Follia a Poggiofranco, 51enne accoltellato dal vicino di casa: Giuseppe Manica resta in carcere

Resta in carcere Giuseppe Manica, il 70enne accusato di aver accoltellato la sera del 26 febbraio scorso il vicino Michele Esposito, consulente finanziario e giornalista, a Poggiofranco. A deciderlo il gip di Bari, Alfredo Ferraro, la difesa impugnerà il provvedimento.

Erano stati richiesti i domiciliari da scontare fuori Bari e non nella casa confinante con quella della vittima, ma il giudice ha respinto la richiesta ritenendo immutato il quadro cautelare.

La vittima fu colpita da almeno 5 profonde coltellate al volto e al collo, l’aggressore ha poi infierito con calci e pugni quando si trovava a terra incosciente e in una pozza di sangue. Manica ha confessato sin da subito di essere stato lui. “Spero che muore”, la confessione choc ai Carabinieri.

Il 70enne aveva già subito due condanne definitive per stalking nei confronti di Esposito e, per un’altra vicenda di atti persecutori, era stato rinviato a giudizio.

Violenza sessuale e maltrattamenti sull’ex convivente, 40enne di Bitonto finisce in carcere: è condannato a 5 anni

Nel pomeriggio del 13 maggio la Polizia di Stato ha dato esecuzione ad un Ordine per la Carcerazione nei confronti di un pluripregiudicato bitontino, responsabile dei reati di maltrattamenti verso familiari, lesioni e violenza sessuale, perpetrati tra il 2013 ed il 2016 ai danni della ex convivente.

I poliziotti del Commissariato di pubblica sicurezza di Bitonto hanno dato esecuzione alla misura detentiva, emessa dalla Procura Generale della Repubblica presso la Corte di Appello di Bari, nei confronti di un quarantenne bitontino: a seguito della denuncia presentata dalla vittima presso gli Uffici del Commissariato di P.S. Bitonto nell’anno 2016, i poliziotti riuscirono a fermare l’azione dell’uomo che, proprio nel 2016, dopo numerose vessazioni, nel corso di un incontro occasionale con la vittima a bordo della propria autovettura ed in preda ad un raptus di gelosia, la condusse in una zona di campagna e, dietro minaccia, la costrinse a consumare un rapporto sessuale.

L’emissione della condanna definitiva ha consentito di arrestare l’uomo che è stato condotto presso la Casa Circondariale di Lucera.

Femminicidio a Bitonto, Vincenzo Visaggi resta in carcere. La giudice: “Potrebbe vendicarsi sui figli”

Vincenzo Visaggi, il 75enne che ha ucciso con 22 colpi di forbici la moglie 74enne Lucia Chiapperini, la mattina de 18 aprile nella loro abitazione a Mariotta (frazione di Bitonto), deve restare in carcere perché potrebbe estendere la sua vendetta anche ai figli.

A stabilirlo è la giudice Antonella Cafagna. All’origine dell’omicidio, oltre a questioni economiche legate all’eredità, anche l’ossessione da parte dell’uomo per i presunti tradimenti della moglie. Tale da pensare che i figli non fossero suoi. Tesi ribadita dallo stesso Visaggi davanti alla pm Angela Morea.

Accuse ripetute alla donna anche durante l’aggressione mortale, ripresa dalle telecamere dell’abitazione. Visaggi ha poi chiesto aiuto al numero di emergenza confessando di aver assassinato la moglie e di aver provato a togliersi la vita colpendosi al petto. Nei frame contenuti nel provvedimento di arresto dell’uomo, si vede la donna tornare a casa, discutere animatamente con il marito che poi la colpisce almeno 20 volte con delle forbici appuntite.

La 75enne ha provato a difendersi dalla furia del marito come testimoniato dalle lesioni sulla mano sinistra, con la quale probabilmente ha tentato di proteggersi dai fendenti. La vittima ha chiesto anche aiuto ma lui avrebbe solo atteso la sua morte. “Muori” dice alla moglie offendendola in modo volgare “non meriti neppure compassione”. Al loro arrivo, i carabinieri hanno trovato in bagno il cadavere della donna, mentre il 75enne era in camera da letto con gli abiti e le mani sporchi di sangue.

Secondo quanto riferito da alcuni testimoni, i due litigavano spesso nelle ultime settimane. Discussioni violente che avrebbero spinto la donna a trasferirsi da qualche giorno a casa di uno dei suoi figli. A spaventarla, secondo quanto ricostruito, sarebbe stato l’atteggiamento del marito che durante un litigio, brandendo dei coltelli, l’avrebbe minacciata di morte. Nella abitazione della coppia, nascosti dietro un armadio, sono stati trovati quasi 13mila euro in contanti: il 75enne li avrebbe messi lì per evitare che la moglie li prendesse.

“L’omicidio non è stato frutto di un impeto ma un gesto predeterminato. Un gesto che potrebbe essere ripetuto considerato il cieco risentimento che Visaggi ha manifestato più volte nei confronti dei figli, accusandoli di averlo abbandonato”. La gip ha ritenuto che sussistano esigenze cautelari di eccezionale rilevanza che giustificano l’applicazione della custodia in carcere perché non è da escludere che l’uomo possa commettere altri delitti “per finalità punitive nei confronti del resto della famigli”.

Far west in piazza Moro, il pusher aggressore resta in carcere: “scarpette rosse” ci vede e scappa

È stato convalidato l’arresto del 25enne tunisino che ha aggredito la nostra troupe e la vigilessa nei pressi di piazza Moro la mattina del 14 aprile.

Il giovane, accusato di resistenza a pubblico ufficiali e lesioni personali aggravate, sarà giudicato con rito abbreviato, su richiesta del legale, condizionato all’acquisizione di un video.

Secondo la tesi della difesa del 25enne straniero, non sarebbe stata usata violenza contro la vigilessa che sarebbe inciampata nel monopattino nel tentativo di inseguirlo.

Siamo tornati così a piazza Moro per raccontarvi gli ultimi aggiornamenti e come sempre la nostra telecamera sembra avere un effetto particolare scatenando un fuggi fuggi generale.

“Ti scanno come un maiale e ti svito la testa”, estorsioni dal carcere: 5 arresti a Trani – I NOMI

Avrebbe continuamente chiesto a un imprenditore di Trani somme di denaro da versare in cambio di protezione. E lo avrebbe fatto dal carcere di Poggioreale (Napoli), in cui è detenuto per scontare una condanna definitiva per un omicidio del 2017, utilizzando un cellulare che aveva con sé in cella.

Ma le richieste sarebbero state sempre maggiori, da 5mila a 30mila euro, fino a quando l’imprenditore – che di volta in volta consegnava i soldi a persone diverse – non è più riuscito a pagare. E lì sarebbero quindi iniziate le minacce, anche di morte, rivolte all’imprenditore e alla sua famiglia.

Per questo, i finanzieri delle compagnie di Bari e Barletta hanno arrestato (in carcere) Alessandro Corda, pluripregiudicato tranese affiliato al clan Capriati di Bari vecchia, e quattro suoi sodali, accusati di estorsione con aggravante mafiosa. Oltre ad Alessandro Corda, in carcere sono finiti Nicola Corda, Rosa Fiore, Giuseppe Vitolano e Francesco Cirillo.

Le indagini della Dda di Bari hanno accertato diversi episodi: le indagini sono partite dall’analisi di alcuni cellulari sequestrati nel corso di un’altra inchiesta, dalla quale è emerso come l’imprenditore fosse “vessato da continue richieste di somme di denaro da versare in cambio di una prospettata protezione”.

Le indagini sono poi proseguite con l’analisi di chat, pedinamenti e ascolto di persone informate sui fatti. Nel corso delle operazioni di oggi è stato sequestrato a Corda il cellulare dal quale avrebbe minacciato l’imprenditore.

L’estorsore, pur di riscuotere le somme richieste, avrebbe intimorito la vittima ricorrendo a violenze e minacce psicologiche, con frasi del tipo: “Io te lo giuro su mio figlio che ti scanno come un maiale, ti scanno come al maiale ti scanno“, “Tu vuoi campare, eh? E mi devi togliere il debito!”, “Come ti prendo in mezzo alle mani ti svito la testa”.

Traffico di droga tra Bari e provincia, 53 condanne e 478 anni di carcere: tra loro Filippo e Sabino Capriati – I NOMI

Sono 478 gli anni di carcere inflitti ai 53 presunti affiliati al clan Capriati di Bari Vecchia che tra il 2018 e il 2023 avrebbe esteso il controllo nei comuni del sud est barese tra cui Putignano, Castellana Grotte, Noci, Alberobello, Acquaviva delle Fonti e Locorotondo.

Si è chiuso nella giornata di ieri il primo grado in abbreviato del processo Partenone. Il gup Giuseppe Montemurro ha accolto integralmente le richieste dell’accusa condannando alla pena più alta di 20 anni (considerando lo sconto di un terzo per il rito), il boss Filippo Capriati, nipote dello storico capo clan Tonino. Condannati anche la moglie Angela Gianmaria (8 ann) e il figlio Sabino (16).

La pena di 20 anni è stata inflitta anche ai pregiudicati Emanuele Carrassi, Carlo Dilena, Giuseppe Lacalendola e Carmelo Recchia. Dieci anni di reclusione sono stati inflitti al collaboratore di giustizia Giuseppe Labrocca. L’indagine dei Carabinieri ha documentato ben 170 episodi di spaccio, oltre a episodi di riciclaggio, sequestro di persona e rapina, detenzione di armi, estorsione aggravata dal metodo mafioso.

TUTTE LE CONDANN. Francesco Antonacci, 7 anni e 4 mesi di reclusione; Alessandro e Giampiero Braia, 6 anni e 7 anni e 8 mesi; Cesario Ivan Caracciolo, 7 anni; Luigi Carrassi e Cosimo Di Lorenzo, 7 anni; Franco Fallacaro, 8 anni e 2 mesi; Giovanni Genchi, 15 anni e 4 mesi; Cesare e Sara Giliberti, rispettivamente 6 anni di carcere e 10 mesi e 7 anni; Ignazzi Giuseppe , 7 anni e 4 mesi; Rocco Labrocca, 16 anni e 8 mesi; Giuseppe Lovero, 8 anni; Giuseppe Mastrangelo, 7 anni e 8 mesi; Costel Razvan Mihalache, 8 anni; Daniele Morea, 4 anni e 4 mesi; Giorgio Notarnicola, 7 anni; Flavio Eugenio Pinto, 8 anni e 4 mesi; Pasquale Polignano, 4 anni e 6 mesi; Costantino Poliseno, 7 anni e 2 mesi; Annalisa Ronghi, 4 anni e 2 mesi; Davide Serafino, 7 anni. Nicola Aquilino, 7 anni di reclusione; Lorenzo Capodiferro, 6 anni e 10 mesi; Vito Di Mola, 7 anni e 4 mesi; Cataldo Pascale, 12 anni; Recchia Michele, 8 anni; Giuseppe e Vito Sportelli, 7 anni e 6 mesi di carcere e 3 anni e 2 mesi; Nicola Volpe, 4 anni e 4 mesi. Per Maria Colella (Polignano a Mare), 7 anni e 4 mesi. Giuseppe Colucci, 7 anni e 4 mesi; Nicola Console, 7 anni e 2 mesi; Fabio Posa, 7 anni e 4 mesi. Per Vito Corbacio (Monopoli), 15 anni e 3 mesi. Agli altri sodali baresi: Michele Fiore, 7 anni e 2 mesi; Daniele Greco, 17 anni; Mauro Di Pinto di Bisceglie, 6 anni. Ad Andrea Iacovazzo di Alberobello inflitti 7 anni. Condanna a 7 anni e 8 mesi per Vito Liuzzi; 4 anni per Gianfranco Giliberto; 7 anni inflitti a Marco Marinuzzi, Maria Mastrangelo e Antonia Piccolino: 4 anni e 2 mesi per Laura Rizzi.

Padri separati, Giuseppe alla vigilia dell’Appello: “Rischio il carcere da innocente. È devastante”

Torniamo a parlare di Giuseppe e della sua storia da padre separato. Lo ricordiamo, Giuseppe è stato condannato a 3 anni per maltrattamenti in famiglia, ma ha trovato il coraggio per incontrarci e raccontare la sua storia.

Lo avevamo incontrato dopo il quarto Natale senza i suoi figli, questa volta Giuseppe è venuto a trovarci da Barletta alla vigilia di un momento delicato. A maggio è fissato l’Appello, rischia di andare in carcere per tre anni.

Ha sempre respinto ogni accusa di maltrattamenti, così come ha rifiutato ogni proposta di patteggiamento anche prima dell’avvio del processo. Qualcosa non torna. Nel video allegato tutti i dettagli e gli aggiornamenti della vicenda.

Bari, spaccio di stupefacenti a Japigia e Mola: in carcere 21 persone vicine al clan Palermiti – NOMI E VIDEO

Nelle prime ore della mattinata odierna, i Carabinieri della Compagnia di Bari Centro hanno dato esecuzione a 21 ordini di carcerazione (di cui 6 con pena sospesa) emessi dalla locale Procura Generale della Repubblica presso la Corte d’Appello, nei confronti di altrettante persone colpite da sentenze definitive di condanna per associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti e/o detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti.

+++ IL VIDEO DELL’OPERAZIONE SUL CANALE TELEGRAM +++

Le condanne scaturiscono dall’indagine denominata “Astra” condotta dal Nucleo Operativo della Compagnia tra gli anni 2016-2018 e coordinata dalla locale Direzione Distrettuale Antimafia, che ha consentito di accertare l’esistenza di un’associazione finalizzata al traffico di droga, contigua al noto clan Palermiti, operante nel quartiere Japigia e nel sud-est del capoluogo nonché nel comune di Mola di Bari.

Le articolate attività tecniche e dinamiche hanno consentito di ricostruire la struttura dell’organizzazione, dotata di una fitta rete di pusher, molteplici canali di approvvigionamento, speciali tecniche di occultamento di droga e denaro, estesasi al punto da operare anche in più comuni della provincia, con particolare riferimento a Mola di Bari, ove era stata aperta una vera e propria succursale. Nel corso dell’indagine sono stati sequestrati 41 kg di hashish, 19 kg di marijuana, 1,5 kg di cocaina nonché 1 mitraglietta Skorpion.

Le risultanze investigative hanno portato nella fase delle indagini preliminari all’emissione di 36 misure cautelari da parte del GIP di Bari, eseguite dai Carabinieri nel maggio 2021, una delle quali compiuta in Albania attraverso l’ausilio del Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia (SCIP).

Le pene inflitte con gli odierni provvedimenti oscillano tra gli otto mesi e i diciotto anni di reclusione, per un totale di 148 anni di carcere.

Elenco condanne

  1. Martiradonna Emanuel, nato a Bari, 03.12.1997 (cumulo delle pene con contestuale ordine di esecuzione per la carcerazione per anni 10 mesi 7 giorni 5 di reclusione) art. 73 c. 1-4-5-6 dpr 309/90 art. 81 c.p., art. 337 c.p., art. 74 c.2-3-4 dpr. 309/90 art. 81 c.p.;
  2. Carrassi Andrea, nato a Bari, 16.05.1992 (cumulo delle pene con contestuale ordine di esecuzione per la carcerazione per anni 8 mesi 5 giorni 27 di reclusione) art. 73 c.1-4-5-6 e art.74 c.2-3-4 dpr. 309/90;
  3. Cassano Giacomo, nato a Bari, 23.06.1972 (ordine di esecuzione per la carcerazione per anni 5, mesi 5 giorni 25 di reclusione) art. 74 c.2-3-4, art. 73 c. 1-6 dpr. 309/90 e art. 81 c.p.;
  4. Abbaticchio Michele, nato a Bari, 03.08.1997 (cumulo delle pene con contestuale ordine di esecuzione per la carcerazione per anni 7, mesi 6 giorni 17 di reclusione) art. 624 – 625 c. 2 c.p., art. 73 c.1-4-5-6 dpr 309/90 e art. 110 c.p., art. 74 c. 2-3-4;
  5. Bellantuono Michele, nato a Conversano, 25.08.1995 (cumulo delle pene con contestuale ordine di esecuzione per la carcerazione per anni 10, mesi 6 giorni 24 di reclusione) art. 73 c. 1-4-5-6 dpr. 309/90 art. 110 c.p., art. 337 e art. 110 c.p. e art. 61 c.p., art. 582 c.p.  art. 110 c.p. art. 81 c.p. e art. 61 c.2 c.p., art. 2 legge 895/1967 e art. 648 c.p. art. 110 c.p., art. 74 c. 2-3-4 dpr 309/90;
  6. Genco Giovanni, nato a Conversano, 12.05.1995 (cumulo delle pene con contestuale ordine di esecuzione per la carcerazione per anni 6 mesi 4 di reclusione) art. 73 c.1-4-5-6 art. 110 c.p., art. 74 c.2-3-4 dpr 309/90;
  7. Esposito Ciro, nato a Bari, 14.01.1977 (cumulo delle pene con contestuale ordine di esecuzione per la carcerazione per anni 14, mesi 6 giorni 10 di reclusione) art. 648 c.p., art. 477 c.p., art. 482 c.p. art. 110 c.p., art. 337 c.p., art. 73 dpr. 309/90 e art. 81 c.2 c.p., 416 bis c.1-3-4-5-8 c.p.;
  8. Pepe Renato, nato a Bari, 25.11.1983 (cumulo delle pene con contestuale ordine di esecuzione per la carcerazione per anni 12 mesi 4 giorni 21 di reclusione) art. 73 c.4-5 dpr.309/90 art. 81 e 110 c.p., art. 75 c.2 dlgs 159/2011, art. 640 c.p., art. 74 c.2 dpr. 309/90 ;
  9. martiradonna giuseppe, nato a bari, 14.01.1987 (cumulo delle pene con contestuale ordine di esecuzione per la carcerazione per anni 18, giorni 29 di reclusione) art. 73 c.5 dpr.309/90, art. 374 bis c.p., art. 482 c.p. art, 476 c.p.,              art. 628 c.1 -3 n.3 c.p., art. 612 bis c. 1-4 c.p., art. 74 c.1-3-4 dpr. 309/90, art. 73 c.1-4-6 dpr.309/90;
  10. Martiradonna Michele, nato a Bari, 17.10.1992 (cumulo delle pene con contestuale ordine di esecuzione per la carcerazione per anni 5 di reclusione) art. 73 c.1-5-6 d.p.r. 309/90, art. 74 c.2-3-4 dpr. 309/90;
  11. Bottalico Vito Ivan, nato a Bari, 27.12.1998 (cumulo delle pene con contestuale ordine di esecuzione per la carcerazione per anni 7, mesi 8, giorni 17 di reclusione) art. 73 c.1-4-6 dpr.309/90 e art. 110 c.p., art.337 c.p., art. 74 c.2-3-4 dpr.309/90;
  12. Vaccarelli Alessandro Nicola, nato a Mola di Bari, 16.01.1991 (cumulo delle pene con contestuale ordine di esecuzione per la carcerazione per anni 8 mesi 7 giorni 20 di reclusione) art. 582- 585 e 110 c.p., art. 629 c.p. e art. 81 c.2 c.p., art. 316 ter c.p. e art. 110 c.p., art. 483 c.p., art. 385 c.p., art. 74 c.2-3-4 dpr. 309/90, art. 73 c.1-4-6 dpr. 309/90;
  13. cirulli michele, nato a bari, 05.02.1980 (cumulo delle pene con contestuale ordine di esecuzione per la carcerazione per anni 2, mesi 6 giorni 12 di reclusione) art.648 c.p. art. 55c.9 del dlgs 231/2007 art. 81 c.2 c.p., art. 73 c.1-4-6 dpr. 309/90;
  14. Loprino Francesco, nato a Bari, 11.03.1963 (cumulo delle pene con contestuale ordine di esecuzione per la carcerazione per anni 12 giorni 13 di reclusione) art. 73 c.1 bis-4-5 dpr. 309/90 art. 81 c.p. e art. 110 c.p.;
  15. soloperto massimiliano, nato a bari, 03.04.1974 (cumulo delle pene con contestuale ordine di esecuzione per la carcerazione per anni 9 mesi 5 di reclusione) art. 648 c.p. art. 485 c.p. art. 73 c.1-6 dpr 309/90 art. 81 e 110 c.p., art. 99 c.4 c.p. 81 e 110 c.p.;
  16. Martiradonna Filippo, nato a Bari, 04.04.1966 (ordine di esecuzione per la carcerazione con contestuale decreto di sospensione per mesi 11 giorni 5 di reclusione) art. 73 c.1 dpr. 309/90 e art. 81 c.1 c.p.;
  17. Cassano Nicola, nato a Bari, 18.09.1998 (cumulo delle pene con contestuale ordine di esecuzione con decreto di sospensione per anni 2 mesi 4 di reclusione) art. 73 c.5 dpr. 309/90 e art. 81 c.p.;
  18. De Zio Alessandro, nato a Bari, 10.04.1982 (cumulo delle pene con contestuale ordine di esecuzione con decreto di sospensione per mesi 10, giorni 11 di reclusione) art. 612 c.2 c.p. art. 110 c.p. e art. 73 dpr. 309/90;
  19. Axhenti Aldo, nato in Albania, 15.06.1985 (ordine di esecuzione per la carcerazione con contestuale decreto di sospensione anni 3, mesi 8 di reclusione) art. 73 c.1-4-6;
  20. Ciliberti Nicola, nato ad Andria, 30.05.1981 (ordine di esecuzione per la carcerazione con contestuale decreto di sospensione per mesi 8 giorni 29 di reclusione) art. 73 c.1-4-6 dpr. 309/90;
  21. nina fatjon, nato in albania, 05.11.1990 (ordine di esecuzione per la carcerazione con contestuale decreto di sospensione anni 1 mesi 3 di reclusione) art. 73 c.1-6 dpr.309/90.

Spaccio, armi, estorsioni e pestaggi. Blitz della Polizia a San Pasquale: 12 persone in carcere – VIDEO

Nelle prime ore della mattinata odierna, la Polizia di Stato ha eseguito 12 ordini di carcerazione emessi dalla Procura Generale della Corte d’Appello di Bari, nei confronti di soggetti ritenuti responsabili, a vario titolo, del reato di associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, aggravata dalla disponibilità di armi, oltre che di detenzione e spaccio di sostanza stupefacente, del tipo eroina, cocaina, ecstasy, hashish e marijuana.

+++ IL VIDEO SUL CANALE TELEGRAM +++

Le condanne sono state comminate all’esito dell’iter processuale della c.d. operazione “Over and Out”, che, in data 15 luglio 2021, ha portato all’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dalla Sezione G.I.P. presso il Tribunale di Bari, su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di 17 soggetti.

L’indagine, condotta dalla sezione Antidroga della Squadra Mobile di Bari, negli anni 2017 e 2018, ha consentito di individuare un’associazione criminale, ben strutturata ed organizzata, in grado di fornire alla clientela stupefacente di qualsiasi tipo, di fatto monopolizzando la commercializzazione illecita di droghe nel quartiere San Pasquale di Bari.

In particolare, il gruppo criminale colpito con gli odierni provvedimenti aveva trasformato un complesso residenziale di edilizia popolare, in via Dei Mille, in una vera e propria roccaforte per l’attività di spaccio, impadronendosi degli scantinati e dei terrazzi per nascondere armi e droga, ai danni degli altri condomini, costretti a subire le loro imposizioni.

Di fatto, il quartier generale dell’organizzazione era stato individuato, sempre nel quartiere San Pasquale, in una palazzina di via Cuoco, dove gli indagati avevano trasformato il terrazzo condominiale in una vera e propria dependance, ove, all’ombra di un gazebo e di una piscina fuori terra, pianificavano i traffici illeciti ed organizzavano i vari summit, ai quali partecipavano tutti gli indagati, tenuti dai capi e promotori del sodalizio.

Le telecamere e le microspie, installate dagli investigatori su quel terrazzo, hanno consentito di acquisire granitici elementi probatori sulla loro illecita attività. Inoltre, durante l’indagine, sono state documentate anche azioni ritorsive e pestaggi messi in atto dagli spacciatori nei confronti degli acquirenti che non saldavano in tempo i debiti maturati per l’acquisto dello stupefacente.

Nel corso dell’attività investigativa, sono stati operati 10 arresti in flagranza di reato, sequestrati circa 13 chilogrammi di stupefacente tra cocaina, eroina, hashish e marijuana, nonché 2.000 pasticche di ecstasy.

Inoltre, a testimonianza della pericolosità dell’organizzazione criminale, durante le indagini sono state sequestrate 7 pistole semiautomatiche di vario calibro, nonché una pistola mitragliatrice Skorpio.