Totò Riina a 22 anni detenuto nel carcere di Turi, la pagella shock di terza elementare: “9 in educazione morale”

Totò Riina, il Capo dei Capi, è stato nel carcere di Turi all’età di 22 anni e all’inizio della sua carriera criminale. Doveva scontare una condanna a 12 anni di reclusione per aver ucciso Domenico Di Matteo. È qui che ha frequentato la terza elementare, diventando anche uno “studente modello”.

In questi giorni è emersa la sua pagella di fine anno. A far clamore è il 9 rimediato in educazione morale e civica ma non solo, anche il 7 in italiano, storia e geografia. Voto 8 invece in aritmetica e disegno. Giudizi shock perché a distanza di anni Salvatore Riina è diventato il capo di Cosa Nostra, l’organizzazione mafiosa che ha seminato terrore e paura in tutta Italia. L’anno susseguente si iscrive alla quarta elementare senza concluderla perché il 23 aprile del 1954 viene trasferito a Termini Imerese.

Carcere di Foggia, detenuto incendia la stanza e aggredisce poliziotto. Il Sappe: “Siamo stanchi”

“Ormai nel carcere di Foggia, come in quelli della regione puglia i poliziotti penitenziari sono impotenti di fronte alle ripetute situazioni di pericolo determinate da detenuti con gravi problemi psichiatrici o tossicodipendenti. L’ultima è accaduta nel primo pomeriggio di ieri in cui un detenuto di circa 40 anni, della provincia di FOGGIA con problemi di tossicodipendenza in carcere per reati connessi alla droga, ha prima incendiato il materasso della stanza in cui era alloggiato provvisoriamente, eppoi ha aggredito un poliziotto che era intervenuto per salvarlo dal fumo che, nel frattempo aveva invaso il reparto nonché zone limitrofe, quali le salette ove i detenuti effettuano i colloqui con i loro familiari, tanto che si sarebbero sospesi i colloqui in attesa del diradarsi per pericoloso fumo. Nel frattempo il poliziotto è stato medicato nella locale infermeria riportando danni contenuti. Il detenuto in questione era stato posto agli arresti domiciliari nel mese di dicembre che poi aveva violato per far rientro in carcere, ed in questi giorni era stato spostato da un reparto all’altro del carcere per i continui litigi con gli altri detenuti”. Ad annunciarlo è il SAPPE, il sindacato autonomo polizia penitenziaria.

“Siamo stanchi di denunciare situazioni di grande pericolo senza che nessuno a partire dall’amministrazione penitenziaria prenda i provvedimenti. Purtroppo di fronte a questo continuo ed irresponsabile comportamento del DAP che continua a riempire il penitenziario raddoppiando la capienza regolamentare circa 720 a fronte di 360 posti, e non inviando nemmeno il personale necessario per sostituire chi va in pensione, nessuna delle autorità sembra preoccuparsi troppo della situazione, a partire dalla prefettura a cui abbiamo chiesto più volte di intervenire presso i vertici del DAP, alla Regione che continua ad ignorare il grave problema della carente assistenza ai detenuti psichiatrici e tossicodipendenti presenti carcere di Foggia e della regione , per finire agli esposti presentati alla magistratura. Si vuole ricordare che al tempo della grande evasione del 2020 i detenuti erano 590(oltre 700 ora) ed il personale era più o meno lo stesso, senza considerare che nel frattempo la situazione organica è peggiorata per la stanchezza fisica e psichica che hanno logorato il corpo e la mente di questi umani sottoposti a grandi stress continui. Purtroppo dobbiamo lamentare che chi poi interviene per censurare eventuali condotte non corrette poste in essere dai poliziotti nei confronti dei detenuti, immagina che gli agenti penitenziari siano dei robot che non possono permettersi nemmeno di sbagliare una sola virgola, nonostante i turni massacranti che vanno da 8 a 24 ore sottoposti a temperature pazzesche, che ogni giorno devono affrontare minacce, aggressioni, violenza di ogni genere. Sia chiaro ogni comportamento censurabile nei confronti dei detenuti non deve accadere, però basterebbe che chi deve poi giudicare passasse qualche ora insieme ad un poliziotto che deve occupare contemporaneamente più posti di servizi e gestire oltre 150 detenuti da solo con il 40 gradi di temperatura di questi giorni, per rendersi conto che la tortura e tutt’altro(anzi la subiscono loro da un amministrazione che non paga mai). Il SAPPE ritiene che sia giunto il momento di finirla con questa farsa delle misure premiali(condoni, amnistie) portata avanti da certi politici irresponsabili che inducono anche i detenuti ad agitarsi più del dovuto per fare pressione. Le misure premiali non servono, (lo hanno dimostrato negli anni) a nulla poiché umiliano ancora di più le vittime dei reati, annullano ogni certezza della pena, e nelle carceri dopo pochi mesi ritornano gli stessi problemi. Ricorrere alle misure premiali vuole dire tirare a campare per qualche mese a costo zero, tanto il prezzo non lo paga il signor Giachetti, la signora Bernardini, Antigone , Nessuno tocchi caino e tutta quella politica che ritiene che le carceri non dovrebbero esistere, ma la povera gente perbene che viene colpita giornalmente dalle azioni criminose dei delinquenti. Perché sfruttare in una maniera ignobile i suicidi in carcere per premiare chi non lo merita, facendo finta di non sapere che la maggior parte di chi sceglie di togliersi la vita sono detenuti psichiatrici o tossicodipendenti. Il SAPPE ritiene invece che il vero problema sia la mancata cura ed assistenza alle migliaia di detenuti psichiatrici buttati nelle carceri poiché non sanno dove metterli, le migliaia di detenuti tossicodipendenti che dovrebbero avere un percorso diverso dal carcere , nonché la violenza presente in tutti i penitenziari della nazione che di fatto le ha consegnate ai detenuti più pericolosi.
Eppoi il ritardo nel contrastare l’utilizzo dei telefonini nelle carceri che consente ai boss di tenere contatti con i propri affiliati, nonché azzerare il servizio di consegna di materiale proibito (telefonini, droga, armi) attraverso i droni. Restituire alla polizia penitenziaria la possibilità di poter lavorare nel rispetto della legge, garantendo l’ordine e la sicurezza delle carceri offrendo ai detenuti meritevoli il diritto di rientrare a pieno titolo nella società come sancito dalla costituzione, ma nel contempo non consentire che i detenuti violenti possano agire indisturbati sottomettendo alla loro volontà quelli più deboli.
Questo dovrebbe fare uno stato degno di questo nome, e non inseguire delle emergenze per bypassare lo stato di diritto e la certezza della pena”.

Bari, deve scontare 4 anni e 2 mesi in carcere ma si trova in piazza Moro: 31enne fermato dalla Polizia

Nell’ambito degli intensificati servizi di controllo del territorio predisposti in occasione del periodo estivo in città, con particolare attenzione alle principali piazze cittadine, i poliziotti della Squadra Volante, nella giornata di ieri, hanno sottoposto a controllo 331 persone e 162 veicoli, elevando 5 sanzioni per contravvenzioni al Codice della Strada.

In mattinata, in piazza Aldo Moro, è stato fermato un cittadino extracomunitario che non è risultato in regola con le norme che disciplinano il soggiorno sul territorio nazionale; all’uomo, un 32enne con segnalazioni di polizia, è stato notificato il Decreto di Espulsione emesso dal Prefetto di Bari e l’Ordine del Questore di Bari a lasciare il territorio nazionale.

Sempre in piazza Moro, nel pomeriggio, è stato rintracciato un cittadino italiano di 31 anni destinatario di ordine di carcerazione. A seguito di esecuzione di condanne concorrenti, l’uomo dovrà scontare la pena della reclusione di 4 anni, 2 mesi e 11 giorni. Dopo le formalità di rito, è stato associato presso il Carcere di Bari.

Arsenale da guerra nascosto in masseria, l’ex giudice barese De Benedictis non sta bene: non va in carcere

La Procura Generale di Lecce ha sospeso l’esecuzione dell’ordine di carcerazione a carico di Giuseppe De Benedictis, l’ex gip di Bari, emesso a seguito al passaggio in giudicato della sentenza con la quale era stato condannato a 9 anni, 3 mesi e 25 giorni di reclusione per il possesso di un maxi arsenale di armi scoperto in una masseria di Andria. La scelta perché l’ex gip verserebbe infatti in condizioni di salute non buone e per questo non può essere portato in carcere.

La sospensione dell’ordine di esecuzione per la carcerazione per il magistrato, è stata firmata dal procuratore generale della Corte d’Appello di Lecce Antonio Maruccia che ha rimesso gli atti al Tribunale di Sorveglianza di Bari. I legali hanno presentato una consulenza medico legale collegiale firmata da tre noti professori universitari dove è stata evidenziata la sussistenza di un quadro di patologie correlate, di natura tale da rendere incompatibile le condizioni di salute di De Benedictis con lo status detentivo.

Detenuto picchiato nel carcere di Bari, condannati 9 agenti penitenziari. La sentenza: “Fu tortura di Stato”

“Una tortura di Stato commessa da pubblici ufficiali con abuso dei loro poteri”. Così è stata definita nella sentenza del 20 marzo la tortura avvenuta nel carcere di Bari ai danni di Gregorio, il detenuto con problemi psichiatrici brutalmente picchiato dopo aver dato fuoco a un materasso nella sua cella la notte del 27 aprile 2022. Il Tribunale di Bari ha condannato 5 agenti della polizia penitenziaria per il reato di tortura, altri 4 invece a vario titolo per abuso d’ufficio, violenza privata, falso ideologico e rifiuti di atti d’ufficio.

Gli agenti condannati sono Giacomo Delia (5 anni), Raffaele Finestrone (4 anni e 6 mesi), Giovanni Spinelli (3 anni e 6 mesi), Antonio Rosati (3 anni e 5 mesi), Francesco Ventafridda (3 anni e 4 mesi), Vito Sante Orlando (13 mesi), Michele De Lido (11 mesi), Leonardo Ginefra (6 mesi) e Francesco Valenziano (6 mesi). A inizio mese abbiamo intervistato la sorella della vittima, Anna. 

“In carcere è vietato usare la forza per punire e la coercizione a fini disciplinari può essere usata solo per evitare danni a persone o cose”, si legge nella sentenza. “L’aggressione non è avvenuta in un contesto di allarme – si legge ancora -. Dagli agenti ci si attendeva capacità di autocontrollo e rispetto delle norme dell’ordinamento penitenziario, nonché la consapevolezza di dover operare per la cura delle persone che lo Stato ha dato loro in custodia”.

Carcere di Foggia, bloccato drone con droga e telefonini. Sappe: “Potenziare sistema di sicurezza”

“Il carcere di Foggia rappresenta purtroppo tutto quello che un amministrazione penitenziaria irresponsabile non deve fare, per non far vincere la delinquenza. Non diciamo ciò per sterile polemica, ma perché i fatti accaduti in questi anni e che accadono giornalmente portano tutti in quella direzione. Come è possibile che in un territorio così difficile e densamente malavitoso che ha costretto il ministero degli Interni a rafforzare i reparti di polizia, carabinieri, guardia di finanza, si lasci il carcere senza risorse e senza personale, considerato che poi il risultato investigativo di tale lavoro determina gli arresti di pericolosi delinquenti che vengono ristretti nel penitenziario di Foggia abbandonato a se stesso?”. Inizia così il comunicato stampa del sindacato del Sappe.

“Vogliamo ricordare che l’evasione di 72 detenuti ha responsabilità ben precise che non si sono mai volute ricercare, come pure è inaccettabile che si continui a riempire come un uovo un carcere che può ospitare non più di 360 detenuti con oltre 700. Così pure l’organico di poliziotti penitenziari previsto per 360 detenuti sarebbe di 296 poliziotti, mentre allo stato non sono più di 230 che ne gestiscono oltre 700. Con questi numeri è un miracolo che il carcere del capoluogo Dauno non sia deflagrato, ma la generosità, il sacrificio, il coraggio e la professionalità dei poliziotti non può durare in eterno – aggiunge -. uella professionalità che ha consentito in questi mesi di sequestrare telefonini, droga, ed altro materiale proibito(coltelli, misture alcoliche ecc.ecc.) Cosa accaduta anche nella giornata di ieri 19.06.24 allorquando il poliziotto addetto alla sala regia del carcere controllando le varie telecamere sparse per il carcere , ha notato un drone che si avvicinava alle sezioni detentive del penitenziario. Prontamente è scattato l’allarme e con l’aiuto del personale del nucleo traduzioni e del servizio a turno, si è riusciti ad evitare che il drone effettuasse la consegna , recuperando il materiale che trasportava: alcuni panetti di sostanza stupefacente e sembra qualche telefonino. In quei frangenti sempre dalla sala regia veniva avvistata una persona di giovane età che aveva scavalcato l’inferriata che divide il muro di cinta ed il tenimento agricolo ove vengono coltivati dai detenuti i prodotti agricoli ed avicoli(zona vietata). Anche in questo caso è scattato l’allarme ed i poliziotti giunti sul posto hanno inseguito eppoi fermato la persona in questione, ed un suo complice che lo attendeva con la macchina in moto pronti a fuggire. L’episodio è molto strano poiché seguirebbe di un paio di settimane un altro in cui un’altra persona in ore notturne si era introdotta furtivamente nel piazzale del carcere . Il SAPPE, sindacato autonomo polizia penitenziaria, ringrazia tutti i poliziotti che hanno partecipato alle operazioni che hanno evitato l’introduzione di materiale proibito nel carcere, però nel contempo è molto preoccupato di queste incursioni che potrebbero servire a saggiare il meccanismo di sicurezza del carcere ed i tempi di reazione della polizia penitenziaria, a fronte di azioni organizzate dalla delinquenza per compiere gesti eclatanti.
Non dobbiamo dimenticare che l’arroganza della delinquenza foggiana, tra le più pericolose e sanguinarie in questo momento, è arrivata persino alle porte del carcere con l’assassinio di un detenuto semilibero che rientrava nel penitenziario dopo una giornata di lavoro all’esterno. In questo contesto il SAPPe come preannunciato presenterà nei prossimi giorni un esposto alla magistratura in cui indicherà le responsabilità (a nostro parere) da parte dei vertici del DAP, per gli episodi che sono accaduti ed accadono nel carcere di Foggia(evasioni, suicidi, aggressioni, violenza, introduzione di materiale proibito ecc.ecc.) che continuano a non far nulla, nonostante le gravi problematiche determinate principalmente dal sovraffollamento dei detenuti e dalla grave carenza di organico. Il SAPPE ritiene sia necessario un intervento immediato, poiché se si perde ancora tempo potrebbe essere troppo tardi, in quanto il debole argine formato dai questi valorosi poliziotti che credono fermamente nella legalità e nel primato delle Istituzioni, potrebbe essere spazzato via dalla frangia di detenuti violenti e prepotenti che continuano a permanere nell’Istituto del capoluogo Dauno in un numero non più sopportabile. Diciamo ciò anche perché eventi drammatici che hanno visto l’arresto di poliziotti a Foggia, non può essere estrapolato dal contesto lavorativo determinato dalla forte tensione e stress provocato proprio da quei detenuti violenti che diventano poi i principali accusatori di chi per 1500 euro al mese è sottoposto a minacce , sputi, aggressioni non solo verbali, con carichi di lavoro di 12/24 ore con turni massacranti, anche se riportano lesioni quasi inesistenti”.

Droga a Bari, dopo 26 anni la Procura chiede condanne per 450 anni di carcere: 34 imputati – I NOMI

A 26 anni dal primo reato contestato e a 20 anni dall’ultimo si è avviato oggi al termine, con le richieste di condanna, il processo, la cui prima udienza era fissata nel 2012, per 34 imputati accusati a vario titolo di associazione mafiosa, associazione finalizzata al traffico e alla detenzione di stupefacenti e reati in materia di armi. Diversi reati sarebbero ormai prescritti. La Procura di Bari ha chiesto condanne, per un totale di quasi 450 anni di reclusione.

In particolare, ad alcuni imputati è contestato l’aver fatto parte (come promotori, affiliati o partecipi) del clan ‘Velluto’ dei quartieri San Pasquale e Carrassi di Bari, diretto – per l’accusa – da Domenico Velluto e Giovanni Fasano. L’associazione, che operava anche nel quartiere Poggiofranco, era soprattutto finalizzata al traffico di droga e aveva articolazioni anche nei comuni di Capurso, Acquaviva delle Fonti, Monopoli e Corato. Le richieste, arrivate oggi al termine di una lunga udienza svolta dinanzi al tribunale di Bari, segnano uno dei punti finali di una vicenda processuale lunghissima: ad alcuni imputati sono contestati fatti risalenti addirittura al 1998, la maggior parte degli addebiti è compreso tra il 2002 e il 2004. Nel processo era coinvolto anche il pusher e pr Francesco Vitale, morto a Roma nel febbraio 2023, a 45 anni, dopo essere precipitato dal balcone di un appartamento nel quartiere Magliana. Per il suo omicidio la Procura di Roma ha recentemente chiesto tre condanne a 18 anni. Per il padre Domenico è stata chiesta la condanna a 10 anni e 4 mesi di reclusione.

Le pene più alte (30 anni) sono state chieste per Domenico Velluto e Giovanni Fasano. Il pm della Dda Fabio Buquicchio ha chiesto la condanna a 26 anni per Carlo Biancofiore, a 25 per Francesco Buono e Mario Di Gioia, a 23 anni e 8 mesi per Angelo Spano, a 22 anni per Giovanni Belviso. Per gli altri imputati sono state chieste condanne dai 18 anni e 8 mesi ai 2 anni di reclusione. Molti capi di imputazione sono caduti in prescrizione, per quattro imputati è stata chiesta l’assoluzione per prescrizione dei reati. La sentenza è prevista per il prossimo 31 ottobre dopo le repliche delle difese.