Omicidio a Ceglie, il 38enne indiano Singh ucciso per testare una pistola: condanna di 17 anni a due minorenni

I due ragazzini minorenni coinvolti nell’omicidio di Nardev Singh, il 38enne indiano senza fisso dimora ucciso il 23 maggio 2024 in un rudere abbandonato a Ceglie del Campo, sono stati condannati a 17 anni di reclusione.

La sentenza è arrivata al termine del processo con il rito abbreviato. La vittima fu uccisa per testare una pistola comprata da poco su un bersaglio umano. I due condannati, all’epoca dei fatti 17enni, entrarono in azione con il 22enne Paolo Natale Guglielmi, indagato dalla Procura ordinaria.

Entrambi sono detenuti nel carcere minorile Fornelli di Bari e sono stati condannati per omicidio volontario. Rispondono anche di porto e detenzione abusiva d’arma da fuoco e ricettazione. Il giudice non ha riconosciuto la premeditazione come richiesto dalla Procura.

I tre, dopo aver comprato una pistola per 250 euro e averla provata su alcuni oggetti, decisero di testarla su un bersaglio umano. Per questo si spostarono al casolare abbandonato di Ceglie del Campo e spararono due colpi verso la vittima, di cui uno la raggiunse al petto. Restano indagati a piede libero altri tre maggiorenni che avrebbero aiutato i giovani a fuggire.

Imprenditori uccisi 25 anni fa a Brindisi: confermato l’ergastolo per i fratelli Enrico e Cosimo Morleo

La Corte d’Assise d’Appello di Lecce ha confermato l’ergastolo per Ernico e Cosimo Morleo, di 59 e 60 anni, ritenuti responsabili degli omicidi degli imprenditori Salvatore Cairo e Sergio Spada, avvenuti a Brindisi tra il 2000 e il 2001.

È stata esclusa l’aggravante del metodo mafioso, l’isolamento diurno è stato ridotto a 8 mesi per Enrico (rispetto ai 12 mesi inflitti in primo grado) e a 2 anni per Cosimo (rispetto ai 3 anni).

I resti di Salvatore Cairo, scomparso il 6 maggio di 24 anni fa, sono stati trovati in un pozzo della zona industriale della città il 20 dicembre dell’anno scorso. Era stato uno dei due fratelli, Enrico Morleo, a dichiarare nel corso dibattimento celebrato davanti alla Corte di assise di aver “fatto a pezzi” il cadavere di Cairo, ma di non averlo ucciso.

Il corpo di Sergio Spada fu trovato invece il 19 novembre 2001, poche ore dopo la scomparsa, nel piazzale di un’area di servizio dismessa sulla tangenziale di Brindisi. Secondo la Procura di Brindisi, che per i due fratelli aveva chiesto l’ergastolo, Enrico sarebbe stato l’esecutore materiale di entrambi gli omicidi, mentre il fratello Cosimo il mandante in quanto avrebbe voluto liberarsi di due concorrenti nei suoi affari legati alla vendita di articoli per la casa.

Omicidio a Brindisi, uccide il padre 70enne a coltellate sul divano: Alessandro Zullino resta in carcere

Alessandro Zullino, il 41enne accusato di aver ucciso il padre Cosimo nella villetta di famiglia a Brindisi sabato 22 novembre, resta il carcere. Il Gip non ha convalidato il fermo, ma ha disposto per lui la misura cautelare.

Secondo quanto ricostruito dalle indagini il 41enne, in cura per problemi psichiatrici, è entrato in casa con le chiavi in suo possesso, ha afferrato un coltello da cucina e ha colpito il padre, malato e disteso sul divano, con cinque fendenti.

La madre era presente in casa, anche lei sarebbe stata strattonata e minacciata di morte. Dopo il delitto, Zullino si è consegnato ai carabinieri con il coltello ancora in mano. È accusato di omicidio volontario aggravato, minacce e sequestro di persona nei confronti della madre. 

Omicidio a Brindisi, uccide il padre a coltellate: Alessandro Zullino si è costituito accompagnato dalla madre

Quando sabato sera, poco prima delle 20, ha ucciso suo padre con numerose coltellate, in casa c’era anche sua madre e ha voluto che fosse lei ad accompagnarlo dai carabinieri per confessare quanto aveva fatto e consegnare il coltello ai militari.

Avrebbe agito così Alessandro Zullino, il 41enne con problemi psichiatrici, che ieri sera ha ucciso il padre 70enne Cosimo Zullino. Il 41enne, che ora si trova in carcere a Brindisi, si sarebbe presentato dai carabinieri con evidenti tracce di sangue sui vestiti.

L’omicidio sarebbe avvenuto al culmine di una lite con il padre. Nei prossimi giorni la procura di Brindisi conferirà l’incarico per eseguire l’autopsia. Le indagini per ricostruire l’accaduto sono condotte dai carabinieri.

Omicidio a Brindisi, il 70enne Cosimo Zullino ucciso in casa: fermato il figlio 40enne

Un uomo di 70 anni, Cosimo Zullino, è stato ucciso ieri a coltellate all’interno del suo appartamento a Brindisi nel quartiere Sant’Elia.

Il figlio di 41 anni, Alessandro Zullino, sospettato di essere l’autore dell’omicidio, è stato sottoposto a fermo. A quanto si apprende il 41enne sarebbe seguito da un centro specializzato in disturbi psichiatrici.

Nell’appartamento in via dei Sarti, dove si è consumato il dramma, c’è stata l’ispezione cadaverica del medico legale Domenico Urso. Il pubblico ministero titolare dell’inchiesta per omicidio volontario è Livia Orlando.

Omicidio-suicidio a Calimera, figlio di 9 anni soffocato in casa: la madre trovata morta in mare

Un bambino di 8 anni, Elia Perrone, è stato trovato morto in casa nella tarda serata di ieri a Calimera, in provincia di Lecce. Si tratta del figlio della donna, Najoua Minniti, il cui cadavere era stato scoperto in mare nel pomeriggio a Torre dell’Orso a circa 20 chilometri da Calimera. A dare l’allarme è stato l’ex marito.

Il piccolo presenterebbe alcune ferite sul corpo. Le indagini per ricostruire l’accaduto sono condotte dai carabinieri. La donna, originaria della provincia di Reggio Calabria, aveva 35 anni e viveva insieme al figlio nell’appartamento in via Montinari a Calimera. Il cadavere del bambino è stato scoperto nella stanza da letto.

A quanto si apprende ieri mattina la 35enne non ha accompagnato il figlio a scuola. Tutte circostanze che sono state appurate dopo che il padre ha presentato denuncia ai carabinieri per la scomparsa dell’ex moglie e del figlio. Secondo le prime ricostruzioni, la donna avrebbe attraversato negli ultimi mesi momenti di forte fragilità emotiva tanto da minacciare più volte gesti estremi, precisando di volersi togliere la vita in mare e alludendo al fatto di voler portare con sé anche il piccolo.

Il corpo in acqua è stato trovato da un sub, impegnato in un’immersione. L’uomo ha contattato la capitaneria di porto di Otranto e sul posto è intervenuta una motovedetta che, con non poche difficoltà a causa delle condizioni meteo marine avverse, è riuscita a recuperare la salma. Contestualmente sono partite le ricerche del figlio di soli 9 anni fino al tragico epilogo. Stando alle prime testimonianze, intorno alle 12.30 di ieri la donna avrebbe discusso al telefono prima di allontanarsi in auto.

In via Montinari, intanto, si è recato anche il sindaco del comune di Calimera, Gianluca Tommasi. Una comunità sgomenta, quella del piccolo centro a pochi chilometri da Lecce per la doppia scoperta dei cadaveri di madre e figlio a poche ore di distanza.

Omicidio Palazzotto a Bitritto: ridotta in Appello da 14 a 10 anni la pena per Francesco Assunto

La Corte d’Assise di Appello di Bari ha ridotto da 14 a 10 anni di reclusione la pena inflitta in primo grado a Francesco Assunto per l’omicidio di Gianni Palazzotto a Bitritto, avvenuto il 20 novembre 2022 fuori il bar Coffee Time.

Sono state riconosciute le attenuati generiche che hanno portato allo sconto di pena. Secondo quanto ricostruito la vittima, in evidente stato di alterazione, all’alba si è presentato all’esterno del bar dando calci, testate e spallate contro la vetrina della vittima.

Assunto a quel punto lo atterra, lo colpisce con sei violenti pugni, prima di posizionarsi con le ginocchia sulla parte dorsale della gabbia toracica, spingendo con le mani per tenerlo fermo. Dopo pochi istanti, come documentato anche dalle telecamere di videosorveglianza, Palazzotto smette di respirare, ma Assunto non ha lasciato subito la presa.

La morte, come certificato dall’autopsia, è arrivata per “asfissia acuta meccanica e violenta causata dalla compressione prolungata del mantice respiratorio”, ritenendo l’abuso di droga e alcol concause del decesso, ma non cause determinanti. Confermata in Appello la provvisionare a favore delle parti civili (il padre, la sorella e la compagna della vittima).

Omicidio Di Giacomo a Poggiofranco, la famiglia chiede oltre 2 milioni di danni: “Vassalli lucido nel delitto”

La famiglia di Mauro Di Giacomo, il fisioterapista ucciso il 18 dicembre 2023 a Poggiofranco da Salvatore Vassalli, operaio di Canosa, con 7 colpi di pistola, ha chiesto un risarcimento danni complessivo da 2 milioni di euro.

Nel corso dell’udienza celebrata ieri è stato il turno delle parti civili, ovvero della moglie e dei due figli della vittima. Alla sbarra c’è Vassalli, reo confesso, con l’accusa di omicidio volontario pluriaggravato dalla premeditazione, dalla crudeltà e dalla minorata difesa della vittima. Per lui è stata invocata la condanna alla pena massima dell’ergastolo con isolamento diurno per 10 mesi.

Secondo quanto ricostruito dal procuratore aggiunto Ciro Angelillis e ilpm Matteo Soave l’agguato è durato “due minuti scarsi”: alle 20.22 le telecamere della zona hanno inquadrato l’auto di Di Giacomo che rientra verso casa. Tre minuti dopo, le stesse telecamere immortalano la macchina di Vassalli che va via.

“Nessuno potrà restituire loro un marito, un padre, ma la giustizia penale serve anche a fare chiarezza, a eliminare le ombre, a ristabilire la verità, a restituire dignità ai vivi e ai morti – le parole dell’avvocato Laforgia che assiste la famiglia Di Giacomo -. Abbiamo assistitoa un reo confesso di omicidio volontario che si è difeso nel processo puntando il dito contro la vittima. Sottolineo l’ossessione, la determinazione, la lucida determinazione maturata da Vassalli nel corso degli anni e dei mesi precedenti, senza le quali il delitto non troverebbe spiegazione logica. Perché Vassalli non voleva solo uccidere Di Giacomo, lo voleva fare a viso aperto (e scoperto), da uomo a uomo”.

“Il suo comportamento è univoco e dimostra la lucida preparazione del delitto. Non c’è nulla che consenta di ritenere che l’arma sia stata contesa e abbia esploso colpi a casaccio. Neanche uno: sono tutti diretti verso parti vitali della vittima, a distanza ravvicinata – ha poi aggiunto -. Vassalli ha agito per vendetta, per la convinzione che il giudizio civile avrebbe avuto esito sfavorevole, con l’ovvia conseguenza che non sarebbe stata soddisfatta la pretesa risarcitoria della figlia. Un disegno che l’imputato ha pervicacemente continuato a perseguire in aula, offendendo la memoria della vittima”.

Si tornerà in aula il 13 novembre quando la parola passerà alla difesa dell’imputato. Vassalli ha sostenuto nei mesi scorsi di aver avuto una colluttazione con Di Giacomo e di essere stato colpito dal professionista con le buste della spesa che aveva in meno. Una versione che non combacia visto che le buste sono state trovate intatte e all’interno c’era tutto il contenuto.

A giugno è stata ascoltata Ornella Vassalli, la figlia dell’operaio, come testimone della difesa. Qualche anno fa aveva intentato una causa civile contro Di Giacomo per delle presunte manipolazioni, fatte dal fisioterapista durante una visita, che le avrebbero causato dei danni permanenti. E proprio nel rancore serbato da Salvatore Vassalli per quella vicenda ci sarebbe, per la Procura, il movente dell’omicidio.

Omicidio Dogna a Santo Spirito, al via il processo: il killer Antonio Rizzi alla sbarra. Prime testimonianze in aula

Al via il processo per l’omicidio di Franco Dogna, il 63enne informatico trovato morto l’8 gennaio scorso nella sua abitazione a Santo Spirito. Imputato il 42enne Antonio Rizzi, accusato di omicidio volontario. Contestata anche l’aggravante della crudeltà.

Secondo le indagini, Dogna fu ferito con 85 colpi sferrati da un coltello o da un forchettone da cucina. Rizzi fu fermato dai Carabinieri pochi giorni dopo, mentre stava pianificando una fuga all’estero, e confessò l’omicidio.

Quella sera, a casa della vittima, andò in scena una lite culminata con l’aggressione. Dogna, secondo quanto emerso dall’autopsia, non aveva assunto droghe, a differenza di quanto sostenuto da Rizzi.

La vittima stava cercando di far uscire il suo killer dal tunnel della tossicodipendenza. Nell’udienza di ieri hanno deposto in aula il cognato, la nipote della vittima e un vicino di casa. Si tornerà in aula il 29 gennaio.

Femminicidio a Mariotto, uccide la moglie Lucia Chiapperini a forbiciate. Visaggi in aula: “Ero solo come un cane”

Vincenzo Visaggi, pensionato di Mariotto a processo con l’accusa di aver ucciso la moglie Lucia Chiapperini il 18 aprile scorso nel bagno della loro abitazione con un paio di forbici, nel corso dell’udienza che si è celebrata ieri ha ricostruito le fasi dell’omicidio.

“In quel momento ho perso la testa, ero arrabbiato . Mi sono sentito abbandonato, era quasi Pasqua ed io ero da solo. Sono stato io. Mi sono sentito come un cane abbandonato”, le sue parole. La vittima, a causa di continui litigi con il marito legati a eredità, da alcuni giorni era andata via di casa. Sono stati ascoltati anche i figli di Visaggi.

“Il cervello si è bloccato, mi sono perduto, mi vergogno per quello che ho fatto. La testa mi ha abbandonato – ha poi aggiunto -. Sul lavandino del bagno c’erano le forbici da parrucchiere di solito altrove: non so, il diavolo me le ha fatte trovare”. Il prossimo 16 dicembre la Corte deciderà se disporre o meno una perizia sulla capacità di intendere e di volere dell’imputato al momento del fatto.