scongiurare danni ai natanti. Pur in assenza di diretti riscontri in tal senso, non si può escludere un possibile coinvolgimento del clan STRISCIUGLIO anche nella considerazione che l’area portuale ricade nei quartieri Santo Spirito-Catino-San Pio e, quindi, sotto il controllo del predetto clan.

Il 18 giugno 2024, la Polizia di Stato ha eseguito una misura cautelare nei confronti di 11 soggetti legati al clan STRISCIUGLIO poiché responsabili di tentato omicidio, detenzione e porto d’arma da fuoco, con l’aggravante del metodo mafioso. L’indagine ha riguardato l’agguato di cui furono vittime due pregiudicati intranei al clan PARISI-PALERMITI e si inserisce nel conflitto che venne a crearsi nel quartiere Madonnella tra i due clan per contese legate al controllo della zona.

Il 3 luglio 2024, i Carabinieri hanno dato esecuzione ad una misura cautelare nei confronti di 2 pregiudicati riconducibili al clan STRISCIUGLIO, ritenuti responsabili dei reati di lesioni personali e porto illegale di armi con l’aggravante del metodo mafioso. Il provvedimento è scaturito dalle indagini esperite a seguito del ferimento di un soggetto gravato da precedenti di polizia.

Il 6 novembre 2024, i Carabinieri hanno eseguito una misura cautelare nei confronti di 4 soggetti, di cui 2 appartenenti al clan STRISCIUGLIO, ritenuti responsabili, in concorso e con l’aggravante del metodo mafioso, di sequestro di persona a scopo di rapina e lesioni personali aggravate nei confronti di un soggetto per motivi legati a pregressi debiti di droga.

Il 13 novembre 2024, la Polizia di Stato ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 4 soggetti, in concorso con altri 14 indagati in stati di libertà, ritenuti responsabili di spaccio di stupefacenti, estorsioni, porto illegale ed esplosione di colpi d’arma da fuoco, con l’aggravante del metodo mafioso. L’indagine riguarda affiliati del clan STRISCIUGLIO operanti nel quartiere Libertà, dediti ad estorsioni in danno di venditori ambulanti di fuochi pirotecnici.

Il quarto clan operante in diverse aree del capoluogo pugliese è quello dei DIOMEDE-MERCANTE. Federato con il clan CAPRIATI, è particolarmente attivo nel traffico di stupefacenti e nelle estorsioni evidenziando recentemente un interesse all’infiltrazione di aziende operanti nel settore delle forniture di beni e servizi. La componente DIOMEDE, dedita principalmente allo spaccio di droga, risulta atti- va nei quartieri Poggiofranco, Picone, Carrassi e San Pasquale. I MERCANTE hanno come principali basi di riferimento i quartieri Libertà e San Paolo, contesi con il rivale clan STRISCIUGLIO, che ne avrebbe ridimensionato lo spessore criminale anche in ragione dell’azione di contrasto subita dalle Forze di Polizia.