Arsenale da guerra nascosto in masseria, l’ex giudice barese De Benedictis non sta bene: non va in carcere

La Procura Generale di Lecce ha sospeso l’esecuzione dell’ordine di carcerazione a carico di Giuseppe De Benedictis, l’ex gip di Bari, emesso a seguito al passaggio in giudicato della sentenza con la quale era stato condannato a 9 anni, 3 mesi e 25 giorni di reclusione per il possesso di un maxi arsenale di armi scoperto in una masseria di Andria. La scelta perché l’ex gip verserebbe infatti in condizioni di salute non buone e per questo non può essere portato in carcere.

La sospensione dell’ordine di esecuzione per la carcerazione per il magistrato, è stata firmata dal procuratore generale della Corte d’Appello di Lecce Antonio Maruccia che ha rimesso gli atti al Tribunale di Sorveglianza di Bari. I legali hanno presentato una consulenza medico legale collegiale firmata da tre noti professori universitari dove è stata evidenziata la sussistenza di un quadro di patologie correlate, di natura tale da rendere incompatibile le condizioni di salute di De Benedictis con lo status detentivo.

Detenuto picchiato nel carcere di Bari, condannati 9 agenti penitenziari. La sentenza: “Fu tortura di Stato”

“Una tortura di Stato commessa da pubblici ufficiali con abuso dei loro poteri”. Così è stata definita nella sentenza del 20 marzo la tortura avvenuta nel carcere di Bari ai danni di Gregorio, il detenuto con problemi psichiatrici brutalmente picchiato dopo aver dato fuoco a un materasso nella sua cella la notte del 27 aprile 2022. Il Tribunale di Bari ha condannato 5 agenti della polizia penitenziaria per il reato di tortura, altri 4 invece a vario titolo per abuso d’ufficio, violenza privata, falso ideologico e rifiuti di atti d’ufficio.

Gli agenti condannati sono Giacomo Delia (5 anni), Raffaele Finestrone (4 anni e 6 mesi), Giovanni Spinelli (3 anni e 6 mesi), Antonio Rosati (3 anni e 5 mesi), Francesco Ventafridda (3 anni e 4 mesi), Vito Sante Orlando (13 mesi), Michele De Lido (11 mesi), Leonardo Ginefra (6 mesi) e Francesco Valenziano (6 mesi). A inizio mese abbiamo intervistato la sorella della vittima, Anna. 

“In carcere è vietato usare la forza per punire e la coercizione a fini disciplinari può essere usata solo per evitare danni a persone o cose”, si legge nella sentenza. “L’aggressione non è avvenuta in un contesto di allarme – si legge ancora -. Dagli agenti ci si attendeva capacità di autocontrollo e rispetto delle norme dell’ordinamento penitenziario, nonché la consapevolezza di dover operare per la cura delle persone che lo Stato ha dato loro in custodia”.

Carcere di Foggia, bloccato drone con droga e telefonini. Sappe: “Potenziare sistema di sicurezza”

“Il carcere di Foggia rappresenta purtroppo tutto quello che un amministrazione penitenziaria irresponsabile non deve fare, per non far vincere la delinquenza. Non diciamo ciò per sterile polemica, ma perché i fatti accaduti in questi anni e che accadono giornalmente portano tutti in quella direzione. Come è possibile che in un territorio così difficile e densamente malavitoso che ha costretto il ministero degli Interni a rafforzare i reparti di polizia, carabinieri, guardia di finanza, si lasci il carcere senza risorse e senza personale, considerato che poi il risultato investigativo di tale lavoro determina gli arresti di pericolosi delinquenti che vengono ristretti nel penitenziario di Foggia abbandonato a se stesso?”. Inizia così il comunicato stampa del sindacato del Sappe.

“Vogliamo ricordare che l’evasione di 72 detenuti ha responsabilità ben precise che non si sono mai volute ricercare, come pure è inaccettabile che si continui a riempire come un uovo un carcere che può ospitare non più di 360 detenuti con oltre 700. Così pure l’organico di poliziotti penitenziari previsto per 360 detenuti sarebbe di 296 poliziotti, mentre allo stato non sono più di 230 che ne gestiscono oltre 700. Con questi numeri è un miracolo che il carcere del capoluogo Dauno non sia deflagrato, ma la generosità, il sacrificio, il coraggio e la professionalità dei poliziotti non può durare in eterno – aggiunge -. uella professionalità che ha consentito in questi mesi di sequestrare telefonini, droga, ed altro materiale proibito(coltelli, misture alcoliche ecc.ecc.) Cosa accaduta anche nella giornata di ieri 19.06.24 allorquando il poliziotto addetto alla sala regia del carcere controllando le varie telecamere sparse per il carcere , ha notato un drone che si avvicinava alle sezioni detentive del penitenziario. Prontamente è scattato l’allarme e con l’aiuto del personale del nucleo traduzioni e del servizio a turno, si è riusciti ad evitare che il drone effettuasse la consegna , recuperando il materiale che trasportava: alcuni panetti di sostanza stupefacente e sembra qualche telefonino. In quei frangenti sempre dalla sala regia veniva avvistata una persona di giovane età che aveva scavalcato l’inferriata che divide il muro di cinta ed il tenimento agricolo ove vengono coltivati dai detenuti i prodotti agricoli ed avicoli(zona vietata). Anche in questo caso è scattato l’allarme ed i poliziotti giunti sul posto hanno inseguito eppoi fermato la persona in questione, ed un suo complice che lo attendeva con la macchina in moto pronti a fuggire. L’episodio è molto strano poiché seguirebbe di un paio di settimane un altro in cui un’altra persona in ore notturne si era introdotta furtivamente nel piazzale del carcere . Il SAPPE, sindacato autonomo polizia penitenziaria, ringrazia tutti i poliziotti che hanno partecipato alle operazioni che hanno evitato l’introduzione di materiale proibito nel carcere, però nel contempo è molto preoccupato di queste incursioni che potrebbero servire a saggiare il meccanismo di sicurezza del carcere ed i tempi di reazione della polizia penitenziaria, a fronte di azioni organizzate dalla delinquenza per compiere gesti eclatanti.
Non dobbiamo dimenticare che l’arroganza della delinquenza foggiana, tra le più pericolose e sanguinarie in questo momento, è arrivata persino alle porte del carcere con l’assassinio di un detenuto semilibero che rientrava nel penitenziario dopo una giornata di lavoro all’esterno. In questo contesto il SAPPe come preannunciato presenterà nei prossimi giorni un esposto alla magistratura in cui indicherà le responsabilità (a nostro parere) da parte dei vertici del DAP, per gli episodi che sono accaduti ed accadono nel carcere di Foggia(evasioni, suicidi, aggressioni, violenza, introduzione di materiale proibito ecc.ecc.) che continuano a non far nulla, nonostante le gravi problematiche determinate principalmente dal sovraffollamento dei detenuti e dalla grave carenza di organico. Il SAPPE ritiene sia necessario un intervento immediato, poiché se si perde ancora tempo potrebbe essere troppo tardi, in quanto il debole argine formato dai questi valorosi poliziotti che credono fermamente nella legalità e nel primato delle Istituzioni, potrebbe essere spazzato via dalla frangia di detenuti violenti e prepotenti che continuano a permanere nell’Istituto del capoluogo Dauno in un numero non più sopportabile. Diciamo ciò anche perché eventi drammatici che hanno visto l’arresto di poliziotti a Foggia, non può essere estrapolato dal contesto lavorativo determinato dalla forte tensione e stress provocato proprio da quei detenuti violenti che diventano poi i principali accusatori di chi per 1500 euro al mese è sottoposto a minacce , sputi, aggressioni non solo verbali, con carichi di lavoro di 12/24 ore con turni massacranti, anche se riportano lesioni quasi inesistenti”.

Droga a Bari, dopo 26 anni la Procura chiede condanne per 450 anni di carcere: 34 imputati – I NOMI

A 26 anni dal primo reato contestato e a 20 anni dall’ultimo si è avviato oggi al termine, con le richieste di condanna, il processo, la cui prima udienza era fissata nel 2012, per 34 imputati accusati a vario titolo di associazione mafiosa, associazione finalizzata al traffico e alla detenzione di stupefacenti e reati in materia di armi. Diversi reati sarebbero ormai prescritti. La Procura di Bari ha chiesto condanne, per un totale di quasi 450 anni di reclusione.

In particolare, ad alcuni imputati è contestato l’aver fatto parte (come promotori, affiliati o partecipi) del clan ‘Velluto’ dei quartieri San Pasquale e Carrassi di Bari, diretto – per l’accusa – da Domenico Velluto e Giovanni Fasano. L’associazione, che operava anche nel quartiere Poggiofranco, era soprattutto finalizzata al traffico di droga e aveva articolazioni anche nei comuni di Capurso, Acquaviva delle Fonti, Monopoli e Corato. Le richieste, arrivate oggi al termine di una lunga udienza svolta dinanzi al tribunale di Bari, segnano uno dei punti finali di una vicenda processuale lunghissima: ad alcuni imputati sono contestati fatti risalenti addirittura al 1998, la maggior parte degli addebiti è compreso tra il 2002 e il 2004. Nel processo era coinvolto anche il pusher e pr Francesco Vitale, morto a Roma nel febbraio 2023, a 45 anni, dopo essere precipitato dal balcone di un appartamento nel quartiere Magliana. Per il suo omicidio la Procura di Roma ha recentemente chiesto tre condanne a 18 anni. Per il padre Domenico è stata chiesta la condanna a 10 anni e 4 mesi di reclusione.

Le pene più alte (30 anni) sono state chieste per Domenico Velluto e Giovanni Fasano. Il pm della Dda Fabio Buquicchio ha chiesto la condanna a 26 anni per Carlo Biancofiore, a 25 per Francesco Buono e Mario Di Gioia, a 23 anni e 8 mesi per Angelo Spano, a 22 anni per Giovanni Belviso. Per gli altri imputati sono state chieste condanne dai 18 anni e 8 mesi ai 2 anni di reclusione. Molti capi di imputazione sono caduti in prescrizione, per quattro imputati è stata chiesta l’assoluzione per prescrizione dei reati. La sentenza è prevista per il prossimo 31 ottobre dopo le repliche delle difese.

Il genio del giorno. Tenta di evadere dal carcere di Bari ma sbaglia tutto: detenuto finisce dritto in Direzione

Un detenuto straniero ieri ha tentato di evadere dal carcere di Bari ma invece di fuggire dal muro di cinta, ha sbagliato percorso ed è rientrato nella struttura dagli uffici della direzione. Lo rende noto Federico Pilagatti della segreteria nazionale del Sappe, sottolineando come la notizia possa sembrare “una barzelletta” ma l’episodio confermerebbe “problemi di sicurezza legati alla carenza di personale penitenziario”.

Il detenuto, “approfittando del fatto – aggiunge il sindacalista – che l’agente che sorvegliava quel posto era stato dirottato all’accompagnamento urgente ‘farlocco’ di un altro detenuto in ospedale, si è prima arrampicato sul muro dell’area dedicata ai passeggi superandolo”, ma “invece di dileguarsi è arrivato dritto negli uffici della Direzione dove gli agenti lo hanno bloccato e riportato all’interno dei reparti detentivi”. Il sindacato ha appreso che un detenuto dell’area Alta Sicurezza “sarebbe stato visitato dal dentista, il quale ha richiesto l’accompagnamento urgente in ospedale dello stesso dopo aver rilevato la perdita di un dente”.

Il detenuto è stato però “trattato con codice verde” e “i poliziotti hanno dovuto attendere ore prima di ritornare in carcere”. Pilagatti si chiede come sia possibile “che nessuno si preoccupa del fatto che se un detenuto esce dal carcere per motivi sanitari anche quando non dovrebbe, oltre che violare una legge dello Stato, si mette in grave rischio la sicurezza del carcere e della cittadinanza” perché si sottraggono gli agenti accompagnatori alla sorveglianza della struttura penitenziaria. Il Sappe “si augura che la tentata evasione faccia aprire gli occhi a chi dovere, magistratura penale e di sorveglianza, poiché questi eventi critici creano allarme sociale. La polizia penitenziaria – conclude Pilagatti – non è più disposta a fare da agnello sacrificale per le responsabilità di altri”.

Il carcere di massima sicurezza, le 4 telefonate al mese e il procedimento dell’Ordine: la nuova vita di Olivieri

Olivieri, interrogato lunedì a Bari, ha fatto già ritorno nel carcere di massima sicurezza di Lanciano. Trattandosi di fatti di mafia, Olivieri si trova lì perché deve trascorrere la custodia cautelare nel circuito della cosiddetta alta sicurezza. È rinchiuso in una cella doppia della sezione Alta Sicurezza 3, il regime è durissimo e sotto solo al 41bis.

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