Tragedia a Bisceglie, 26enne schiacciato dal muletto: un indagato per la morte di Giovanni Belgiovine

C’è un indagato nell’inchiesta aperta dalla Procura di Trani per fare chiarezza sull’incidente sul lavoro avvenuto nel tardo pomeriggio di ieri sul piazzale antistante un frantoio che si trova in via San Pietro alla periferia di Bisceglie, nel nord Barese, e in cui è morto il 26enne Giovanni Belgiovine.

Il fascicolo è stato aperto per l’ipotesi di reato di omicidio colposo. La magistratura ha ritenuto di non disporre l’autopsia sul corpo del 26enne che è rimasto schiacciato dal muletto che guidava e che, nel corso di una manovra, si è ribaltato. Sotto sequestro sono finiti il mezzo, l’area in cui è avvenuto l’incidente e documentazione di vario tipo. Le indagini sono affidate ai carabinieri.

Tragedia a Bisceglie, il muletto si ribalta nel frantoio e viene schiacciato: muore il 26enne Giovanni Belgiovine

Un uomo di 26 anni, Giovanni Belgiovine, è morto nel tardo pomeriggio di ieri mentre era a lavoro sul piazzale antistante di un frantoio in via San Pietro a Bisceglie, nel nord Barese.

La vittima, secondo una prima ricostruzione, stava guidando un muletto che, nel corso di una manovra, si è ribaltato schiacciandolo. I soccorsi prestati dal personale del 118 sono stati inutili: il 26enne è morto sul colpo.

La Procura di Trani ha aperto una inchiesta per omicidio colposo, al momento contro ignoti. Indagini sono in corso da parte dei carabinieri e dei tecnici della prevenzione dello Spesal della Asl Bat che dovranno accertare l’esatta dinamica dell’accaduto.

Mistero a Bisceglie, tre fratelli pestati in pieno centro: caccia ai due aggressori. Indagano i Carabinieri

Tre fratelli, poco più trentenni, sono stati aggrediti nella tarda serata di ieri in largo Mario Cosmai, a pochi passi dalla centrale piazza Vittorio Emanuele, a Bisceglie.

Dopo un’accesa discussione le tre vittime sono state colpite da due persone che si erano avvicinate a loro con atteggiamento minaccioso. Durante il pestaggio è stato utilizzato anche un casco.

Gli aggressori si sono poi dileguati in pochi istanti. Sul posto sono intervenuti i Carabinieri, il 118 e la Polizia Locale. I tre fratelli sono stati trasportati in ospedale, hanno rimediato ferite su tutto il corpo. Per loro prognosi tra i 10 e i 25 giorni.

Indagano i Carabinieri, grazie anche alle testimonianze raccolte sul posto. Resta da chiarire il motivo dell’aggressione, basandosi anche su eventuali rapporti di conoscenza tra i due aggressori e le vittime.

Tragedia di Verona, tra i feriti anche un carabiniere di Bisceglie. Il sindaco: “Giuseppe scosso per la morte dei colleghi”

C’è un carabiniere 45enne originario di Bisceglie, Giuseppe Benso della Squadra operativa di supporto di Mestre, tra i 17 feriti dell’esplosione del casolare avvenuta ieri a Castel D’Azzano, dove tre fratelli avevano saturato i locali con il gas per evitare di venire sfrattati, in cui sono morti tre Carabinieri. Tra le vittime  il 56enne Luogotenente Marco Piffari, originario di Taranto. Oltre a lui hanno perso la vita il Carabiniere Scelto Davide Bernardello e il Brigadiere Capo Valerio Daprà.

Il carabiniere di Bisceglie ha riportato ustioni a viso e mani ed è ricoverato nell’ospedale di Mestre. Il sindaco di Bisceglie, Angelantonio Angarano, ha incontrato la sua famiglia. “Nel pomeriggio ho portato il nostro affettuoso saluto, l’abbraccio corale e la vicinanza della città ai genitori di Giuseppe – si legge sui social -. Il nostro concittadino non è in pericolo di vita ma è comprensibilmente molto scosso per la morte dei suoi colleghi”.

“Ancora sgomenti e increduli per la follia del gesto che ha provocato così tanto dolore, ci stringiamo attorno a Giuseppe, augurandogli una pronta guarigione e di poterlo abbracciare presto qui a Bisceglie – conclude Angarano-. Il nostro commosso pensiero va anche ai tre carabinieri che hanno perso la vita e alle loro famiglie”.

La tragedia ha scosso l’Italia intera. Nell’esplosione sono rimasti feriti altri 11 carabinieri, tre poliziotti e un vigile del fuoco, tutti ricoverati nei vari ospedali della provincia scaligera, per ustioni e ferite ma non in pericolo di vita. Le vittime, assieme alle squadre speciali dell’Arma stavano intervenendo per sgomberare l’edificio, pignorato da anni e dal quale dovevano venire evacuati i tre, Franco, Dino e Maria Luisa Ramponi, agricoltori e allevatori da tempo alle prese con problemi finanziari e ipotecari.

Lo sgombero era stato programmato da giorni dopo vari tentativi negli ultimi anni mai andati a buon fine, anzi con precedenti minacce di farsi saltare in aria. Così sono stati fatti arrivare sul posto carabinieri dei Reparti speciali e agenti dell’Uopi, specializzati in azione antiterrorismo. La casa era però già satura di gas e l’esplosione è stata innescata all’apertura della porta d’ingresso, che ha investito le forze dell’ordine e i vigili del fuoco che stavano facendo irruzione. L’intero casolare, di due piani, è crollato travolgendo i militari e gli agenti. Sul posto erano presenti anche i Vigili del fuoco che sono intervenuti immediatamente, ma per i tre carabinieri non c’è stato nulla da fare.

Dei tre fratelli Franco è scappato ed è stato poi trovato e fermato poco lontano, Maria Luisa e Dino sono ricoverati ma non in pericolo di vita, e sono piantonati in stato di fermo all’ospedale.

 

Spaccio di cocaina a Trani e Bisceglie gestito anche dal carcere: 7 misure cautelari. Sequestri da 130mila euro

Una rete di spaccio gestita anche da chi era in carcere. Cocaina distribuita in diverse zone di Trani e Bisceglie e chiamata da fornitori e pusher ricci di mare, vaschette di alici o datteri per evitare di essere scoperti dai finanzieri che però erano già sulle loro tracce.

Per questa ragione cinque persone sono state arrestate, un altro degli indagati è stato raggiunto da obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria e la settima persona coinvolta da misura interdittiva: per i prossimi 5 anni non potrà esercitare attività imprenditoriale né ricoprire uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese.

I provvedimenti cautelari sono stati emessi dal gip del Tribunale di Trani su richiesta della procura. Gli indagati hanno tra i 20 e i 50 anni, e in gran parte hanno precedenti penali.

Per tutti le accuse, contestate a vario titolo, sono produzione, traffico e detenzione illecita di sostanze stupefacenti o psicotrope, trasferimento fraudolento di valori, accesso indebito a dispositivi idonei alla comunicazione da parte di soggetti detenuti, favoreggiamento personale.

L’inchiesta, denominata Ricci di mare e coordinata dalla procura di Trani, ha portato anche al sequestro preventivo di 130mila euro e di un’attività commerciale di Trani che per gli investigatori era “fittiziamente intestata per eludere le disposizioni di legge in materia di misure di prevenzione patrimoniali”.

Le indagini sono iniziate dopo che ad un posto di blocco sono stati sequestrati un chilo di cocaina e 60mila euro in contanti. Così, i militari sono risaliti, grazie anche a intercettazioni ambientali e telefoniche, alle piazze dello smercio di droga e ai nomi criptici utilizzati dagli indagati.

Nei mesi durante i quali sono stati svolti gli accertamenti, sono state arrestate due persone in flagranza di reati e sottoposto a sequestro più di un chilo di droga.

Pistola, machete, droga e oltre 25mila euro in casa: un arresto e tre denunce a Bisceglie

I carabinieri di Bisceglie hanno arrestato in flagranza di reato un 32enne del posto per produzione, traffico e detenzione illeciti di sostanze stupefacenti e detenzione abusiva di arma clandestina.

Nel corso di una perquisizione domiciliare è stata infatti trovata una pistola calibro 9 corto con matricola abrasa, 6 proiettili, un grammo di marijuana e la somma di 1175 euro in contanti, ritenuti provento di attività illecita.

Altre tre persone sono state denunciate in stato di libertà: un uomo e una donna conviventi, sorpresi con 24mila euro in contanti di cui non hanno saputo giustificare la provenienza e ritenuta provento di attività illegale, e un giovane trovato con un machete di 50 centimetri. Tutto il materiale rinvenuto è stato sottoposto a sequestro penale.

“Meloni, Tajani, Salvini farete la fine di Mussolini”, polemiche a Bisceglie per lo striscione: “Grave e intollerabile”

Uno striscione con su scritto ‘Meloni, Tajani, Salvini farete la fine di Mussolini’ è stato esposto ieri sera a Bisceglie, nel nord Barese, nel corso della manifestazione organizzata per esprimere solidarietà agli attivisti della Global Sumud Flotilla e vicinanza alla popolazione palestinese.

A denunciarlo è la consigliera regionale di Fratelli di Italia e originaria di Bisceglie, Tonia Spina che in una nota chiede al sindaco della città, Angelantonio Angarano di prendere le distanze dall’iniziativa.

“Lo striscione è un gesto gravissimo e intollerabile. Non siamo di fronte a una libera opinione, ma ad un messaggio di odio che richiama scenari di morte e violenza, contrari a ogni principio democratico”, sostiene Spina che si rivolge al primo cittadino “che ha patrocinato l’evento” per chiedergli di “prendere pubblicamente le distanze e condannare senza ambiguità quanto accaduto”.

“Tacere – aggiunge – significherebbe legittimare un linguaggio violento che non appartiene alla nostra città”. “La libertà di manifestare è sacra, ma non può trasformarsi in licenza di insultare e minacciare – conclude -. Bisceglie merita di essere ricordata come città di dialogo e non come scenario di derive estremiste”.

Sequestro lampo di un imprenditore di Bisceglie, 8 indagati e 7 arresti: tra loro padre e figlio

Sette persone di età compresa tra 78 e i 36 anni sono state arrestate dagli agenti della squadra mobile di Andria perché considerati responsabili di un sequestro lampo di un imprenditore della zona.

Il 78enne di Bisceglie si trova agli arresti domiciliari, gli altri tutti di Andria e con precedenti penali, sono in carcere. Tra loro ci sono anche un padre e suo figlio.

Le accuse, contestate a vario titolo, sono di sequestro di persona a scopo di rapina, tentata rapina aggravata dall’uso di armi, detenzione e spendita di banconote false.

Gli indagati, secondo l’inchiesta coordinata dalla procura di Trani e denominata Game over, sono complessivamente otto. Ulteriori dettagli sull’operazione saranno resi noti in mattinata.

West Nile, 53enne positiva ad Andria. L’Asl: “Sta bene non è in pericolo di vita”

Una donna di 53 anni di Andria è ricoverata nell’unità operativa di Malattie infettive dell’ospedale di Bisceglie perché risultata positiva al virus della West Nile.

Lo rende noto la Asl Bat spiegando che “le condizioni della paziente sono buone e non è mai stata in pericolo di vita”. Si tratta del primo caso registrato nel nord Barese.

L’azienda sanitaria ricorda che del virus sono portatori “gli uccelli selvatici e le zanzare le cui punture sono il principale mezzo di trasmissione all’uomo”. La febbre West Nile non si trasmette da persona a persona tramite il contatto con le persone infette”, aggiunge la Asl Bat.

“Oltre il 90 per cento dei casi resta asintomatico o ha sintomi lievi. Solo raramente si registrano encefaliti”, dice Tiziana Dimatteo, commissario straordinario della Asl Bt ricordando che “per prevenire la puntura di zanzara si raccomanda di evitare ristagni d’acqua, usare repellenti e proteggere gli ambienti di vita con zanzariere”. “Si tratta di gesti di prevenzione semplici che però risultano di fondamentale aiuto”, conclude.

Sequestro lampo sulla Bisceglie-Andria, imprenditore picchiato e rilasciato in campagna: indagini in corso

Un imprenditore di circa 50 anni ieri mattina è stato vittima di un sequestro lampo sulla strada che collega Bisceglie ad Andria. L’uomo si trovava a bordo della sua auto ed è stato affiancato da due vetture.

Il 50enne è stato costretto a scendere e salire su un altro mezzo, prima di essere picchiato e rilasciato dopo poco dal commando nelle campagne di Andria. Qui è riuscito a dare l’allarme e chiamare i soccorsi.

La vittima ha raccontato di non aver pagato nulla per essere liberato. Sulla vicenda indagano i Carabinieri.