Choc a Brindisi, insegnante spinge alunno 14enne contro il muro e lo minaccia: “Ti uccido”. Scatta la denuncia

Spinto contro un muro e minacciato: “Io ti uccido. lo ti uccido”. Protagonista delle presunte violenze fisiche e verbali un docente, vittima un suo alunno di 14 anni che frequenta l’ultimo anno di una scuola media nel Brindisino.

É la ricostruzione dei fatti contenuta in una denuncia che i genitori dell’alunno, assistiti dal loro legale Antonello Anglani, hanno formalizzato alla Polizia. Del caso è stato informato anche il dirigente scolastico che ha aperto un’indagine interna per ricostruire l’accaduto.

L’episodio – secondo la versione dell’adolescente – sarebbe avvenuto in classe durante l’attività didattica. L’insegnante avrebbe prima rimproverato il ragazzino, per poi strattonarlo e minacciarlo di morte.

Nella denuncia il legale ha ipotizzato i reati di minaccia, violenza privata e abuso dei mezzi di correzione e disciplina. Ipotesi di reato che saranno verificate dagli inquirenti che avvieranno gli accertamenti per ricostruire l’accaduto. Al momento non sono stati assunti provvedimenti, ma c’è solo la querela di parte della famiglia.

Nella denuncia padre e madre del 14enne hanno annunciato che la loro iniziativa non è legata a eventuali fini di lucro. Se il procedimento dovesse concludersi in sede penale o civile con l’ottenimento di un risarcimento, hanno spiegato, devolverebbero la somma ad un Onlus che si occupa del supporto a ragazzi e studenti orfani.

Aggredito da una candidata durante il concorso: dirigente scolastico pugliese denuncia e scrive al ministro Valditara

Denuncia «i gravissimi atti di violenza, insubordinazione e resistenza subiti nell’esercizio delle mie mansioni», il dirigente scolastico e presidente del Comitato di vigilanza per le prove concorsuali in Puglia Ivano De Luca, che si è rivolto al ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara parlando di «attacco frontale alla dignità della Scuola dello Stato e un sintomo di una profonda crisi etica».

I fatti in questione si sono verificati il 1 dicembre durante la sessione pomeridiana del concorso Pnrr. In particolare il dirigente riferisce di una candidata sorpresa a dialogare con una collega, «contravvenendo palesemente alle disposizioni concorsuali che vietano qualsiasi comunicazione tra i candidati».

Quando le è stato comunicato l’annullamento della prova, racconta il dirigente, «la reazione è stata incontrollata e intollerabile. La candidata ha inveito contro il sottoscritto accusandolo di abuso di potere, e ha proceduto all’aggressione fisica, strappando con forza il computer di servizio e il telefono personale, con l’intento di compromettere la procedura. L’episodio è culminato nella mossa di accusarmi falsamente di aggressione, costringendo me, il pubblico ufficiale aggredito, a richiedere l’intervento sia del 112 che del 118». «La mia successiva necessità di ricorrere a cure sanitarie è sintomo di una profonda e intima rabbia per aver visto la dignità del mio ruolo calpestata da chi aspira a far parte del mondo scuola. È intollerabile che chi ambisce a un ruolo educativo ricorra a violenza e menzogna, denigrando l’onorabilità della Scuola», conclude De Luca.

Per il ministero dell’Istruzione, «i gravissimi comportamenti denunciati dal professor De Luca, sono del tutto inaccettabili. L’Ufficio Scolastico Regionale per la Puglia sta ricostruendo la dinamica dell’accaduto. Qualora i fatti fossero confermati, l’Amministrazione saprà adottare provvedimenti adeguati».

“Ti faccio spaccare la faccia da papà”, choc a Casarano: prof si chiude in bagno. Indagati padre e figlio

Un 16enne salentino, studente dell’istituto superiore Bottazzi di Casarano, è indagato per minacce aggravate e oltraggio a pubblico ufficiale. “Adesso chiamo mio padre e ti faccio spaccare la faccia”, la frase proferita il 17 dicembre 2024 in aula al suo professore che lo aveva rimproverato.

Poco dopo il padre del giovane studente ha fatto irruzione a scuola, insultando e minacciando il professore, mentre il figlio lo incitava a colpirlo. A quel punto il professore è stato costretto a trovare riparo in bagno e a chiamare i Carabinieri tramite il numero di emergenza 112.

Un altro docente sarebbe stato anche aggredito verbalmente e minacciato dopo aver provato a calmare gli animi bollenti. Anche il padre del giovane è indagato.  La procura per i minorenni contesta al ragazzo anche l’aggravante prevista per i reati commessi ai danni di un membro del personale scolastico nell’esercizio delle sue funzioni.

Bari, soldi o sesso per superare gli esami. Il professor Volpe condannato a 5 anni: “Ha abusato del suo ruolo”

L’accordo che Fabrizio Volpe, professore di diritto civile dell’università di Bari, avrebbe stretto nel 2014 con una sua studentessa, «consisteva nella corresponsione da parte» della ragazza «della somma di denaro pattuita», mille euro, «alternativa alla prestazione sessuale inizialmente richiestale, in cambio dell’intermediazione del Volpe per il superamento di quattro esami universitari, diritto tributario, diritto amministrativo 1 e 2 e diritto civile».

Lo scrive il Tribunale di Bari nelle motivazioni della sentenza con cui, lo scorso 6 febbraio, Volpe è stato condannato a cinque anni di reclusione per induzione indebita, riconoscendolo anche responsabile di una tentata violenza sessuale ora prescritta.

Per quanto riguarda l’induzione indebita, il Tribunale nota come «Volpe, sin dall’inizio della conversazione, fa emergere la sua volontà di ottenere un indebito vantaggio dalla» studentessa «in cambio del suo aiuto, consistente in una richiesta di natura sessuale, in quanto le chiede, a più riprese, di uscire con lui a Bari, di dormire a casa sua, di poterla incontrare di persona, di poterle pagare una vacanza, di poterla avere come sua fidanzata».

«Volpe era consapevole del carattere abusivo del suo comportamento» e la studentessa, a sua volta, «avrebbe assecondato la sua proposta per ottenere il vantaggio futuro del conseguimento della laurea senza l’impegno e la preparazione richiesti (…) e non perché costretta con le spalle al muro». Sempre la studentessa, che nel corso del processo ha ritirato la propria costituzione a parte civile, «si pone nella posizione di chi ha intuito il potere di cui era capace l’interlocutore e ha agito strumentalizzandolo a suo favore, mercanteggiando il numero di esami che avrebbe potuto svolgere ad un prezzo conveniente».

Quanto alla tentata violenza sessuale, il Tribunale ritiene «credibile» il racconto della studentessa, in quanto nel processo è emerso «in modo inequivoco la condotta dell’imputato che cerca di avere un contatto di tipo sessuale» con la studentessa «contro la volontà di costei, che (…) gli resiste». I giudici notano come «un ulteriore riscontro alle dichiarazioni della persona offesa è costituito dall’atteggiamento tenuto dal Volpe in altre occasioni nei confronti di altre studentesse». Dal racconto di una testimone, infatti, emerge come «lo stesso, almeno in altra occasione si era dimostrato disponibile ad aiutare una studentessa in altri esami se essa avesse accettato di essere la sua amante».

“Papà vieni a scuola e spacca la faccia al prof”, il padre si presenta con l’altro figlio: prof si barrica in bagno

Il papà di un alunno 16enne e suo fratello maggiore sono andati in una scuola in provincia di Lecce, su richiesta dello stesso studente, per “spaccare la faccia” al docente che aveva redarguito il giovane con quattro note dopo aver disturbato la lezione.

È quanto contenuto in una denuncia presentata dal professore e di cui dà notizia il Quotidiano di Puglia. Secondo quanto riferito nella denuncia ai carabinieri, il giovane studente, alla fine dell’anno scorso, ha chiamato il padre dall’aula invitandolo ad andare a scuola per “spaccare la faccia al professore” che lo aveva ammonito con quattro note.

Quest’ultimo lo aveva anche avvertito del rischio che il suo comportamento avrebbe potuto determinare la convocazione di un altro consiglio straordinario e l’adozione dell’ennesima sospensione. Lo studente, infatti, era reduce da due settimane di stop forzato dalle lezioni per precedenti episodi.

Il papà, dunque, avrebbe accolto la richiesta del 16enne e si sarebbe presentato poco dopo con il figlio più grande. Una volta arrivati, i due avrebbero iniziato a urlare contro il professore, avvicinandosi a lui e minacciandolo. A spronarli sarebbe stato proprio il 16enne. Poi, i due avrebbero tentato di fare irruzione nell’ufficio del preside ma, trovando la porta chiusa avrebbero continuato a inveire contro il docente, insultandolo.

Il professore ha allora deciso di allontanarsi con la scusa di chiamare il preside e, mentre indietreggiava, padre e figlio avrebbero continuato a strattonarlo e a intimidirlo. Dopo essersi rifugiato in bagno, il docente ha chiamato il 112 e quando la polizia locale è arrivata ha identificato i tre e ha accompagnato il professore all’auto scortandolo fino all’uscita del paese.

Follia a Lecce, afferra studenti dalla gola e li sbatte contro l’armadietto: “Vi spacco e metto sotto con la macchina”

Afferra uno studente per la gola, lo sbatte contro l’armadietto e lo minaccia. “Ti spacco la testa, ti metto sotto con la macchina”. Pochi istanti dopo si ripete, con le stesse modalità, con il suo compagno di banco. Protagonista un professore di musica, supplente a tempo determinato, in una scuola secondaria di primo grado di Lecce. A denunciare l’episodio alle Forze dell’Ordine è stata la mamma di uno dei due 13enni, ma anche la Dirigente Scolastica ha avviato indagini interne per vederci chiaro. Il ragazzo ha anche problematiche comportamentali e necessita di un insegnante di sostegno in determinate ore.

Il docente, secondo quanto denunciato, ha rimproverato i due alunni sorpresi a chiacchierare e dalle parole è passato in poco tempo ai fatti. “È un fatto ingiustificabile, quando mio figlio è arrivato a casa non voleva dirmi nulla, ma ha avuto una crisi di nervi – le parole della mamma a La Repubblica -. E ha iniziato a piangere. Siamo andati immediatamente in ospedale. Se fossimo qui a parlare di minacce solo verbali o di provvedimenti disciplinari non avrei mai pensato di presentare una denuncia ma su un’aggressione fisica non potevo sorvolare. Da due giorni non va a scuola  ma lui vuole tornare e temo che se dovesse incontrare il professore l’istinto violento prenderebbe il sopravvento. Ci sentiamo sconfortati. Speravamo che nostro figlio potesse fare dei passi in avanti in questo percorso ma così tutto diventa difficile”. Parallelamente anche la dirigente scolastica ha avviato approfondimenti interni prima di adottare eventuali provvedimenti nei confronti dell’insegnante.

Sesso o denaro per superare l’esame, prof a processo a Bari. La difesa: “Va assolto è innocente”

È durata circa 3 ore l’arringa difensiva dei legali di Fabrizio Volpe, il professore di diritto civile dell’Università di Bari a processo con l’accusa di concussione e violenza sessuale nei confronti di due studentesse per superare alcuni esami. I suoi legali hanno ribadito l’innocenza del proprio assistito, rimarcando l’inattendibilità della presunta vittima, e chiedendo la sua assoluzione. La Procura ha invocato una condanna a 6 anni di reclusione, l’udienza è stata aggiornata al prossimo 30 gennaio per repliche e sentenza. Volpe era stato inizialmente sospeso dall’università ma era poi stato reintegrato dal Tar e ha ripreso a insegnare dopo aver goduto di un anno sabbatico.

Bari piange Federico Pirro, il professore si è spento a 78 anni. Il cordoglio di Leccese: “Mancherà la sua competenza”

“Con la scomparsa di Federico Pirro la città perde un fine analista delle dinamiche economiche e industriali che hanno interessato il nostro territorio e l’intero Mezzogiorno negli ultimi quarant’anni”. Inizia così il messaggio di cordoglio del sindaco di Bari, Vito Leccese, per la scomparsa di Federico Pirro, scomparso all’età di 78 anni. Per oltre quarant’anni è stato professore dell’Università di Bari.

“Docente di Storia dell’Industria dell’ateneo barese, è sempre stato un punto di riferimento per gli amministratori locali e regionali, nella definizione delle politiche e delle programmazioni sui temi del lavoro e dello sviluppo – si legge nella nota del primo cittadino -. Ci mancheranno molto la sua competenza, la sua professionalità, la sua grande passione e la sua immensa disponibilità. Ai suoi familiari e all’Università di Bari giunga il cordoglio mio personale e della città”.