Il genio del giorno. Tenta di evadere dal carcere di Bari ma sbaglia tutto: detenuto finisce dritto in Direzione

Un detenuto straniero ieri ha tentato di evadere dal carcere di Bari ma invece di fuggire dal muro di cinta, ha sbagliato percorso ed è rientrato nella struttura dagli uffici della direzione. Lo rende noto Federico Pilagatti della segreteria nazionale del Sappe, sottolineando come la notizia possa sembrare “una barzelletta” ma l’episodio confermerebbe “problemi di sicurezza legati alla carenza di personale penitenziario”.

Il detenuto, “approfittando del fatto – aggiunge il sindacalista – che l’agente che sorvegliava quel posto era stato dirottato all’accompagnamento urgente ‘farlocco’ di un altro detenuto in ospedale, si è prima arrampicato sul muro dell’area dedicata ai passeggi superandolo”, ma “invece di dileguarsi è arrivato dritto negli uffici della Direzione dove gli agenti lo hanno bloccato e riportato all’interno dei reparti detentivi”. Il sindacato ha appreso che un detenuto dell’area Alta Sicurezza “sarebbe stato visitato dal dentista, il quale ha richiesto l’accompagnamento urgente in ospedale dello stesso dopo aver rilevato la perdita di un dente”.

Il detenuto è stato però “trattato con codice verde” e “i poliziotti hanno dovuto attendere ore prima di ritornare in carcere”. Pilagatti si chiede come sia possibile “che nessuno si preoccupa del fatto che se un detenuto esce dal carcere per motivi sanitari anche quando non dovrebbe, oltre che violare una legge dello Stato, si mette in grave rischio la sicurezza del carcere e della cittadinanza” perché si sottraggono gli agenti accompagnatori alla sorveglianza della struttura penitenziaria. Il Sappe “si augura che la tentata evasione faccia aprire gli occhi a chi dovere, magistratura penale e di sorveglianza, poiché questi eventi critici creano allarme sociale. La polizia penitenziaria – conclude Pilagatti – non è più disposta a fare da agnello sacrificale per le responsabilità di altri”.

Il carcere di massima sicurezza, le 4 telefonate al mese e il procedimento dell’Ordine: la nuova vita di Olivieri

Olivieri, interrogato lunedì a Bari, ha fatto già ritorno nel carcere di massima sicurezza di Lanciano. Trattandosi di fatti di mafia, Olivieri si trova lì perché deve trascorrere la custodia cautelare nel circuito della cosiddetta alta sicurezza. È rinchiuso in una cella doppia della sezione Alta Sicurezza 3, il regime è durissimo e sotto solo al 41bis.

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Femminicidio a Taurisano, tenta il suicidio in carcere: il 56enne Albano Galati trasferito in isolamento

Albano Galati, il 56enne di Taurisano che si trova in carcere con l’accusa di aver ucciso la moglie Aneta Danielczyk colpendola con 20 coltellate, ha tentato di togliersi la vita in cella. Per questo è stato trasferito in isolamento. L’autopsia effettuata nei giorni scorsi ha accertato che sul corpo della 50enne polacca sono state inflitte 20 coltellate. Solo una è stata fatale, ovvero quella che ha reciso l’arteria del braccio destro. Dall’esame è emerso anche che l’uomo ha utilizzato un taglierino, rinvenuto spezzato in casa, oltre ad un coltello da cucina.

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, Albano Galati si è recato in un bar del Paese a bere whisky dopo l’omicidio con le mani ancora sporche di sangue, prima di presentarsi in commissariato e confessare quanto fatto. L’uomo, che ha ferito anche la vicina di casa a cui la vittima aveva chiesto aiuto per sfuggire alla furia omicida del marito dal quale si stava separando, ha manifestato in commissariato uno stato di alterazione psicofisica, si è sentito male e ha perso i sensi. Una volta rinvenuto, dopo l’intervento di un’ambulanza, è stato interrogato dai pm ai quali ha detto di non ricordare nulla, neanche perché si trovasse lì in quel momento. Galati era da poco in cura in un Centro di igiene mentale al quale si era rivolto spontaneamente dopo aver perso il lavoro in seguito a problemi di salute per cui aveva dovuto smettere di lavorare. La difesa è pronta a chiedere l’autorizzazione per una perizia psichiatrica e sembra essere decisa sulla pista dell’incapacità di intendere e di volere.

Maxi inchiesta a Bari, indagini verso la fine: Olivieri scrive nel carcere di massima sicurezza il suo memoriale

Per Michele Piscitelli e Mirko Massari, accusati di aver venduto il proprio voto all’ex consigliere regionale Giacomo Olivieri, la custodia in carcere è stata sostituita con quella ai domiciliari. Nelle prossime ore sono in programma le ultime discussioni sui ricorsi, poi le indagini si chiuderanno.

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