Bari, bimba di 3 mesi soffocata e uccisa dal padre. Definitiva la condanna a 29 anni: Difonzo torna in carcere

La Prima sezionale penale di Cassazione ha confermato la sentenza di appello bis emessa ad aprile dalla Corte d’Assise d’appello di Bari, rendendo così definitiva la condanna a 29 anni di carcere per Giuseppe Difonzo, il 36enne di Altamura accusato dell’omicidio volontario di sua figlia Emanuela, morta a 3 mesi per soffocamento al Pediatrico di Bari nella notte tra il 12 e il 13 febbraio 2016.

Difonzo tornerà in carcere. Ha già scontato 4 anni in cella, di cui 3 di una precedente condanna per violenza sessuale. In primo grado era stato condannato a 16 anni con l’accusa di omicidio preterintenzionale, riqualificata nel settembre 2020 in omicidio volontario premeditato con la condanna all’ergastolo.

Nel marzo 2022 la Cassazione ha annullato la condanna e ha disposto la scarcerazione. Nel secondo processo di appello l’uomo ha ottenuto la concessione delle attenuanti generiche che gli hanno evitato l’ergastolo.

 

Mola, picchia e minaccia la moglie davanti alla figlia piccola: condannato 39enne di Conversano

Tra il 2018 e il 2022 avrebbe in più occasioni maltrattato la moglie con calci, pugni, schiaffi, minacce di morte e insulti anche davanti alla figlia nata da poco. Per questo, la Corte d’Appello di Bari ha condannato a due anni e due mesi di reclusione, con le attenuanti generiche, un 39enne di Conversano (Bari) ma residente a Mola di Bari, per i maltrattamenti nei confronti della moglie, oggi 26enne.

In primo grado l’uomo era stato condannato a tre anni e tre mesi per i maltrattamenti ed era stato assolto “perché il fatto non sussiste” dall’accusa del tentato sequestro della figlia. Per la Procura, infatti, nel gennaio 2022 l’uomo avrebbe afferrato la piccola – di nemmeno due anni – e l’avrebbe portata con sé in auto con l’intento di allontanarsi, per poi fermarsi dopo aver saputo che la sorella della moglie aveva chiamato i carabinieri.

Secondo quanto ricostruito dall’accusa l’uomo, nell’estate del 2019, avrebbe costretto sua moglie a trasferirsi nella ex caserma Rossani di Bari (dismessa e occupata da senzatetto) dove avrebbe continuato a picchiarla. Pochi mesi dopo i due si trasferirono in Germania per lavorare in un ristorante e anche lì le violenze sarebbero continuate al punto da costringere il titolare, che aveva fornito loro una casa, a mandarli via. L’uomo avrebbe anche cercato di costringere la donna a tagliare ogni contatto con i genitori, dicendole di raccontare in giro che questi erano morti in un incidente stradale.

Psichiatra uccisa a Bari, confermata la condanna a 3 anni e 6 mesi dell’ex dg Asl Domenico Colasanto

La Corte d’Appello di Bari ha confermato la condanna a tre anni e sei mesi, per omicidio colposo, per l’ex direttore generale della Asl di Bari Domenico Colasanto, finito a processo per il caso della morte della psichiatra barese Paola Labriola, uccisa a coltellate da un paziente il 4 settembre 2013 nel centro di salute mentale di via Tenente Casale, nel quartiere Libertà.

Colasanto è stato ritenuto responsabile, anche in secondo grado, del reato di omicidio colposo aggravato dalla violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro.

La Corte d’Appello ha condannato Colasanto, in solido con la Asl di Bari (responsabile civile), a pagare le spese processuali sopportate dalle parti civili e le ulteriori spese processuali di questo grado di giudizio.

La Corte (presidente Francesca La Malfa) ha anche emesso sentenza di non doversi procedere, per l’intervento della prescrizione, nei confronti dell’ex funzionario della Asl Alberto Gallo, limitatamente alla compilazione di un falso documento di valutazione dei rischi del centro di salute mentale. Per questa accusa Gallo era stato condannato in primo grado a tre anni: le statuizioni civili sono state confermate e dovrà dunque pagare la Asl (che è anche parte civile) per le spese sostenute in questo grado di giudizio. In primo grado Gallo, difeso dagli avvocati Roberto Eustachio Sisto e Angelo Loizzi, era stato assolto dall’ipotesi di induzione indebita a dare e promettere utilità (come Colasanto) e anche da altre contestazioni di falso. Assolto anche in secondo grado “perché il fatto non sussiste” Antonio Ciocia, ex segretario di Colasanto, imputato per induzione indebita in concorso con l’ex dg.

“Una condanna penale per omicidio colposo commesso con violazione delle norme sulla prevenzione degli infortuni sul lavoro è sempre una sconfitta. Certifica che una persona è morta, nel nostro caso non solo per mano di chi ha trucidato Paola Labriola con 58 coltellate, nell’ormai lontano settembre del 2013, ma anche per colpa di chi avrebbe dovuto tutelarne la sicurezza e l’incolumità”. Così gli avvocati Michele Laforgia e Paola Avitabile (Studio Polis), legali dei familiari della psichiatra Paola Labriola, commentano la sentenza della Corte d’Appello di Bari che ha confermato la condanna a tre anni e sei mesi per omicidio colposo nei confronti dell’ex dg della Asl Domenico Colasanto.

“Una vittima del lavoro, come tante e tanti – concludono – ancora oggi, nel nostro Paese. Speriamo che non accada più, e speriamo anche che questa condanna sia di monito e insegnamento per tutti”.

Sava, violenze e abusi sulle operatrici della struttura: condannato medico psichiatra. FIALS: “Giustizia fatta”

Il caso è emerso grazie alle denunce di due operatrici sanitarie di una Comunità Riabilitativa Assistenziale Psichiatrica (Crap) della provincia di Taranto, situata precedentemente nel Comune di Sava, che hanno denunciato i fatti. Emiliano Messina, Segretario Generale del sindacato Fials a cui le lavoratrici erano iscritte, ha seguito personalmente la vicenda, rivelando la sua preoccupazione per la gestione iniziale del caso da parte degli Enti coinvolti.

“Sin dal principio, ho denunciato quanto accaduto all’allora Ente gestore e al Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione, ma purtroppo tutto è rimasto pressoché inascoltato”, ha dichiarato Emiliano Messina.

“La parte più grave di questa vicenda è che, nonostante la denuncia, il nuovo Ente gestore della struttura, subentrato a seguito di gara d’appalto, ha continuato a impiegare il medico psichiatra accusato di molestie, mentre le due operatrici continuavano a prestare servizio nella stessa struttura – ha aggiunto -. A fare ancora più scandalo è che il fatto che medico psichiatra ha continuato a prestare attività nella struttura fino al giorno prima della sentenza di condanna. Una delle lavoratrici, purtroppo, è stata costretta a dimettersi dopo aver sofferto gravi ripercussioni psicologiche a causa degli episodi subiti, mentre l’altra continua a lavorare nella stessa struttura”.

“Oggi, dopo la sentenza del Tribunale, possiamo gridare a gran voce che questa violenza psicologica è una delle forme più gravi di abuso e maltrattamento, e che la gestione del caso da parte degli enti coinvolti non è stata adeguata. Come Segretario Generale della FIALS Taranto manifesto la mia solidarietà alle lavoratrici e continuerò a vigilare affinché casi come questi vengano gestiti con la più totale serietà e accuratezza, in quanto non è pensabile che chi è vittima di violenza è costretto a lavorare a fianco a fianco con il molestatore”, ha concluso Messina.

Fermato a Barcellona con 10 chili di droga, condannato 27enne di Monopoli. No all’estradizione: “Ha due figli”

La Corte di Appello di Bari ha rifiutato la richiesta di estradizione del Tribunale di Barcellona per portare un 27enne di Monopoli in un carcere spagnolo e fargli scontare la condanna a 3 anni e un giorno, inflitta dopo che il 15 gennaio 2020 fu sorpreso alla stazione dei bus di Barcellona con quasi dieci chili di droga dal valore di 53mila euro.

Fu arrestato ma presto ottenne la scarcerazione e, in attesa del processo, fece ritorno in Italia. Nel 2021 è arrivata la condanna e la multa inflitta di 60mila euro. Nei mesi scorsi è arrivata la richiesta di estradizione e il no dei giudici baresi. Il 27enne sconterà la pena in Italia anche perché lavora e ha due figli.

Auto contro albero sulla Turi-Castellana, morti i fratelli Pontrelli: 28enne alla guida condannato a 6 anni e 8 mesi

La gup di Bari, Susanna De Felice, ha condannato il 28enne Luigi Luca Palese a 6 anni e 8 mesi di reclusione per i reati di omicidio stradale e lesioni personali stradali gravi.

Il giovane era alla guida della Bmw Serie 1 che, nel novembre 2021, si schiantò contro un albero dopo aver sfondato un guardrail della provinciale 32 Turi-Castellana Grotte.

Nell’impatto persero la vita i fratelli Gianluca e Debora Pontrelli, una terza persona rimase ferita. La Procura aveva chiesto 12 anni di condanna per l’elevata velocità e perché, secondo la tesi sostenuta, Palese era in stato di alterazione psicofisica.

La gup, dopo una consulenza tecnica di parte, ha però escluso l’aggravante dello stato di alterazione. La stessa consulenza ha poi certificato che l’auto viaggiava a 105 chilometri orari, contro i 160 ipotizzati dalla Procura.

Palese rinonoscerà anche una provvisionale di 100mila euro per l’amico ferito e di 50mila euro per i suoi genitori in solido con il responsabile civile. I danni nei confronti dei genitori delle vittime invece saranno stabiliti in separata sede.

Università Bari, sesso per superare gli esami: il professore Volpe condannato a 5 anni

Il Tribunale di Bari ha condannato il docente di diritto civile dell’Università di Bari Fabrizio Volpe alla pena di 5 anni di reclusione per induzione indebita.

Questo è l’esito del processo di primo grado nei confronti del docente accusato di aver chiesto ad una studentessa prestazioni sessuali in cambio del superamento degli esami.

Per il docente la Procura aveva chiesto la condanna a 6 anni di reclusione. Il professor Volpe, assistito dagli avvocati Elio Addante e Angelo Loizzi, ha sempre respinto le accuse.

Al termine dell’udienza la difesa si è detta “soddisfatta” dell’esito della sentenza eperché “l’impianto accusatorio è stato fortemente ridimensionato”, annunciando allo stesso tempo che dopo il deposito delle motivazioni, tra 90 giorni, impugnerà la sentenza.

Una delle due presunte vittime non si è mai costituita parte civile, l’altra ha revocato la costituzione: unica parte civile è l’Università di Bari nei confronti della quale sarà quantificato in sede civile il risarcimento dei danni.

Altamura, assolto dopo 8 mesi in carcere con l’accusa del tentato omicidio dello zio: avrà 58mila euro dallo Stato

Lo Stato dovrà riconoscere circa 58mila euro a Massimiliano Colonna, 41enne di Altamura che ha passato 248 giorni in carcere con l’accusa di aver partecipato ad un agguato nei confronti dello zio Michele Cassano, avvenuto il 9 dicembre 2017 nelle campagne tra Altamura e Cassano.

La Corte di Appello di Bari ha accolto il suo ricorso, riconoscendo l’ingiusta detenzione. La vittima si trovava ai domiciliari e stava scontando una pena per ricettazione. Due persone, a bordo di un’Audi A5, raggiunsero la masseria in cui si trovava Cassano e aprirono il fuoco con una pistola calibro 7,65. Uno dei proiettili finì sulla gamba sinistra, provocando una frattura.

La stessa arma, inceppata, fu rivolta contro la moglie e la figlia. Sono state le tre vittime a indicare Colonna come una delle due persone entrate in azione e come istigatore dell’omicidio, riconoscendolo dal timbro della voce visto che era a visto coperto. A sparare, secondo il loro racconto, sarebbe stato l’altro uomo, Francesco Ritoli.

Il 6 marzo 2018 entrambi furono arrestati e portati in carcere, ma da subito si dichiararono innocenti. Poco dopo i provvedimenti cautelari furono annullati per mancanza di prova, così Ritoli tornò in libertà il 3 novembre 2018 e Colonna il 9 novembre 2018. Il 13 settembre 2022 i due sono stati assolti al termine del processo in abbreviato per non aver commesso il fatto. Il racconto delle due donne è stato considerato illogico e senza riscontri.

Colonna non si è fermato e ha presentato ricorso per ingiusta detenzione. I giudici della Corte d’Appello di Bari gli hanno dato ragione, riconoscendo 235 euro al giorno per lo “stravolgimento degli equilibri familiari, il mancato raggiungimento degli obiettivi di vita e il disagio della permanenza nelle strutture carcerarie da innocente”.

Pugni e testate a gioielliere influencer per imporre i servizi di vigilanza: a processo il barese Danilo Quarto

Danilo Quarto, imprenditore barese nel settore della sicurezza privata ed ex presidente del Cerignola calcio, è stato rinviato a giudizio per l’aggressione nei confronti di Lorenzo Ruzza, il gioielliere influencer noto per i suoi video sui social.

Lo ha deciso il gup di Milano Silvana Pucci, che ha fissato la prima udienza ad aprile. Tentata estorsione e lesioni le accuse contestate nei suoi confronti e nei confronti di Lorenzo Canetoli, anche lui rinviato a giudizio.

L’aggressione a Ruzza, nel suo negozio milanese di via Cesare Battisti, risale al maggio 2021. Le telecamere di sorveglianza riprendono Quarto mentre prende a pugni e testate la vittima probabilmente con l’intenzione di imporgli i servizi della sua impresa di vigilanza. La vittima, che riportò una prognosi di dieci giorni, si è costituito parte civile contro l’imprenditore pugliese.

Lancio di uova e candeggina contro 91enne e 87enne nello stesso palazzo: 81enne condannata per stalking

Una donna di 81 è stata condannata a 8 mesi dal tribunale di Foggia per stalking nei confronti di una coppia di anziani che vive al piano sottostante. L’episodio a Manfredonia.

Secondo quanto ricostruito dalle indagini, l’81enne avrebbe tenuto un comportamento vessatorio e molesto nei confronti del 91enne e della 87enne che vivono al piano inferiore al suo. Diversi gli episodi documentati: lancio di uova e candeggina, lesioni alla caldaia o frasi volgari.