Tragedia a Massafra, volo dal terzo piano e finisce per strada: muore 14enne. Aperta inchiesta

Tragedia questa mattina a Massafra dove una ragazza di 14 anni, di origine albanese, è deceduta dopo essere volata dal terzo piano della sua abitazione sul marciapiede.

Alcuni passanti hanno lanciato l’allarme e sul posto è intervenuto il 118. La ragazza è stata trasferita al pronto soccorso dell’ospedale Santissima Annunziata di Taranto, ma tutti i tentativi sono stati inutili.

Sotto choc i genitori. La Procura di Taranto ha posto sotto sequestro la salma e ha disposto l’autopsia mentre i carabinieri della compagnia di Massafra hanno avviato un’indagine.

Tragedia nella notte a Mesagne, bici travolta da auto: muore migrante. Caccia al pirata della strada

Un migrante in sella ad una bici è stato investito ed è morto nella notte a Mesagne, in provincia di Brindisi, dal conducente di un’auto che non si è fermato a prestare soccorso ed è fuggito.

La vittima era originaria del Senegal e a quanto si apprendere indossava il giubbotto catarifrangente mentre si trovava in bici.

Le indagini per accertare la dinamica dell’incidente e per identificare la persona a bordo dell’auto, che poi è scappata, sono condotte dalla polizia.

Morte Fabiana, interrogato don Nicola D’Onghia: “Non mi sono accorto di nulla”. Chiesta la revoca dell’arresto

Ha risposto a tutte le domande don Nicola D’Onghia, il parroco di Noci (Bari) arrestato ieri per omicidio stradale e omissione di soccorso nel caso della morte della 32enne Fabiana Chiarappa.

“Ha ricostruito la vicenda per come è andata secondo la sua prospettiva. Riteniamo che l’accertamento nel merito della vicenda richieda delle verifiche tecniche e delle attività investigative ulteriori. Quello che riteniamo assolutamente privo di fondamento è il provvedimento restrittivo”, ha detto l’avvocato del prete, Federico Straziota, al termine dell’interrogatorio, spiegando anche che è stata chiesta al gip la revoca dei domiciliari. La Procura, sul punto, ha espresso parere negativo.

D’Onghia, ha detto sempre l’avvocato, ha confermato la ricostruzione fornita dall’inizio: “Lui non si è reso conto che c’era un corpo sul ciglio della strada”, in una “strada buia, di notte, all’uscita di una curva”.

Quanto al sangue trovato sull’auto del prete, “sono accertamenti che richiederanno ulteriori approfondimenti, ma anche il fatto di averla colpita non implica di per sé della responsabilità nell’omicidio”.

Giovanni De Benedictis travolto e ucciso sulla Rutigliano-Conversano: il 44enne Antonio Busco a processo

Non ha solo investito e ucciso un anziano che stava tranquillamente andando per la sua strada in bicicletta, fuggendo e abbandonandolo al suo tragico destino: per farla franca ha falsamente denunciato, più di cinque mesi dopo, il furto dell’auto di sua proprietà con cui ha tamponato il ciclista, ha persino calunniato i carabinieri e ha tentato di crearsi un alibi per il giorno e l’ora in cui è accaduto il misfatto.

Ma adesso l’autore di questa sfilza di reati dovrà risponderne davanti alla giustizia e ai familiari della vittima, assistiti da Studio3A, anche se l’attesa sarà lunghissima: più di un anno e mezzo.

All’esito dell’udienza preliminare tenutasi il 22 aprile 2025 in Tribunale a Bari, accogliendo la richiesta del Pubblico Ministero della Procura barese, dott.ssa Angela Maria Morea, titolare del procedimento penale per il terribile sinistro costato la vita al settantasettenne di Capurso (Bari) Giovanni De Benedictis (in foto), il 26 maggio 2023, nella stessa città, lungo la Provinciale 240, il Gup dott.ssa Valeria Isabella Valenzi ha rinviato a giudizio Antonio Busco, 44 anni, pure lui di Capurso, con la pesante accusa di omicidio stradale pluriaggravato. L’imputato, che non ha chiesto riti alternativi decidendo di affrontare il processo, dovrà comparire per la prima udienza del dibattimento, avanti la prima sezione penale del Tribunale di Bari in composizione monocratica, giudice dott.ssa Carlotta D’Alessandro, il prossimo, lontanissimo 7 dicembre 2026, a conferma di come i tempi della giustizia in Italia, purtroppo, siano eterni.

Com’è tristemente noto De Benedictis, imbianchino in pensione, grande appassionato di ciclismo e cicloamatore e che, nonostante l’età, era in perfetta forma, quel “maledetto” mattino, alle 9, si stava appunto allenando in sella alla sua bici da corsa Bottecchia, come faceva quasi ogni giorno, stava percorrendo la Sp 240 Rutigliano-Conversano in direzione Conversano e procedeva rigorosamente a bordo strada, quando, all’altezza del km 15 (in foto, il luogo del sinistro), è stato inopinatamente tamponato, e con inaudita violenza, da un’auto pirata, che sarebbe risultata poi una Mercedes Classe B di colore grigio, e che lo ha scagliato a oltre venti metri di distanza dal punto d’urto: una serie di impatti tremendi, con la macchina e nella ricaduta al suolo, che hanno procurato all’anziano politraumi pesantissimi che non gli hanno lasciato scampo. Non bastasse la gravità dell’incidente causato, il conducente della vettura si è dileguato senza minimamente preoccuparsi delle condizioni della persona che aveva appena travolto.

Il fatto aveva destato unanime sdegno e sono scattate immediatamente le indagini da parte dei carabinieri delle stazioni di Rutigliano e di Capurso che in pochi giorni sono risaliti alla targa e al modello della vettura pirata nonché al suo proprietario, Busco appunto, notificandogli il successivo 2 giugno il decreto di sequestro del mezzo disposto dal magistrato inquirente nell’ambito dell’inchiesta. Peccato che la Mercedes Classe B nei giorni successivi sia stata ritrovata bruciata nelle campagne di Triggiano (Ba) e che il suo proprietario, più di cinque mesi dopo, ne abbia denunciato il furto che a suo dire sarebbe avvenuto proprio nelle prime ore del mattino del 26 maggio, il giorno e poco prima dell’investimento. Un castello di menzogne che però non ha retto di fronte all’inchiesta della Procura.

Il Sostituto Procuratore ha imputato al “pirata” innanzitutto il reato di omicidio stradale “perché cagionava la morte del ciclista Giovanni De Benedictis: specificamente, nel percorrere la Strada Provinciale 240, km 15+000, in condizioni non regolamentari, tamponava la bicicletta condotta dalla vittima che, per effetto dell’investimento, decedeva sul colpo. E ciò a causa di una condotta imprudente e negligente (colpa generica) e contraria alle statuizioni del codice strada (per violazione degli articoli 140 e 141 comma 2)” per citare la richiesta di processo della dott.ssa Morea. Il tutto con le aggravanti della fuga e dell’omissione di soccorso perché l’imputato, “quale conducente e proprietario dell’autovettura Mercedes Benz targata (omissis), dopo aver cagionato l’investimento di Giovanni De Benedictis, anziché fermarsi e prestare assistenza al ferito, che poi decedeva, si dava alla fuga” prosegue il magistrato.

Non bastasse, il Pm ascrive all’imputato anche il reato di “simulazione di reato” per aver denunciato presso la stazione dei carabinieri di Capurso in data 7 novembre 2023, “per assicurarsi l’impunità dei reati di omicidio stradale e fuga con omissione di soccorso, di aver subito il furto della sua autovettura nelle prime ore del 26 maggio 2023, ossia nel giorno stesso del sinistro. Senonché ciò denunciava falsamente circa sei mesi dopo il presunto furto, tant’è che dichiarava di esserne a conoscenza sin dal pomeriggio dello stesso 26 maggio per averlo appreso dalla moglie, sapeva che su detta autovettura gravava un provvedimento di sequestro probatorio disposto al Pubblico Ministero con atto del 31 maggio 2023 avendone ricevuto notifica il 2 giugno 2023, e aveva avuto notizia del rinvenimento a Triggiano della sua vettura incendiata nei giorni immediatamente prossimi al 9 giugno”.

Non solo. Busco dovrà rispondere anche di calunnia nei confronti dei carabinieri della stazione di Rutigliano. Infatti, scrive sempre il Pubblico Ministero nell’istanza di rinvio a giudizio, alla richiesta da parte dei carabinieri di Capurso, all’atto di acquisire, il 7 novembre 2023, la denuncia di furto della vettura, sul perché non lo avesse denunciato nell’immediatezza, l’imputato aveva dichiarato, testuale: “questa denuncia che oggi sporgo presso di voi avevo intenzione di presentarla il giorno 26 maggio stesso presso la caserma dei carabinieri di Rutigliano, ma quel personale non volle ricevere la denuncia”; circostanza rivelatasi anche questa naturalmente falsa. “In tal modo – scrive il Sostituto procuratore – attraverso tale mendace dichiarazione incolpava, o comunque accettava il rischio che i carabinieri di Rutigliano venissero incolpati di reati quali rifiuto/omissione di atti d’ufficio, pur sapendoli innocenti”. Tutti reati peraltro non nuovi per l’imputato, ma commessi “con recidiva reiterata quinquennale”.

Il magistrato inquirente peraltro ha chiesto il rinvio a giudizio per il reato di favoreggiamento personale anche per G. G., 44 anni di Bitritto, perché “aiutava A. B., dopo che questi il 26 maggio 2023 aveva investito mortalmente Giovanni De Benedictis, ad eludere le investigazioni dei carabinieri inquirenti fornendogli un falso alibi”. La donna, legata all’imputato da una relazione extraconiugale, infatti, escussa come persona informata sui fatti dai carabinieri di Capurso che indagavano sull’omicidio stradale, “dichiarava falsamente di avere trascorso assiema a Busco la giornata a partire dalle 8.30 (quindi, da prima del sinistro, ndr) fino al primo pomeriggio”.

I familiari di Giovanni De Benedictis per essere assistiti e ottenere giustizia, attraverso il responsabile della sede di Bari e Area Manager per la Puglia, Sabino De Benedictis, si sono affidati da subito a Studio3A-Valore S.p.A., società specializzata a livello nazionale nel risarcimento danni e nella tutela dei diritti dei cittadini, che ha profuso ogni sforzo perché fossero date loro risposte mettendo anche a disposizione per la ricostruzione dell’incidente l’ingegnere cinematico forense Pietro Pallotti e ottenendo già per i suoi assistiti l’integrale risarcimento da parte della compagnia assicurativa dell’auto investitrice. Ora però i congiunti della vittima confidano anche in quella condanna esemplare invocata fin da subito dal figlio Vincenzo per il pirata della strada che aveva ucciso e abbandonato al suo destino il padre, richiesta che vale a maggior ragione adesso alla luce non solo delle gravissime responsabilità nella condotta di guida tenuta dell’imputato, ma anche di tutti gli ulteriori reati perpetrati senza alcuno scrupolo né un minimo di pentimento pur di non pagare per quanto commesso sulla strada. Ma, come detto, l’attesa del processo e, quindi, del verdetto, sarà purtroppo ancora lunghissima.

Tragedia a Bisceglie, malore fatale durante partita di padel: il 64enne Marino Carrante muore davanti agli amici

Tragedia ieri sera a Bisceglie dove il 64enne Marino Carrante è morto mentre giocava a padel con gli amici nel centro sportivo Padel Village. La vittima è stata colpita da un malore improvviso, inutili i tentativi degli amici di soccorrerlo, così come anche l’intervento sul posto dei sanitari del 118.

È intervenuta anche una pattuglia dei carabinieri della Tenenza di Bisceglie che ha avviato le verifiche per provare a ricostruire l’accaduto. L’agente di commercio lascia due figli. Il funerale è in programma venerdì 2 maggio alle 8.30 nella cappella del cimitero di Bisceglie.

Morte Fabiana Chiarappa, la mamma: “Spero nella giustizia”. Oggi l’interrogatorio di don Nicola D’Onghia

“Ho sempre insegnato a mia figlia a prendersi le sue responsabilità, non mi sembra che in questo caso qualcuno se le sia prese. Speriamo che la giustizia faccia il suo corso. Non riesco nemmeno a concepire tutta la situazione”.

Queste sono le parole di Adamaria Anna Doria, mamma di Fabiana Chiarappa, dopo l’arresto di don Nicola D’Onghia, il parroco finito ieri mattina ai domiciliari per omicidio stradale aggravato e omissione di soccorso.

L’interrogatorio di garanzia del parroco si terrà oggi alle 15 davanti al gip Nicola Bonante. Distratto dal cellulare che stava usando mentre guidava a una velocità non adeguata alla strada che stava percorrendo, lo scorso 2 aprile don Nicola D’Onghia avrebbe travolto e trascinato per alcuni metri con la sua auto la 32enne Fabiana Chiarappa che si trovava a terra, ancora viva, dopo aver perso il controllo della moto, sulla strada statale 172, in provincia di Bari.

Questa è la tesi degli inquirenti che hanno arrestato il sacerdote a distanza di giorni dalla sua iscrizione nel registro degli indagati per omicidio stradale aggravato e omissione di soccorso. A far supporre agli investigatori che la 32enne, soccorritrice del 118 e rugbista, fosse ancora viva, sono anche i suoi guanti trovati sull’asfalto. Nei 20 secondi che ha avuto a disposizione per rendersi conto di quanto accaduto, se li sarebbe sfilati tentando di rialzarsi. Ma proprio in quel momento sarebbe stata travolta dalla Fiat Bravo guidata dal prete 54enne, riportando gravi ferite alla testa.

All’arrivo dei soccorsi era già morta. Anche il suo casco è stato trovava lontano dal corpo. Ad avvalorare la tesi dell’impatto con l’auto dopo la caduta ci sono anche le telecamere della zona che hanno registrato due rumori: il primo è quello della moto che rovina al suolo, il secondo è quello dell’impatto dell’auto con la ragazza.

Il prete, come emerso dall’analisi dei tabulati del suo telefono, nei secondi immediatamente precedenti all’impatto con il corpo di Chiarappa stava usando lo smartphone: prima impegnato in una telefonata, poi nei tentativi (non riusciti) di chiamare un’altra persona. L’ultimo tentativo risale a undici secondi prima dell’impatto con la 32enne.

L’utilizzo del cellulare, per il gip, potrebbe aver distratto il prete al punto da non consentirgli la reattività necessaria per accorgersi della presenza sull’asfalto di Chiarappa, e quindi per frenare o scansarla. Diciotto secondi dopo averla urtata, D’Onghia si è fermato in una stazione di servizio per controllare eventuali danni all’auto.

E qui, dopo essersi accorto dei danni riportati al paraurti, ha chiamato sua sorella per chiederle di andare a dargli una mano. In quella stazione di servizio, come accertato dagli inquirenti, D’Onghia è rimasto circa 45 minuti nel corso dei quali, come si vede nelle immagini delle telecamere del benzinaio, il parroco spesso si affaccia sulla strada, nota le macchine incolonnate sul luogo dell’incidente e le sirene dell’ambulanza. Ma non fa nulla e anzi, dopo essere stato aiutato dalla sorella e dal cognato, riprende l’auto e torna a casa.

Per questo, secondo il gip, la sua versione sul non essersi accorto di nulla, se non del rumore proveniente dal pianale dell’auto (“pensavo a una pietra, un sasso”, ha detto il sacerdote agli inquirenti) è inverosimile.

Sulla sua macchina sono state inoltre trovate tracce di sangue riconducibili alla vittima e danni compatibili con l’impatto con il casco della vittima. A certificare come sia stato l’impatto con l’auto a provocare lesioni mortali a Chiarappa è stata l’autopsia che ha individuato nei politraumi da sormontamento le cause della morte. Un ruolo, nell’intera vicenda, l’ha avuto anche la velocità: quella a cui viaggiava Chiarappa, che le avrebbe fatto perdere il controllo della moto, e quella tenuta dal prete che è stata ritenuta “non adeguata”.

Morte Fabiana Chiarappa, tracce di sangue sull’auto: arrestato don Nicola D’Onghia. Si trova ai domiciliari

È stato arrestato e posto ai domiciliari don Nicola D’Onghia, il parroco 54enne indagato per omicidio stradale aggravato dalla fuga e omissione di soccorso, in relazione all’incidente in cui lo scorso 2 aprile è morta la 32enne Fabiana Chiarappa.

La donna viaggiava in sella alla sua moto sulla provinciale 172, tra Turi e Putignano, quando avrebbe perso il controllo del mezzo e sarebbe finita fuori strada, colpendo un muretto a secco.

Il parroco aveva raccontato che quella sera, mentre percorreva quella strada, aveva avvertito un rumore provenire dal pianale dell’auto ma non si era accorto né della moto né della ragazza.

Le tracce presenti sull’auto di don Nicola D’Onghia però sono di sangue. Lo dimostrano i primi risultati degli accertamenti svolti sulla Fiat Bravo del prete nei giorni successivi all’incidente. Ora, per gli inquirenti, resta intanto da capire se quel sangue sia quello della 32enne, rugbista e soccorritrice del 118, ma soprattutto se il possibile impatto tra la auto del sacerdote e Chiarappa abbia causato la morte della giovane o se questa, invece, sia avvenuta prima.

Poco dopo aver sentito il rumore, intorno alle 20.30, don Nicola D’Onghia si è fermato in una stazione di servizio per controllare eventuali danni all’auto, prima di rimettersi in macchina e tornare verso casa. Il parroco ha detto di aver appreso dell’incidente dalla stampa il giorno dopo e per questo, dopo aver consultato i propri legali (è assistito dagli avvocati Vita Mansueto e Federico Straziota), ha deciso di raccontare il tutto ai carabinieri.

Tragedia nel Foggiano, schianto tra due auto sulla sp95: un morto e un ferito

E’ di un morto ed un ferito il bilancio di un incidente sulla Sp 95 che unisce Cerignola a Candela nel Foggiano avvenuto nel corso della notte. A perdere la vita un cittadino straniero di cui non si conoscono ancora le generalità.

Era alla guida di uno dei due mezzi coinvolti. Ferito il conducente dell’altra autovettura. I feriti sono stati soccorsi e trasportati in ospedale con l’ausilio dell’elisoccorso. Ma per uno dei due non c’è stato nulla da fare.

E’ morto poco dopo il ricovero. Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco e la polizia stradale del distaccamento di Cerignola per i rilievi dell’incidente.

Tragedia a Bari, schianto tra due auto all’alba in via Trisorio Liuzzi: muore 56enne. Un ferito grave – FOTO

Tragedia questa mattina all’alba in via Trisorio Liuzzi a Bari, all’altezza dell’ospedale Di Venere, dove un uomo di 56 anni è deceduto in un incidente stradale.

Coinvolte due auto, la vittima è morta sul colpo, l’altro conducente è stato trasportato in ospedale e le sue condizioni sono gravi.

Sul posto, oltre ai vigili del fuoco e alle forze dell’ordine, è intervenuto il personale del 118 che ha trasportato il ferito in codice rosso all’ospedale Di Venere. I mezzi sono stati sequestrati.