Pugilato, il barese Lezzi sconfitto ai punti da Paraschiv: “Arbitraggio troppo casalingo il verdetto era scritto”

Sconfitta ai cartellini per il pugile barese Francesco Lezzi, impegnato lo scorso 10 ottobre a Brașov, in Transilvania, contro il rumeno Paraschiv. Un match combattuto e intenso, nel quale Lezzi ha cercato il centro del ring per tutti i round, mantenendo un ritmo costante e offensivo. Il pugile italiano ha più volte messo in difficoltà l’avversario con combinazioni precise e azioni d’attacco decise, ma alla fine la vittoria è andata ai punti al beniamino di casa. Un verdetto che ha lasciato più di qualche perplessità.

“Quando vai all’estero non basta fare un bel match – ha commentato Lezzi a fine incontro – bisogna vincere prima del limite, altrimenti ti fottono. Io questo lo so bene, anche se devo dire che non mi è affatto piaciuta la condotta arbitrale, troppo casalinga. Paraschiv ha segnato 2,8 kg in più sulla bilancia, io ero nei limiti di contratto, a 71. Ma non mi interessa il peso: volevo vincere. Non mi accontento della borsa, io voglio vincere, e ogni volta salgo sul ring con questo obiettivo in testa, consapevole di poter dare tanto.”

Nonostante la sconfitta, Lezzi ha lasciato il ring consapevole di aver dato tutto e di dover fare ancora un passo in più per imporsi e migliorarsi, con l’obiettivo di vincere prima del limite. Ora si guarda già al futuro: “Avanti il prossimo”, come ha scritto lo stesso Francesco sui social.

Bari, tentata rapina all’Eurospin in via Napoli: Polizia arresta ladro armato

Tentata rapina questa mattina all’Eurospin di via Napoli a Bari. Un uomo armato ha fatto irruzione nel supermercato, minacciando i cassieri con l’obiettivo di farsi consegnare l’incasso.

In pochi minuti sul posto è arrivata una pattuglia della Polizia di Stato dopo l’allarme lanciato, il ladro è stato bloccato e arrestato mentre tentava la fuga.  L’uomo è stato condotto in Questura per le procedure di rito e la convalida dell’arresto. Sul posto anche la Scientifica.

Garza dimenticata nell’addome, assolti medici e infermieri del San Paolo: “Non si può stabilire quando è successo”

Impossibile stabilire con certezza quando la garza è stata dimenticata nell’addome di una donna sottoposta a tre parti cesarei (2006, 2013 e 2018). Con questa motivazione a luglio il giudice Giacomo De Raho ha assolto 12 operatori sanitari, tra medici e infermieri, in servizio nel 2018 all’ospedale San Paolo di Bari finiti a processo con l’accusa di lesioni personali colpose per aver dimenticato una garza nell’addome di una donna durante un parto cesareo.

Si tratta dei chirurghi Giuseppe Trentadue e Rosa Decio, degli infermieri Angela De Simine, Antonio Altamura, Giovanni Di Vagno, Rosanna Zaccaro, Angela Beatrice Anfossi, Giovanni Bellofiore, Alessandro Savino, Saverio Martella, Domenico Ostuni e Giuseppe Gozzo, all’epoca in servizio presso il reparto di Ostetricia e ginecologia dell’ospedale San Paolo.

Nelle settimane successive all’ultimo parto nel 2018 la donna ha continuato ad avvertire dolori addominali, oltre a febbre alta e debolezza. Così è stata nuovamente ricoverata. Solo dopo alcuni giorni di ricovero è stato individuato il corpo estraneo e così la 40enne è stata sottoposta ad un ulteriore intervento chirurgico per la rimozione della garza.

I consulenti degli imputati hanno fatto notare che corpi estranei possono essere trattenuti dal nostro organismo senza determinare problemi per decenni e, pertanto, non c’è prova certa che la garza sia stata lasciata nell’addome della paziente nel 2018.

Parcheggiatori abusivi N’derre a la lanze, spaccio in piazza Cesare Battisti e aggressione nel bar: Daspo a 5 stranieri

Nell’ambito degli intensificati servizi di controllo del territorio nelle principali piazze cittadine e nelle zone di maggiore aggregazione, negli ultimi giorni, la Polizia di Stato ha notificato 8 Daspo urbani (Divieto di Accesso alle aree urbane).

Il Questore di Bari ha emesso 3 provvedimenti nei confronti di altrettanti cittadini extracomunitari, sorpresi ad esercitare abusivamente l’attività di parcheggiatore nell’area antistante il Molo San Nicola di Bari.

Un provvedimento è stato notificato ad un cittadino straniero, deferito all’Autorità Giudiziaria, colto nella flagranza del reato di spaccio di sostanze stupefacenti in piazza Cesare Battisti, nei pressi dell’Università. Colpito dal provvedimento anche un cittadino straniero responsabile di lesioni personali ai danni di un avventore di un bar, ubicato nei pressi della stazione ferroviaria “Bari Nord”.

In provincia, tre Daspo urbani sono stati adottati nei confronti di altrettanti cittadini stranieri che, a Gioia del Colle, avevano aggredito per futili motivi l’avventore di un bar.

L’attività della Polizia di Stato si inserisce nel più ampio piano di prevenzione e sicurezza voluto dal Questore di Bari, volto a garantire il rispetto delle regole, la tutela del decoro urbano e la vivibilità degli spazi pubblici per tutti i cittadini.

Ruba e rivende su TikTok, dalle minacce alle scuse: le confessioni shock di Kekka e Nico u uève (2)

Non solo Nico u uève, anche la compagna Kekka ha voluto scusarsi con Antonio per le offese rivolte durante una delle ultime live su TikTok. I due hanno poi raccontato come è nata la loro storia d’amore e i progetti futuri, mentre Nicola ha poi voluto diffondere un appello perché desideroso di trovare un nuovo lavoro per voltare pagina e abbandonare le vendite su TikTok. 

Bari, bimbo di sei mesi muore al Pediatrico. Il dolore della mamma: “Ho creduto nei medici voglio giustizia”

Di seguito il racconto della mamma del piccolo Miracle, un bambino di appena sei mesi morto all’ospedale Pediatrico di Bari, diffuso dall’Associazione Sicilia Risvegli Onlus.

“Il 27 ottobre 2023 sono rimasta incinta. Come di consueto, tutti i mesi facevo i controlli di routine, anche privatamente. Andavo a farli dal mio ginecologo di fiducia. Andava tutto perfettamente bene, le ecografie erano regolari. Al 5° mese ho fatto la morfologica e mi è stato consigliato di fare una seconda morfologica di II livello presso un centro specializzato. Tempestivamente ho chiesto al mio ginecologo di fare richiesta per la morfologica di II livello, per approfondire, in un ospedale specializzato a Terlizzi (Bari).

Dopo il suo interessamento, dalla struttura mi hanno invitata ad inviare la richiesta via email. Quindi, dopo averla ricevuta, mi hanno detto per telefono, a anche via email: “Signora, non c’è bisogno che venga, è tutto regolare”. Le stesse cose sono state dette anche al mio ginecologo, che faceva parte dello stesso ospedale. La gravidanza è andata avanti senza problemi, anzi sentivo continuamente mio figlio che dava calci e si muoveva. Nel frattempo, ho continuato gli altri esami di routine. Arrivata al 7° mese di gravidanza ho fatto un’altra ecografia all’ospedale Santissima Annunziata di Taranto, dove mi è stato detto: “Signora, ci sono gravi problemi, deve andare fuori regione, la situazione è molto grave”.

Vista la situazione critica, mi sono messa subito in contatto con diversi ospedali per fare un ulteriore accertamento, per verificare e approfondire meglio. La RMN fetale è stata fatta, attraverso mie conoscenze, all’Ospedale Umberto I di Roma. I risultati: devastanti. Mi hanno detto chiaramente che il bambino era molto grave ed era meglio andare ad abortire fuori dall’Italia. Ma io ero già all’ottavo mese di gravidanza. Mi è stato consigliato di abortire in Belgio, in strutture a pagamento, e che ci avrebbero pensato loro stessi a fissare l’aborto spontaneo, cioè l’omicidio del mio bambino. Io non ci ho pensato due volte, ho detto: no, non vado ad abortire, non uccido mio figlio.

Da quel momento mi è crollato il mondo addosso, non riuscivo più a dormire e avevo ansia e tanta paura. Ho deciso di portare avanti la gravidanza con la consapevolezza di cosa potesse accadere in seguito. Più passavano i giorni è più l’ansia saliva e avevo bisogno di visite psicologiche, perché stavo veramente male. Avevo solo bisogno di qualcuno che mi ascoltasse e rassicurasse. Dopo varie ricerche e informazioni, siamo riusciti a trovare l’ospedale giusto che poteva seguire il mio ultimo mese di gravidanza e far nascere il bambino: il Gemelli di Roma, dove sono arrivata un mese prima del parto.

Mi sono trasferita a Roma con tutti gli altri miei figli, spese notevoli, ma ero costantemente seguita. Il 25 luglio 2024, a tarda notte, mentre mi trovavo in hotel, ho iniziato a sentire forti dolori e ho capito che mio figlio stava per nascere. Chiamata con urgenza l’ambulanza, sono stata portata al Gemelli. Nella mattinata del 26 luglio 2024, dopo ore di travaglio e ormai arrivata a una dilatazione di 4 cm, i medici si sono accorti che qualcosa non andava e hanno effettuato un cesareo d’urgenza. Non capivo più nulla, ho avuto un’emorragia, il bimbo si era staccato dalla placenta. Quando è nato l’ho chiamato Miracle, perché era un vero MIRACOLO: alla nascita ha pianto (mi avevano detto che non sarebbe accaduto) e io ho tirato un sospiro di sollievo e sono scoppiata a piangere di gioia, perché era vivo e non era come mi avevano detto i medici. Poiché avevano previsto che sarebbe morto, al momento della nascita mio figlio è stato subito battezzato alla presenza mia e di mia sorella. Ricordo che gli hanno messo la mascherina per la respirazione anche se lui respirava e piangeva.

Date le circostanze e dato quello che risultava dagli accertamenti pregressi, il piccolo Miracle è stato portato alla TIN (terapia intensiva neonatale) per ulteriori accertamenti. Vi è rimasto quasi 3 mesi, durante i quali ha subito due interventi agli occhi (cataratte) e hanno fatto anche la Peg, perché dicevano che non riusciva a deglutire e a mangiare. Dal momento della nascita pare che avesse bisogno delle mascherine, perché non riusciva a respirare da solo. I medici del Gemelli, specialisti del settore, erano sbalorditi dal fatto che, nonostante le previsioni che il bambino sarebbe dovuto morire o avere gravi handicap, la realtà dei fatti era diversa. Il piccolo aveva solamente lievi patologie di piccola entità. Ma lo stesso hanno certificato quanto riportato nella documentazione. Si trattava secondo loro di un vero miracolo. Dopo vari tentativi di trasferimento, e dopo quasi tre lunghi mesi di ricovero in terapia intensiva neonatale e in sub Tin del Gemelli di Roma, finalmente sono riusciti a trasferire mio figlio all’ospedale di Taranto, dove io abito da qualche anno. Miracle in questi tre mesi era migliorato tantissimo, riusciva persino a respirare da solo.

Una volta trasferito a Taranto, è rimasto alla TIN circa un mese, in modo che venisse organizzata tutta l’assistenza sanitaria di cui, secondo loro e in base alla documentazione, aveva bisogno. Nel frattempo mi è stato insegnato come poterlo gestire a casa. In questo secondo ospedale hanno fatto altri accertamenti, che secondo noi non servivano. Finalmente, dopo quasi un mese di ricovero, e dopo aver organizzato l’assistenza sanitaria domiciliare (che serviva poco) è stato portato a casa. Il 25 novembre 2024 il piccolo Miracle finalmente arriva a casa. Assistito, curato amorevolmente, andava tutto bene. Facevamo anche le prove togliendo le mascherine per la respirazione (lui respirava da solo). Eravamo molto felici, perché lui riusciva a respirare da solo, ci riconosceva perfettamente, era anche furbetto e conosceva i suoi fratellini.

Dopo un mese a casa, sempre monitorato con tutti i parametri, è accaduto l’imprevedibile. Subito dopo Natale, la sera del 26 dicembre 2024, dopo aver cambiato il pannolino, il mio amore Miracle per pochi secondi è apparso assente, i suoi parametri erano scesi e anche il respiro. Sono andata in panico, tempestivamente ho chiamato il 118. Mentre arrivava l’ambulanza, il piccolo si è ripreso. Dopo aver fatto dei controlli, hanno però deciso lo stesso di portarlo al pronto soccorso dell’ospedale Santissima Annunziata di Taranto. Arrivato al PS ci hanno detto che il piccolo aveva qualcosa al polmone e doveva essere trasferito a Bari e ricoverato in Rianimazione. Dopo tante insistenze, ci hanno detto che il piccolino doveva essere intubato perché era grave. Disgraziatamente ho ceduto, ho firmato per farlo intubare ed è stato trasferito in ambulanza all’ospedale Pediatrico Giovanni XXIII di Bari.

Da quel momento, era il 26 dicembre 2024, è iniziato il calvario di mio figlio e di tutti noi. Dopo tantissime radiografie per capire se effettivamente mio figlio avesse prima la bronchiolite, e poi la polmonite, le risposte non sono mai state chiare, e intanto lo tenevano intubato. Le radiografie che avevano fatto, da me richieste per verificare se fosse realmente vero quello che dicevano, non mostravano gravi danni, fino al punto di intubare un bambino di nemmeno sei mesi, e tenerlo sempre sedato. Lo hanno tempestato di cure e farmaci che non servivano a nulla, anzi peggioravano la sua salute. Col passare dei giorni ci hanno detto che lui non riusciva più a respirare da solo, era impossibile estubarlo, e che doveva assolutamente subire la tracheotomia. La tracheotomia a mio figlio non volevo assolutamente farla, ho rifiutato tante volte. Mi hanno minacciata che, se non li autorizzavo, si sarebbero rivolti alla magistratura. Sono stata messa in croce, con le spalle al muro, e sono stata obbligata a fargliela fare. Ed è stata la mia nostra rovina. Ho pianto notte e giorno, ero distrutta volevo solo indietro il mio bambino sano e salvo.

Dopo avergliela fatta fare sembrava che tutto fosse andato bene. Una settimana dopo la situazione è precipitata. Entravo tutti i giorni in Rianimazione, un giorno prima mi sono accorta che i parametri non erano più regolari. I medici della rianimazione dicevano che il piccolo aveva un po’ di febbre, ma io avevo uno strano presentimento. Guardando il mio bambino gli ho detto: amore mio, ti porterò via prima possibile. Lui mi ha guardata, mi ha stretto la mano, piangeva. Quella sera del 23 gennaio 2025 sono rimasta fino a tardi fuori dalla Rianimazione, avevo intuito che c’era qualcosa che non andava.

Improvvisamente, a tarda notte del 24 gennaio 2025 ho ricevuto una prima telefonata dalla Rianimazione: il bambino si era molto aggravato. Un altra telefonata verso le 5 del mattino: la situazione era gravissima e il bambino ci stava lasciando. Alle 7 di mattina del 24 gennaio 2025 ho ricevuto la terribile telefonata in cui mi è stato comunicato che mio figlio Miracle era morto. Da quel momento, una parte della mia vita è andata via con lui. Perché mio figlio è morto? Per quale motivo? Questi sono i miei tormenti, che mi porterò dietro fino a quando non avrò giustizia per mio figlio Miracle.

Ho creduto nei medici, mi sento in colpa per averlo fatto. Sono stata presa in giro da questi fantomatici medici: nonostante non fosse grave come avevano prospettato, hanno sperimentato sulla pelle di mio figlio. Ho voluto raccontare la storia di Miracle per comunicare a tutte le altre famiglie che si troveranno in questa situazione: prima di prendere delle decisioni, pensateci mille volte, ed aprite bene gli occhi. Voglio che questa mia atroce storia diventi di dominio pubblico. Aggiungo che ho tutti gli audio e anche i video su quello che dicevano questi “medici”. Fino a quando sarò in vita chiederò giustizia per mio figlio Miracle ucciso dalla sanità Italiana”.

Le mani dei clan sulle case popolari di Bari, la Procura indaga su 26 casi: 5 occupazioni sospette a Japigia

Nuova indagine della Procura di Bari sulle occupazioni abusive delle case popolari da parte di pregiudicati e persone vicine alla criminalità organizzata. il fascicolo è stato aperto in seguito ad alcune segnalazione nei scorsi mesi e al momento non risultano indagati. A riportarlo è La Gazzetta del Mezzogiorno.

I riflettori sono stati accesi su 26 casi e sarebbero almeno 5 le situazioni sospette che meritano approfondimento. Protagonisti pregiudicati che alloggiano in case popolari al quartiere Japigia assegnate a familiari o conoscenti.

I Carabinieri, su delega della Procura, hanno chiesto dati e informazioni all’Arca per risalire a tutte le informazioni possibili, a partire dai dati dei legittimi assegnatari.

Le indagini dovranno anche accertare eventuali omissioni relative al mancato avvio di azioni legali o amministrative, con riferimento agli ultimi dieci anni, compresa la identificazione dei responsabili del procedimento.

Bari piange Michele Petrella: il musicista e il professore dell’Orchestra del Petruzzelli si è spento a 56 anni

Bari piange Michele Petrella. Il contrabbassista barese e professore dell’Orchestra della Fondazione Petruzzelli, originario di Carbonara, si è spento all’età di 56 anni a causa di una lunga malattia.

“Una figura di riferimento per tutti noi per il suo attaccamento al lavoro, per le sue doti umane e professionali. Alla famiglia di Michele vanno le più sentite condoglianze e il più caro abbraccio del presidente della Fondazione Petruzzelli, dei consiglieri di indirizzo, degli amati colleghi professori d’orchestra e dei dipendenti tutti”, si legge sulla pagina della Fondazione Teatro Petruzzelli. La recita di Don Carlo in programma questa sera sarà dedicata alla sua memoria. 

Michele Petrella è il secondo dei tre figli musicisti. Il padre, Muzio, trombonista, contrabbassista, armonicista e trombettista, è morto a marzo 2024 in un incidente stradale.

Pallavolo, al via la stagione della Just British: Asem, Adria e Rainbow unite per un unico obiettivo

Quinto Potere ha preso parte alla presentazione ufficiale del Just British Volley Project che si è tenuto al PalaMajorana di Bari. Al centro l’unione di tre società sportive di pallavolo (B2 Femminile, C Femminile e D Maschile) e delle loro categorie giovanili. Hanno preso parte all’evento anche il sindaco di Valenzano, Giampaolo Romanazzi, e l’assessore Pietro Petruzzelli del Comune di Bari. Le voce dei protagonisti e tutti i dettagli del progetto nel video allegato.

“Ti distruggo la macchina” e “Se ai le palle mi devi afrontare”: scambio poetico tra automobilisti in corso Italia

“La prossima volta che trovo la macchina così te la distruggo”. “Se ai le palle mi devi afrontare coglione”. Questi sono i messaggi d’amore, con un italiano rivedibile nel secondo caso, scambiati tra due automobilisti in corso Italia.

Il bigliettino ci permette di tornare indietro nel tempo con una certa nostalgia e di affermare che non c’è mai fine al degrado. La curiosità è che sullo stesso marciapiedi interessato da questo scambio poetico non è possibile parcheggiare, come affermato dal lettore che ha inviato la segnalazione.