Foggia, sacerdote ripreso in rapporti sessuali con un uomo e ricattato: 45enne condannato a 8 anni per estorsione

Un 45enne foggiano è stato condannato a 8 anni e 6 mesi per estorsione aggravata. Secondo quanto emerso dalle indagini, l’uomo ha ricevuto 11mila euro (davanti ad una richiesta iniziale di 20mila) da un ex direttore della Caritas diocesana di Foggia per evitare la diffusione di un video che lo immortalava in un rapporto sessuale con uomo.

La vittima è stata filmata a sua insaputa durante rapporti sessuali con un altro 45enne, coimputato ma non imputabile perché è stato dichiarato incapace di intendere come accertato da una perizia psichiatrica .

Brindisi, estorsione a imprenditore agricolo: in carcere 4 storici esponenti della Sacra Corona Unita – I NOMI

Dopo il decreto di fermo dell’1 settembre scorso, c’è l’ordinanza di custodia cautelare in carcere per i quattro uomini appartenenti alla frangia dei tuturanesi della Sacra Corona Unita: il 66enne Salvatore Buccarella, Vincenzo Schiavone di 47 anni, Umberto Attanasi di 59 ed il 37enne Pasquale Attanasi.

L’ordinanza del giudice per le indagini preliminare di Lecce, in sede di rinnovo delle misure cautelari dei gip di Brindisi e Napoli, riguarda anche una quinta persona: il 47enne Stefano Malerba. Il provvedimento è stato notificato dal personale della squadra mobile di Brindisi e della Sisco di Lecce, su delega della Direzione Distrettuale Antimafia di Lecce.

Nel primo decreto di fermo, le accuse nei confronti dei quattro, erano di associazione di tipo mafioso, per due dei quali aggravata dall’averlo commesso in regime di semilibertà, nonché per una tentata estorsione aggravata dall’appartenenza alla Sacra Corona Unita ai danni di un imprenditore agricolo, a cui – secondo l’accusa – è stato imposto il pagamento di una somma di denaro di 3mila euro ed il versamento di 150 euro mensili per la guardiania e per poter svolgere la propria attività economica sul territorio controllato dal clan a Tuturano (Brindisi).

Dopo le indagini è stato riqualificato il capo d’imputazione inerente l’estorsione, da tentata in consumata, poiché l’attività investigativa ha permesso di cogliere i momenti in cui la vittima ha effettuato le consegne di denaro in favore del presunto sodalizio criminale per un totale di 1.800 euro. “L’inchiesta – informano dalla Polizia – ha cristallizzato» che Malerba «avrebbe indicato agli esponenti del clan mafioso, l’operatività su Tuturano dell’imprenditore da sottoporre ad estorsione, li avrebbe accompagnati all’incontro durante il quale è stata avanzata la richiesta estorsiva e avrebbe fatto da intermediario tra l’imprenditore e gli altri indagati»

Estorsione a Massafra, dal caffè a 20 mila euro come garanzia per lavorare tranquilli in ospedale: 39enne in carcere

I Carabinieri di Massafra hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti 39enne tarantino, già detenuto per altra causa,  perché accusato di tre episodi di tentata estorsione.

Secondo quanto emerso dalle indagini l’uomo, forte della presunta “credibilità criminale” maturata in anni di detenzione, avrebbe minacciato di morte gli operai e i tecnici di alcune ditte impegnate nel giugno 2024 nei lavori di rifacimento dell’impianto antincendio e della piastra endoscopica in un ospedale della provincia jonica.

Inizialmente avrebbe richiesto piccole somme, come il pagamento di un caffè, in qualità di garante della prosecuzione serena delle attività. Dopo non aver ottenuto risposte positive, ha progressivamente alzato le pretese fino ad arrivare a chiedere 20mila euro.

Le minacce sarebbero state accompagnate da riferimenti a presunte “autorizzazioni” ottenute da ambienti criminali dell’area jonica. La ditta non ha ceduto e ha denunciato il tutto. Il gip di Taranto ha disposto per il 39enne la misura cautelare della custodia in carcere.

Condannato per usura, estorsione e traffico di droga: Finanza sequestra beni per un milione di euro ad Altamura

La Guardia di Finanza di Altamura ha eseguito un decreto di sequestro ne confronti di un uomo, residente in un comune dell’Alta Murgia, condannato in via definitiva per usura, estorsione e traffico di droga.

Sequestrati beni, mobili e immobili, del valore di oltre un milione di euro ritenuti “sproporzionati” rispetto ai redditi lecitamente conseguiti nel periodo e, pertanto, riconducibili a proventi illeciti accumulati per effetto delle diverse condotte penalmente rilevanti di cui si è reso responsabile.

Tra loro un compendio aziendale, quattro fabbricati, un’autovettura, mobili di arredamento e disponibilità finanziarie. Il decreto di sequestro, emesso dalla terza sezione penale del Tribunale di Bari, è finalizzato alla confisca.

Ambulanti costretti a comprare bevande a prezzi più alti, estorsione durante la festa patronale di Barletta: 2 arresti

Nei giorni scorsi, su ordine della Direzione Distrettuale Antimafia di Bari, la Sezione Investigativa del Servizio Centrale Operativo di Bari e la Sezione Criminalità Organizzata della Squadra Mobile della Questura di Barletta – Andria – Trani, hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di due soggetti barlettani, rispettivamente di quarantacinque e trentacinque anni, ritenuti responsabili di estorsione aggravata dal metodo mafioso.

In particolare gli odierni indagati, in vista della festa patronale tenutasi a luglio 2024 a Barletta, con minacce implicite ed esplicite, hanno imposto agli esercenti l’attività di vendita ambulante, l’acquisto di bevande a prezzi più alti rispetto a quelli di mercato, viceversa, non avrebbero potuto partecipare alla festa.

Il modus operandi estorsivo si è articolato in tre fasi: in una prima fase, in occasione della festa patronale di Gioia del Colle (maggio 2024), gli indagati hanno iniziato ad avvicinare le vittime intimando loro che se avessero voluto partecipare alla successiva festa patronale di Barletta avrebbero dovuto necessariamente rifornirsi delle bevande da loro; successivamente, gli stessi venditori ambulanti hanno iniziato a ricevere delle telefonate minatorie ove sono state rinnovate le suddette minacce; infine, in occasione del ritiro delle licenze da parte degli esercenti ambulanti, gli indagati, presenziando innanzi agli uffici comunali del S.U.A.P. di Barletta, hanno concluso l’iter criminale raccogliendo gli ordini degli acquisti delle bevande imposte.

Quindi, le vittime hanno subito un duplice danno economico derivante sia dai prezzi maggiorati dei prodotti, sia dalle ordinazioni imposte, decisamente sovrabbondanti rispetto alle esigenze della festa. Per tale ragione, infatti, parte di esse hanno anche rinunciato a parteciparvi.

Nonostante il clima di assoggettamento e lo spessore criminale degli indagati, alcune delle vittime hanno presentato formale denuncia consentendo alla Polizia di Stato di far luce sull’accaduto.

Occorre precisare che i provvedimenti adottati nel corso delle indagini non sono definitivi e gli indagati non possono essere considerati colpevoli fino a quando la responsabilità non sia stata accertata con sentenza o decreto penale di condanna irrevocabili.

Andria, tentata estorsione sul cantiere Ferrotramviaria: minacce a tecnico e imprenditore. Arrestati due 60enni

La Polizia ha arrestato due uomini di Andria, di 68 e 67 anni, con l’accusa di tentata estorsione aggravata. Vittime un consulente di Ferrotramviaria e un imprenditore coinvolti nei lavori di interramento e ristrutturazione della linea ferroviaria della città.

Secondo le indagini coordinate dalla Procura di Trani, i due avrebbero per almeno 4 mesi minacciato di morte il consulente della società di trasporti, incaricato di seguire i lavori con l’obiettivo di ottenere la gestione della vigilanza del cantiere ferroviario, e uno dei titolari delle ditte incaricate di effettuare i lavori edili in sub-appalto, da cui avrebbero preteso 64mila euro pena atti ritorsivi a lui e alle sue proprietà.

Le indagini sono state avviate dopo la denuncia delle due vittime. Gli indagati, uno dei quali è considerato un elemento di spicco della criminalità locale, sono agli arresti domiciliari.

Estorsione, droga, armi e munizioni da guerra. Blitz dei Carabinieri all’alba: 19 misure cautelari a Bari e Canosa

Sono 19 le misure cautelari eseguite in queste ore dai Carabinieri dei comandi di Trani e Foggia tra Bari e Canosa di Puglia nell’ambito di un’indagine, denominata “Diomede”, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia del capoluogo pugliese.

I reati contestati sono di estorsione in concorso aggravata dal metodo mafioso, vendita e porto illegale in luogo pubblico di armi e munizioni da guerra, associazione a delinquere finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti.

Bari, estorsione mafiosa al titolare di un’enoteca al Madonnella: assolto Alessandro Rafaschieri

L’estorsione mafiosa al titolare di un’enoteca del quartiere Madonnella di Bari, nel 2018, per la Dda si inserì nella faida per il controllo del rione (tra i Parisi-Palermiti e i Di Cosimo-Rafaschieri, vicini agli Strisciuglio) che culminò, nel settembre di quell’anno, con l’omicidio di Walter Rafaschieri e il grave ferimento del fratello Alessandro, tuttora paralizzato.

Ma quell’estorsione, secondo i giudici della terza sezione penale della Corte d’Appello di Bari, non fu commessa da Alessandro Rafaschieri, che – come sostenuto dal suo avvocato, Libio Spadaro – nei giorni in cui viene contestata l’estorsione si trovava in ospedale proprio a causa di quell’agguato e per questo è stato assolto.

Il coinvolgimento di Rafaschieri nell’estorsione era emerso da una conversazione intercettata tra altri esponenti della criminalità barese, che sostennero di averlo saputo da persone del quartiere San Paolo di Bari, rimaste però anonime.

Per Rafaschieri si tratta del secondo processo d’appello per questa vicenda: nel precedente era stato condannato a quattro anni per l’estorsione da 15mila euro e per la detenzione di armi, sentenza annullata con rinvio dalla Cassazione.

Il 2 maggio, quindi, la Corte d’Appello ha assolto Rafaschieri «per non aver commesso il fatto» relativamente all’estorsione, rideterminando la pena nei suoi confronti (solo per le armi) a due anni di reclusione.

Nello stesso provvedimento la Corte ha rideterminato le pene anche per i coimputati Saverio De Santis (sei anni e quattro mesi) e Francesco Gismondo (due anni e 10 mesi).