Neonato morto a Bari, tracce di urina nella culla termica: si cerca la madre. I sospetti su Don Antonio Ruccia

Prosegue l’inchiesta sulla morte del neonato trovato senza vita nella culla termica della chiesa San Giovanni Battista di Poggiofranco. Nella giornata di ieri sono stati iscritti nel registro degli indagati, con l’ipotesi di reato di omicidio colposo, don Antonio Ruccia e il manutentore della culla termica. 

Nella giornata di oggi verrà effettuata l’autopsia. Parallelamente s’indaga anche per il reato di abbandono di minore, aggravato dalla morte, a carico di ignoti. Per questo si stanno passando a setaccio le immagini delle videocamere di sorveglianza nel tentativo di individuare chi ha portato il bimbo. Una situazione davvero controversa perché potrebbe essere accusata di abbandono di minore (la Corte di cassazione indica che si commette reato se non ci si accerta che il bambino venga preso in carico da qualcuno), ma allo stesso tempo potrebbe risultare parte offesa nel filone dell’inchiesta che ipotizza il reato di omicidio colposo. L’ipotesi è che chi ha lasciato il figlio in chiesa voleva salvargli la vita, ma lì invece è morto.

Sono state infatti trovate tracce di urina all’interno dell’incubatrice, segnale che fa credere come il piccolo fosse vivo quando è stato portato e che sia morto assiderato. A dare risposte certe sarà l’autopsia svolta in giornata. Il sospetto degli inquirenti è che il manutentore della culla termica e don Antonio Ruccia sapessero del guasto della culla termica e che abbiano sottovalutato il rischio di un suo utilizzo. Restano da capire anche gli eventuali rapporti tra la stessa parrocchia e il Policlinico che, attraverso il dg Sanguedolce, per il momento ha smentito un coinvolgimento attivo con il funzionamento della culla termica. L’ultima manutenzione sarebbe stata effettuata a metà dicembre.

Ignorano appendicite e gli fanno il test di gravidanza, 35enne trans barese rischia di morire: altri 3 mesi di indagini

Torniamo ad occuparci della storia del 35enne trans brasiliano barese che nel dicembre 2023 si era recato all’ospedale Spaziani di Frosinone lamentando forti dolori all’inguine. Dopo essere stato sottoposto ad una TAC addominale che segnalava una raccolta ipodensa nel canale inguinale, il medico di turno optò per le dimissioni senza ulteriori accertamenti e senza alcun tipo di intervento, nonostante le lamentele continue del paziente.

“Dolore addominale aspecifico”, l’esito finale del referto. Ma il personale medico sanitario lo rispedì a casa non prima di umiliarlo, sottoponendolo ad un test di gravidanza ritenuto “necessario”. Eppure il 35enne non aveva ancora completato la transizione di genere e i suoi genitali erano ancora quelli maschili. Lo ha spiegato, ma non è bastato. I sintomi peggiorano e dopo due giorni viene ricoverato d’urgenza al Policlinico di Bari. Il referto parla chiaro: appendicite acuta e un’importante infezione di origine necrotica. I medici fortunatamente lo salvano. Tramite il suo legale il 35enne ha presentato denuncia nei confronti del personale sanitario del Pronto Soccorso dell’ospedale di Frosinone, il perito incaricato dalla Procura ha però valutato corretta la condotta dei medici, giustificando anche il test di gravidanza sulla possibile esistenza di utero e ovaie in seguito a rettificazione di sesso. Il legale del 35enne ha presentato opposizione all’archiviazione proposta dal pm. Il Tribunale di Frosinone ha disposto altri tre mesi di indagini.

“Devi fare una brutta fine”, Carabiniere insultato dopo la morte di Di Gioia a Japigia: 13 indagati

– Dopo la morte di Christian Di Gioia, il 27enne deceduto la notte tra 21 e 22 giugno 2023 in seguito a una caduta dalla moto nel quartiere Japigia di Bari, avrebbero insultato l’Arma dei carabinieri con post e messaggi sui social. Offese, in molti casi, rivolte in particolare a un militare, accusato di aver speronato la moto su cui viaggiava la vittima e di far uso di sostanze stupefacenti. La Procura di Bari ha chiuso le indagini nei confronti di 13 persone, tra cui la madre e il fratello della vittima, indagate a vario titolo per vilipendio alle forze armate, oltraggio ai carabinieri e istigazione a delinquere. Gli indagati sono quasi tutti di Bari e provincia, ma ci sono anche due toscani che, commentando su TikTok un video in cui veniva riportata la notizia dell’incidente, avrebbero scritto: «Tanto come sempre… se hanno colpa gli sbirri abbuiano tutti».

Un’indagata di Fasano (Brindisi) avrebbe, come anche altri indagati, ricondiviso su Facebook un post in cui Annamaria Marino, madre del 27enne, scriveva: «Carabiniere maledetto che mi hai ucciso mio figlio cosa hai risolto? (…) Devi fare una brutta fine (in dialetto, ndr), Christian Di Gioia mamma farà giustizia per te». «Ciò che hanno fatto a mio fratello non la passeranno liscia (…) lo Stato andrà tutto a terra», è il commento per il quale il fratello della vittima, Dennis Di Gioia, è indagato per istigazione a delinquere.

Nell’indagine coordinata dalla pm Silvia Curione erano inizialmente coinvolti altri sette, tra cui Eugenio Palermiti (nipote omonimo del capoclan del quartiere Japigia), per il quale è stata chiesta l’archiviazione. Tra le persone offese compaiono il corpo dei carabinieri, il comando di Bari scalo e lo Stato italiano, ma non il militare interessato, che non ha presentato denuncia. Le indagini della Procura accertarono il mancato coinvolgimento dell’auto dei carabinieri nell’incidente. Dopo i funerali, un corteo di moto scortò il feretro di Di Gioia dal quartiere Japigia al cimitero, passando anche contromano sotto il carcere di Bari. Per quest’ultima vicenda in 10 sono imputati all’udienza preliminare per blocco stradale aggravato dal metodo mafioso e hanno chiesto di essere giudicati con rito abbreviato.

Voto di scambio per Regionali e Comunali: l’ex assessora Anita Maurodinoia chiede di essere interrogata

L’ex assessora ai Trasporti della Regione Puglia, Anita Maurodinoia, ha chiesto di essere interrogata per fornire la propria versione relativamente all’inchiesta della Procura di Bari sulla presunta compravendita di voti per le Regionali del 2020 e le amministrative di Grumo Appula (Bari) dello stesso anno. Maurodinoia è accusata di aver fatto parte di un’associazione a delinquere finalizzata alla corruzione elettorale diretta e organizzata da suo marito, Sandro Cataldo, fondatore del movimento politico ‘Sud al centro’.

Cataldo fu arrestato insieme ad altre persone il 4 aprile scorso, Maurodinoia è sempre stata indagata a piede libero. Per la Procura, l’ex assessora avrebbe preso parte all’associazione «al fine di ottenere la sua elezione», scrivono i pm, «delegando al coniuge Cataldo Sandro di mantenere i rapporti con gli elettori compiacenti».

L’associazione, secondo l’accusa, avrebbe inquinato le Regionali e le comunali di Grumo Appula del 2020 e le amministrative di Triggiano (Bari) del 2021, pagando gli elettori in contanti o con regali, oppure promettendo posti di lavoro. L’avviso di conclusione delle indagini è stato notificato a 18 indagati – tra cui l’ex sindaco di Triggiano, Antonio Donatelli – il 18 ottobre scorso.

Scandalo all’Asl Bari, da domani i primi interrogatori. Gli inquirenti: “Sistema diffuso di corruzione all’interno”

Si terranno domani 13 novembre, davanti al gip Giuseppe Ronzino, gli interrogatori di garanzia dei sei indagati in carcere da ieri per le tangenti pagate in cambio di appalti nella Asl di Bari. Si tratta di Nicola Sansolini, direttore responsabile della struttura complessa area gestione tecnica della Asl di Bari (fino al gennaio 2024) e poi dirigente dell’Uoc Ingegneria clinica (difeso da Antonio La Scala), e Nicola Iacobellis, responsabile dell’edilizia sanitaria della Asl Bari, che saranno interrogati domani mattina alle 9.

Per Concetta Sciannimanico, funzionaria dell’Uoc Area gestione tecnica della Asl Bari; Giovanni Crisanti, amministratore della Costruzioni Bioedili (difeso da Cristian Di Giusto), Ignazio Gadaleta, legale rappresentante della Gadaleta Ignazio srl e Nicola Minafra, titolare della Falegnameria Moderna di Ruvo verranno interrogati in videocollegamento nel pomeriggio alle 14,30. A loro è contestata l’associazione a delinquere e, a vario titolo, anche i reati di corruzione, falso, turbata libertà degli incanti e subappalti illeciti.

Gli interrogatori dei quattro finiti ai domiciliari (Paola Andriani, moglie di Nicola Iacobellis, Nicola Murgolo, legale rappresentante della Costruzioni Murgolo, Cataldo Perrone, titolare della Perrone Global Service srl, e Giuseppe Rucci, agente di rappresentanza e referente della Asl Bari della società Ism impianti servizi medicali srl) si terranno invece lunedì. Gli inquirenti hanno rilevato un «sistema diffuso di corruzione all’interno della Asl barese, da cui si rileverebbe un quadro inquietante di collusione e mercificazioni seriali della funzione pubblica».

Appalti truccati a Molfetta, la Procura chiude le indagini: a processo 22 persone e 6 società – TUTTI I NOMI

La Procura di Trani ha chiesto il processo per 22 persone accusate a vario titolo di corruzione, turbativa d’asta, falso e peculato nell’ambito dell’inchiesta sugli appalti truccati nel Comune di Molfetta in cambio di denaro e favori. Dopo gli arresti nel 2021, a giugno 2023 sono state chiuse le indagini. Protagoniste diverse imprese. Inizialmente gli indagati erano 41, ma per alcune delle posizioni stralciate ci sono altri approfondimenti in corso.

Ecco i nomi di tutti gli imputati come riportato da La Gazzetta del Mezzogiorno: Ottavia Paola Antonucci, 55 anni, di Molfetta, Vincenzo Balducci, 70 anni, di Molfetta, Alessandro Binetti, 56 anni, di Molfetta, Maurizio Bonafede, 53 anni, di Barletta, Mariano Caputo, 54 anni, di Molfetta, Antonio Carbonaro, 71 anni, di Putignano, Anna Sara Castriotta, 37 anni, di Molfetta, Paolo Conforti, 39 anni, di Putignano, Valerio Di Gregorio, 53 anni, di Trani, Riccardo Di Santo, 42 anni, di Andria, Rosaria Maria Carmela Fontana, 54 anni, di Molfetta, Francesco Giovanni Ieva, 36 anni, di Andria, Pasquale Ieva, 48 anni, di Corato, Andrea Ladogana, 36 anni, di Cerignola, Orazio Lisena, 58 anni, di Molfetta, Francesco Sancilio, 64 anni, di Molfetta, Pietro Santacroce, 49 anni, di Bari, Domenico Tancredi, 42 anni, di Altamura, Donato Pappagallo, 61 anni, di Molfetta, Giacomo Caputo, 59 anni, di Molfetta, Giuseppe Ladogana, 43 anni, di Cerignola, Vincenzo Manzi, 58 anni, di Biccari.

Le società a processo: Areva Ingegneria srl, rappresentata da Vito Miccoli, 36 anni, di Noci, Dauniasfalti srl, rappresentata da Gerarda Barile, 66 anni, di Cerignola, Di Gregorio SNC (ora Di Gregorio SAS), rappresentata da Valerio Di Gregorio e Domenico Di Gregorio, 22 anni, di Terlizzi, Imcore SRL, rappresentata da Pietro Paolo Paparusso, 50 anni, di Andria, Tancredi Restauri srl (ora NEOS Restauri srl), rappresentata da Nicola Tancredi, 43 anni, di Altamura.

Giornalista “suicida”, incongruenze e indagini sommarie. La famiglia Nettis: “Vogliamo l’autopsia”

È ancora mistero attorno alla morte di Patrizia Nettis, la giornalista 41enne originaria di Gioia del Colle trovata impiccata il 29 giugno 2023 nell’appartamento in cui viveva a Fasano, in provincia di Brindisi. La Procura di Brindisi ha chiesto l’archiviazione del caso, la famiglia non ha mai creduto alla tesi del suicidio e per questo aveva già avanzato diverse richieste per disporre l’autopsia, sempre negata. Poi è arrivata anche la comunicazione di non luogo a procedere da parte della Procura generale di Lecce per l’avocazione delle indagini.

Nell’inchiesta per la morte di Patrizia Nettis era indagato un uomo, che in passato ha avuto una relazione sentimentale con la donna. L’imprenditore era accusato di istigazione al suicidio e atti persecutori. Ce ne occupiamo questa volta con il criminologo Candiano e il medico legale Bacco. Ci sono troppe incongruenze e le indagini appaiono piuttosto sommarie. La famiglia non si arrende, si è opposta alla richiesta di archiviazione del caso e continua ad insistere affinché venga disposta l’autopsia.

Doppio suicidio a Turi, la 16enne e il 51enne erano parenti: indagini in corso. Nessuna pista è esclusa

La 16enne e il 51enne, che sono stati ritrovati senza vita a Turi e a distanza di mesi, erano legati da un vincolo di parentela. La ragazzina è uscita da scuola e non ha fatto ritorno a casa, il suo corpo è stato ritrovato legato ad un albero di ciliegio in una zona tutto sommata trafficata.

Il cadavere dell’uomo era stato scoperto poco distante in una masseria abbandonata. Le indagini, affidate ai Carabinieri, stabiliranno se le due morti siano collegate. Apparentemente si tratta di suicidi, ma nessuna pista è esclusa. La 16enne viveva in un contesto socio culturale difficile ma è stata descritta come una persona solare dalle sue compagne di scuola.  Lunedì 7 ottobre, nella stessa giornata in cui è morta le 16enne, è stato ritrovato senza vita un giovane ragazzo straniero di 28 anni.