Rivenditore di auto vicino al clan Moretti-Pellegrino-Lanza: sequestrati beni per 4 milioni di euro

La Direzione Investigativa Antimafia, su disposizione del gip del tribunale di Bari, ha sequestrato beni per un valore di 4 milioni ad un imprenditore foggiano operante nel settore dell’automotive, coinvolto in numerosi procedimenti giudiziari e ritenuto elemento contiguo alla criminalità organizzata (foggiana e cerignolana), vicino al clan Moretti-Pellegrino-Lanza.

Le indagini hanno accertato ricchezze spropositate rispetto ai redditi dichiarati. Sequestrate un’azienda operante nel settore del commercio di auto, 25 unità immobiliari e disponibilità finanziarie.

Estorsione ai commercianti per il clan e droga spacciata nel Barese: 8 arresti a Noicattaro e Rutigliano – I NOMI

I Carabinieri del Comando Provinciale di Bari, con il supporto dei militari di Lecce e del Nucleo Cinofili di Modugno, hanno eseguito una misura cautelare, emessa dal Gip del Tribunale di Bari su richiesta della locale Procura della Repubblica, nei confronti di 8 indagati ritenuti a vario titolo responsabili dei reati di acquisto e detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti e di estorsioni aggravate dal metodo mafioso.

+++ IL VIDEO DELL’OPERAZIONE SUL NOSTRO CANALE TELEGAM +++

Secondo l’impostazione accusatoria accolta dal Gip (fatta salva la valutazione nelle fasi successive con il contributo della difesa), l’organizzazione criminale, composta da otto persone, gestiva le estorsioni a carico dei commercianti di Noicattaro e la distribuzione della droga che dallo stesso centro veniva rifornita a diversi spacciatori attivi nella città metropolitana di Bari.

In carcere sono finiti Nicola Annoscia, di 36 anni detto “Pomodoro”; Michele Cioce, di 43 anni detto “Cavallo”; Pasquale Colasuonno, di 37 anni detto “Pisello” (tutti di Noicattaro); Vincenzo Di Vittorio di 46 anni e Francesco Vavalle di 50 anni (entrambi di Rutigliano). Agli arresti domiciliari Vito Borracci, di 54 anni; Diego Grassi, di 21 anni detto “Giacchetta”; e Giovanni Morcavallo di 31 anni (tutti di Noicattaro).

Le mani dei clan sulle case popolari di Bari, la Procura indaga su 26 casi: 5 occupazioni sospette a Japigia

Nuova indagine della Procura di Bari sulle occupazioni abusive delle case popolari da parte di pregiudicati e persone vicine alla criminalità organizzata. il fascicolo è stato aperto in seguito ad alcune segnalazione nei scorsi mesi e al momento non risultano indagati. A riportarlo è La Gazzetta del Mezzogiorno.

I riflettori sono stati accesi su 26 casi e sarebbero almeno 5 le situazioni sospette che meritano approfondimento. Protagonisti pregiudicati che alloggiano in case popolari al quartiere Japigia assegnate a familiari o conoscenti.

I Carabinieri, su delega della Procura, hanno chiesto dati e informazioni all’Arca per risalire a tutte le informazioni possibili, a partire dai dati dei legittimi assegnatari.

Le indagini dovranno anche accertare eventuali omissioni relative al mancato avvio di azioni legali o amministrative, con riferimento agli ultimi dieci anni, compresa la identificazione dei responsabili del procedimento.

Armi e droga nel Salento, maxi operazione all’alba: 18 misure cautelari. Smantellato il clan erede di Vacca – NOMI

Sono 18 le persone arrestate dai carabinieri nell’ambito dei una inchiesta coordinata dalla procura distrettuale antimafia di Lecce che ha colpito una presunta associazione per delinquere finalizzata al traffico, detenzione e spaccio di stupefacenti, lesioni personali aggravate, tentata estorsione, ricettazione, detenzione abusiva di armi, con l’aggravante del metodo mafioso.

Al vertice del gruppo c’era Vito Paolo Vacca, 31 anni di Racale, anche lui arrestato, nipote di Vito Paolo Troisi, suo zio, storico capo dell’omonimo clan. Vacca è considerato dagli investigatori l’erede naturale di quella frangia della Sacra Corona Unita operativa negli anni 90, di cui avrebbe preso le redini dopo la morte del padre, Salvatore (ergastolano per omicidio) avvenuta il 23 agosto 2024, mentre era ai domiciliari per gravi patologie oncologiche.

I funerali dell’uomo furono un manifesto di potere del clan: il feretro fu trasportato in corteo da una carrozza dorata trainata da quattro cavalli neri che sfilò per le vie di Racale. Fondamentale nell’organizzazione risulta il ruolo delle donne di famiglia, sei delle quali arrestate, accusate di gestire lo spaccio e lo stoccaggio della droga, controllando approvvigionamenti, consegne e contabilità.

In particolare, la moglie di Vito Paolo Vacca sostituiva il marito in sua assenza, occupandosi personalmente della distribuzione delle dosi, del rifornimento delle scorte e della gestione dei proventi illeciti. La droga, chiamata in codice “cento” o “pietre”, veniva prelevata più volte al giorno da nascondigli sicuri, nascosta in buste della spesa o cartoni di vino e detersivi per passare inosservata. L’operazione, denominata Pit Bull, prende il nome dalla razza dei cani che custodivano la casa di uno dei sodali e che hanno aggredito i carabinieri durante un primo intervento di ricerca.

I NOMI riportati da La Gazzetta del Mezzogiorno:

1. VACCA Vito Paolo
2. BAGNO William
3. COLAZZO Gabriele
4. COLITTI Moria Grazia
5. DE LEONE Vanessa
6. MANNI Maicol Andrea
7. MANNI Valentino
8. MASTRIA Fabrizio
9. MASTRIA Luciano Kevin
10. NUTRICATI Christian
11. PARIGI Cesare
12. REHO Vito
13. SPENNATO Emanuela
14. SPENNATO Michele
15. TAFURO Sara
16. TRICARICO Luca
17. TROISI Natalia
18. VACCA Marica

Bari, vigilesse licenziate dal Comune tornano al lavoro. La difesa: “Non hanno rapporti con i clan”

“L’autorità giudiziaria penale non ha mai ravvisato alcun profilo di illiceità nel comportamento delle agenti Biallo e Losacco, né – sempre per quanto consta alla difesa – le due hanno mai rivestito neanche la qualità di persona sottoposta alle indagini”.

A parlare è Antonio Maria La Scala, il legale delle due vigilesse reintegrate in servizio disposto dopo la sentenza del Tribunale del Lavoro. Le agenti della Polizia Locale erano state licenziate dal Comune di Bari a marzo del 2024 perché coinvolte nell’inchiesta che ha portato all’esecuzione di 130 misure cautelari per presunti episodi di voto di scambio politico-mafioso alle elezioni del 2019.

Secondo le indagini avrebbero chiesto aiuto a un fedelissimo del clan mafioso Parisi, Fabio Fiore (ex autista del boss di Japigia ‘Savinuccio’), per punire una persona che, dopo aver ignorato un semaforo rosso, le avrebbe insultate.

“L’ufficio di Procura ha solo inviato gli atti in questione al Comune di Bari per eventuali profili di competenza amministrativa e disciplinare. I Giudice del Lavoro del Tribunale di Bari, dichiarando illegittimo il licenziamento disposto, ha ritenuto trattarsi al più di condotte inopportune – aggiunge l’avvocato -. Nelle occasioni contestate le due agenti hanno operato correttamente, senza favorire alcuno, anzi provvedendo a contestare apposita infrazione ed a sanzionare il soggetto ritenuto appartenente al sodalizio criminoso denominato clan Parisi”.

“In nessuna delle intercettazioni telefoniche le predette agenti hanno mai rivolto qualsivoglia richiesta di aiuto o avanzato richieste di protezione a soggetti accusati di appartenere a sodalizi criminosi di natura mafiosa – conclude La Scala -. Al momento dei fatti in questione e delle conversazioni telefoniche riportate dagli organi di stampa la persona era assolutamente incensurato e – in relazione al procedimento penale per il quale era all’epoca indagato – è stato poi assolto”. Il Comune di Bari ha però preannunciato che valuterà l’impugnazione della sentenza. 

Bari, chiesero aiuto ad un fedelissimo del clan Parisi. Reintegrate le due vigilesse sospese: tornano al lavoro

Il tribunale del lavoro di Bari ha annullato il licenziamento e ordinato il reintegro delle due vigilesse della polizia locale licenziate dal Comune di Bari a marzo del 2024 perché coinvolte nell’inchiesta che ha portato all’esecuzione di 130 misure cautelari per presunti episodi di voto di scambio politico-mafioso alle elezioni del 2019.

Secondo le indagini, le vigilesse avrebbero chiesto aiuto a un fedelissimo del clan mafioso Parisi, Fabio Fiore (ex autista del boss di Japigia ‘Savinuccio’), per punire una persona che, dopo aver ignorato un semaforo rosso, le avrebbe insultate.

Per i giudici del tribunale del Lavoro, il loro licenziamento non è stato però proporzionato rispetto ai fatti contestati dalle vigilesse che hanno presentato ricorso.

I giudici infatti non hanno rilevato un rapporto “illecito con soggetti esterni all’amministrazione e i saltuari contatti telefonici avuti con un soggetto ritenuto di spessore criminale non possono costituire di per sé motivo di licenziamento”.

Inoltre, “la condotta della ricorrente, oggetto di addebito, non ha mai comportato l’omissione dell’attività sanzionatoria nei confronti dei soggetti responsabili delle violazioni”.

Pertanto i giudici ribadiscono che, “in relazione agli episodi oggetto di procedimento disciplinare, la ricorrente ha adempiuto ai propri doveri d’ufficio, procedendo all’elevazione delle sanzioni amministrative nei confronti dei trasgressori”. Il Comune presenterà ricorso.

Mafia, blitz delle Forze dell’Ordine a Barivecchia: liberate le case occupate dai parenti di Francesco Martiradonna

Blitz questa mattina delle Forze dell’Ordine nel cuore di Barivecchia per sgomberare tre appartamenti situati in via Tancredi e occupati dai parenti del pregiudicato Francesco Martiradonna.

Sono intervenuti Carabinieri, Polizia Locale, Polizia di Stato e Vigili del Fuoco su disposizione della Prefettura e non sono mancati i momenti di tensione.

Lo stabile diventa ora di proprietà del Comune di Bari, che lo destinerà a scopi sociali. Il tutto è avvenuto alla presenza anche di diversi turisti.

 

Mafia a Bari, colpo al clan Velluto. Blitz all’alba: 8 arresti

In corso da questa mattina all’alba una vasta operazione dei Carabinieri del Comando Provinciale di Bari, finalizzata a colpire il clan Velluto, organizzazione mafiosa attiva sul territorio barese.

L’operazione prevede l’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di otto persone, accusate a vario titolo di far parte dell’associazione di tipo mafioso.

Il provvedimento è stato emesso dal Tribunale di Bari – Prima Sezione Penale, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia del capoluogo pugliese.

I clan volevano prendersi il Foggia Calcio, il club sotto amministrazione giudiziaria: scattano arresti e Daspo – NOMI

Una campagna estorsiva con intimidazioni volte a determinare una cessione forzata della società Calcio Foggia per un valore inferiore a quello di mercato, sarebbe stata messa in atto da un gruppo di ultras diretta espressione della criminalità organizzata locale.

E’ quanto accertato da indagini condotte dalla procura distrettale antimafia di Bari che hanno portato alla esecuzione oggi della misura di prevenzione dell’amministrazione giudiziaria nei confronti della società sportiva, all’arresto di quattro persone ritenute responsabili di tentata estorsione nei confronti del presidente della società e all’emissione di 52 daspo.

In particolare gli arresti sono stati fatti dalla polizia in esecuzione di una ordinanza cautelare emessa dal Gip del Tribunale di Bari su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia barese nei riguardi di quattro persone accusate di tentata estorsione in danno del presidente del Calcio Foggia 1920. Si tratta di Marco Lombardi, Danilo Mustaccioli, Massimiliano Russo e Fabio Delli Carri.

I cinquantadue Daspo “fuori contesto”, sono stati emessi dal questore nei confronti di pregiudicati della provincia per delitti di criminalità organizzata e in materia di stupefacenti.

Secondo quanto accertato dalle indagini, la lunga campagna di intimidazione e di azioni violente era diretta a costringere il titolare della società sportiva a dimettersi e a cedere il controllo della società, in seguito al suo rifiuto di affidare di fatto a quei medesimi gruppi i servizi di gestione del sistema delle sponsorizzazioni e degli accrediti per l’ingresso allo stadio, oltre che il controllo di assunzioni e rapporti professionali all’interno della società sportiva.

Gli attentati erano cominciati il 18 giugno 2023, con l’esplosione di colpi di fucile indirizzati all’autovettura dell’allora capitano del Calcio Foggia 1920, e culminati con la collocazione di un rudimentale e pericoloso ordigno esplosivo vicino all’automobile di Emanuele Canonico, allora vice presidente della società Foggia Calcio 1920, parcheggiata all’interno della sede dell’impresa edile “CN Costruzioni Generali s.p.a.” a Modugno.

Nell’ambito delle indagini sono stati sventati due attentati incendiari ad autovetture in uso ai vertici del Foggia Calcio 1920 (in un caso, era individuato nella flagranza del reato un minorenne quale uno degli esecutori del progetto delittuoso).

Intercettazioni e perquisizioni hanno consentito, anche attraverso il sequestro di materiale informatico e documenti (fra i quali un foglio manoscritto, rinvenuto in possesso di uno degli indagati, sul quale erano stati cripticamente riportati gli obiettivi criminali delle azioni delittuose), di collegare tutti gli episodi intimidatori ad un’unica regìa, diretta a destabilizzare l’assetto gestionale societario e a condizionare negativamente le stesse attività sportive, imperniata sul ricorso alla forza intimidatrice di una delle “batterie” nelle quali, come noto, si articola il sodalizio mafioso della “Società Foggiana”.

Bari, casa popolare tolta ai clan a Japigia: dentro una famiglia con 2 figli disabili evacuata dopo il crollo di Carrassi

La casa popolare situata in via Giorgio La Pira, nel quartiere Japigia di Bari, fino a ieri occupata abusivamente dai parenti di Donato Maurogiovanni, 39enne arrestato nell’ambito dell’inchiesta Codice Interno e ritenuto vicino al clan Palermiti, è stata consegnata ad una famiglia di quattro persone con due figli disabili.

Si tratta di una delle famiglie rimaste senza un tetto dopo lo sgombero delle palazzine limitrofe all’edifico crollato in via Pinto nel quartiere Carrassi. La famiglia, viste le condizioni particolarmente delicate, era stata ospitata in un b&b.

Dopo la consegna delle chiavi all’Arca, c’è stato il trasferimento e per questo non c’è stato bisogno dello sfratto e dell’intervento delle Forze dell’Ordine. Come invece accaduto in via Caldarola con la nipote del boss Palermiti. Ora dentro c’è una famiglia di 4 persone e l’Arca sta effettuando lavori per l’installazione di una rampa mobile per consentire l’accesso ad un malato.

Il primo nucleo familiare aveva rinunciato ad entrare per timore di subire ritorsioni dai Palermiti. In entrambi i casi le abitazioni sono state lasciate in ottime condizioni e questo ha reso le tempistiche più veloci.

La situazione resta delicata, sono trecento le lettere di sfratto da immobili occupati nella sola città di Bari, tra queste duecento dove viene revocato il diritto al mantenimento dell’alloggio popolare a causa delle morosità.