Bari, tentata estorsione dal carcere. Chiede 20mila euro a padre e figlio: arrestato detenuto vicino agli Strisciuglio

La mattina del 22 settembre u.s., la Polizia di Stato ha eseguito l’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal G.I.P. presso il Tribunale di Bari, su richiesta di questa Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di un detenuto, legato al clan Strisciuglio, ritenuto responsabile di una tentata estorsione, aggravata dal metodo mafioso, nei confronti di due persone, padre e figlio, di Bari.

Si evidenzia che questi sono accertamenti compiuti nella fase delle indagini preliminari, che necessitano della successiva verifica processuale nel contraddittorio con la difesa.

L’attività d’indagine trae origine dalla denuncia sporta presso gli Uffici della Squadra Mobile della Questura di Bari dalla vittima, lo scorso mese di agosto, allorquando ha raccontato di aver ricevuto una video chiamata dal detenuto, che conosceva da diverso tempo, il quale gli avrebbe chiesto la somma di ventimila euro a parziale risarcimento della sua detenzione, addebitabile, secondo quanto riferito, ad una non meglio condotta del figlio del denunciante.

Nel corso della video chiamata il detenuto, con toni decisi e minacciosi, ha intimato alla parte lesa di consegnare la citata somma di denaro a persone di sua fiducia paventando, in caso contrario, di far aggredire suo figlio. Immediate le indagini avviate dalla Squadra Mobile di Bari che la mattina del 22 settembre ha eseguito il provvedimento cautelare direttamente presso il carcere, ove è stata effettuata anche una perquisizione nella cella del detenuto che ha consentito di rinvenire un telefono cellulare su cui verranno eseguiti ulteriori approfondimenti.

È importante, tuttavia, sottolineare che il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari e che, all’esecuzione della misura cautelare, seguirà il confronto con la difesa dell’indagato, la cui eventuale colpevolezza, in ordine ai reati contestati, dovrà essere accertata in sede di processo, nel contraddittorio tra le parti.

Brindisi, estorsione a imprenditore agricolo: in carcere 4 storici esponenti della Sacra Corona Unita – I NOMI

Dopo il decreto di fermo dell’1 settembre scorso, c’è l’ordinanza di custodia cautelare in carcere per i quattro uomini appartenenti alla frangia dei tuturanesi della Sacra Corona Unita: il 66enne Salvatore Buccarella, Vincenzo Schiavone di 47 anni, Umberto Attanasi di 59 ed il 37enne Pasquale Attanasi.

L’ordinanza del giudice per le indagini preliminare di Lecce, in sede di rinnovo delle misure cautelari dei gip di Brindisi e Napoli, riguarda anche una quinta persona: il 47enne Stefano Malerba. Il provvedimento è stato notificato dal personale della squadra mobile di Brindisi e della Sisco di Lecce, su delega della Direzione Distrettuale Antimafia di Lecce.

Nel primo decreto di fermo, le accuse nei confronti dei quattro, erano di associazione di tipo mafioso, per due dei quali aggravata dall’averlo commesso in regime di semilibertà, nonché per una tentata estorsione aggravata dall’appartenenza alla Sacra Corona Unita ai danni di un imprenditore agricolo, a cui – secondo l’accusa – è stato imposto il pagamento di una somma di denaro di 3mila euro ed il versamento di 150 euro mensili per la guardiania e per poter svolgere la propria attività economica sul territorio controllato dal clan a Tuturano (Brindisi).

Dopo le indagini è stato riqualificato il capo d’imputazione inerente l’estorsione, da tentata in consumata, poiché l’attività investigativa ha permesso di cogliere i momenti in cui la vittima ha effettuato le consegne di denaro in favore del presunto sodalizio criminale per un totale di 1.800 euro. “L’inchiesta – informano dalla Polizia – ha cristallizzato» che Malerba «avrebbe indicato agli esponenti del clan mafioso, l’operatività su Tuturano dell’imprenditore da sottoporre ad estorsione, li avrebbe accompagnati all’incontro durante il quale è stata avanzata la richiesta estorsiva e avrebbe fatto da intermediario tra l’imprenditore e gli altri indagati»

Estorsione a Massafra, dal caffè a 20 mila euro come garanzia per lavorare tranquilli in ospedale: 39enne in carcere

I Carabinieri di Massafra hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti 39enne tarantino, già detenuto per altra causa,  perché accusato di tre episodi di tentata estorsione.

Secondo quanto emerso dalle indagini l’uomo, forte della presunta “credibilità criminale” maturata in anni di detenzione, avrebbe minacciato di morte gli operai e i tecnici di alcune ditte impegnate nel giugno 2024 nei lavori di rifacimento dell’impianto antincendio e della piastra endoscopica in un ospedale della provincia jonica.

Inizialmente avrebbe richiesto piccole somme, come il pagamento di un caffè, in qualità di garante della prosecuzione serena delle attività. Dopo non aver ottenuto risposte positive, ha progressivamente alzato le pretese fino ad arrivare a chiedere 20mila euro.

Le minacce sarebbero state accompagnate da riferimenti a presunte “autorizzazioni” ottenute da ambienti criminali dell’area jonica. La ditta non ha ceduto e ha denunciato il tutto. Il gip di Taranto ha disposto per il 39enne la misura cautelare della custodia in carcere.

Bari, Palermiti jr resta in carcere. Il giudice: “Superficiale e arrogante anche dopo la morte di Antonella Lopez”

Resta in carcere Eugenio Palermiti, 21enne nipote dell’omonimo boss del quartiere Japigia di Bari, arrestato lo scorso gennaio per detenzione e porto d’arma (reato aggravato dal metodo mafioso) in occasione della serata nella discoteca Bahia di Molfetta in cui, il 22 settembre 2024, fu uccisa la 19enne Antonella Lopez.

A sparare alla vittima fu un altro giovane, Michele Lavopa, arrestato poche ore dopo il fatto, ma le indagini della Dda di Bari avrebbero dimostrato come, quella sera, anche Palermiti fosse armato.

Il difensore di Palermiti, l’avvocato Nicola Quaranta, aveva chiesto per lui la sostituzione della detenzione in carcere con i domiciliari, con braccialetto elettronico, da scontare in una casa di Termoli (Campobasso) in cui vive la fidanzata del ragazzo. Palermiti, sostiene il suo legale, avrebbe iniziato un percorso di «graduale ripensamento della propria vita antefatta», in virtù del quale ha ammesso le sue responsabilità per il possesso dell’arma.

Per la gip Susanna De Felice, invece, il «percorso di revisione critica non emerge dagli esiti delle indagini», dalle quali invece risulta un atteggiamento «superficiale e arrogante, mai contrito per la tragedia che è conseguita al suo comportamento e, anzi, teso a narrare ad amici e congiunti l’accaduto».

A incastrare Palermiti, infatti, ci sono anche delle intercettazioni captate in ospedale (nella sparatoria in cui morì Lopez, lui rimase ferito) in cui il giovane, parlando con alcuni amici, mima il gesto di puntare l’arma verso l’avversario. Anche il fatto di scontare i domiciliari fuori regione, per la giudice, non garantirebbe «un effettivo allontanamento dall’habitat familiare del Palermiti».

Bari, vuole trascorrere i domiciliari a casa della fidanzata. No del Tribunale: Palermiti jr resta in carcere

Eugenio Palermiti junior, nipote 21enne del boss omonimo del quartiere Japigia di Bari, resta in carcere. Nei giorni scorsi il Tribunale di Bari ha respinto la richiesta presentata dalla sua difesa per trascorrere i domiciliari a casa della fidanzata a Termoli.

Palermiti jr è stato arrestato lo scorso 17 gennaio per porto e detenzione abusiva di arma da fuoco, aggravato dal metodo e dall’agevolazione mafiosa, nell’ambito dell’inchiesta sull’omicidio di Antonella Lopez, la ragazza uccisa per errore il 22 settembre 2024 al Bahia Beach di Molfetta dal 21enne reo confesso Michele Lavopa.

La giovane è stata uccisa per sbaglio in un regolamento di conti tra Lavopa, ritenuto vicino al clan Strisciuglio, e Palermiti, rimasto ferito lievemente. Tra loro c’erano stati screzi in passato. In discoteca è nato un diverbio tra le due comitive, Lavopa ha estratto la pistola e ha fatto fuoco, uccidendo la 19enne.

Carcere di Bari, poliziotti feriti da gruppo di detenuti. Il SAPPE: “Basta chiacchiere politica scellerata”

“Se la caveranno con la prognosi di alcuni giorni i poliziotti feriti nella giornata del 27 agosto u.s. presso il carcere di Bari, aggrediti da alcuni detenuti con pugni e schiaffi. Purtroppo si ritiene che questa non sia una normale storia di violenza come ne stanno accadendo tante(troppe) nelle carceri di questa regione, per cui dei detenuti senza un valido motivo picchiano i poliziotti così come il SAPPE, sindacato autonomo polizia penitenziaria, ha denunciato in più occasioni, ma la conferma di una volontà da parte dei detenuti di voler gestire il carcere”.

Inizia così il comunicato stampa del SAPPE. “E ciò lo fanno attaccando i poliziotti che rappresentano l’unico ed ultimo baluardo delle istituzioni all’interno del carcere barese che con coraggio, professionalità, cercano di far rispettare la legalità nonché arginare una violenza che diventa sempre più prepotente grazie all’assenza del DAP che ha abbandonato da tempo il reparto di Bari, e che forse sta aspettando il morto per intervenire – si legge -. Diciamo ciò non per sterile polemica, ma analizzando la dinamica di quanto accaduto nel fatto specifico, poiché tutto nasce con il sequestro di un telefonino in data 26 agosto u.s. ad un giovane detenuto foggiano in carcere per spaccio, furti, rapine, giunto a Bari per motivi di sicurezza”.

“Nel pomeriggio del giorno successivo (27 agosto), sempre allo stesso detenuto sarebbe stato sequestrato un altro telefonino, ma in questo caso un gruppo di detenuti, probabilmente baresi, avrebbe accerchiato i poliziotti aggredendoli con pugni – aggiunge il sindacato -. Tale doppio sequestro ci farebbe pensare che il detenuto foggiano sarebbe stato scelto dai ristretti baresi per custodire i telefonini, che avrebbero reagito a ciò aggredendo i poliziotti. Il SAPPE ritiene che questi detenuti del circuito di media sicurezza potrebbero essere il braccio armato dei più pericolosi appartenenti ai clan ristretti nelle sezioni di alta sicurezza , che nei fatti comanderebbero sugli altri ristretti, mantenendo però un apparente comportamento irreprensibile, ma tramando di nascosto. A questo punto ci chiediamo il perché siamo arrivati a questo punto? Purtroppo la risposta è facile poiché la responsabilità di quanto accade a Bari e nelle altre carceri pugliesi è di una pratica fallimentare adottata in questi anni dall’amministrazione penitenziaria, su decisione di un certa politica garantista, che in maniera scellerata ha tentato finanche patti con i detenuti con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti”.

“A Bari sono presenti circa 430 detenuti con un capienza regolamentare di 290 posti che si sono ulteriormente ridotti a causa della chiusura della sezione femminile e di alcune stanze non utilizzabili per cui il numero scende a 250, con il sovraffollamento supera il 170% – si legge ancora -. Di contro ad un organico di circa 320 poliziotti, c’è ne sono in servizio meno di 260 da cui defalcare le decine e decine di unità assenti perché a disposizione ospedale militare a causa dello stress provocato dai turni massacranti, dai distacchi in altre sedi nonché dai pensionamenti, per cui le unità che devono gestire i detenuti sono ridotti a numeri molto risicati(meno di 200). Il giorno di ferragosto dei politici hanno parlato di soldi che arriveranno al carcere di Bari per riqualificare la struttura.
A questo punto ci chiediamo a che serve buttare quei soldi se il carcere di Bari è pieno come una scatola di sardine? Lo sanno i politici che ogni anno si pagano centinaia di migliaia di euro ai detenuti che chiedono il risarcimento poiché non vengono rispettati gli spazi(tre metri) previsti dalla CEDU? Perché invece non parlano di costruire un nuovo carcere a Bari così come è accaduto in tutti i capoluoghi di regione della nazione per offrire una struttura più dignitosa sia per i detenuti che per i lavoratori, e nel frattempo di sfollare il carcere per riportarlo alla media nazionale che è del 130%?

“Il SAPPE chiede poi al sindaco di Bari, così attento, giustamente, alle vicende internazionali di porre attenzione anche a quello che avviene nella sua città e più precisamente all’ecomostro situato in corso De Gasperi frequentato da migliaia di persone tra detenuti, poliziotti, familiari, operatori ecc.ecc – conclude -. Non ritiene il sindaco Leccese di proporre un consiglio comunale proprio all’interno del carcere di Bari per mostrare solidarietà ai lavoratori nonché ai detenuti costretti a vivere e lavorare in una struttura fatiscente ed in condizione igienico sanitaria scadente? (così vedono con i loro occhi la desolazione che cè).
Il SAPPE chiede poi al signor Prefetto di valutare un eventuale riunione del comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica al fine di verificare ogni iniziativa utile a dare più sicurezza al carcere di Bari, considerato che nelle ore serali e notturne il penitenziario è pressoche sguarnito, a partire da un presidio fisso che contrasti anche i viaggi dei droni che, sempre più spesso portano all’interno del penitenziario materiale proibito , quali telefonini, droga, ed eventuali armi.
Qualora non ci saranno risposte concrete alle richieste del SAPPE, si comunica che presto verrà attivato un presidio davanti al carcere di Bari con i marciapiedi imbrattati di rosso che è il colore del sangue che sta versando la polizia penitenziaria a causa delle gravi inadempienze dell’amministrazione penitenziaria”.

Carcere di Foggia, abbattuto drone con droga e cellulari. Osapp: “Servono misure speciali e straordinarie”

Un drone è stato abbattuto mentre tentava di far entrare nel carcere di Foggia della droga e numerosi telefoni cellulari. Il drone è stato avvisato dagli agenti della polizia penitenziaria che hanno provveduto a bloccarlo.

Lo rende noto il sindacato autonomo di polizia penitenziaria Osapp. Nei giorni scorsi, inoltre, nel carcere di San Severo la polizia penitenziaria ha trovato un pacco con oltre 600 grammi di droga ed altro materiale nascosti sui tetti dei reparti detentivi del carcere, presumibilmente caduti per un mal funzionamento di un drone.

Il segretario regionale Osapp Rocco Gesualdi sottolinea come la polizia penitenziaria in Puglia, “particolarmente nella provincia di Foggia, sta subendo il disagio di una organizzazione complessiva che non funziona. Serve un intervento del Governo perché prenda finalmente atto che ci occorrono misure speciali e straordinarie”.

Il segretario generale aggiunto Pasquale Montesano evidenzia come serva un “immediato incremento degli organici già dalle prossime assegnazioni per la Puglia e per Foggia in particolare per cui ribadiamo nuovamente al governo di aprire un tavolo di confronto permanente per discutere di riforme, organici, equipaggiamenti, sovraffollamento detentivo”.

Bari, trovato cellulare in carcere: due agenti della Polizia Penitenziaria aggrediti da gruppo di detenuti

Momenti di tensione ieri nel carcere di Bari. La Polizia penitenziaria ha scoperto un cellulare nella disponibilità di un detenuto durante un controllo di routine nella terza sezione del reparto infermeria.

Il possessore del telefonino e due altri detenuti si sono scagliati contro un agente e un ispettore. A denunciare l’accaduto è il sindacato Osapp, Entrambi sono stati accompagnati in ospedale per le cure del caso.

Bari, evade a giugno dal carcere minorile Fornelli: 17enne trovato nel Salernitano. Arrestato il fiancheggiatore

Si era rifugiato a Pontecagnano Faiano, nel Salernitano, il minorenne evaso lo scorso giugno dal carcere minorile di Bari, dove era recluso in quanto condannato per omicidio e soppressione del cadavere di Gennaro Ramondino, fatti avvenuti a Pianura nel settembre 2024.

La sua fuga è finita ieri quando la Squadra Mobile di Salerno, in collaborazione con la Squadra Mobile di Napoli, ha arrestato Gaetano Lambiase, che ha ospitato il killer fuggitivo nella sua casa di Pontecagnano Faiano.

Il 33enne salernitano, responsabile di favoreggiamento personale e detenzione di documenti di identificazione falsi, si trova ai domiciliari in attesa del giudizio per direttissima.