Orecchiette gate, il paradosso made in Bari si sposta in aula: la Procura riconosce la frode ma chiede l’archiviazione

Una nuova incredibile puntata dell’inchiesta sulla truffa delle orecchiette di Barivecchia. Questa volta le novità non arrivano dall’Arco Basso, bensì dalle aule di giustizia.

La Procura di Bari ha riconosciuto la frode nell’esercizio del commercio messa in atto nei vicoli della città vecchia, ma ha chiesto l’archiviazione per le tre persone indagate. Tra loro c’è anche Nunzia Caputo, la regina delle orecchiette.

Come si legge sul Corriere della Sera, infatti per la Procura la condotta dei tre indagati integra il reato in contestazione, ma il fatto risulta di particolare tenuità per le modalità della condotta, l’esigua entità del danno cagionato e l’intensità del dolo”.

Una condotta che viene definita dal pm “non abituale”. Eppure, come testimoniato dalla nostra inchiesta giornalistica, la realtà è stata un’altra. Ora il gip deciderà se procedere con l’archiviazione oppure no.

Nell’inchiesta risulta parte offesa Gaetano Campolo di Home Restaurant, assistito dall’avvocato Carlo Taormina, che ha denunciato le signore delle orecchiette.

Frode sui bonus edilizi, nei guai marito e moglie: sequestrati beni per 870mila euro a Bari

La Guardia di finanza sta eseguendo a Bari un sequestro preventivo d’urgenza finalizzato alla confisca per un totale di 870 mila euro nei confronti di due persone, marito e moglie, nell’ambito di una inchiesta su proventi illeciti originati dal sistema di frode ai bonus edilizi con crediti d’imposta fittizi.

Il sequestro riguarda il profitto ottenuto con attività di riciclaggio, per un valore di circa 70 mila euro; e quello di quattro unità immobiliari, tre terreni, cinque compendi aziendali, quote societarie, diversi rapporti bancari e polizze assicurative, per un totale di 800mila euro, riconducibili al nucleo famigliare degli indagati.

I militari evidenziano che l’uomo avrebbe ostacolato l’identificazione della provenienza di alcune somme trasferendole all’estero tramite alcune società inglesi e tedesche a lui riconducibili; successivamente, dopo numerosi passaggi mediante operazioni che hanno coinvolto diversi Stati (Regno Unito, Germania e Botswana), ha fatto rientrare in Italia 70 mila euro attraverso accreditamenti sui suoi conti personali, e ha utilizzato parte di queste risorse per l’acquisto di un immobile, intestandolo fittiziamente alla moglie.

Le complesse attività svolte dalla Guardia di finanza, informano i militari in una nota, consistite nell’analisi di compravendite, locazioni, costituzioni di società, cessioni di quote societarie, movimentazioni finanziarie per dissimulare le operazioni di riciclaggio e reinvestimento dei capitali illecitamente accumulati nel tempo, “hanno consentito di accertare che la capacità reddituale lecita dell’indagato e dei suoi familiari non fosse tale da giustificare, complessivamente, un tale accrescimento patrimoniale”.

Fasano, spaccia miscela di olio di semi per extravergine d’oliva di Altamura: denunciato commerciante

I finanzeri della Compagnia di Fasano hanno eseguito un controllo ispettivo nei confronti di un esercente che aveva esposto per la vendita dell’olio pubblicizzato come “extravergine di oliva 100% italiano locale di Altamura” confezionato in latte e contenitori di plastica privi di ogni indicazione obbligatoria relativa alla tracciabilità e alle indicazioni di conservazione del prodotto.

I militari hanno quindi eseguito un campionamento del prodotto, ma dagli esami di laboratorio è emerso che l’olio conteneva valori di spettrofotometria e di acidità non conformi, nonché marcatori che indicavano come l’olio in questione fosse in realtà composto da una miscela di olio di oliva e olio di semi.

Il titolare dell’esercizio commerciale è stato quindi denunciato per il reato di frode in commercio. Nel corso di un altro controllo ispettivo nei confronti di un imbottigliatore di Fasano, i militari hanno sequestrato altri 391 litri di olio extravergine italiano in quanto stoccato per la successiva vendita in contenitori con etichette prive delle indicazioni obbligatorie previste dalla normativa di settore, di cui al Regolamento UE n. 2104/2017 e dal Regolamento UE n. 1169/2011.

Maxi frode finanziaria da 20 milioni a New York: arrestato cittadino svizzero a Bari. Era ricercato dall’Interpol

La Guardia di Finanza ha arrestato un cittadino svizzero al largo delle coste baresi. L’uomo era ricercato a livello internazionale per una maxi frode finanziaria da 20 milioni di dollari a New York.

I militari hanno notato un veliero sospetto e hanno deciso di intervenire, fermandolo in mare aperto. Poi la scoperta. Sul cittadino svizzero pendeva un mandato di arresto internazionale per associazione a delinquere, frode su titoli finanziari e riciclaggio.

Dopo le dovute verifiche con l’Interpol, l’uomo è stato arrestato e trasferito nel carcere di Bar. Sono state avviate le pratiche per l’estradizione negli Stati Uniti. 

Scoperta frode da 43 milioni su import auto di lusso, blitz anche in Puglia: sequestrate Ferrari e Lamborghini´

Una frode quantificata in 43 milioni di euro è stata scoperta dalla Guardia di finanza di Prato: al centro degli accertamenti, una presunta associazione criminale dedita alla vendita di auto di lusso di origine tedesca. Da quanto spiegato l’immatricolazione in Italia dei veicoli avveniva senza il pagamento dell’Iva.

Le fiamme gialle, sotto il coordinamento della procura europea di Bologna, hanno dato esecuzione a provvedimenti emessi dai tribunali di Ferrara e Trani: disposte misure cautelari reali sui capitali sociali di 8 società, 7 terreni, 3 immobili residenziali, un concessionario di auto, 41 vetture tra cui Ferrari, Lamborghini e Porsche per un valore di mercato complessivo di circa 3,5 milioni di euro, ed su oltre 50 conti bancari con disponibilità liquide complessive, al momento, di oltre 1,2 milioni. Scattate inoltre perquisizioni in case, imprese e altri immobili nella disponibilità degli indagati.

L’inchiesta, si spiega in una nota, ha preso le mosse da un esposto presentato da un acquirente che lamentava difficoltà nel perfezionamento dell’immatricolazione di una vettura usata acquistata tramite un concessionario multimarca da un venditore tedesco.

E’ poi emersa «l’esistenza di un sistema altamente organizzato di raccolta degli ordini di acquisto tramite concessionarie multimarca compiacenti, l’individuazione dei veicoli target presso grandi rivenditori di usato tedeschi e la definizione di pratiche di importazione tali da permettere l’immatricolazione in Italia dei veicoli senza il pagamento dell’Iva, ricorrendo all’interposizione di società di comodo estere, intestate a prestanome e flussi di falsa fatturazione.

Inoltre, al fine di rendere ulteriormente difficoltosa la riconducibilità dello schema evasivo alle concessionarie coinvolte, gli indagati hanno altresì posto in essere schemi di periodica cessazione e riapertura delle partite Iva impiegate per l’acquisto degli automezzi, senza tuttavia variare l’ubicazione degli showroom e l’insegna commerciale utilizzata, al fine di continuare a beneficiare della visibilità commerciale acquisita nel tempo». L’esecuzione di sequestri e perquisizioni ha avuto il supporto delle Fiamme gialle di Ferrara, Bologna, Andria, Trani, Molfetta e Crotone.

False fatture a Bari, frode da 10 milioni di euro: 29 a processo. Tra loro imprenditori e un direttore di banca – NOMI

Una frode fiscale da 10 milioni di euro organizzata da alcuni imprenditori con la complicità del direttore di una banca e di un dipendente di un ufficio postale. Sul caso è stata aperta un’inchiesta, sono 29 gli imputati per i quali à stato richiesto il rinvio a giudizio dopo le indagini della Guardia di Finanza.

Le accuse a vario titolo sono di associazione per delinquere (per 10 persone), emissione di fatture false e riciclaggio, per quanto riguarda il primo filone. Tutto ruota attorno all’emissione di 1.250 fatture per operazioni inesistenti a carico di 165 operatori economici per un importo di oltre 10 milioni dal 2018 al 2023. Gli imprenditori avrebbero così intascato il 22% dell’Iva su operazioni mai poste in essere.

A capo del presunto gruppo criminale ci sarebbero Francesco Porcelli e Luigi Biagio D’Armento, coadiuvati da Nicola Garofalo ed Enrico Danese, Gaetano Finestrone, Antonello Savino, Stefania Porcelli (moglie di Danese), Roberto Nupieri (finanziere in servizio a Bari), Pasquale Ceglie (dipendente di Poste italiane), Renato Argenson Starace (direttore di una filiale MpS), Nicola Garofalo, Francesco Porcelli, Tommaso Cortese, Alessio Garofalo, Mauro Messere, Michele Pascazio, Nicola Ritella, Fabrizio Schiavone (tutti e sei destinatari di assegni da versare sui propri conti correnti), Michele Danese, Giuseppe Danese (anch’essi destinatari di assegni), Gaetana Pascazio, Michele Pastoressa (moglie e cognato di Porcelli), Michele Terrone, Andrea Celano, Arcangelo Mattia. A riportarlo è la Repubblica.

Tra le imprese che avrebbero ricevuto fatture per operazioni inesistenti c’è anche la Emiliano srl di Alessandro e Simonetta Emiliano, fratelli del governatore pugliese Michele, che non sono imputati.

Corruzione e frode di finanziamenti pubblici a Lecce: 3 arresti. Nessuna misura per l’ex assessore Delli Noci – NOMI

L’imprenditore Alfredo Barone finisce in carcere, ai domiciliari il collega Marino Congedo e l’ingegnere Maurizio Laforgia (figlio del presidente di Acquedotto pugliese, ex dirigente del dipartimento regionale Sviluppo economico ed ex rettore di UniSalento, Domenico).

Nessun provvedimento per Alessandro Delli Noci, ex assessore regionale allo Sviluppo Economico della Puglia. Per gli altri indagati (in totale sono 11) sono state disposte quattro misure interdittive.

Sono queste le decisioni del gip di Lecce, Angelo Zizzari, nell’ambito dell’inchiesta sulla presunta associazione per delinquere finalizzata alla corruzione, turbativa d’asta e frode di finanziamenti pubblici erogati tramite i Pia, i Programmi integrati di agevolazione.

Delli Noci, indagato, si era dimesso. La decisione del gip arriva un mese dopo gli interrogatori preventivi, la Procura di Lecce aveva chiesto i domiciliari per l’ex assessore.

Corruzione e frode, Delli Noci si dimette: la Procura revoca la richiesta di arresto per l’ex assessore regionale

Per la Procura di Lecce non vi sono più le esigenze cautelari per procedere all’arresto dell’ex assessore pugliese allo Sviluppo economico, Alessandro Delli Noci. I pm hanno quindi revocato la richiesta di misura cautelare, anche a carico di altri indagati.

Delli Noci si è dimesso ieri sia da assessore sia da consigliere regionale in concomitanza con l’interrogatorio preventivo dinanzi al gip di Lecce che avrebbe dovuto decidere sulla richiesta di arresti domiciliari avanzata nei suoi confronti dai pm.

L’ormai ex assessore è indagato in un’inchiesta su presunti favori elargiti nei confronti di alcuni imprenditori.

Corruzione e frode, indagato Delli Noci: l’assessore regionale si dimette dopo l’interrogatorio a Lecce

È durato meno di un’ora dinanzi al gip di Lecce Angelo Zizzari l’interrogatorio preventivo di Alessandro Delli Noci, indagato nell’inchiesta su presunti illeciti che sarebbero stati commessi nell’erogazione di finanziamenti pubblici per favorire un gruppo di imprenditori locali in cambio di sostegno elettorale.

Dopo l’interrogatorio si è dimesso dalla carica di assessore regionale pugliese allo Sviluppo Economico. Sono undici in tutto le persone per le quali i pm Alessandro Prontera e Massimiliano Carducci hanno chiesto misure cautelari e che verranno interrogate oggi.

All’uscita da palazzo di giustizia Delli Noci, accompagnato dai suoi avvocati Giuseppe Fornari e Luigi Covella, non ha rilasciato dichiarazioni. A quanto si è appreso, avrebbe risposto alle domande dinanzi al gip.

Per Delli Noci e altri nove la procura ha chiesto gli arresti domiciliari. Chiesto il carcere, invece, per l’imprenditore Alfredo Barone ritenuto dagli inquirenti il promotore e organizzatore dell’associazione per delinquere che influenzando politici e amministratori, avrebbe pilotato investimenti e finanziamenti in particolare nel settore turistico ricettivo di lusso nel Salento.

Le accuse a vario titolo (in tutto gli indagati sono 30) sono di associazione per delinquere, corruzione, truffa in danno di enti pubblici riciclaggio e autoriciclaggio.

Corruzione e frode di finanziamenti pubblici, 11 indagati a Lecce: tra loro anche l’assessore regionale Delli Noci

La guardia di finanza di Lecce sta notificando in queste ore 11 richieste di interrogatori preventivi finalizzati all’emissione di misure cautelari personali nell’ambito di una inchiesta su una presunta associazione per delinquere finalizzata alla corruzione, turbativa e frode di finanziamenti pubblici con i Pia.
Tra gli indagati figurano nomi di imprenditori e della politica, di Lecce e Bari.

Tra questi Alessandro Delli Noci, assessore alle Attività Produttive della Regione Puglia, e Maurizio Laforgia, ingegnere, figlio del presidente dell’Aqp Domenico Laforgia.

L’accusa per tutti è associazione a delinquere finalizzata alla corruzione, turbativa e frode di finanziamenti pubblici con i Pia. Tra i destinatari delle 11 richieste anche il responsabile dell’ufficio tecnico del Comune di Lecce Angelo Mazzotta, e gli imprenditori Marino Congedo e Alfredo Barone.

L’operazione è condotta dal nucleo di polizia economico – finanziaria della guardia di finanza di Lecce.