Follia a Brindisi, spedizione punitiva in stazione: in 20 picchiano un ragazzo straniero. Secondo caso in pochi giorni

Un gruppo di 20 persone contro un ragazzo straniero tra calci e pugni. L’episodio è avvenuto ieri sera nella stazione di Brindisi, la vittima ferita a sangue è stata costretta a scappare. Un suo amico è riuscito a fuggire prima dell’aggressione.

Il giovane è stato soccorso, non è chiara la natura della spedizione punitiva. Si tratta del secondo caso in pochi giorni. Un’altra rissa è avvenuta sabato 1° novembre nella stessa zona tra giovani, con lanci di bottiglie e pestaggi.

Le indagini sono affidate alla Polizia e ai Carabinieri, al vaglio le immagini delle telecamere di videosorveglianza della zona e le testimonianze dei due ragazzi.

Donna denuncia rapina sui social, gruppo di ragazzi organizza spedizione punitiva: migrante pestato a sangue

Un gruppo di ragazzi, alcuni all’apparenza giovanissimi, insultano e picchiano un migrante di origini africane, colpendolo con calci, pugni e poi, al volto, con un casco per motociclisti. È quanto si vede in un video che sta circolando su molte chat WhatsApp.

La spedizione punitiva, avvenuta a Foggia, seguirebbe la pubblicazione sui social, da parte di una donna, della foto del migrante picchiato che l’avrebbe rapinata dopo averla aggredita. La presunta vittima, che sarebbe finita in ospedale, si lamenta del fatto che il migrante, individuato dalle forze di polizia, sarebbe stato soltanto denunciato.

“Se pensiamo di farci giustizia in questa maniera – dice Domenico Rizzi – presidente dell’Arci Foggia – abbiamo sbagliato tutto. Magistratura e forze dell’ordine fanno un lavoro egregio e certosino applicando quella che è la legge. La giustizia deve sempre trionfare nei confronti di tutti”.

Secondo Rizzi, il cittadino straniero aggredito non avrebbe una collocazione fissa in città e avrebbe necessità di cure, motivo che indurrebbe “ad una riflessione approfondita su cosa si possa fare in più per chi è in difficoltà, sia che siano soggetti stranieri sia del posto”. “Facciamo tantissimo sia noi sia il mondo dell’associazionismo in generale per le fasce in difficoltà. Purtroppo – conclude – qualche falla si può aprire ma, ripeto, non è facendosi giustizia da sé che si ottiene qualcosa”.

Botte al pusher infedele Piscopo, alla compagna incinta e al figlio di lei: confermate 7 condanne a Bari

I giudici della Corte di Appello di Bari hanno confermate le 7 condanne inflitte ai presunti affiliati al clan Strisciuglio di Bari accusati della spedizione punitiva nei confronti del collaboratore di giustizia Giuseppe Piscopo, della compagna incinta e del figlio di 6 anni della donna, questi ultimi colpiti con un calcio e con un pugno al volto.

In alcuni casi le pene sono state aumentate, in altri ridotte. Per Andrea De Giglio (10 anni e 8 mesi di reclusione); Tommaso Piscopo (3 anni); Giovanni Sgaramella (4 anni e 4 mesi di reclusione, 19 anni complessivi in continuazione con precedenti condanne); Emanuele Sebastiano (8 mesi, 4 anni e 8 mesi complessivi con vecchie condanne); Saverio Carchedi (8 anni e 8 mesi).

Confermate le condanne inflitte in primo grado a Giuseppe Franco (2 anni e 4 mesi) e Fabio Mastrorosa (1 anno e 8 mesi). A riportarlo è La Gazzetta del Mezzogiorno.

Bari, pusher infedele pestato a Santo Spirito: chieste 7 condanne fino a 6 anni. Tra loro anche donne – NOMI

La Dda di Bari ha chiesto 7 condanne per le persone arrestate a metà aprile, con l’accusa di aver organizzato una spedizione punitiva a Santo Spirito per vendicare il tradimento di un pusher. Gli imputati, ritenuti vicini al clan Strisciuglio, si trovano a processo con rito abbreviato. Il Comune di Bari e la Regione Puglia si sono costituiti parti civili, si tornerà in aula il 7 gennaio per le arringhe difensive.

I fatti risalgono al 2022. Il primo tentativo avvenne il 26 dicembre e sfumò grazie all’intervento dei Carabinieri che riuscirono a mettere in fuga il commando armato. Il 40enne Aldo Brandi fu fermato quella sera stessa con una pistola. Due giorni dopo, sul lungomare Cristoforo Colombo, l’agguato però andò a termine. Brandi, il 24enne Emanuele Lacalamita, il 23enne Saverio Petriconi e il 26enne Giuseppe Sebastiano, riuscirono a sorprendere in strada la vittima “agendo con metodologia mafiosa e, ritenendolo meritevole di una punizione esemplare per aver acquistato stupefacente da spacciare da fornitori diversi da quelli di riferimento del clan, causando così mancati introiti alle classe dell’organizzazione criminale, contravvenendo alle regole del monopolio territoriale delle attività di spaccio, lo avrebbero percosso selvaggiamente”, come si legge nelle carte. La vittima rimediò la lussazione delle vertebre lombari, fratture e un trauma cranico. Per Brandi, Lacalamita e Sebastiano l’accusa ha chiesto la condanna a 5 anni e 3 mesi di reclusione. Per Petriconi 3 anni.

Le indagini dei Carabinieri hanno permesso di risalire all’identità degli autori del pestaggio e di scoprire anche le diverse richieste estorsive ai danni del pusher e della sua famiglia da parte delle donne del clan, identificate in Marialessia Tamma, moglie di Brandi, e Luana Moretti, moglie di un altro affiliato non coinvolto in questa storia che “avrebbe dato l’input per l’organizzazione del primo agguato, poi sfociato nel pestaggio di due giorni dopo”. Per loro è stata chiesta la condanna a 6 anni e un mese di reclusione.

Dopo l’aggressione il gruppetto avrebbe formulato ai danni della famiglia del pusher una richiesta estorsiva pari a 20mila euro, estesa poi anche ad un altro spacciatore del clan, Donato Querini, “ritenuto colpevole di aver fornito allo spacciatore droga senza l’autorizzazione del gruppo”. Querini e la moglie Lucia Cassano, a loro volta, avrebbero poi preteso dalla stessa famiglia il “risarcimento di quanto pagato, con la minaccia di ritorsioni ai danni delle figlie”.

Nell’inchiesta viene contestata anche la detenzione di armi e droga dopo il ritrovamento nella cantina della casa di Gaetano De Carne a San Pio, al termine di una perquisizione che risale al 23 gennaio 2023, di circa 700 grammi di hashish e cocaina, oltre a 2 fucili AK47, una pistola semiautomatica e 350 cartucce di vario calibro. In carcere sono finiti con l’accusa di pestaggio Brandi, Lacalamita, Petriconi e Sebastiani, ma anche De Carne, dopo il ritrovamento di armi e droga. Le tre donne, Luana Moretti, Marialessia Tamma e Lucia Cassano, sono ai domiciliari. Rigettate le richieste di arresto nei confronti di Querini.

 

Traffico di droga, spedizione punitiva armata da Monopoli a Bisceglie: tre arresti

I Carabinieri della Compagnia di Monopoli hanno eseguito tre ordinanze di custodia cautelare in carcere, emessa dal Tribunale – Sezione del Riesame di Bari a seguito di appello della Procura della Repubblica – DDA, nella quale vengono riconosciuti gravi indizi di colpevolezza a carico di tre indagati ritenuti tutti responsabili, a vario titolo ed in concorso tra loro, di detenzione e porto illegale di armi in luogo pubblico o aperto al pubblico, accertati il 3 giugno 2020, in Bisceglie.

Secondo l’impostazione accusatoria accolta dal Tribunale del Riesame delle Misure Cautelari di Bari (fatta salva la valutazione nelle fasi successive con il contributo della difesa), le indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica del capoluogo e svolte dalla Sezione Operativa della Compagnia Carabinieri di Monopoli, mediante l’acquisizione di immagini riprese dagli impianti di videosorveglianza, hanno consentito di raccogliere gravi indizi di colpevolezza in merito alla detenzione e al porto illegale di una pistola durante una vera e propria spedizione punitiva compiuta ai danni di un 49enne del luogo, per ragioni correlate alla gestione del traffico di sostanze stupefacenti.

L’esecuzione della misura restrittiva è stata eseguita presso le Case Circondariali di Bari e Lecce, dove gli indagati risultavano già detenuti per altra causa, nell’ambito del procedimento penale relativo all’operazione denominata “Partenone” eseguita il 27 settembre scorso. È importante sottolineare che il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari e che, all’esecuzione delle misure cautelari odierne, seguirà l’interrogatorio di garanzia e il confronto con la difesa degli indagati, la cui eventuale colpevolezza, in ordine ai reati contestati, dovrà essere accertata in sede di processo nel contraddittorio tra le parti.