Soldi in cambio di lavoro al Petruzzelli, l’ambasciata dopo il video: “Digli che riavrà tutto”

All’interno della Fondazione Petruzzelli qualcuno ha pensato bene di portare avanti la stagione delle tangenti. Roberto Fiore, cugino di sangue di una figura epocale della stessa Fondazione, ha creato un tariffario mettendo a disposizione un posto all’interno del teatro. Ma non a sedere in platea o nel balconcino, bensì di lavoro.

Il dipendente è stato scoperto e licenziato, come vi abbiamo raccontato nel primo servizio che ha fatto discutere. Sono almeno sei i casi accertati, c’è chi ha versato tra i 200 e i 500 euro di acconto per entrare al lavorare nel Petruzzelli. Il nostro intervento a quanto pare è stato utile e i soldi presto saranno restituiti, secondo quanto annunciata dall’ambasciata. Fiore intanto è sparito dai social, ma i colpi di teatro non finiscono qui.

La Casa di Quinto Potere, è più di un video: “Pagato b&b ai genitori di un bimbo in rianimazione”

Le casette di Quinto Potere, e tutto il mondo che c’è dietro all’associazione, sono spesso utilizzate dai nostri haters per alcuni attacchi e teorie fantasiose senza logica e criterio. Ci sono diverse storie che alcune volte sono tenute all’oscuro. Nei giorni scorsi abbiamo pagato 120 euro per permettere ai genitori di un bimbo in Rianimazione di soggiornare in un b&b.

“Orecchiette” buttate nei cassonetti. Il vecchio video svela la truffa: “Franca togli tutto le Iene”

Siamo stati letteralmente inondati di messaggi e segnalazioni sui nostri canali social nelle ultime ore. In tanti ci avete inoltrato il reel pubblicato su Instagram da Davide Petrelli.

Il video è stato registrato a novembre scorso, ma è stato diffuso sui social solo nei giorni scorsi. Un blitz all’Arco Basso di una troupe delle Iene genera il panico tra le signore delle orecchiette. Una ragazza corre spaventata per avvisare di “togliere tutto”.

A testimonianza di come i prodotti esposti sui banchetti e venduti ai turisti non siano artigianali, ma industriali. Quello che denunciamo da mesi. E da novembre scorso ad oggi la situazione non è assolutamente cambiata, come vi abbiamo raccontato. E siamo tornati anche rovistare nei cassonetti e ripescare i soliti cartoni.

Turista 22enne di Rimini denuncia stupro di gruppo nel Salento, spunta un video della violenza: indagati 4 ragazzi

Torniamo ad occuparci della denuncia presentata da una turista 22enne di Rimini in vacanza in Salento che ha raccontato ai carabinieri di essere stata violentata da tre ragazzi. L’episodio, sul quale sono in corso indagini, sarebbe avvenuto a marina di Mancaversa.

Un filmato di 3 minuti, acquisito dai Carabinieri e al vaglio della magistratura, è stato acquisito. Sarebbe stato girato da uno dei ragazzi indagati e riprenderebbe la violenza.

I medici hanno riscontrato su di lei lesioni compatibili con il suo racconto, mentre gli indagati, tutti tra i 22 e i 23 anni, parlano di un rapporto consenziente. Al momento sono finiti nel registro degli indagati con l’accusa di violenza sessuale di gruppo.

Resta da capire se il video sia stato anche divulgato sul telefono, in quel caso la posizione di chi lo ha registrato si aggraverebbe ulteriormente. Secondo quanto ricostruito, la vittima e una sua amica hanno conosciuto in un bar di Gallipoli quattro ragazzi del posto e li avrebbero invitati a casa.

Una volta nell’appartamento, una delle quattro ragazze avrebbe deciso di uscire per appartarsi con uno dei ragazzi, ma sarebbe stata poco dopo sorpresa da altri due giovani del gruppo e abusata. Sotto inchiesta è finito anche un quarto ragazzo. Pur rimanendo in una stanza confinante e non partecipando materialmente all’aggressione, non si sarebbe opposto alle violenze che gli amici stavano compiendo in quei frangenti.

Bari, rapinatori fermati prima del colpo a San Girolamo: convalidati i 4 arresti. Polemica sul video virale – I NOMI

Il gip ha convalidato gli arresti avvenuti il 10 giugno, nei pressi della rampa di un garage in via Leoncavallo a San Girolamo, nei confronti dei quattro componenti di una banda pronta a compiere una rapina.

Convalidato il carcere per Felice Campanale, 38enne figlio del capoclan Leonardo e nipote dell’omonimo boss, sorpreso anche con una Beretta calibro 84 risultata rubata a Gioia del Colle nel 2000. Domiciliari confermati per Enrico Lopez, Alessandro e Andrea Pisani.

Tutti hanno un curriculum criminale importante tra reati a vario titolo come furti in abitazioni, tentato omicidio, rapine e resistenza a pubblico ufficiale. La banda agiva con baffi, barbe finte e cappellini da baseball.

Sul sedile anteriore dell’auto sono stati trovati anche chiodi a sei punte e uno jammer per disturbare le frequenze e la comunicazione. Gli avvocati presenteranno ricorso al Riesame. Resta la polemica sul video dell’operazione diffuso e diventato virale sui social.

Morte Fabiana Chiarappa, spunta un video: don Nicola D’Onghia controlla danni all’auto. Svolta l’autopsia

C’è un video di una stazione di servizio che immortala don Nicola D’Onghia, il prete 54enne indagato a Bari per omicidio stradale e omissione di soccorso per la morte della 32enne Fabiana Chiarappa, controllare possibili danni al parafango anteriore della sua Fiat Bravo poco dopo aver avvertito un rumore provenire dal pianale dell’auto.

L’incidente mortale è avvenuto la sera del 2 aprile, tra le 20.30 e le 21.00, e nel video si vede D’Onghia fermarsi nella stazione di servizio attorno alle 20.30, a poche centinaia di metri dal luogo dell’incidente.

E’ stato lo stesso parroco della chiesa san Giovanni Battista di Turi, docente della facoltà teologica pugliese, ad aver riferito agli inquirenti di essersi fermato nella stazione di servizio della zona dopo aver avvertito il rumore.

Chiarappa, soccorritrice del 118 e rugbista, era in sella alla sua moto sulla strada che collega i comuni di Turi e Putignano quando, per cause ancora da accertare, avrebbe perso il controllo del mezzo e, dopo essere finita contro un muretto a secco, sarebbe stata travolta da almeno un’auto.

Le indagini dei carabinieri sono coordinate dalla pm Ileana Ramundo. Sui mezzi è stata disposta una consulenza ingegneristica per ricostruire la dinamica dell’incidente, accertamenti finalizzati anche a individuare possibili tracce sia sulla moto di Chiarappa che sull’auto del sacerdote. I veicoli sono stati sequestrati. Il prete, da quanto si apprende, ha saputo dell’incidente mortale dopo averlo letto sulla stampa il giorno dopo: ha quindi chiamato il suo avvocato riferendo di essere passato, alla guida della sua auto, nella zona in cui la ragazza è stata travolta e uccisa, dicendo di aver sentito un colpo provenire da sotto la sua auto (“come se avessi travolto una pietra”, ha spiegato).

“Io non mi sono accorto di nulla, era buio – ha aggiunto – anche perché la zona è scarsamente illuminata”. Il parroco ha detto di aver percorso la zona dell’incidente nello stesso orario in cui la giovane è stata travolta da un autoveicolo, tra le 20.30 e le 21.00. Il legale gli ha detto di andare dai carabinieri e di riferire i fatti, cosa che don Nicola D’Onghia ha fatto. È stato quindi ascoltato sia dai militari sia dalla pm Ileana Ramundo, alla presenza dei difensori, Federico Straziota e Vita Mansueto.

L’autopsia sul corpo della 32enne è stata svolta da Davide Ferorelli dell’Istituto di medicina legale dell’Università di Bari. I risultati arriveranno in 60 giorni, assieme all’esito degli esami istologici e di altri accertamenti chiesti dalla Procura.