Maltratta la figlia di 10 anni, la picchia e la chiude nello sgabuzzino: mamma condannata a 7 anni di carcere

Una donna di 52 anni è stata condannata dal Tribunale di Lecce a 7 anni di reclusione con l’accusa di maltrattamenti in famiglia e violenza sessuale.

La donna è accusata di aver picchiato e di aver chiuso in uno sgabuzzino la figlia, all’epoca dei fatti di 10 anni. A raccontarlo è stata la stessa ragazzina alla psicologa durante la separazione dei genitori.

La vittima ha anche raccontato di aver subito abusi sessuali. Per la donna è stato disposto anche l’interdizione in perpetuo dai pubblici uffici.

Case popolari, confermati sequestri e sgomberi. Lorenzo: “Puzzo di fame aiutate mia figlia disabile”

Sono stati convalidati i sequestri preventivi in base ai quali martedì scorso sono stati sgomberati tre alloggi popolari nel quartiere San Pio di Bari. Le case erano state occupate abusivamente.

Le operazioni sono nate in seguito a un’indagine dei carabinieri di Bari, grazie alla quale è emerso come 26 case popolari, di proprietà del Comune di Bari o dell’Arca Puglia centrale (l’agenzia regionale per la casa e l’abitare) siano occupate abusivamente da persone con precedenti, alcuni dei quali anche per associazione mafiosa.

Così, dopo un comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica tenuto la settimana scorsa in Prefettura a Bari, è stato disposto lo sgombero delle prime abitazioni. Tra queste anche quella dove viveva Lorenzo con la sua famiglia e con la sua bimba disabile. Lo abbiamo raggiunto nuovamente per gli sviluppi della storia.

 

Accusato di maltrattamenti e lesioni alla moglie, 52enne assolto dopo 9 anni a Foggia: “Resistito per mia figlia”

Il Tribunale di Foggia ha assolto,a nove anni dai fatti contestati, un 52enne accusato di maltrattamenti in famiglia e lesioni personali. La vicenda risale agli anni compresi tra il 2004 e il febbraio 2017.

La moglie del 52enne, poi separata e costituitasi parte civile nel procedimento penale, aveva denunciato il marito di averla ingiuriata e aggredita fin dai primi anni di matrimonio, anche davanti alla figlia minorenne.

Tra le accuse dalle quali l’uomo si è dovuto difendere, ritenute insussistenti, c’erano aggressioni consistite in morsi, gomitate e calci. La donna, le cui dichiarazioni sono state ritenute contraddittorie, aveva accusato il marito di vessazioni psicologiche, impedimenti alla frequentazione di familiari e amiche, violenze fisiche e verbali anche alla presenza della figlia minore, che per un periodo di cinque mesi è stata allontanata dal nucleo familiare e posta in una comunità, per poi essere affidata al padre, come da lei stessa richiesto.

L’imputato è stato rinviato a giudizio nell’ottobre del 2021 e dopo quattro anni di udienze, prove testimoniali e documentali, la stessa procura, al termine della requisitoria, ne aveva chiesto l’assoluzione.

“Qualunque padre si sarebbe arreso – ha dichiarato l’avvocato Ettore Censano, che ha assistito l’uomo insieme al collega Giulio Treggiari – . Ha invece raccolto tutte le sue energie per portare avanti una battaglia soprattutto per sua figlia. Questa storia mostra come, molto spesso, si parta dal pregiudizio che l’uomo sia sempre autore di maltrattamenti”.

Gravina, 70enne accoltellato per fargli ritirare la denuncia: condannati padre e figlia per tentato omicidio

La gup del Tribunale di Bari Flavia Lombardo Pijola ha condannato padre e figlia, di 50 e 26 anni, rispettivamente a 8 anni e 10 mesi di reclusione e a 6 anni per il tentato omicidio di un 70enne, commesso a Gravina in Puglia, nel Barese, il 3 giugno 2025.

I due imputati, arrestati in flagranza il giorno del delitto e tuttora detenuti in carcere, avrebbero accoltellato l’anziano al culmine di una discussione, dopo avergli intimato di ritirare una denuncia per una precedente aggressione.

Prima avrebbero aggredito verbalmente il 70enne, poi lo avrebbero colpito alle spalle e all’addome con cinque coltellate inferte con due diverse armi da taglio, ferendolo in modo grave. La vittima, assistita dall’avvocato Saverio Verna, si è costituita parte civile. Padre e figlia, processati con rito abbreviato, sono stati condannati anche a risarcire l’anziano. Per la precedente presunta aggressione, movente del violento litigio di giugno, il processo inizierà a febbraio e vede imputati la 26enne, alcune altre familiari e lo stesso 70enne a sua volta denunciato per lesioni.

Consegna 40mila euro in contanti perché la figlia è “nei guai”: anziana truffata a Gallipoli da finto commissario

Si sarebbe presentato al telefono come un ‘commissario’ prospettando ad un’anziana madre che vive a Gallipoli, in provincia di Lecce, conseguenze gravi per la figlia, coinvolta in una presunta vicenda giudiziaria.

La donna ha creduto alla ricostruzione dell’uomo, e ad un complice che si è presentato in casa ha consegnato 40mila euro in contanti, pensando realmente che la figlia fosse nei guai.

Solo dopo ha capito di essere stata truffata ed ha contattato i carabinieri. La procura di Lecce ha aperto un’inchiesta su questa nuova truffa ai danni di persone anziane.

I militari hanno acquisito una serie di elementi, tra cui le immagini di videosorveglianza per identificare i due responsabili della truffa alla donna.

Picchia la moglie, la figlia minorenne che la difende e i Carabinieri intervenuti: 51enne arrestato a Gallipoli

Aggredisce la moglie e la figlia minorenne che tenta di difendere la madre. Poi, quando i carabinieri arrivano nell’appartamento in cui vive la famiglia, aggredisce i militari colpendo uno di loro al volto con un casco.

È accaduto ieri sera a Gallipoli dove un 51enne è stato arrestato e portato in carcere con le accuse di maltrattamenti in famiglia, violenza e resistenza a pubblico ufficiale.

Secondo quanto riferito dai militari, l’uomo, in stato ebrezza, avrebbe aggredito verbalmente e fisicamente la moglie e la figlia anche davanti a loro, tentando di colpire la donna con una bottiglia di vetro.

“Fammi vedere mia figlia o salteranno teste”: a Bari donna a processo per maltrattamenti nei confronti dell’ex

Saranno processati per il reato di stalking e danneggiamenti nei confronti di un 33enne barese la ex compagna convivente e un amico di lei, accusati di aver perseguitato l’uomo per quasi due anni, minacciando di «far saltare le teste» se non avesse consentito alla donna di vedere la figlia di 4 anni affidata dai giudici minorili al padre.

Al termine dell’udienza predibattimentale, nella quale il 33enne si è costituito parte civile, il giudice ha fissato l’inizio del processo al 4 giugno 2026. La vicenda contestata risale al periodo compreso tra novembre 2023 e giugno 2025. La relazione tra i due era cessata a settembre 2023.

Da allora, ha raccontato l’uomo nella querela, la donna, anche lei di 33 anni, e l’amico 37enne avrebbero iniziato a pedinarlo, appostandosi sotto casa o davanti al luogo di lavoro, strappandogli dalle mani il cellulare e lanciandolo per terra, tentando in una occasione di tamponarlo con l’auto.

Comportamenti che si sarebbero intensificati da aprile 2025, dopo la decisione del Tribunale per i Minorenni di collocare la figlia a casa del padre. Stando all’imputazione, a quel punto la donna avrebbe iniziato a minacciarlo e ingiuriarlo anche tramite continui messaggi.

«Se entro stamattina non mi fai vedere mia figlia…salteranno le teste, questa volta si fa sul serio» è uno degli sms incriminati. Nei mesi successivi avrebbero iniziato a pedinare e minacciare anche la nuova compagna della vittima con frasi come «ti ammazzo, ti vengo a picchiare».

Dopo la denuncia, la donna, difesa dall’avvocato Daniela Castelluzzo, è stata sottoposta agli arresti domiciliari. Nei giorni scorsi, su richiesta della stessa procura, la misura cautelare è stata revocata ed stato disposto il divieto di avvicinamento.

Insulta, minaccia e picchia la moglie. La figlia di 12 anni chiama il 112 e lo fa arrestare: nei guai 49enne di Crispiano

Un 49enne di Crispiano (Taranto) è stato arrestato dai carabinieri con l’accusa di maltrattamenti in famiglia e lesioni personali aggravate nei confronti della compagna.

L’intervento dei militari è scattato in seguito alla chiamata al 112 da parte della figlia minorenne. Secondo la ricostruzione dell’Arma, l’uomo – con problemi di tossicodipendenza – sin dall’inizio della convivenza nel 2010 avrebbe offeso e minacciato la compagna, episodi mai denunciati fino al 6 dicembre.

Nel corso dell’ultima lite, avrebbe insultato, minacciato e colpito la donna alla presenza della figlia minorenne, cercando anche di impedirle di chiedere aiuto sottraendole il cellulare. La convivente sarebbe stata afferrata al collo e colpita con pugni al capo e al volto, riportando la rottura degli occhiali.

I carabinieri sono arrivati in pochi minuti dopo la telefonata al 112 della adolescente, bloccando l’uomo. La vittima è stata soccorsa dal 118 e trasportata all’ospedale di Martina Franca, dove è stata medicata e dimessa. Informata delle tutele previste dalla legge, ha scelto di non essere collocata in una struttura protetta. Il 49enne, su disposizione dell’autorità giudiziaria, è stato condotto alla casa circondariale di Taranto.

Bari, suicida dopo le minacce della moglie di portare via la figlia: 30enne egiziana condannata a 7 anni

Morsy Noura Said Saad Mohamed, la 30enne egiziana finita a processo per gli insulti e le minacce rivolti al marito, Paolo Silletti, il 34enne barese che si è tolto la vita il 10 aprile 2024, è stata condannata a 7 anni di reclusione al termine del processo con rito abbreviata.

Una condanna superiore rispetto alla richiesta della Procura che aveva invocato 4 anni, escludendo l’aggravante della morte come conseguenza dei maltrattamenti, ma confermando l’aggravante dell’aver commesso il fatto in presenza di minori.

Nel processo i genitori della vittima si sono costituiti parte civile, il giudice ha disposto il risarcimento dei danni con una provvisionale di 30mila euro. Alla bambina 40mila euro. Il difensore della donna ha annunciato che presenterà ricorso.

I due si sono conosciuti a Sharm el Sheikh, si sono sposati nel 2019 al Cairo, prima di trasferirsi in Puglia. I maltrattamenti sarebbero iniziati nel 2021, dopo la nascita della figlia. La donna avrebbe chiesto al marito soldi, poi una casa più grande, il trasferimento a Bari fino a minacciarlo ripetutamente di scappare in Egitto con la figlia e di non fargliela più vedere.

Gli insulti sono arrivati tramite messaggi e la donna avrebbe trascorso periodi sempre più lunghi in Egitto, dai suoi genitori, con la bambina, causando così “uno stato di profonda prostrazione psichica e di terrore di non poter più vedere la figlia minore”,  a causa del quale – secondo l’accusa – “l’uomo decise di togliersi la vita”.