Mistero a Taranto, 20enne gambizzato si presenta in ospedale: accompagnato da un motociclista

Un giovane di 20 anni, accompagnato da una persona su uno scooter, si è presentato ieri sera al Pronto Soccorso dell’ospedale Santissima Annunziata di Taranto con una ferita alla gamba sinistra provocata da un colpo d’arma da fuoco.

Chi lo ha accompagnato si è dileguato subito. Fortunatamente il giovane non è in pericolo di vita. Il 20enne è stato interrogato dalla Polizia che sta indagando sul caso.

Nessuna traccia dei tre diportisti dispersi a Taranto, fango social contro di loro. La figlia della vittima: “Vergognatevi”

Continuano senza sosta le ricerche dei tre dispersi in mare (Pasquale Donnaloia, Antonio Dell’Amura e Domenico Lanzolla) a Taranto, dopo il ritrovamento del corpo di Claudio Donnaloia. Sul caso è stato aperto un fascicolo d’indagine, mentre al momento è stato ritrovato un divanetto bianco che potrebbe appartenere all’imbarcazione sparita nel nulla.

“Quante cavolate ho dovuto leggere, quanta ipocrisia, tutti lupi di mare pronti a sparare sentenze, tutti esperti, privi di empatia, rispetto. Che disgusto. Non mi ero ancora abituata a vivere senza la mamma. E adesso tu ci hai lasciato. Fai buon viaggio”, le parole di una delle figlie di Claudio Donnaloia dopo le accuse piovute sui social sulla scelta dei quattro appassionati di pesca di uscire in barca nonostante il forte vento.

“Non è tempo di processi né patiboli. È il momento del silenzio, del lutto, del rispetto – il commento di Protezione civile Era Magna Grecia, al quale apparteneva il 73enne Claudio Donnaloia impegnato nel mondo del volontariato -. Non riusciamo ancora ad accettare quanto accaduto. E quanto sta accadendo. Così come non sopportiamo i lupi di mare di turno, gli esperti, i tuttologi del nulla. È stata una enorme leggerezza andare in mare in quelle condizioni, lo sappiamo benissimo. E ci sembra che sia stata pagata amaramente, e che sia inutile girare il dito nella piaga. Abbiamo letto commenti privi di qualsiasi minimo rispetto per i quattro dispersi del semicabinato. Partoriti da ignoranti, la peggiore razza umana esistente sulla terra. Vergognatevi. Claudio amava la vita più di quanto voi crediate”.

Le indagini dovranno stabilire cosa è successo e perché nessuno è riuscito a dare l’allarme in capitaneria o alle famiglie. Una delle ipotesi seguita è che il motore, sottoposto ad una manutenzione poco prima, non era idoneo ad affrontare il mare di quel giorno. Al momento nessuna traccia dell’imbarcazione di poco più di 6 metri. Gli inquirenti sono convinti che sia sul fondo del mar Ionio, in un punto in cui la profondità raggiunge la quota di addirittura mille metri.

Ieri è stato effettuato l’esame sull’unico corpo recuperato, quello di Claudio Donnaloia, e non c’è nessun dubbio sull’annegamento. La salma è stata restituita ai familiari per i funerali.

Taranto, escono in barca e non fanno più ritorno. Trovato il corpo senza vita di Claudio Donnaloia

Un’uscita in barca come tante, un’abitudine consolidata tra amici, una domenica dedicata alla pesca sportiva nel mare di casa. Ma da quel momento si è aperto il vuoto sulla sorte di quattro uomini partiti da Taranto e mai rientrati. Fino a che il ritrovamento in mare nel pomeriggio di ieri di un cadavere al largo di Bernalda ha fatto piombare le famiglie nella paura più cupa.

Paura che si è poi concretizzata in serata quando al corpo è stato dato un nome, che è quello del 73enne Claudio Donnaloia, il più grande della comitiva. Gli altri tre dei quali non si hanno ancora notizie sono Antonio Dell’Amura, imprenditore 61 anni, che era al timone della sua imbarcazione semicabinata di circa sette metri, l’amico Domenico Lanzolla, meccanico di 60 anni, e Pasquale Donnaloia, di 67 anni, pensionato come il fratello Claudio. Pasquale era arrivato solo il giorno prima da Milano, dove vive, e si era aggregato all’ultimo momento all’uscita in barca.

La figlia, non riuscendo a contattarlo, ha lanciato l’allarme. I quattro erano salpati dal Molo Santa Lucia domenica mattina, diretti come spesso accade verso la zona dell’isola di San Pietro.

Le condizioni del mare, però, non erano ideali: forti raffiche di tramontana hanno agitato le acque del Golfo, tanto che la Capitaneria di porto ha ricevuto decine di richieste di soccorso. Dalla tarda mattinata, i telefoni dei quattro hanno smesso di funzionare.

Alle 17.30, i familiari hanno formalizzato la segnalazione di scomparsa alla Guardia Costiera. Da quel momento è scattata una massiccia operazione di ricerca, coordinata dalla Direzione marittima di Bari. In campo, mezzi navali e aerei della Capitaneria, della Guardia di Finanza e dell’Aeronautica militare.

Le ricerche si estendono da Taranto fino alle coste di Basilicata e Calabria, con perlustrazioni fino a 15 miglia dalla costa e l’impiego di elicotteri e velivoli da pattugliamento marittimo. Il corpo recuperato questo pomeriggio si trovava a circa 14 miglia da Bernalda e a 11 miglia in linea d’aria da San Vito, a Taranto. Il ritrovamento è avvenuto in una delle zone individuate come prioritarie per le ricerche, come confermato dal comandante della Capitaneria, Rosario Meo.

Uno dei dispersi è affetto da diabete, una condizione che rende ancora più drammatica l’attesa. Intanto, la macchina dei soccorsi non si ferma: la sala operativa ha allertato anche le navi mercantili e i diportisti presenti nella zona, invitandoli a collaborare. Ma finora, nessuna traccia dell’imbarcazione né degli altri tre uomini.

Escono in barca e non fanno rientro, 4 uomini scomparsi in mare a Taranto: corpo senza vita trovato a Policoro

Un corpo senza vita sarebbe stato trovato a Policoro. Si tratta di uno dei quattro – e non tre come era stato riferito in un primo momento – uomini dispersi in mare da ieri a Taranto. Il cadavere è stato recuperato dalla Guardia Costiera e adesso dovrà essere identificato.

I tre scomparsi dei quali si conoscono i nomi sono Domenico Lanzolla, di 60 anni; Claudio Donnaloia, di 73, e Antonio Dell’Amura, di 61 anni, tutti di Taranto.

Il quarto uomo è il fratello di uno dei diportisti già segnalati, salito ieri mattina a bordo dell’imbarcazione della quale non si hanno più tracce. La figlia ne ha denunciato la scomparsa. Le operazioni di ricerca proseguono senza sosta.

 

Tragedia sulla Taranto-Massafra, schianto tra auto e una betoniera: 2 morti e 3 feriti

Tragedia questa mattina sulla SS7 Appia Taranto-Massafra dove due persone sono decedute in un incidente stradale nei pressi del distributore Ip e nel territorio di Statte.

Nello schianto sono rimasti coinvolti tre mezzi, due automobili e una betoniera. Tre i feriti che non in pericolo di vita. Sul posto il 118 e le Forze dell’Ordine per soccorsi e rilievi. La strada è temporaneamente chiusa in entrambe le direzioni.

Escono in barca e non fanno rientro, sono 4 gli uomini scomparsi in mare a Taranto: ricerche senza sosta

Sono quattro – e non tre come era stato riferito in un primo momento – gli uomini dispersi in mare da ieri a Taranto.

Il quarto uomo è il fratello di uno dei diportisti già segnalati, salito ieri mattina a bordo dell’imbarcazione della quale non si hanno più tracce. Poco fa, a quanto si è appreso, la figlia ne ha denunciato la scomparsa.

I tre scomparsi dei quali si conoscono i nomi sono Domenico Lanzolla, di 60 anni; Claudio Donnaloia, di 73, e Antonio Dell’Amura, di 61 anni, tutti di Taranto. Le operazioni di ricerca e soccorso proseguono senza sosta. La quarta persona dispersa risiederebbe a Milano.

Escono in barca e non fanno rientro, tre uomini scomparsi in mare: ricerche nel golfo di Taranto

Ore di apprensione a Taranto per tre uomini, tra i 60 e i 70 anni, scomparsi in mare da oltre 24 ore. I tre erano partiti ieri mattina dal Molo Santa Lucia a bordo di una barca semicabinata di circa sette metri, ma da mezzogiorno di domenica si sono perse le loro tracce.

Le ricerche sono in corso da ieri pomeriggio nel Golfo di Taranto, dove le condizioni meteo erano proibitive al momento dell’uscita in mare. L’assenza di comunicazioni radio ha subito fatto scattare l’allarme. Uno dei dispersi sarebbe affetto da diabete, patologia che rende ancora più urgente il ritrovamento.

La macchina dei soccorsi è coordinata dalla Guardia Costiera, con il comandante Rosario Meo alla guida delle operazioni. In mare operano motovedette della Capitaneria e della Guardia di Finanza, con pattugliamenti spinti fino a 15 miglia dalla costa.

In volo, elicotteri dell’Aeronautica e della Finanza garantiscono il monitoraggio dall’alto. Al momento, nessun avvistamento. Le ricerche proseguono senza sosta.

Taranto, insulti e minacce agli alunni in classe: professoressa di scuola media finisce a processo

Una professoressa di scuola media di Taranto è a processo con l’accusa di maltrattamenti. Tutto è partito dalla denuncia presentata dalla famiglia di una studentessa, ma non si tratterebbe di un caso isolato.

“Chi ti credi essere?”, “Sei una pappagalla”, alcune delle frasi rivolte dalla prof ai suoi alunni. Ma non solo. Secondo quanto è riportato nelle carte, gli studenti sarebbero anche stati minacciati. La docente avrebbe usato anche “turpiloquio per comunicare con gli alunni, ovvero frasi minatorie quali: Adesso vi faccio vedere io la stronza che sono”.

Si sarebbe così instaurato un clima di paura e intimidatorio tanto da indurre gli studenti in uno stato d’ansia costante. La 61enne avrebbe costretto anche altri alunni a interrogazioni ad occhi chiusi, con soli tre secondi per rispondere. Nessuno ha denunciato prima per paura fino alla denuncia della prima famiglia. Ora l’insegnante è rinviata a giudizio e la sua posizione è al vaglio del tribunale di Taranto.

Taranto, ragazzo autistico bocciato al terzo anno. La lettera toccante della mamma: “Non è una tua sconfitta”

“Sono stato bocciato”: si apre con queste parole, pronunciate da un ragazzo autistico, il video diffuso sui social dalla cooperativa Logos e dall’associazione Autisticamente APS, che accompagna una toccante lettera scritta dalla madre.

Una testimonianza intensa che racconta la bocciatura del figlio al terzo anno di un istituto con sede in un paese della provincia di Taranto che sta suscitando sconcerto e solidarietà sul web, anche da parte di docenti di sostegno. Secondo Logos, la vicenda non è solo un episodio scolastico, ma “la testimonianza di una ferita educativa” che riguarda molte famiglie.

“Il sistema – si legge nella nota – troppo spesso non vede, non ascolta, non accoglie”. La lettera, sottolineano, non cerca pietismo né lancia accuse personali, ma invita a una riflessione collettiva sul significato autentico dell’inclusione scolastica e social”. Nel suo messaggio, la madre del ragazzo racconta l’impegno quotidiano del figlio, le sue conquiste, le sue difficoltà e il dolore di una bocciatura comunicata in modo freddo. “Hai lavorato duramente, superato i tuoi limiti, ma la scuola non ti ha visto davvero”, scrive. “Questa non è una tua sconfitta, ma lo è per chi non ha saputo cogliere il tuo progetto di vita”.

La lettera denuncia anche il rischio implicito delle programmazioni differenziate, spesso proposte automaticamente a studenti con disabilità, senza tentare percorsi personalizzati su obiettivi minimi. “Firmare una programmazione differenziata a 14 anni può segnare una sentenza educativa che preclude perfino l’accesso all’università”, afferma la cooperativa.

La vicenda ha aperto un dibattito acceso sui social, dove sono arrivati messaggi di vicinanza da parte di tanti docenti e operatori. Un’insegnante di sostegno ha scritto: “Non sei tu ad aver fallito. Ti hanno negato quel legame che solo un insegnante che ama il proprio lavoro può costruire. Un giorno dimostrerai la tua grandezza”.

Ex Ilva, polveri sul rione Tamburi di Taranto: indagati due ex direttori per inquinamento ambientale – NOMI

Nonostante le coperture realizzate per contenere i parchi minerali, le polveri provenienti dall’ex Ilva continuano ad abbattersi sul rione Tamburi di Taranto. Lo sostiene la Procura che ha chiuso un’indagine per inquinamento ambientale e getto pericoloso di cose a carico di due ex direttori dello stabilimento: Loris Pascucci, in carica durante la gestione ArcelorMittal, e Vincenzo Dimastromatteo, suo successore dal 26 aprile 2021.

La notizia è riportata dalla Gazzetta del Mezzogiorno. L’inchiesta, condotta dal sostituto procuratore Filomena Di Tursi, si basa in particolare su una relazione di Arpa Puglia. L’Agenzia, analizzando la nube polverosa sollevatasi il 4 luglio 2020 a seguito di una tromba d’aria, ha accertato il rilascio di una “macroscopica quantità di polveri” composte da ferro, carbonio e altri metalli tipici delle lavorazioni siderurgiche. Analisi successive hanno confermato che le polveri che si depositano quotidianamente sulle abitazioni del quartiere sono “compatibili” con le attività dell’ex Ilva.

L’indagine trae origine da un esposto dell’associazione Giustizia per Taranto, presentato nel 2020 da due residenti e dal presidente Massimo Ruggieri. All’atto erano allegati video e fotografie che documentavano la presenza costante di polveri sulle abitazioni, nonostante i lavori di copertura dei parchi minerali, costati circa 300 milioni di euro. In un primo momento la Procura aveva chiesto l’archiviazione, ma l’opposizione dell’associazione, accolta dal gip Gianna Martino, ha portato a nuove indagini.

Ora la parola passa al giudice dell’udienza preliminare, Giovanni Caroli, che dovrà decidere sull’eventuale rinvio a giudizio dei due ex dirigenti, assistiti dagli avvocati Daniele Ripamonti, Roberto Di Marzio e Vincenzo Vozza.