Bari, bimbo di sei mesi muore al Pediatrico. Il dolore della mamma: “Ho creduto nei medici voglio giustizia”

Di seguito il racconto della mamma del piccolo Miracle, un bambino di appena sei mesi morto all’ospedale Pediatrico di Bari, diffuso dall’Associazione Sicilia Risvegli Onlus.

“Il 27 ottobre 2023 sono rimasta incinta. Come di consueto, tutti i mesi facevo i controlli di routine, anche privatamente. Andavo a farli dal mio ginecologo di fiducia. Andava tutto perfettamente bene, le ecografie erano regolari. Al 5° mese ho fatto la morfologica e mi è stato consigliato di fare una seconda morfologica di II livello presso un centro specializzato. Tempestivamente ho chiesto al mio ginecologo di fare richiesta per la morfologica di II livello, per approfondire, in un ospedale specializzato a Terlizzi (Bari).

Dopo il suo interessamento, dalla struttura mi hanno invitata ad inviare la richiesta via email. Quindi, dopo averla ricevuta, mi hanno detto per telefono, a anche via email: “Signora, non c’è bisogno che venga, è tutto regolare”. Le stesse cose sono state dette anche al mio ginecologo, che faceva parte dello stesso ospedale. La gravidanza è andata avanti senza problemi, anzi sentivo continuamente mio figlio che dava calci e si muoveva. Nel frattempo, ho continuato gli altri esami di routine. Arrivata al 7° mese di gravidanza ho fatto un’altra ecografia all’ospedale Santissima Annunziata di Taranto, dove mi è stato detto: “Signora, ci sono gravi problemi, deve andare fuori regione, la situazione è molto grave”.

Vista la situazione critica, mi sono messa subito in contatto con diversi ospedali per fare un ulteriore accertamento, per verificare e approfondire meglio. La RMN fetale è stata fatta, attraverso mie conoscenze, all’Ospedale Umberto I di Roma. I risultati: devastanti. Mi hanno detto chiaramente che il bambino era molto grave ed era meglio andare ad abortire fuori dall’Italia. Ma io ero già all’ottavo mese di gravidanza. Mi è stato consigliato di abortire in Belgio, in strutture a pagamento, e che ci avrebbero pensato loro stessi a fissare l’aborto spontaneo, cioè l’omicidio del mio bambino. Io non ci ho pensato due volte, ho detto: no, non vado ad abortire, non uccido mio figlio.

Da quel momento mi è crollato il mondo addosso, non riuscivo più a dormire e avevo ansia e tanta paura. Ho deciso di portare avanti la gravidanza con la consapevolezza di cosa potesse accadere in seguito. Più passavano i giorni è più l’ansia saliva e avevo bisogno di visite psicologiche, perché stavo veramente male. Avevo solo bisogno di qualcuno che mi ascoltasse e rassicurasse. Dopo varie ricerche e informazioni, siamo riusciti a trovare l’ospedale giusto che poteva seguire il mio ultimo mese di gravidanza e far nascere il bambino: il Gemelli di Roma, dove sono arrivata un mese prima del parto.

Mi sono trasferita a Roma con tutti gli altri miei figli, spese notevoli, ma ero costantemente seguita. Il 25 luglio 2024, a tarda notte, mentre mi trovavo in hotel, ho iniziato a sentire forti dolori e ho capito che mio figlio stava per nascere. Chiamata con urgenza l’ambulanza, sono stata portata al Gemelli. Nella mattinata del 26 luglio 2024, dopo ore di travaglio e ormai arrivata a una dilatazione di 4 cm, i medici si sono accorti che qualcosa non andava e hanno effettuato un cesareo d’urgenza. Non capivo più nulla, ho avuto un’emorragia, il bimbo si era staccato dalla placenta. Quando è nato l’ho chiamato Miracle, perché era un vero MIRACOLO: alla nascita ha pianto (mi avevano detto che non sarebbe accaduto) e io ho tirato un sospiro di sollievo e sono scoppiata a piangere di gioia, perché era vivo e non era come mi avevano detto i medici. Poiché avevano previsto che sarebbe morto, al momento della nascita mio figlio è stato subito battezzato alla presenza mia e di mia sorella. Ricordo che gli hanno messo la mascherina per la respirazione anche se lui respirava e piangeva.

Date le circostanze e dato quello che risultava dagli accertamenti pregressi, il piccolo Miracle è stato portato alla TIN (terapia intensiva neonatale) per ulteriori accertamenti. Vi è rimasto quasi 3 mesi, durante i quali ha subito due interventi agli occhi (cataratte) e hanno fatto anche la Peg, perché dicevano che non riusciva a deglutire e a mangiare. Dal momento della nascita pare che avesse bisogno delle mascherine, perché non riusciva a respirare da solo. I medici del Gemelli, specialisti del settore, erano sbalorditi dal fatto che, nonostante le previsioni che il bambino sarebbe dovuto morire o avere gravi handicap, la realtà dei fatti era diversa. Il piccolo aveva solamente lievi patologie di piccola entità. Ma lo stesso hanno certificato quanto riportato nella documentazione. Si trattava secondo loro di un vero miracolo. Dopo vari tentativi di trasferimento, e dopo quasi tre lunghi mesi di ricovero in terapia intensiva neonatale e in sub Tin del Gemelli di Roma, finalmente sono riusciti a trasferire mio figlio all’ospedale di Taranto, dove io abito da qualche anno. Miracle in questi tre mesi era migliorato tantissimo, riusciva persino a respirare da solo.

Una volta trasferito a Taranto, è rimasto alla TIN circa un mese, in modo che venisse organizzata tutta l’assistenza sanitaria di cui, secondo loro e in base alla documentazione, aveva bisogno. Nel frattempo mi è stato insegnato come poterlo gestire a casa. In questo secondo ospedale hanno fatto altri accertamenti, che secondo noi non servivano. Finalmente, dopo quasi un mese di ricovero, e dopo aver organizzato l’assistenza sanitaria domiciliare (che serviva poco) è stato portato a casa. Il 25 novembre 2024 il piccolo Miracle finalmente arriva a casa. Assistito, curato amorevolmente, andava tutto bene. Facevamo anche le prove togliendo le mascherine per la respirazione (lui respirava da solo). Eravamo molto felici, perché lui riusciva a respirare da solo, ci riconosceva perfettamente, era anche furbetto e conosceva i suoi fratellini.

Dopo un mese a casa, sempre monitorato con tutti i parametri, è accaduto l’imprevedibile. Subito dopo Natale, la sera del 26 dicembre 2024, dopo aver cambiato il pannolino, il mio amore Miracle per pochi secondi è apparso assente, i suoi parametri erano scesi e anche il respiro. Sono andata in panico, tempestivamente ho chiamato il 118. Mentre arrivava l’ambulanza, il piccolo si è ripreso. Dopo aver fatto dei controlli, hanno però deciso lo stesso di portarlo al pronto soccorso dell’ospedale Santissima Annunziata di Taranto. Arrivato al PS ci hanno detto che il piccolo aveva qualcosa al polmone e doveva essere trasferito a Bari e ricoverato in Rianimazione. Dopo tante insistenze, ci hanno detto che il piccolino doveva essere intubato perché era grave. Disgraziatamente ho ceduto, ho firmato per farlo intubare ed è stato trasferito in ambulanza all’ospedale Pediatrico Giovanni XXIII di Bari.

Da quel momento, era il 26 dicembre 2024, è iniziato il calvario di mio figlio e di tutti noi. Dopo tantissime radiografie per capire se effettivamente mio figlio avesse prima la bronchiolite, e poi la polmonite, le risposte non sono mai state chiare, e intanto lo tenevano intubato. Le radiografie che avevano fatto, da me richieste per verificare se fosse realmente vero quello che dicevano, non mostravano gravi danni, fino al punto di intubare un bambino di nemmeno sei mesi, e tenerlo sempre sedato. Lo hanno tempestato di cure e farmaci che non servivano a nulla, anzi peggioravano la sua salute. Col passare dei giorni ci hanno detto che lui non riusciva più a respirare da solo, era impossibile estubarlo, e che doveva assolutamente subire la tracheotomia. La tracheotomia a mio figlio non volevo assolutamente farla, ho rifiutato tante volte. Mi hanno minacciata che, se non li autorizzavo, si sarebbero rivolti alla magistratura. Sono stata messa in croce, con le spalle al muro, e sono stata obbligata a fargliela fare. Ed è stata la mia nostra rovina. Ho pianto notte e giorno, ero distrutta volevo solo indietro il mio bambino sano e salvo.

Dopo avergliela fatta fare sembrava che tutto fosse andato bene. Una settimana dopo la situazione è precipitata. Entravo tutti i giorni in Rianimazione, un giorno prima mi sono accorta che i parametri non erano più regolari. I medici della rianimazione dicevano che il piccolo aveva un po’ di febbre, ma io avevo uno strano presentimento. Guardando il mio bambino gli ho detto: amore mio, ti porterò via prima possibile. Lui mi ha guardata, mi ha stretto la mano, piangeva. Quella sera del 23 gennaio 2025 sono rimasta fino a tardi fuori dalla Rianimazione, avevo intuito che c’era qualcosa che non andava.

Improvvisamente, a tarda notte del 24 gennaio 2025 ho ricevuto una prima telefonata dalla Rianimazione: il bambino si era molto aggravato. Un altra telefonata verso le 5 del mattino: la situazione era gravissima e il bambino ci stava lasciando. Alle 7 di mattina del 24 gennaio 2025 ho ricevuto la terribile telefonata in cui mi è stato comunicato che mio figlio Miracle era morto. Da quel momento, una parte della mia vita è andata via con lui. Perché mio figlio è morto? Per quale motivo? Questi sono i miei tormenti, che mi porterò dietro fino a quando non avrò giustizia per mio figlio Miracle.

Ho creduto nei medici, mi sento in colpa per averlo fatto. Sono stata presa in giro da questi fantomatici medici: nonostante non fosse grave come avevano prospettato, hanno sperimentato sulla pelle di mio figlio. Ho voluto raccontare la storia di Miracle per comunicare a tutte le altre famiglie che si troveranno in questa situazione: prima di prendere delle decisioni, pensateci mille volte, ed aprite bene gli occhi. Voglio che questa mia atroce storia diventi di dominio pubblico. Aggiungo che ho tutti gli audio e anche i video su quello che dicevano questi “medici”. Fino a quando sarò in vita chiederò giustizia per mio figlio Miracle ucciso dalla sanità Italiana”.

Acquaviva, partorisce in auto nel parcheggio dell’ospedale Miulli: mamma e figlia stanno bene

Voleva nascere a tutti i costi e non ha aspettato l’arrivo della mamma in ospedale. Così una neonata è venuta alla luce proprio davanti al Pronto Soccorso dell’ospedale Miulli in macchina.

La donna è stata soccorsa dal “personale infermieristico e medico che con prontezza e professionalità ha gestito le fasi della nascita direttamente nell’automobile – si legge nella nota -. Dopo essersi accertati del benessere della mamma e della piccola che ha emesso subito un forte vagito e mostrato un colorito roseo”.

Il papà ha avuto la possibilità di tagliare il cordone ombelicale, ,amma e figlia sono stati poi accompagnate nel reparto di neonatologia e ostetricia del Miulli. “Entrambe stanno bene sono ora insieme – proseguono dal Miulli – Un ringraziamento di cuore al personale del Pronto Soccorso, di Neonatologia e Ostetricia per la prontezza, la competenza e la sensibilità dimostrate in questo meraviglioso lieto evento”.

Via di casa o chiusa in bagno mentre il compagno abusa della figlia 14enne: mamma indagata nel Tarantino

Una mamma di 37 anni è indagata, assieme al convivente 51enne, per aver permesso all’uomo di abusare sessualmente di sua figlia, all’epoca dei fatti 14enne. La vicenda ha avuto luogo nel Tarantino, i fatti risalgono da agosto 2024 a maggio 2025.

L’accusa è quella di concorso in violenza sessuale aggravata. A entrambi è stato notificato l’avviso di conclusione delle indagini. Secondo quanto emerso dalle indagini, scattate dopo la denuncia della scuola, la donna si chiudeva in bagno o si allontanava da casa durante le violenze sessuali.

L’uomo è già stato arrestato, la ragazzina è in una struttura protetta.  La denuncia è partita dall’insegnante di sostegno e dalla dirigente. La 14enne ha raccontato il suo incubo in un tema di classe.

Resta fuori casa con il figlio di 3 anni dentro e precipita dal balcone: grave mamma 32enne

Si sarebbe resa conto di aver lasciato solo in casa suo figlio di tre anni, chiudendo, inavvertitamente la porta d’ingresso, ed è per questo che in preda al panico una 32enne ad Oria, in provincia di Brindisi, avrebbe tentato di salire sul cornicione dell’abitazione per entrare nell’appartamento.

Ad un certo punto avrebbe perso però l’equilibrio precipitando sull’asfalto. La giovane mamma è stata subito soccorsa ed ora è ricoverata in prognosi riservata con politrauma nel reparto di rianimazione dell’ospedale ‘Perrino’ di Brindisi.

All’arrivo dei soccorsi la 32enne era cosciente ed ha riferito lei la dinamica. Intanto erano sopraggiunti anche i vigili del fuoco ed il marito per aprire la porta e prendersi cura del bimbo.

Follia a Molfetta, musicista della banda colpito da una gomitata: “Vincenzo ora ha paura di uscire di casa”

“Mio figlio è traumatizzato, oltre aver aver riportato la rottura del naso e di alcuni denti. È molto spaventato e ha paura anche a uscire di casa”. Così Filomena Minervini, la mamma di Vincenzo, il musicista aggredito nei giorni scorsi a Molfetta mentre suonava con la banda per la festa patronale dedicata alla madonna dei Martiri.

Oggi, Vincenzo e sua madre hanno incontrato l’amministrazione comunale della città che ha espresso vicinanza e solidarietà. L’aggressione, immortalata in un video diventato virale sui social, è stata compiuta da un uomo che con una gomitata ha colpito al viso il musicista che lavora in Abruzzo ed era tornato a Molfetta per la festa patronale.

Si è trattato di “un gesto vile che non colpisce soltanto lui ma l’intera comunità perché ferisce chi contribuisce ad arricchire la nostra festa patronale”, si legge in una nota del Comune in cui si ricorda che “la banda è simbolo di unità, di condivisione, di festa e chi ne fa parte porta con sé un messaggio di armonia e di bellezza”.

Vincenzo ha presentato formale denuncia. “Condanniamo con fermezza ogni forma di violenza e ribadiamo la nostra vicinanza, certi che la musica e la coesione civile sapranno essere la risposta più forte di qualsiasi atto di sopraffazione”, conclude l’amministrazione comunale.

Paura a Gravina, fiamme nell’appartamento: salvate 4 persone. Mamma e figlia intossicate finiscono in ospedale

Una squadra di Vigili del fuoco di Bari, con il supporto dell’autoscala, è intervenuta ieri mattina a Gravina in Puglia per un incendio divampato in un appartamento al terzo piano di una palazzina di tre piani.

Nell’incendio sono rimaste coinvolte quattro persone di cui due, madre e figlia, sono state liberate dai Vigili del Fuoco tramite per poi essere trasportate in ospedale per intossicazione da fumi di combustione. L’immobile non ha rimediato danni strutturali, ma solo distruzione di arredi e distacco di intonaco.

Brindisi, si reca in ospedale con dolori all’addome e scopre di essere incinta: 33enne partorisce poco dopo

Si reca in ospedale accusando forti dolore all’addome e scopre di essere incinta per la quarta volta. È accaduto a Brindisi, protagonista una donna di 33 anni, giunta al Perrino in procinto di partorire.

La 33enne credeva di essere in sovrappeso ed è giunta al pronto soccorso a bordo di un’ambulanza, dopo la visita in ambulatorio i medici hanno subito scoperto la gravidanza giunta giunta alla trentasettesima settimana. Prontamente è stata predisposta la sala per il parto. La donna ha dato alla luce una neonata di poco più di tre chili. 

Bari, rubati adesivo e spilla dalla tomba di Mimmo Bucci. Lo sfogo della mamma: “Miserabile erano lì da 18 anni”

“Quando siamo arrivati davanti alla lapide di Mimmo ci accorgiamo che avevano rubato due piccoli oggetti (un bell’adesivo dell’apparizione della Madonna di Lourdes e una spilletta di Don Bosco ) che erano lì da 18 anni.  Per me che li avevo posizionati lì avevano un significato importante”.

Inizia così la denuncia social di Francesca Lozito Bucci, mamma di Mimmo Bucci, cantautore barese morto tragicamente nel 2007, all’età di 31 anni, dopo essere stato travolto sul lungomare Nazario Sauro di Bari da una moto.

“Ora voglio dire a te MISERABILE che te ne fai di questi oggetti???? Giusto il gusto di aver fatto una bravata per giunta in un luogo che per noi è SACRO… per te forse è un luogo dove passare il tuo tempo inutile. Strun…”, si legge nella parte finale del post.

Bari, ha un tumore al seno e congela gli ovuli prima della radioterapia: dopo 4 anni diventa mamma

“Perché proprio a me? Riuscirò mai a diventare madre?”. Sono le prime domande che una donna originaria di Molfetta si è fatta quando ha ricevuto la diagnosi di tumore al seno. Ma la sua non è solo la storia di una malattia, bensì una storia a lieto fine, di guarigione dal tumore e di cicli di PMA che hanno portato alla nascita di una nuova vita.

È il dicembre 2019 quando S. – così chiameremo la donna protagonista di questa testimonianza –, che da tempo si sottoponeva a cicli di Procreazione Medicalmente Assistita presso altra struttura senza però riuscire a concepire, effettua una visita di controllo con il dott. Donatello Iamele, senologo presso Santa Maria Hospital di Bari, struttura di GVM Care & Research accreditata con il SSN.

“Il dott. Iamele durante un’ecografia ha notato che la cisti al seno sinistro aveva cambiato forma. Mi sono quindi sottoposta ad una biopsia. Dopo l’Epifania, mi ha chiamata e con grandissima delicatezza mi ha spiegato la situazione: la cisti era diventata un tumore maligno e andava asportata. È stato diretto, sincero ma soprattutto empatico, ha saputo trovare le parole giuste e mi ha rassicurata sulle possibilità di terapia per guarire dal tumore al seno”.

A gennaio 2020, quando iniziavano i primi segnali dell’emergenza Covid, il dott. Stefano Rinaldi, chirurgo senologo sempre presso la struttura barese di GVM Care & Research, esegue l’intervento chirurgico e rimuove il quadrante interessato dalla neoplasia e anche alcuni linfonodi già compromessi.

“La diagnosi oncologica è sempre un evento particolarmente forte – commenta la dott.ssa Antonietta Ancona, responsabile della Breast Unit a Santa Maria Hospital –. La medicina oggi ha il dovere non solo di curare, ma di custodire la qualità della vita futura. La nostra équipe lavora con un approccio integrato, clinico e umano, che accompagna la donna in ogni fase, inclusa la possibilità di essere madre”.

Nel periodo post-operatorio, la paziente viene affiancata dagli specialisti della Breast Unit di Santa Maria Hospital, con colloqui psicologici e informazioni sui percorsi per preservare la fertilità. È qui, grazie all’Unità di Procreazione Medicalmente Assistita del Santa Maria Hospital, diretta dal dott. Pasquale Totaro, che scopre la possibilità di congelare gli ovuli prima di intraprendere la radioterapia, per avere più possibilità di concepimento a guarigione avvenuta.

Conclusa la radioterapia, effettuata in piena pandemia a Barletta, S. si rivolge nuovamente al centro PMA di Santa Maria Hospital per utilizzare finalmente gli ovuli congelati in precedenza. Il primo tentativo nel novembre 2023 non va a buon fine. Lo sconforto è grande, ma a febbraio 2024 arriva la notizia tanto attesa: S. è incinta.

“Quando un ciclo non va a buon fine la prima cosa da fare è non scoraggiarsi e avere fiducia nelle tecniche di fecondazione assistita che oggi sono sempre più sicure e affidabili. Tuttavia le percentuali di successo non sono molto elevate, quindi se ci sono le condizioni e la coppia è in buona salute, questa viene invitata a riprovare perché più tentativi si fanno e maggiori sono le possibilità di riuscita – spiega il dott. Totaro –. Per quanto riguarda il tema del congelamento degli ovuli, suggerisco sempre di non aspettare oltre i 34 anni per provvedere a congelare gli ovociti. Si chiama “social freezing” ed è particolarmente consigliato quando la donna è in carriera e non ha al momento un partner “giusto”, o presenta qualche problematica che la induce a posticipare il progetto di genitorialità. Possiamo considerarlo un “tesoretto di fertilità” che viene messo da parte e si può utilizzare anche dopo 5-6 anni nel momento in cui la donna desidererà la gravidanza. A 40 anni avrà così degli ovociti più “giovani” da poter impiegare per il concepimento e quindi maggior possibilità di successo e soprattutto di avere un bambino sano”.

“Il dott. Totaro è stato un punto di riferimento. Con calma e pacatezza mi ha aiutata a dosare energia e fiducia. Se oggi ho una bambina è anche grazie a lui – racconta S. –. Spero che la mia storia possa incoraggiare le donne che ricevono una diagnosi come la mia e sognano di diventare madri. Non bisogna mai perdere la speranza. Anche quando tocchi il fondo, puoi risalire. E anche qualora non si riuscisse a realizzare il desiderio di maternità, non si diventa donne incomplete. Mi sono sentita libera di esprimere le mie emozioni, i miei timori e le mie sensazioni grazie alla grande umanità ed empatia dei medici e del personale di Santa Maria Hospital”.

Oggi, S. guarda al futuro con speranza. Allatta al seno la sua bambina, ha ritrovato un equilibrio e sogna di darle presto un fratellino o una sorellina in vista del compimento dei suoi 40 anni. “Ho ancora un ovulo congelato, il percorso di PMA questa volta lo affronterei con più serenità, sempre con accanto la mia famiglia, presente in ogni momento. La forza me l’hanno data loro e sono sicura di poter affrontare anche questa nuova sfida con loro accanto”.

“L’approccio integrato e umano alla cura può fare la differenza, nella malattia ma soprattutto nella vita – conclude la dott.ssa Ancona –. Santa Maria Hospital rinnova il proprio impegno nella promozione della salute femminile, nella diagnosi precoce, nella tutela della fertilità e nell’ascolto profondo delle storie di chi cura e di chi viene curato”.

Bari, propone rapporti sessuali al figlio di 11 anni: mamma lo scopre e lo tortura in casa. Condanna confermata

Una mamma barese di 42 anni è stata condannata a due anni di reclusione e rischia di finire in carcere per aver torturato un uomo che, durante lezioni gratuite di doposcuola, aveva proposto al figlio di avere rapporti sessuali nel 2018.

La donna, dopo aver scoperto qualcosa, decise di chattare direttamente con l’uomo al posto del figlio, scoprendo le richieste esplicite di avere rapporti sessuali con il ragazzino e di inviare video di natura sessuale.

La mamma così lo invitò a casa e la vittima venne picchiata con schiaffi e pugni, prima di essere ferita con un taglierino. L’aggressione fu postata sui social e divenne virale. L’uomo fu costretto anche ad ammettere di essere un pedofilo.