Scuola senza riscaldamento, nelle classi stufe elettriche: contatore salta e scoppia incendio. Paura a Rutigliano

Attimi di paura e panico questa mattina a Rutigliano nella scuola elementare Aldo Moro dove è divampato un incendio. Secondo quanto ricostruito, sono in corso alcuni lavori per sistemare l’impianto di riscaldamento nell’edificio scolastico.

Gli interventi sono stati programmati in ritardo, seppure il caso sia stato segnalato dai genitori degli alunni da tempo. Un problema che si è ripresentato in maniera più evidente a causa delle basse temperature di questi giorni.

Per non chiudere la scuola, si è deciso di posizionare e accendere in ogni classe delle stufette elettriche. A causa del sovraccarico generato si è verificato il cortocircuito nel contatore che ha generato un piccolo incendio nel padiglione della scuola.

La scuola è stata fatta evacuare a causa del fumo sprigionato, provvidenziale l’intervento dei collaboratori scolastici presenti che con gli estintori hanno subito spento le fiamme, evitando così il propagarsi.

“Faccio chiarezza su quanto accaduto, questa mattina, alla scuola elementare Aldo Moro. Si è verificato un principio di incendio ad un contatore Enel ubicato all’interno dell’edificio. L’episodio è stato prontamente gestito e non si sono registrati danni a cose o persone – spiega il sindaco di Rutigliano in una nota -. A scopo precauzionale sono state attivate le procedure di sicurezza e si è proceduto all’evacuazione delle classi, secondo quanto previsto dai protocolli, per garantire la tutela di alunni e personale. Sul posto sono intervenuti i Vigili del Fuoco per le opportune verifiche. Nelle prossime ore, Enel ultimerà la sostituzione del contatore in questione. Invito pertanto tutti ad evitare la diffusione di voci di corridoio o ipotesi non confermate, nel rispetto della comunità scolastica che sento di ringraziare per la collaborazione”.

Un evento che poteva assumere conseguenze più gravi e che si inserisce in un contesto, come quello barese, problematico. Riceviamo ogni giorno segnalazioni su quanto sta accadendo nelle varie scuole di ogni grado.

“Scuola inagibile”, trasloco lampo non cancella le polemiche: rientro tra i banchi ad alta tensione

Dieci classi della scuola elementare e cinque della materna trasferite in altra sede. Il motivo del trasloco lampo dalla scuola Perone al plesso Renato Moro, abbandonato da circa un anno e mezzo, è dovuto all’inagibilità di una parte della Perone.

Dopo il blitz alla vigilia, ci siamo recati sul posto nel giorno della riapertura. La rappresentante d’istituto ai nostri microfoni ha tranquillizzato tutti, seppure ha voluto fortemente restare anonima. Il rientro tra i banchi è avvenuto comunque in un clima ad alta tensione e tra le polemiche.

 

“Scuola inagibile”, trasloco lampo in altra sede. Genitori dubbiosi. La preside: “È tutto a norma”

Dieci classi della scuola elementare e cinque della materna trasferite in altra sede. Sta succedendo in queste ore a Bari. Il motivo del trasloco lampo dalla scuola Perone al plesso Renato Moro, abbandonato da circa un anno e mezzo, è dovuto all’inagibilità di una parte della Perone.

Il fatto che ci fossero perdite nell’ala dove si trova anche la palestra, nel periodo natalizio teatro delle tradizionali recite, era noto da diverse settimane, ma evidentemente solo dopo gli ultimi sopralluoghi, il Comune con un’ordinanza ne ha ordinato la chiusura per procedere ai carotaggi e successivamente ai lavori di ripristino.

Diversi i pilastri ammalorati. La tensione tra i genitori è salita quando la dirigente scolastica ha comunque stabilito il trasloco lampo, dovendo lavorare fino all’ultimo istante utile per assicurare la riapertura il 7 gennaio. Numerosi genitori non hanno accolto di buon grado la decisione, convinti ci fosse bisogno di qualche giorno in più per assicurare un rientro adeguato e in tutta sicurezza. Le pulizie straordinarie – a detta loro – non sarebbero sufficienti.

C’è bisogno di rimettere a posto gli estintori scaduti, controllare la qualità dell’acqua e garantite la sanificazione dell’intero presso, seppure rimasto aperto per consentire le ultime consultazioni elettorali. Insomma una situazione caotica per tutti. Noi siamo andati sul posto, raccogliendo le perplessità dei genitori, il disappunto del consigliere del Primo Municipio, Giuseppe Arbore e, alla fine, anche il parere rassicurante della dirigente scolastica.

Bari, minacciano professoressa a scuola. Genitori a processo: “Non permetterti più di mettere 5 a nostra figlia”

“Non capisci niente, fai un altro mestiere”. Queste le frasi proferite ad una professoressa, durante un colloquio a scuola, da una coppia barese di genitori di una studentessa di un istituto tecnico statale, finita a processo con l’accusa di minacce e oltraggio a pubblico ufficiale.

L’episodio risale a novembre 2018. I genitori, di 57 e 54 anni, avrebbero anche minacciato la docente che si è lamentata del rendimento scolastica dell’alunna. “Non si deve permettere più di mettere 5 a mia figlia… non finisce qui, avrete problemi in futuro”, le loro parole. Nei prossimi giorni la decisione sull’esito del processo.

Lecce, precipita dal bagno della scuola: 15enne in ospedale dopo un volo di 5 metri. Ipotesi gesto volontario

Un 15enne è stato trasportato in codice giallo al Pronto Soccorso dell’ospedale di Lecce dopo essersi caduto da un’altezza di cinque metri mentre si trovava nel bagno del liceo artistico Ciardo Pellegrino.

La caduta è stata fortunatamente attutita dalla vegetazione. Sul posto il 118 e i Carabinieri, dalle prime ricostruzioni pare che il ragazzino possa essersi lanciato dalla finestra. L’ipotesi seguita è quella del gesto volontario, sul caso indaga la Procura per i minorenni. 

Bari, choc nella mensa scolastica a Poggiofranco. Pezzo di ferro nella pasta al sugo: “Tragedia sfiorata”

“Un pezzo di materiale presumibilmente ferroso spiraliforme e o/ elicoidale” nel piatto di pasta al sugo preparato per la mensa della scuola elementare. È accaduto a Poggiofranco, nel plesso Emanuele Loi in via Bartolo.

Protagonista un alunno di terza elementare. Come riportato dal Corriere del Mezzogiorno, tutto è avvenuto sotto gli occhi degli insegnanti e di un genitori del “comitato assaggio”. Prontamente il caso è stato denunciato ai Carabinieri del Nas, il servizio della mensa scolastica è affidato alla Ladisa Ristorazione, ma anche al Comune e alle commissioni consiliari Qualità dei Servizi e Trasparenza, entrambe presiedute da due consiglieri di centrodestra.

È stata richiesta la verifica dei “macchinari obsoleti o usurati da cui possono derivare gli oggetti ferrosi che potrebbero contaminare i pasti somministrati anche nei prossimi giorni”.

“Considerando che il medesimo istituto scolastico comprende anche le classi dell’infanzia e che il servizio di refezione scolastica è garantito anche agli alunni di età inferiore (fino ai tre anni), si sarebbe sfiorata la tragedia”, si legge nella denuncia.

Escrementi di topi nelle aule, chiusa la scuola. Mamme infuriate: “Prese in giro intervento tardivo”

Escrementi di topi tra i banchi di scuola e nelle aule della scuola primaria Ghandi di Modugno. Il caso è esploso e ci siamo precipitati sul posto per raccogliere le lamentele dei genitori degli alunni e la ricostruzione della Dirigente Scolastica.

Secondo quanto ricostruito tutto ha avuto origine lunedì 22 settembre con il ritrovamento di alcune tracce di escrementi secchi in un’aula. La ditta incaricata, dopo un sopralluogo, ha pensato di posizionare solo delle trappole.

La classe interessata è stata spostata nel laboratorio di informatica ed è stata effettuata una sanificazione dell’intero edificio. Dopo la festa patronale però sono state trovate tracce in tutte le aule (non secche) e per questo è stata disposta la chiusura immediata della scuola.

 

Bullizzato dai compagni di classe, 14enne bocciato agli esami di riparazione: il Tar sospende la bocciatura

Sarebbe stato bullizzato e deriso in classe dai compagni. A settembre, poi, bocciato agli esami di riparazione. Sono stati i genitori di un 14enne a denunciare alla Procura le presunte vessazioni nei confronti del figlio, che sarebbero avvenute in una scuola del Brindisino; nel frattempo il Tar di Lecce ha sospeso gli atti dello scrutinio finale e degli esami di riparazione.

Al centro di questa vicenda, che si muove tra l’ambito penale e amministrativo, uno studente che lo scorso anno ha frequentato il primo anno di un istituto superiore. Secondo quanto riferito in sede di denuncia dai suoi genitori, l’adolescente sarebbe stato più volte insultato da alcuni suoi compagni di classe. Una violenza non solo verbale e psicologica ma anche fisica durata per diversi mesi, hanno riferito padre e madre dell’adolescente.

Spinto e malmenato il 14enne avrebbe riportato ferite al collo e ad un braccio. Alcuni episodi di bullismo sarebbero stati ripresi anche con un cellulare, viene riferito nella denuncia. Circostanze che hanno fatto parte anche del ricorso amministrativo contro il provvedimento scolastico, e che sono state richiamate anche del decreto della seconda sezione del Tar di Lecce.

Nel decreto si legge che il percorso scolastico del ragazzo “parrebbe segnato dalle vessazioni subite a scuola dai compagni (le quali, ove accertate, avrebbero imposto percorsi didattici personalizzati)”. Accolta l’istanza cautelare il Tar ha fissato per la trattazione collegiale la camera di consiglio il prossimo 20 ottobre.

Profilo social hackerato e minacce in chat, lascia la scuola per un anno: 16enne barese affidato ai servizi sociali

Decide di non andare più a scuola perché ha paura di incontrare di persona chi lo minaccia online. Protagonista un 16enne barese, il caso è attenzionato dal Tribunale dei Minori che ha affidato il ragazzo ai servizi sociali e che ha aperto un fascicolo per individuare i responsabili.

Al giovane è stato hackerato il profilo social, poi sono arrivate alcune minacce in chat. “Se non ti cancelli dal gruppo, ti facciamo arrivare gli assistenti sociali a casa”.

“Il minore ha sospeso la frequenza scolastica ed è vittima di un attacco informatico da parte di ignori che, oltre ad hackerare i suoi profili social, lo minacciano”, si legge nelle carte. Il Tribunale in precedenza aveva anche nominato un curatore speciale, prima di coinvolgere il consultorio e il centro servizi per le famiglie.

“L’obiettivo è quello di assicurare il necessario supporto psicologico al minore e valutare le capacità genitoriali avviando un percorso di sostegno alla genitorialità in loro favore”, si legge nel provvedimento.

A scuola senza smartphone, al Salvemini contenitori per raccoglierli. Gli studenti: “Non è giusto ma ci abitueremo”

Contenitori in ogni aula nei quali lasciare il cellulare spento all’inizio della giornata, per poi recuperarlo al termine delle lezioni. Così il liceo scientifico Salvemini di Bari ha recepito la novità introdotta quest’anno dal ministero dell’Istruzione e del merito, che vieta l’uso degli smartphone durante le ore di lezione. Nel giorno di avvio del nuovo anno scolastico nel capoluogo pugliese ragazzi e insegnanti, all’esterno dell’istituto nel quartiere Japigia, si preparano al nuovo corso.

«Saranno i rappresentanti di classe a controllare che ogni mattina i cellulari vengano riposti spenti nei contenitori – spiega Livia Favia, docente di matematica -. Noi docenti siamo abituati a usare la Google class sui dispositivi mobili, per controllare il lavoro svolto a casa. Ci sarà la possibilità di utilizzare i tablet, anche perché abbiamo delle classi digitali nelle quali continueranno a essere consentiti. Il divieto riguarderà esclusivamente i cellulari».

Da parte loro, i ragazzi sono pronti alla novità, ma anche preoccupati da alcune possibili conseguenze. «Sono un po’ in pensiero – conferma Gabriele, al terzo anno del liceo scientifico -. Ma non più di tanto. Penso che ci abitueremo in fretta». La sua compagna di classe Sofia evidenzia che il cellulare, fino all’anno scorso, «era usato in classe per scopi didattici, perché scaricavamo libri e materiale, adesso useremo il tablet».

Elena, sempre al terzo anno, spiega di non aver mai usato il telefono in classe per scopi personali. «Lo prendevo solo quando serviva per la didattica – dice – ma sono anche abitata al tablet, specie per usare Google Classroom». Per Michele, della terza D, «non è un cambiamento tanto grande, perché usavamo il cellulare pochissimo, solo per visualizzare contenuti condivisi dagli insegnanti o per alcune verifiche di educazione civica», ma «vietare qualcosa non è mai giusto, sarebbe stato meglio porre dei limiti – conclude -. I veri problemi da risolvere sono altri, magari il perché certa gente usa il telefonino in classe»