Bari, appalti truccati durante l’emergenza Covid: l’imprenditore Zema vuole patteggiare 9 mesi

La Procura di Bari ha raggiunto l’accordo con l’imprenditore Sigismondo Zema. Il 52enne barese è pronto a patteggiare 9 mesi alla vigilia dell’udienza preliminare dell’inchiesta sui presunti appalti truccati durante l’emergenza Covid.

Zema risponde di turbativa d’asta, mentre gli altri due imprenditori, il 42enne Domenico Tancredi di Altamura e il 72enne Alessandro Goffredo Nuzzo di Santa Cesarea Terme, sono accusati di corruzione. Davanti al Tribunale del Riesame, il procuratore Roberto Rossi ha rinunciato alla richiesta degli arresti domiciliari che riguarda Zema, insistendo sulla necessità dell’arresto di Nuzzo e Tancredi.

 

Frode con il bonus facciate, danno erariale da 763mila euro: nei guai l’imprenditore barese Trerotoli

Attraverso l’indebito utilizzo del ‘bonus facciate’, in particolare attraverso la cessione di crediti d’imposta originati da lavori fittizi di recupero del patrimonio edilizio, avrebbe causato un danno erariale da oltre 763mila euro.

Per questo, la procura della Corte dei conti pugliese ha notificato un invito a dedurre all’imprenditore barese Alessandro Trerotoli, già condannato nel 2023 a 4 anni di reclusione e a una multa da 21mila euro per riciclaggio, reimpiego, emissione di fatture inesistenti e indebita compensazione.

Le indagini sono state svolte dal nucleo di polizia economico-finanziaria della guardia di finanza di Bari. L’imprenditore, evidenzia la guardia di finanza, avrebbe ideato “un circuito fraudolento volto alla creazione, circolazione, monetizzazione e/o utilizzo in compensazione” dei crediti d’imposta.

Attraverso la sua società, nonostante non svolgesse attività legate all’edilizia e “fosse in possesso di una capacità reddituale e finanziaria di modesto spessore”, nel 2021 avrebbe acquistato crediti per rilevanti importi relativi al bonus facciate da soggetti relativi a interventi edilizi fittizi e li avrebbe poi ceduti “a soggetti terzi in buona fede, che li hanno parzialmente utilizzati in compensazione dei propri debiti fiscali ovvero monetizzati con successive cessioni”. Tra questi ultimi c’è anche la vecchia proprietà della Reggina, squadra di calcio di Reggio Calabria dichiarata fallita nel 2024.

Modugno, estorsione a imprenditore edile e schiaffi ai dipendenti: in manette 5 uomini del clan Capriati – I NOMI

Sono 5 le persone arrestate dalla polizia a Bari perché ritenute responsabili di diversi episodi di tentata estorsione, aggravata dal metodo mafioso, ai danni di un imprenditore edile titolare della ditta appaltatrice dei lavori di miglioramento della viabilità di accesso alla nuova fermata Rfi-Rete Ferroviaria Italiana di Modugno (Bari).

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Stangata da 40mila euro a imprenditore agricolo di Bari: sfruttava migrante ospite del Cara

I carabinieri della compagnia di Bari San Paolo e del nucleo ispettorato del lavoro hanno denunciato in stato di libertà un imprenditore agricolo trentenne di Bari titolare di ditta per la coltivazione di ulivi accusato di sfruttamento della manodopera di un migrante ospitato nel Cara.

In seguito a controlli i carabinieri hanno intercettato e pedinato un’autovettura con a bordo il titolare dell’azienda agricola che, dopo aver raggiunto un cittadino originario del Mali nelle vicinanze del centro di accoglienza, lo ha accompagnato in un appezzamento di terreno adiacente alla S.P.
156 Strada Bitonto-Palese.

Giunti sul posto, i militari hanno accertato la presenza del titolare e di altri sette operai, di cui cinque extracomunitari con regolare permesso di soggiorno e richiedenti asilo politico, uno dei quali senza regolare contratto, intenti a svolgere la raccolta di olive.

Il successivo controllo da parte del Nucleo Ispettorato del lavoro di Bari, ha permesso di accertare numerosi violazioni sia di tipo penale, comminando ammenda per 35.000 euro con relativa sospensione dell’attività imprenditoriale, sia di tipo amministrativo, con sanzioni pari a 6.400 euro.

Inchiesta sul Covid Hospital in Fiera a Bari: archiviata la posizione dell’imprenditore Domenico Barozzi

Esce dall’inchiesta sui presunti illeciti legati alla realizzazione dell’ospedale Covid nella Fiera del Levante di Bari l’imprenditore Domenico Barozzi, rappresentante legale della Cobar di Altamura (Bari). Il gip, su richiesta della Procura, ne ha infatti disposto l’archiviazione.

Nel 2021 l’azienda aveva ottenuto l’appalto per la realizzazione della struttura, i cui costi sarebbero lievitati dai 9,5 milioni iniziali ad oltre 20. Ma dalle indagini non sarebbe emersa alcuna condotta illecita da parte di Barozzi.

L’inchiesta della Procura di Bari è però andata avanti, e a novembre è stato chiesto il rinvio a giudizio per otto persone, tra cui l’ex capo della Protezione civile pugliese Mario Lerario, accusate a vario titolo di corruzione, peculato, turbata libertà del procedimento di scelta del contraente, falso e turbata libertà degli incanti.

Insieme a Lerario (già condannato in altre due vicende perché, secondo l’accusa, avrebbe ricevuto tangenti nel periodo in cui guidava la Protezione civile) è stato chiesto il giudizio anche per l’ex funzionario Antonio Mercurio e per gli imprenditori Sigismondo Zema, Francesco Girardi, Vito Vincenzo Leo, Domenico Tancredi, Alessandro Goffredo Nuzzo e Vito De Mitri.

Bari, 100 bags con beni alimentari alle persone in difficoltà: la donazione di un imprenditore alla Caritas

Sarano consegnate alla Caritas tra domani, giovedì 19, e venerdì 20 dicembre, cento bags contenenti beni alimentari donati dall’azienda Cozzi Rappresentanza Alimentare. L’iniziativa nasce a seguito dei momenti di confronto e interlocuzione portati avanti dal sindaco della notte Lorenzo Leonetti con aziende e attività commerciali interessate a investire su eventi e iniziative che abbiano ricadute positive sulla cittadinanza.

“La generosità e la solidarietà possono davvero fare la differenza – commenta Lorenzo Leonetti -. Nell’ambito della mia attività istituzionale ho avuto modo di conoscere il giovane imprenditore barese Fabio Cozzi, che mi ha chiesto come poter aiutare le persone più fragili in queste giornate di festa. Nasce di qui un’iniziativa bellissima: offrire la spesa per il pranzo di Natale a 100 famiglie in difficoltà. In un periodo molto complesso in cui si aggravano le differenze sociali, sapere che a Bari ci sono imprenditori che non puntano solo al successo personale ma anche al benessere della propria comunità, è un segnale di speranza e cambiamento. È un esempio positivo che ci fa immaginare un futuro migliore, in cui trova spazio una dimensione solidale che può rendere la città più unita. A Fabio Cozzi va il mio ringraziamento personale e dell’amministrazione comunale”.

“Come azienda amiamo molto la città di Bari, e la consapevolezza di fare del bene per alcuni nostri concittadini ci gratifica molto – dichiara Fabio Cozzi -. Siamo profondamente felici di poter fare questo piccolo dono, che speriamo possa alleviare, almeno per un giorno, la sofferenza di chi è in condizioni difficili”.

Ogni bag, prodotta con materiali riciclabili, contiene 2 salsicce, 1 cotechino, 2 pacchi di pasta, 1 bottiglia di salsa e 1 bottiglia di olio di oliva. La distribuzione dei beni sarà affidata alla rete delle parrocchie Caritas, da sempre impegnate nel sostegno alle famiglie in difficoltà.

Gravina, imprenditore pianifica con boss agguato allo zio: 6500 euro per scaricare un caricatore. Tre arresti – VIDEO

Un imprenditore di Gravina in Puglia, motivato da un desiderio di rivalsa nei confronti dello zio – ritenuto colpevole di condotte aggressive verso alcuni membri della famiglia nell’ambito di dissidi per motivi ereditari e di vicinato – si è accordato con un esponente di spicco della criminalità organizzata locale, pianificando un’azione intimidatoria mirata a colpire l’auto della vittima con diversi colpi di arma da fuoco.

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Scandalo all’Asl Bari, l’imprenditore Crisanti ammette e inguaia i dirigenti: “Ho pagato tangenti per ottenere favori”

“Ho pagato per ottenere favori. I soldi me li davano Gadaleta e Murgolo perché io facevo da tramite con i dirigenti Asl, in particolare Sansolini, che ho conosciuto da quando è arrivato in Asl circa sei anni fa. Con Iacobellis ci conosciamo da ragazzini. A volte ho portato soldi anche a Connie Sciannimanico”. Queste sono le parole riportate da La Gazzetta del Mezzogiorno e proferite dall’imprenditore Giovanni Crisanti nel suo interrogatorio che si è tenuto davanti al gip Giuseppe Ronzino nell’ambito dello scandalo che ha travolto l’Asl Bari.

L’imprenditore 67enne barese, titolare della Costruzioni Bioedili, ha ammesso dunque di aver pagato le tangenti ai dirigenti Asl Nicola Sansolini e Nicola Iacobellis e alla funzionaria Connie Sciannimanico in cambio di appalti. È il primo a farlo, dopo la scena muta in mattinata degli stessi Sansolini e Iacobellis.  La difesa dell’imprenditore, incastrato da foto e video, per il momento non ha fatto richiesta di attenuazione della misura ma è possibile lo faccia nei prossimi giorni. 

Imprenditore di Capurso rapinato da finti finanzieri, colpo grosso: è caccia al trio

Torniamo ad occuparci della storia dell’imprenditore di Capurso, derubato sulla strada per Valenzano mentre era a bordo di una Maserati nera. Tre finti finanzieri lo hanno invitato a fermarsi e ad accostarsi, prima di essere bloccato con delle fascette ai polsi.

La banda è andata a colpo sicuro, riuscendo a portare via un Rolex e altro materiale di valore, tra cui assegni e contanti. Le indagini sono state avviate per risalire all’identità dei tre che hanno agito a volto scoperto, al vaglio anche le immagini delle telecamere di videosorveglianza della stazione di servizio situata nelle vicinanze.

 

Taranto, bancarotta fraudolenta e autoriciclaggio: arrestato imprenditore. Maxi sequestro

Un imprenditore della provincia di Varese è stato posto agli arresti domiciliari per bancarotta fraudolenta aggravata, occultamento della documentazione contabile e autoriciclaggio. La misura prevede anche che non possa esercitare per 12 mesi l’attività d’impresa.

L’arresto è stato eseguito dalla Guardia di Finanza di Taranto su disposizione della magistratura ionica. Le indagini riguardano il fallimento, nel 2022, di una società amministrata dall’imprenditore varesino ed operante nel settore della fabbricazione di macchine ed apparecchi per le industrie chimiche, petrolchimiche e petrolifere, la cui sede legale, nella fase prefallimentare, era stata trasferita da Tradate nel capoluogo ionico. Secondo l’accusa, l’imprenditore e ad altri cinque indagati hanno distratto l’intero patrimonio aziendale dell’impresa sottoposta alla procedura concorsuale, del valore complessivo di circa 1 milione di euro, a favore di due società con sede in provincia di Varese, riconducibili allo stesso imprenditore.

Queste ultime società, in particolare, avrebbero illegittimamente beneficiato delle disponibilità finanziarie, del patrimonio aziendale, dell’avviamento e delle maestranze dell’azienda fallita ormai gravata dai debiti e non più in grado di operare in quanto “svuotata” delle proprie risorse. Per questo la magistratura ha disposto il sequestro dell’intero compendio aziendale e delle quote sociali di una delle imprese beneficiarie del patrimonio della srl fallita, nonché di un immobile, per un valore complessivo stimato di circa 400 mila euro. La società sequestrata è stata affidata ad un amministratore giudiziario nominato dal Tribunale di Taranto.