Travolto mentre attraversa strisce pedonali, muore 64enne di Conversano: anziano condannato a un anno e 6 mesi

Un 81enne di Desenzano del Garda è stato condannato a un anno e 6 mesi di reclusione, con patente sospesa, con l’accusa di omicidio stradale per la morte di Angelo Buonsante, 64enne di Conversano travolto mentre attraversava le strisce pedonali il 9 novembre 2023. L’uomo morì in ospedale due settimane dopo l’incidente.

Il processo si è chiuso. L’imputato, all’epoca dei fatti 79enne, ha dichiarato più volte di non aver visto la vittima. Buonsante, ex direttore di Poste Italiane e noto a Conversano per i suoi saggi e romanzi, si era trasferito a Desenzano del Garda.

Bari, estorsioni ai pescatori di Santo Spirito: condannato a 4 anni il 53enne Domenico Sidella. Due assolti

Il Tribunale di Bari ha condannato alla pena di 4 anni Domenico Sidella, pluripregiudicato 53enne, per aver costretto i pescatori di Santo Spirito a pagare dai 10 ai 100 euro al mese in cambio di protezione.

Il pm antimafia Marco D’Agostino aveva chiesto 12 anni di reclusione, i giudici hanno escluso l’aggravante mafiosa e hanno assolto gli altri due imputati, la moglie Caterina Santoro, di 47 anni, che secondo l’accusa aveva il ruolo di cassiera (per lei la Dda aveva chiesto la condanna a 6 anni e 7 mesi di reclusione) e il presunto complice Raffaele Altieri, di 60 anni, accusato di aver avuto il compito di riscuotere il pizzo (il pm aveva chiesto 9 anni).

Nel processo il Comune di Bari e la Regione Puglia si sono costituiti parti civili.

Bari, suicida dopo le minacce della moglie di portare via la figlia: 30enne egiziana condannata a 7 anni

Morsy Noura Said Saad Mohamed, la 30enne egiziana finita a processo per gli insulti e le minacce rivolti al marito, Paolo Silletti, il 34enne barese che si è tolto la vita il 10 aprile 2024, è stata condannata a 7 anni di reclusione al termine del processo con rito abbreviata.

Una condanna superiore rispetto alla richiesta della Procura che aveva invocato 4 anni, escludendo l’aggravante della morte come conseguenza dei maltrattamenti, ma confermando l’aggravante dell’aver commesso il fatto in presenza di minori.

Nel processo i genitori della vittima si sono costituiti parte civile, il giudice ha disposto il risarcimento dei danni con una provvisionale di 30mila euro. Alla bambina 40mila euro. Il difensore della donna ha annunciato che presenterà ricorso.

I due si sono conosciuti a Sharm el Sheikh, si sono sposati nel 2019 al Cairo, prima di trasferirsi in Puglia. I maltrattamenti sarebbero iniziati nel 2021, dopo la nascita della figlia. La donna avrebbe chiesto al marito soldi, poi una casa più grande, il trasferimento a Bari fino a minacciarlo ripetutamente di scappare in Egitto con la figlia e di non fargliela più vedere.

Gli insulti sono arrivati tramite messaggi e la donna avrebbe trascorso periodi sempre più lunghi in Egitto, dai suoi genitori, con la bambina, causando così “uno stato di profonda prostrazione psichica e di terrore di non poter più vedere la figlia minore”,  a causa del quale – secondo l’accusa – “l’uomo decise di togliersi la vita”.

 

Sculacciate, spinte, tirate di capelli, minacce e offese. Bimbi maltrattati all’asilo: maestra condannata a 3 anni

Violenze fisiche e psicologiche, offese, minacce e intimidazioni nei confronti dei piccoli alunni in un clima costante di umiliazione e sofferenza. Il Tribunale monocratico di Lecce ha condannato una maestra a 3 anni di reclusione per maltrattamenti.

A causa delle condotte reiterate della maestra, i piccoli dai 3 ai 5 anni hanno rimediato danni psicologici. La donna è stata incastrata dalle immagini delle videocamere che hanno ripreso episodi ripetuti di percosse, come tirate di capelli, sculacciate e spinte, oltre a ripetuti insulti e reiterate minacce.

Ex Ilva, danni all’ambiente e all’immagine per Taranto: confermata sentenza in appello. Risarcimento da 20 milioni

La Corte d’Appello di Lecce ha confermato la condanna in sede civile nei confronti di Fabio Arturo Riva, erede di Emilio, patron dell’ex Ilva, e dell’ex direttore dello stabilimento di Taranto, Luigi Capogrosso, per i danni causati dall’inquinamento dello stabilimento siderurgico e ha disposto che versino “in via solidale” circa 21 milioni di euro al Comune di Taranto, la somma di oltre 162mila euro all’azienda partecipata dei trasporti Amat-Kyma Mobilità e circa 116mila euro all’azienda partecipata per l’igiene urbana Amiu-Kyma Ambiente.

Nella sentenza si citano anche le transazioni concluse “dalle condebitrici Ilva spa e Partecipazioni Industriali spa”. I risarcimenti al Comune sono aumentati rispetto alla sentenza di primo grado del luglio 2022, quando il giudice civile Raffaele Viglione dispose un indennizzo di 12 milioni. L’ente locale e le partecipate, tramite l’avv.Massimo Moretti, avevano impugnato la sentenza in relazione alla quantificazione del danno.

Nello specifico, la Corte d’Appello (presidente Anna Maria Marra, estensore Claudia Calabrese) ha condannato Riva e Capogrosso a pagare al Comune un indennizzo di 18 milioni di euro “a titolo di risarcimento del danno non patrimoniale all’immagine, alla reputazione e all’identità storica e culturale della città di Taranto”, circa 2,5 milioni oltre Iva “per danno patrimoniale subito dal patrimonio immobiliare comunale ubicato nei quartieri Città vecchia e Paolo VI”, circa 500mila euro per il danno materiale subito dalle strutture scolastiche e 23mila euro per le spese di manutenzione del Plesso Gabelli.

Il risarcimento del danno all’azienda Amat deriva “dai maggiori oneri e sostituzioni dei materiali uso”, all’azienda Amiu per “i maggiori costi sopportati per le attività di spazzamento e lavaggio delle strade”, per “l’implementazione del lavaggio stradale” e “per i costi sopportati per la dotazione delle tute integrali per i dipendenti”.

Pensa di aver trovato l’amore online, ma è una truffa: in tre anni regala 10mila euro. Condannata 29enne

Una 29enne honduregna originaria di San Pedro Sula, residente a Castelnuovo di Porto, in provincia di Roma, è stata condannata a un anno e 6 mesi di reclusione, oltre ad una multa di 500 euro, con l’accusa di truffa aggravata nei confronti di un 49enne di Cavallino (Lecce).

L’uomo, reduce dalla fine del suo matrimonio, ha intrapreso una conoscenza online con la donna, arrivando a sborsare circa 10mila euro in suo favore dopo essere stato lusingato e corteggiato.

La storia è andata avanti per tre anni, il 49enne ha versato cifre importanti convinto di poter aiutare l’amore della sua vita a superare difficoltà economiche e familiari. Tra le spese affrontate anche l’acquisto di un cane per il figlio della donna, biglietti di viaggio e tanto altro.

La truffa è emersa nell’agosto 2022, dopo l’ennesimo versamento di 500 euro. Le indagini della polizia postale di Lecce hanno permesso di incastrare la donna fino al processo e alla condanna. Alla vittima è stato riconosciuto un risarcimento di 12mila euro.

Dal pandoro alle uova di Pasqua (Corato): chiesti un anno e 8 mesi per Chiara Ferragni. A processo due pugliesi

La Procura di Milano ha chiesto una condanna a un anno e 8 mesi per Chiara Ferragni imputata nel processo con rito abbreviato per truffa aggravata sui noti casi di presunta pubblicità ingannevole del Pandoro Pink Christmas e delle uova di Pasqua.

A processo oltre all’influencer c’è il suo ex braccio destro Fabio Maria Damato (chiesto anche per lui un anno e otto mesi), nato a Barletta, e il presidente del cda di Cerealitalia (Corato), Francesco Cannillo (richiesta un anno) nato a Corato.

Per i pm, nelle indagini del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria della Gdf, tra il 2021 e il 2022, la Ferragni avrebbe ingannato follower e consumatori con presunti ingiusti profitti – in relazione a quelle vendite dei due prodotti, il cui prezzo non comprendeva, però la beneficenza pubblicizzata – per circa 2,2 milioni di euro. L’influencer ha sempre respinte le accuse e la sua difesa interverrà nella prossima udienza.

“Tutto quello che abbiamo fatto, lo abbiamo fatto in buona fede, nessuno di noi ha lucrato” ha detto Chiara Ferragni rendendo dichiarazioni spontanee. La difesa di Ferragni parlerà nella prossima udienza.

Ferragni è per la seconda volta nelle ultime settimane presente all’udienza del processo che la vede imputata. Per la difesa, Ferragni, entrata in aula ben presto stamani senza essere ripresa dalle telecamere, non ha commesso alcun reato, ha già chiuso il fronte amministrativo ed effettuato donazioni per 3,4 milioni di euro.

Per i pm, che hanno coordinato le indagini del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria della Gdf, tra il 2021 e il 2022, avrebbe ingannato follower e consumatori con presunti ingiusti profitti – in relazione a quelle vendite dei due prodotti, il cui prezzo non comprendeva, però, la beneficenza pubblicizzata – per circa 2,2 milioni di euro. Il Codacons, dopo un accordo con Ferragni, era uscito dal procedimento ritirando la denuncia. Nel processo è già fissata udienza per il 19 dicembre, mentre la sentenza è prevista per gennaio.

Bari, picchia l’ex convivente e la stalkerizza dopo la fine della relazione: 48enne condannato a 6 anni e 2 mesi

Un 48enne barese è stato condannato a 6 anni e 2 mesi per aver picchiato, offeso, maltrattato e minacciato di morte la convivente 51enne per 8 anni. Dopo essere stata colpita con schiaffi, calci e pugni per tutto questo tempo, la donna ha trovato il coraggio a luglio scorso di interrompere la relazione. L’uomo non si è fermato e ha dato il via a comportamenti persecutori fino all’arresto.

Bari, provoca lesioni a poliziotti durante manifestazione pro Palestina: 21enne condannato a 8 mesi

Il 21enne di Locorotondo, arrestato a giugno in flagranza differita per la presunta aggressione commessa due giorni prima durante un corteo pro-Palestina per aver avvicinato un fumogeno al volto di due poliziotti, è stato condannato a 8 mesi (pena sospesa). La Procura aveva invocato una pena di 2 anni e 6 mesi, la difesa l’assoluzione.

Si tratta del primo destinatario barese del decreto sicurezza che prevede l’arresto e pene fino a 5 anni di reclusione per chi causa lesioni alle forze dell’ordine. Il 21enne, secondo quanto ricostruito, avrebbe prima lanciato un fumogeno acceso ai piedi di uno di uno degli agenti della Digos che scortavano il corteo, poi lo avrebbe raccolto puntandolo al volto di due poliziotti, causando rossore cutaneo ed eritema a guancia e collo (prognosi di 10 giorni) e iperemia congiuntivale al collega (prognosi di tre giorni).

Entrambi i poliziotti furono costretti a recarsi nell’ospedale San Paolo per le cure. Ma non solo, il 21enne avrebbe minacciato i due poliziotti e un altro dirigente. Nel tentativo di colpire quest’ultimo gli avrebbe anche bruciato la giacca.

A manifestazione conclusa, gli investigatori sono riusciti a risalire al 21enne grazie alle immagini del corteo. Il 21enne, incensurato, è stato così arrestato due giorni dopo con le accuse di lesioni personali aggravate, resistenza a pubblico ufficiale e lancio illegittimo di fumogeno. Davanti al giudice il 21enne si è difeso, negando l’aggressione ai poliziotti, e 48 ore dopo fu rimesso in libertà perché il gip ritenne che non vi fossero esigenze cautelari tali da confermare la misura.

Bari, estorsioni nei cantieri. Assolto Tommy Parisi: cancellata la condanna a 8 anni per associazione mafiosa

Tommy Parisi, cantante neomelodico e figlio del boss Savino Parisi di Japigia, è stato assolto in Appello dopo la condanna in primo grado a 8 anni per associazione mafiosa.

Secondo i giudici della seconda sezione penale della Corte d’Appello di Bari, Tommy Parisi non ha preso parte all’associazione mafiosa che tra il 2010 e il 2015 ha tenuto sotto scacco diversi imprenditori cittadini tra estorsioni di denaro nei cantieri e richieste di posti di lavoro, oltre all’imposizione di l’imposizione di merci e guardiania.

I giudici hanno ribaltato la sentenza e accolto la richiesta dei legali. Assolto anche l’imprenditore Giovanni Liuzzi, accusato di estorsione e già assolto in primo grado dall’accusa di associazione mafiosa.

Confermata la condanna a 20 anni per l’imprenditore Emanuele Sicolo e a 10 anni per Mario Di Sisto, considerato uomo di fiducia dei Parisi. Ridotta da 10 anni a otto anni e sei mesi la condanna per Alessandro Sicolo, fratello di Emanuele. Le motivazioni della sentenza saranno rese note in 90 giorni.

Parisi resterà però in carcere perché a settembre è stato condannato a 9 anni di reclusione nell’ambito dell’inchiesta Codice Interno. A lui è contestata l’appartenenza all’associazione mafiosa dal 2018 in poi, oltre all’intestazione fittizia di società.