Estorsioni a imprenditori e omicidi di mafia, maxi operazione all’alba a Foggia: arresti e perquisizioni

Tre arresti per tre omicidi, due tentativi di omicidio e altre 18 misure cautelari per molteplici episodi di estorsione ai danni di imprenditori foggiani, realizzati con metodo mafioso e al fine di agevolare la mafia foggiana e le sue batterie sono state eseguite questa mattina all’alba dagli uomini della squadra mobile in un’operazione diretta dalla Direzione distrettuale antimafia di Bari e dalla Procura della Repubblica di Foggia con il coordinamento della Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo.

Tra gli arrestati dalla Sisco di Bari e dalla Squadra Mobile di Foggia due esponenti di spicco della mafia garganica per il duplice omicidio di Nicola Ferrelli e Antonio Petrella avvenuto ad Apricena il 20 giugno del 2017. Fermato dalla Squadra Mobile di Foggia e dal Nucleo Operativo del Reparto Operativo dei carabinieri di Foggia il presunto autore dell’omicidio di Stefano Bruno e del duplice tentato omicidio di Saverio e Pasquale Bruno avvenuti a Foggia il 29 aprile scorso.

In corso vasta attività di perquisizioni e di controlli del territorio da parte delle forze dell’ordine. Alle ore 10.30, si terrà negli uffici della Procura della Repubblica di Foggia si terrà una conferenza stampa alla presenza del Procuratore Nazionale Antimafia e Antiterrorismo.

Sorpreso in camera da letto mentre dormiva: così è stato arrestato il latitante Ninett a Foggia

Era in camera da letto e stava dormendo il 64enne Carmine Marolda quando sono arrivati i carabinieri per arrestarlo. Marolda, soprannominato Ninett, era ricercato da gennaio dello scorso anno, per reati in materia di stupefacenti.

I carabinieri hanno individuato la donna che lo ospitava all’interno di un palazzo di edilizia popolare a Foggia, garantendogli rifugio: l’esecuzione di un decreto di perquisizione emesso dalla Dda di Potenza a suo carico, indagata per favoreggiamento della latitanza, ha consentito ai militari di cinturare il perimetro della palazzina e di sorprendere il latitante all’interno di un appartamento al primo piano, proprio in compagnia della donna.

L’indagine è stata avviata sulla scorta dei riscontri emersi in occasione di precedenti operazioni condotte contro i vertici delle piazze di spaccio locali. È stato proprio il monitoraggio dei circuiti dei sodali legati a figure criminali già assicurate alla giustizia, partendo dall’arresto del latitante Massimo Sileno a Napoli nel maggio 2025, sempre ad opera dei carabinieri di Potenza, a fornire gli elementi utili al suo arresto. A quanto si apprende, Marolda non era armato e non ha opposto resistenza, manifestando sorpresa per l’irruzione.

Uccise il maresciallo dei carabinieri Marino Di Resta: il latitante Carmine Marolada arrestato a Foggia

Il latitante Carmine Marolda, di 64 anni, di Venosa (Potenza), ricercato dal gennaio 2025, è stato arrestato a Foggia in un’operazione dei carabinieri, con il supporto del reparto speciale Gis.

Marolda nel 2001 era stato condannato con sentenza definitiva a 30 anni di reclusione per concorso nell’omicidio del maresciallo dei carabinieri Marino Di Resta, ucciso a Pescara il 16 settembre del 1996 durante un conflitto a fuoco con i banditi che avevano appena rapinato un rappresentante di gioielli a Francavilla a Mare.

La stessa pena fu inflitta a due suoi complici – Nicola Cassano e Gianfranco Sgaramella -. I tre furono condannati anche a otto anni di reclusione per la rapina.
L’operazione di stamani è scattata in un alloggio di edilizia popolare, l’Onpi di corso del Mezzogiorno, a Foggia, dove pare che l’uomo si nascondesse da tempo.

I militari dell’Arma hanno fatto irruzione nell’abitazione sorprendendo il ricercato e mettendo fine alla sua latitanza. Da quanto si apprende, sembra che non fosse armato. Marolda era ricercato dal gennaio 2025 per spaccio di sostanze stupefacenti.

Omicidio Dino Carta a Foggia, caccia aperta al killer. Si cercano nuove prove: analizzati gli abiti della vittima

Proseguono senza sosta le indagini sull’omicidio di Dino Carta, il 42enne personal trainer ucciso il 13 aprile scorso. Gli investigatori stanno analizzando ogni elemento utile per risalire all’assassino, partendo dagli abiti indossati dalla vittima la sera del delitto.

Gli accertamenti puntano a chiarire dettagli cruciali: dalla distanza degli spari alla possibile presenza di segni di colluttazione, fino all’eventuale rinvenimento di tracce biologiche – come capelli o fibre – che possano condurre al responsabile.

Al momento, gli inquirenti seguono la pista di una figura ancora senza volto: una persona in bicicletta, con il capo coperto da un cappuccio, ripresa nei pressi del luogo dell’agguato poco prima degli spari. Fondamentale potrebbe essere anche il contributo di una donna avvistata nella zona circa venti secondi dopo i quattro colpi mortali: potrebbe trattarsi di una testimone chiave.

Nei giorni scorsi, inoltre, a Roma sono stati effettuati esami balistici su un caricatore che si ritiene possa essere stato perso dal killer durante la fuga. Un ulteriore tassello in un’indagine complessa, ma che gli investigatori ritengono possibile ricostruire.

Per ora viene escluso il movente legato alla criminalità organizzata. Carta, descritto come una persona tranquilla, si trovava fuori casa per una consueta passeggiata con il cane. Tra le ipotesi al vaglio emerge quella di una vendetta privata, forse collegata a un episodio avvenuto in passato nella palazzina in cui viveva, dove un giovane perse la vita cadendo da un’impalcatura.

Uccisa dal marito a Foggia, l’ultimo saluto a Stefania Rago. Il vescovo ai due figli: “Perdonate se potete”

“Cari Jessica e Michael, perdonate se potete e amate. Il perdono disarma e cambia in bene i sentimenti malvagi. Il perdono non dona pace solo a chi lo riceve, esso lenisce anche il dolore e pacifica chi lo dona Cari figli, nella memoria della mamma, perdonate e amate. Mettetevi al servizio del bene, lasciatevi amare dal Signore Gesù e trovate pace”.

È un passaggio dell’omelia di monsignor Giorgio Ferretti, arcivescovo della diocesi Foggia-Bovino, durante il funerale di Stefania Rago, la donna di 46 anni uccisa il 23 aprile a Foggia nella sua abitazione dal marito, il 48enne Antonio Fortebraccio, ora in carcere con l’accusa di femminicidio. L’arcivescovo si è rivolto ai figli della donna e anche alla stessa vittima: “E tu cara Stefania, tra le braccia di Cristo Risorto, dal giardino del cielo, dove non c’è più né sofferenza né lutto, perdonaci e prega un po’ anche per noi”.

Il feretro, nella chiesa di San Michele Arcangelo a Foggia, era ricoperto da rose bianche, accompagnato dai suoi familiari: i figli Jessica e Michael, i genitori, la sorella, il fratello e tanti amici e persone che la conoscevano e le volevano bene. Per i funerali è stato proclamato lutto cittadino.

Nell’omelia, monsignor Ferretti ha detto che “la gelosia non è amore ma difesa della propria proprietà; ed è assurdo che consideriamo spesso anche le persone nostra proprietà. Diciamo alla persona amata ‘sei mia’ e sottintendiamo che non vogliamo che sia di nessun altro. E il nostro egoismo si espande al punto di voler soggiogare gli amati al nostro volere. E la profonda stoltezza di questo pensiero è che oltre a fare del male alle persone amate, così ne facciamo anche a noi stessi. Torturiamo e ci torturiamo: ci roviniamo la vita. Ah se comprendessimo l’amore sincero, libero, che Gesù ha per ciascuno di noi: forse ne sapremmo donare di più e di più vero agli altri. Basta – ha concluso – ascoltare noi stessi, le nostre voglie, i nostri desideri, le nostre passioni; basta soffrire per ciò che ci manca e smaniare, sgomitare per possedere; basta uccidere per avere”.

Femminicidio a Foggia, Stefania uccisa dal marito. La figlia Jessica: “Papà non potrà mai essere perdonato”

A una settimana dal femminicidio di Stefania Rago, uccisa il 23 aprile nella sua abitazione a Foggia dal marito, il 48enne guardia giurata Antonio Fortebraccio, la voce della figlia Jessica, 27 anni, si alza forte anche per lanciare un messaggio preciso.

“Il femminicidio non deve mai essere considerato normale”. Jessica, in un incontro con i giornalisti insieme a suo fratello Michael, di 23 anni, parla anche del padre: “Una persona del genere non potrà mai essere perdonata. Uccidere significa voler avere il controllo totale sull’altra persona, decidere che non debba vivere. Non merita alcun riavvicinamento”. Dietro a quella tragedia, spiega, si nascondeva una dinamica familiare fatta di controllo e svalutazione.

“Non ci si aspetta mai una reazione del genere da un padre o da un marito. I litigi esistono in tutte le famiglie, ma mai fino a questo punto”, racconta: “Controllava molto la vita di mia madre. Apparentemente voleva che fosse autonoma, ma in realtà non le permetteva mai di esserlo davvero”. Un episodio resta emblematico: “Mia madre aveva studiato e lavorato in diversi posti, ma a un certo punto ha smesso. Aveva paura. Lui la faceva sentire incapace, la buttava giù moralmente”.

“Abbiate coraggio – esorta -. Parlate con le persone vicine, quelle che possono davvero aiutarvi”. Jessica racconta che “la madre non si confidava. Era molto riservata. Forse voleva proteggerci”. Ma i figli, comunque, capivano: “Le chiedevo perché fosse turbata, ma lei diceva sempre che stava bene”. Poi, ricorda, “c’erano già state altre occasioni un cui mamma aveva chiesto il divorzio. Ma lui era insistente, questa cosa non l’ha mai accettata. Noi ci speravamo. Lo dicevamo anche a mio padre. Stai meglio tu e sta meglio mamma”.

“Ci ha lasciato forza e amore – ricorda Michael -. Ci sono stati momenti di gioia, ma anche momenti difficili. Soprattutto per nostra madre che ha dovuto sostenere nel tempo dinamiche familiari complesse. Nonostante tutto, però, nessuno avrebbe mai immaginato un epilogo così tragico. Nemmeno lei pensava che suo marito potesse arrivare a tanto. Neanche noi figli lo avremmo mai pensato. Ci ha lasciato tanta forza, davvero tanta”. “L’ho vista proprio quella mattina, verso le 10. Sono tornato a Bari perché studio lì. Mi ha dato un bacio a stampo e mi ha detto: ‘Quando ci vediamo, amore mio?’. Le ho risposto: ‘La settimana prossima, stai tranquilla. Poi la sera ho saputo tutto”.

Omicidio Bruno a Foggia, esclusa la pista della criminalità: tragedia nata da una lite. Attesa per l’analisi sulla pistola

Potrebbe essere stato un litigio a scatenare la violenta sparatoria avvenuta ieri intorno a mezzogiorno nel quartiere periferico di Quadrone delle Vigne, lungo via Cerignola. Il bilancio è di un morto e tre feriti, alcuni dei quali in gravi condizioni.

A perdere la vita è stato Antonio Stefano Bruno, 32 anni, deceduto poco dopo il ricovero agli Ospedali Riuniti a causa di una ferita al petto. Gravemente ferito anche il fratello Saverio, 30 anni, colpito al torace e attualmente ricoverato nello stesso ospedale. Il padre, Pasquale Bruno, meccanico, è stato invece raggiunto da un colpo alla spalla ed è stato trasferito all’ospedale di San Giovanni Rotondo. Coinvolto anche un quarto uomo, Giuseppe Robustella, 43 anni di Manfredonia, ferito al braccio e rintracciato poco dopo a bordo della sua auto a breve distanza dal luogo dell’agguato.

L’allarme ha fatto convergere sul posto pattuglie della polizia e numerosi mezzi di soccorso. L’area è stata isolata per ore per consentire agli investigatori della Scientifica di effettuare i rilievi. Nei pressi del luogo della sparatoria è stata rinvenuta una pistola calibro 9, che sarà sottoposta ad analisi balistiche per verificare un eventuale collegamento con il delitto.

Le indagini, coordinate dalla Procura di Foggia e condotte dalla Squadra Mobile, puntano a ricostruire l’esatta dinamica dei fatti attraverso le testimonianze dei feriti e dei presenti, oltre alle immagini delle telecamere di sorveglianza. Secondo una prima ricostruzione, ancora al vaglio degli inquirenti, una sola persona avrebbe fatto irruzione nel complesso abitativo dove risiede la famiglia Bruno.

In un primo momento si era ipotizzato un possibile collegamento con la criminalità organizzata, anche alla luce dei precedenti familiari: le vittime sono infatti imparentate con un esponente di rilievo del clan Moretti-Pellegrino-Lanza. Tuttavia, con il passare delle ore, questa pista ha perso consistenza, lasciando spazio all’ipotesi di un episodio maturato in un contesto personale.

Quello di ieri è il quinto omicidio registrato in Capitanata dall’inizio dell’anno, il quarto nel capoluogo dauno e il terzo nelle ultime settimane, a conferma di un clima di crescente tensione sul territorio. Gli investigatori proseguono il lavoro per individuare il responsabile e chiarire movente e dinamica dell’accaduto.

Omicidio Carta a Foggia, caccia alla super testimone. Diffuso fermo immagine: “Era lì 20 secondi dopo fatti avanti”

Il fermo immagine che ha ripreso la presenza di una persona sul luogo e all’ora dell’omicidio di Dino Carta, il 42enne personal trainer ucciso a Foggia il 13 aprile scorso, ritrae la possibile testimone oculare 20 secondi dopo il delitto.

Nel fotogramma si vede transitare uno scooter e pochi metri dietro una donna. Sono le 21.58 e 55 secondi del 13 aprile scorso, giorno del delitto Carta il cui omicidio, a distanza di due settimane, è ancora avvolto nel mistero. Qualche secondo prima di quella immagine gli spari, quattro in sequenza, hanno ucciso il padre di famiglia incensurato e benvoluto da tutta la comunità.

“La persona ripresa dal video è verosimilmente una donna di giovane età, alla luce della postura e del passo – spiega il legale della famiglia, l’avvocato Michele Vaira, che ha diffuso il frame per permettere l’eventuale riconoscimento della persona – . È nei pressi dell’omicidio 20 secondi dopo che si odono gli spari. Può essere importante individuarla e chiederle cosa abbia visto”.

Un appello che Vaira ha già lanciato la scorsa settimana, invitando la persona, la cui immagine non è ben nitida e visibile, a farsi avanti con le forze dell’ordine o con lo stesso legale per riferire eventuali informazioni che potrebbero rivelarsi utili ai fini dell’indagine coordinata dalla procura di Foggia e condotta dai carabinieri.

Intanto sul fronte investigativo, prosegue l’analisi della registrazione audio, in cui si sentono alcune voci tra cui quella che potrebbe appartenere alla vittima. Sull’audio è stata eseguita una perizia fonica. Continua anche l’analisi delle immagini della videosorveglianza, in attesa dei risultati degli esami balistici effettuati dai carabinieri del Ris sul caricatore della pistola probabilmente perso dal killer durante la fuga.

Agguato a Foggia, colpita la famiglia Bruno: muore Stefano, feriti padre e fratello. Fermato chi ha sparato

È Stefano Bruno l’uomo che ha perso la vita in seguito alla sparatoria avvenuta poco dopo mezzogiorno alla periferia di Foggia, nella zona del “Quadrone delle Vigne”, in via Cerignola. È deceduto dopo il ricovero in ospedale a causa delle gravi ferite riportate.

Tra i coinvolti nel conflitto a fuoco figurano anche il fratello della vittima, Saverio Bruno, e il padre dei due. Ferito anche l’attentatore, un uomo originario di Manfredonia e incensurato, che sarebbe stato fermato dalla polizia poco dopo mentre si trovava a bordo di una Lancia Musa.

Secondo una prima ricostruzione, la sparatoria potrebbe essere avvenuta nei pressi dell’abitazione della famiglia Bruno. Le modalità dell’episodio fanno ipotizzare un agguato mirato o un affare finito male, anche se gli investigatori mantengono aperte tutte le piste.

Sul posto sono intervenute le forze dell’ordine e i sanitari del 118, che hanno trasportato i feriti in ospedale e messo in sicurezza l’area per consentire i rilievi. Le indagini, affidate alla polizia, sono in corso per chiarire con esattezza la dinamica dei fatti e individuare eventuali responsabilità.

Tra le ipotesi al vaglio c’è anche quella di un regolamento di conti. I fratelli Bruno risultano infatti nipoti di Gianfranco Bruno, detto “il primitivo”, figura nota della batteria Moretti. L’episodio si inserisce in un contesto già segnato da recenti fatti di sangue, tra cui l’omicidio di Alessandro Moretti avvenuto pochi mesi fa. La situazione resta in evoluzione e non si escludono ulteriori sviluppi nelle prossime ore.

Agguato a Foggia, colpi di pistola contro auto: ferito un uomo. Caccia a chi ha sparato

Una persona è rimasta ferita in un conflitto a fuoco avvenuto alla periferia di Foggia, in via Cerignola. A quanto si apprende, alcuni colpi d’arma da fuoco sono stati esplosi contro un’autovettura sulla quale viaggiava l’uomo rimasto ferito, che non sarebbe grave.

Nessuna traccia degli altri partecipanti alla sparatoria che sarebbero fuggiti. Nella zona il traffico è bloccato in entrata e in uscita da Foggia. Sul posto stanno operando numerosi mezzi delle forze dell’ordine e sono giunte ambulanze del 118.