Tragedia nel Foggiano, esce fuori strada con l’auto di servizio: muore il carabiniere Sebastiano Marrone

Il carabiniere Sebastiano Marrone è morto ieri in un incidente stradale avvenuto lungo la strada provinciale 109 a circa una decina di chilometri da San Severo, in provincia di Foggia.

Il militare 23enne, secondo quanto è stato ricostruito al momento, si trovava da solo sull’auto di servizio quando ha perso il controllo finendo fuori strada.

Ancora da accertare le cause. Secondo le prime informazioni, il carabiniere stava rientrando a San Severo presso la stazione dove prestava servizio. Sul posto le forze dell’ordine e la Polizia Stradale.

“La notizia della scomparsa del carabiniere Sebastiano Marrone mi addolora profondamente. Un servitore dello Stato che ha perso la vita a seguito di un tragico incidente stradale in provincia di Foggia, nello svolgimento del proprio servizio. In questo momento di profonda tristezza, a nome mio e di tutta la Difesa esprimo vicinanza ai familiari, al comandante generale Salvatore Luongo e a tutti i colleghi dell’arma”, il cordoglio del ministro della Difesa, Guido Crosetto, in un post sull’account X del dicastero.

Tragedia sulla Monopoli-Castellana, auto si schianta contro muretto a secco: un morto sulla sp237

Un uomo di circa 60 anni è morto nella tarda mattinata di oggi in un incidente stradale avvenuto sulla provinciale che collega Monopoli a Castellana Grotte, in provincia di Bari.

Due i mezzi coinvolti: l’auto guidata dalla vittima e un trattore. Secondo una prima ricostruzione, il 60enne, forse per scansare il mezzo agricolo, è finito con l’auto contro un muretto a secco. Soccorso dal personale del 118, è morto poco al suo arrivo in ospedale. Sull’accaduto indagano gli agenti della polizia locale di Monopoli che procederanno al sequestro dei mezzi.

Tragedia a Bari, travolto sulla ss16: Bitonto piange il 25enne Cosimo Magro. Aperta inchiesta

È Cosimo Magro il 25enne di Bitonto tragicamente scomparso questa mattina all’alba sulla ss16 all’altezza dei curvoni di Palese.

Il giovane rientrava da una serata e si è fermato per prestare soccorso ad un’auto incidentata (su cui viaggiavano alcuni suoi amici). Il 25enne è sceso ma è stato travolto da un’altra vettura (che forse ha cercato di evitare l’auto incidentata), un altro ragazzo è rimasto ferito.

Il conducente dell’auto che ha travolto il 25enne si è fermato poco più avanti. È stato sottoposto a test per alcol e droga, la sua posizione è al vaglio della Procura di Bari che – come da prassi – ha aperto un fascicolo per omicidio stradale.

La salma di Magro è stata portata all’istituto di Medicina legale del Policlinico dove verrà effettuata l’autopsia.

Tragedia a Bari, si ferma per prestare soccorso ma viene travolto da auto sulla ss16: muore 25enne di Bitonto

Tragedia all’alba sulla ss16 a Bari all’altezza dei curvoni di Palese. Un 25enne di Bitonto è stato travolto da un’auto dopo che si era fermato per soccorrere un altro veicolo fermo.

La vittima era in compagnia di amici e stava rientrando da una serata.  Sul posto sono intervenuti il 118, i Carabinieri e la Polizia Locale. Per il giovane non c’è stato nulla da fare.

Un amico della vittima è rimasto ferito ed è stato trasportato dal personale del 118 all’ospedale San Paolo di Bari. Il traffico è stato paralizzato. Il conducente dell’auto che ha travolto il 25enne si è fermato poco più avanti. Sottoposto a test per alcol e droga, la sua posizione è al vaglio della Procura di Bari che ha aperto un fascicolo per omicidio stradale.

Cade dal ponteggio durante lavori, il 58enne Matteo Di Perna non ce l’ha fatta: morto dopo due giorni di agonia

Non ce l’ha fatta l’operaio di 58 anni Matteo Di Perna, di Carpino (Foggia), caduto dal ponteggio di una palazzina su cui stava lavorando il 24 ottobre scorso. Troppo gravi le lesioni riportate nella caduta da diversi metri di altezza.

È deceduto nella serata di ieri presso l’ospedale Casa sollievo della sofferenza di San Giovanni Rotondo, dove era stato portato in codice rosso. La conferma arriva dal sindaco del comune garganico, Rocco di Brina, che sottolinea “il dolore personale e dell’intera comunità per un uomo, un lavoratore conosciuto e benvoluto da tutti”. Indagini sono in corso da parte dei carabinieri.

Giallo al cimitero, sparite le ossa di un bimbo morto 61 anni fa. La sorella: “Ditemi dove sono”

Un vero e proprio mistero. Ci siamo recati al cimitero di Modugno dove sono sparite le ossa di un bimbo morto 61 anni fa. Abbiamo raggiunto Annamaria per cercare di accendere i riflettori su una storia davvero oscura. La sorella del piccolo bimbo morto a 4 mesi ripercorre le varie tappe. Sono tanti i dubbi attorno alla vicenda. Nel video allegato tutti i dettagli e l’appello di Annamaria.

Galatina, neonato muore un’ora dopo la nascita per asfissia: a processo l’ex primario di Ostetricia e due medici

Due medici e l’ex primario del reparto di Ostetricia e Ginecologia dell’ospedale “Santa Caterina Novella” di Galatina sono a processo per la morte di un neonato deceduto il 27 agosto 2020 un’ora dopo essere venuto al mondo.

Nell’udienza preliminare celebrata dinanzi al gup Angelo Zizzari nel Tribunale di Lecce è stato disposto il proscioglimento per due ostetriche. Secondo la tesi sostenuta dall’accusa, fondata su una consulenza tecnica, il neonato avrebbe inalato del liquido amniotico misto a meconio, provocando una ostruzione delle vie respiratorie che lo avrebbero portato al decesso.

Ai medici è contestato il ritardo nell’esecuzione del taglio cesareo, disposto solo dopo un’ora dopo l’accertamento della presenza del liquido amniotico con meconio.

In più non sarebbe stato rilevato il Ph fetale, parametro che avrebbe consentito di verificare in modo oggettivo le condizioni del neonato prima dell’intervento del neonatologo. Le indagini sono scattate dopo la denuncia presentata dai Carabinieri.

Tragedia a Trani, 38enne trovato morto in un b&b: indagano i Carabinieri

Il corpo senza vita di un uomo di 38 anni di nazionalità rumena è stato trovato questa mattina nella stanza di un b&b a Trani. La vittima, residente in provincia di Reggio Calabria, era impiegato nel settore edile ed era in Puglia per motivi di lavoro.

A dare l’allarme è stato un suo collega e sono stati inutili i soccorsi prestati dal 118. Sul posto ci sono i carabinieri che dovranno ricostruire quanto accaduto. Non si esclude che il 38enne possa essere morto per cause naturali.

Bari, bimbo di sei mesi muore al Pediatrico. Il dolore della mamma: “Ho creduto nei medici voglio giustizia”

Di seguito il racconto della mamma del piccolo Miracle, un bambino di appena sei mesi morto all’ospedale Pediatrico di Bari, diffuso dall’Associazione Sicilia Risvegli Onlus.

“Il 27 ottobre 2023 sono rimasta incinta. Come di consueto, tutti i mesi facevo i controlli di routine, anche privatamente. Andavo a farli dal mio ginecologo di fiducia. Andava tutto perfettamente bene, le ecografie erano regolari. Al 5° mese ho fatto la morfologica e mi è stato consigliato di fare una seconda morfologica di II livello presso un centro specializzato. Tempestivamente ho chiesto al mio ginecologo di fare richiesta per la morfologica di II livello, per approfondire, in un ospedale specializzato a Terlizzi (Bari).

Dopo il suo interessamento, dalla struttura mi hanno invitata ad inviare la richiesta via email. Quindi, dopo averla ricevuta, mi hanno detto per telefono, a anche via email: “Signora, non c’è bisogno che venga, è tutto regolare”. Le stesse cose sono state dette anche al mio ginecologo, che faceva parte dello stesso ospedale. La gravidanza è andata avanti senza problemi, anzi sentivo continuamente mio figlio che dava calci e si muoveva. Nel frattempo, ho continuato gli altri esami di routine. Arrivata al 7° mese di gravidanza ho fatto un’altra ecografia all’ospedale Santissima Annunziata di Taranto, dove mi è stato detto: “Signora, ci sono gravi problemi, deve andare fuori regione, la situazione è molto grave”.

Vista la situazione critica, mi sono messa subito in contatto con diversi ospedali per fare un ulteriore accertamento, per verificare e approfondire meglio. La RMN fetale è stata fatta, attraverso mie conoscenze, all’Ospedale Umberto I di Roma. I risultati: devastanti. Mi hanno detto chiaramente che il bambino era molto grave ed era meglio andare ad abortire fuori dall’Italia. Ma io ero già all’ottavo mese di gravidanza. Mi è stato consigliato di abortire in Belgio, in strutture a pagamento, e che ci avrebbero pensato loro stessi a fissare l’aborto spontaneo, cioè l’omicidio del mio bambino. Io non ci ho pensato due volte, ho detto: no, non vado ad abortire, non uccido mio figlio.

Da quel momento mi è crollato il mondo addosso, non riuscivo più a dormire e avevo ansia e tanta paura. Ho deciso di portare avanti la gravidanza con la consapevolezza di cosa potesse accadere in seguito. Più passavano i giorni è più l’ansia saliva e avevo bisogno di visite psicologiche, perché stavo veramente male. Avevo solo bisogno di qualcuno che mi ascoltasse e rassicurasse. Dopo varie ricerche e informazioni, siamo riusciti a trovare l’ospedale giusto che poteva seguire il mio ultimo mese di gravidanza e far nascere il bambino: il Gemelli di Roma, dove sono arrivata un mese prima del parto.

Mi sono trasferita a Roma con tutti gli altri miei figli, spese notevoli, ma ero costantemente seguita. Il 25 luglio 2024, a tarda notte, mentre mi trovavo in hotel, ho iniziato a sentire forti dolori e ho capito che mio figlio stava per nascere. Chiamata con urgenza l’ambulanza, sono stata portata al Gemelli. Nella mattinata del 26 luglio 2024, dopo ore di travaglio e ormai arrivata a una dilatazione di 4 cm, i medici si sono accorti che qualcosa non andava e hanno effettuato un cesareo d’urgenza. Non capivo più nulla, ho avuto un’emorragia, il bimbo si era staccato dalla placenta. Quando è nato l’ho chiamato Miracle, perché era un vero MIRACOLO: alla nascita ha pianto (mi avevano detto che non sarebbe accaduto) e io ho tirato un sospiro di sollievo e sono scoppiata a piangere di gioia, perché era vivo e non era come mi avevano detto i medici. Poiché avevano previsto che sarebbe morto, al momento della nascita mio figlio è stato subito battezzato alla presenza mia e di mia sorella. Ricordo che gli hanno messo la mascherina per la respirazione anche se lui respirava e piangeva.

Date le circostanze e dato quello che risultava dagli accertamenti pregressi, il piccolo Miracle è stato portato alla TIN (terapia intensiva neonatale) per ulteriori accertamenti. Vi è rimasto quasi 3 mesi, durante i quali ha subito due interventi agli occhi (cataratte) e hanno fatto anche la Peg, perché dicevano che non riusciva a deglutire e a mangiare. Dal momento della nascita pare che avesse bisogno delle mascherine, perché non riusciva a respirare da solo. I medici del Gemelli, specialisti del settore, erano sbalorditi dal fatto che, nonostante le previsioni che il bambino sarebbe dovuto morire o avere gravi handicap, la realtà dei fatti era diversa. Il piccolo aveva solamente lievi patologie di piccola entità. Ma lo stesso hanno certificato quanto riportato nella documentazione. Si trattava secondo loro di un vero miracolo. Dopo vari tentativi di trasferimento, e dopo quasi tre lunghi mesi di ricovero in terapia intensiva neonatale e in sub Tin del Gemelli di Roma, finalmente sono riusciti a trasferire mio figlio all’ospedale di Taranto, dove io abito da qualche anno. Miracle in questi tre mesi era migliorato tantissimo, riusciva persino a respirare da solo.

Una volta trasferito a Taranto, è rimasto alla TIN circa un mese, in modo che venisse organizzata tutta l’assistenza sanitaria di cui, secondo loro e in base alla documentazione, aveva bisogno. Nel frattempo mi è stato insegnato come poterlo gestire a casa. In questo secondo ospedale hanno fatto altri accertamenti, che secondo noi non servivano. Finalmente, dopo quasi un mese di ricovero, e dopo aver organizzato l’assistenza sanitaria domiciliare (che serviva poco) è stato portato a casa. Il 25 novembre 2024 il piccolo Miracle finalmente arriva a casa. Assistito, curato amorevolmente, andava tutto bene. Facevamo anche le prove togliendo le mascherine per la respirazione (lui respirava da solo). Eravamo molto felici, perché lui riusciva a respirare da solo, ci riconosceva perfettamente, era anche furbetto e conosceva i suoi fratellini.

Dopo un mese a casa, sempre monitorato con tutti i parametri, è accaduto l’imprevedibile. Subito dopo Natale, la sera del 26 dicembre 2024, dopo aver cambiato il pannolino, il mio amore Miracle per pochi secondi è apparso assente, i suoi parametri erano scesi e anche il respiro. Sono andata in panico, tempestivamente ho chiamato il 118. Mentre arrivava l’ambulanza, il piccolo si è ripreso. Dopo aver fatto dei controlli, hanno però deciso lo stesso di portarlo al pronto soccorso dell’ospedale Santissima Annunziata di Taranto. Arrivato al PS ci hanno detto che il piccolo aveva qualcosa al polmone e doveva essere trasferito a Bari e ricoverato in Rianimazione. Dopo tante insistenze, ci hanno detto che il piccolino doveva essere intubato perché era grave. Disgraziatamente ho ceduto, ho firmato per farlo intubare ed è stato trasferito in ambulanza all’ospedale Pediatrico Giovanni XXIII di Bari.

Da quel momento, era il 26 dicembre 2024, è iniziato il calvario di mio figlio e di tutti noi. Dopo tantissime radiografie per capire se effettivamente mio figlio avesse prima la bronchiolite, e poi la polmonite, le risposte non sono mai state chiare, e intanto lo tenevano intubato. Le radiografie che avevano fatto, da me richieste per verificare se fosse realmente vero quello che dicevano, non mostravano gravi danni, fino al punto di intubare un bambino di nemmeno sei mesi, e tenerlo sempre sedato. Lo hanno tempestato di cure e farmaci che non servivano a nulla, anzi peggioravano la sua salute. Col passare dei giorni ci hanno detto che lui non riusciva più a respirare da solo, era impossibile estubarlo, e che doveva assolutamente subire la tracheotomia. La tracheotomia a mio figlio non volevo assolutamente farla, ho rifiutato tante volte. Mi hanno minacciata che, se non li autorizzavo, si sarebbero rivolti alla magistratura. Sono stata messa in croce, con le spalle al muro, e sono stata obbligata a fargliela fare. Ed è stata la mia nostra rovina. Ho pianto notte e giorno, ero distrutta volevo solo indietro il mio bambino sano e salvo.

Dopo avergliela fatta fare sembrava che tutto fosse andato bene. Una settimana dopo la situazione è precipitata. Entravo tutti i giorni in Rianimazione, un giorno prima mi sono accorta che i parametri non erano più regolari. I medici della rianimazione dicevano che il piccolo aveva un po’ di febbre, ma io avevo uno strano presentimento. Guardando il mio bambino gli ho detto: amore mio, ti porterò via prima possibile. Lui mi ha guardata, mi ha stretto la mano, piangeva. Quella sera del 23 gennaio 2025 sono rimasta fino a tardi fuori dalla Rianimazione, avevo intuito che c’era qualcosa che non andava.

Improvvisamente, a tarda notte del 24 gennaio 2025 ho ricevuto una prima telefonata dalla Rianimazione: il bambino si era molto aggravato. Un altra telefonata verso le 5 del mattino: la situazione era gravissima e il bambino ci stava lasciando. Alle 7 di mattina del 24 gennaio 2025 ho ricevuto la terribile telefonata in cui mi è stato comunicato che mio figlio Miracle era morto. Da quel momento, una parte della mia vita è andata via con lui. Perché mio figlio è morto? Per quale motivo? Questi sono i miei tormenti, che mi porterò dietro fino a quando non avrò giustizia per mio figlio Miracle.

Ho creduto nei medici, mi sento in colpa per averlo fatto. Sono stata presa in giro da questi fantomatici medici: nonostante non fosse grave come avevano prospettato, hanno sperimentato sulla pelle di mio figlio. Ho voluto raccontare la storia di Miracle per comunicare a tutte le altre famiglie che si troveranno in questa situazione: prima di prendere delle decisioni, pensateci mille volte, ed aprite bene gli occhi. Voglio che questa mia atroce storia diventi di dominio pubblico. Aggiungo che ho tutti gli audio e anche i video su quello che dicevano questi “medici”. Fino a quando sarò in vita chiederò giustizia per mio figlio Miracle ucciso dalla sanità Italiana”.

Tragedia a Martina Franca, travolto da auto sulle strisce pedonali: muore 78enne medico in pensione

Un uomo di 78 anni, medico in pensione, è morto dopo essere stato investito mentre attraversava sulle strisce pedonali nei pressi della stazione ferroviaria di Martina Franca (Taranto).

L’incidente è avvenuto ieri sera, intorno alle 21.30. Secondo una prima ricostruzione, l’anziano è stato colpito da una Ford Fiesta guidata da un uomo di 48 anni che si è subito fermato per soccorrerlo.

Alcuni passanti hanno allertato il 118 e i carabinieri. E’ intervenuta anche la polizia locale. Il ferito è stato trasportato all’ospedale della Valle d’Itria, dove è deceduto poco dopo il suo arrivo. L’auto è stata posta sotto sequestro, mentre la posizione del conducente è al vaglio degli inquirenti.