Omicidio Dogna a Santo Spirito, il carabiniere in aula: “In casa trovati gli strumenti usati da Rizzi”

Franco Dogna, 63 anni, è stato ucciso con 85 coltellate nella sua abitazione nel quartiere Santo Spirito di Bari, tra il 6 e il 7 gennaio 2025. Sulla scena del delitto i carabinieri hanno trovato e repertato un forchettone da cucina, un paio di forbici e il manico di un coltello senza lama, oltre a tracce di sangue.

A raccontarlo è stato un carabiniere ascoltato in aula durante il processo. Per l’omicidio è imputato il 43enne Antonio Rizzi, arrestato pochi giorni dopo il fatto nell’ambito di indagini coordinate dalla pm Carla Spagnuolo.

Secondo l’accusa, il delitto sarebbe avvenuto al culmine di una lite: Rizzi ha parlato di contrasti legati all’uso di droga, ma l’autopsia ha escluso che la vittima avesse assunto stupefacenti.

Testimoni hanno riferito che in passato Dogna aveva aiutato Rizzi a intraprendere un percorso in comunità. Dopo l’omicidio, Rizzi avrebbe pianificato una fuga all’estero, ma è stato fermato dai carabinieri. I due si conoscevano da anni. Il processo è stato rinviato al 23 marzo.

Lite per spaccio ad Altamura, 30enne accoltellato: arrestato 65enne. Ai domiciliari con braccialetto elettronico

I Carabinieri della Stazione di Altamura hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari, con applicazione del braccialetto elettronico, emessa dal G.I.P. del Tribunale di Bari nei confronti di B.G., cl. 1961, ritenuto gravemente indiziato del reato di tentato omicidio commesso con un coltello (fatta salva la valutazione nelle fasi successive con il contributo della difesa).

Il provvedimento cautelare scaturisce da una attività investigativa condotta dai militari dell’Arma, che ha consentito, in tempi particolarmente celeri, di procedere alla completa ricostruzione dei fatti e di delineare il quadro indiziario a carico dell’indagato.

Secondo quanto emerso nel corso delle indagini, l’episodio, verificatosi nella serata del 24 gennaio 2026, sarebbe maturato per futili motivi, riconducibili a contrasti nell’ambito di una presunta attività di spaccio al dettaglio di sostanze stupefacenti. Nel corso dell’aggressione sarebbe rimasto ferito per due coltellate al petto D.F., cl. 1996, vittima del gesto.

L’immediata acquisizione delle testimonianze, unitamente ai riscontri investigativi e agli accertamenti svolti nell’immediatezza dell’evento, ha permesso ai Carabinieri di ricostruire puntualmente la dinamica dell’accaduto e di sottoporre gli elementi raccolti all’Autorità Giudiziaria, che ha condiviso l’impianto accusatorio adottando la misura cautelare.

È importante sottolineare che il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari e che, all’esecuzione della misura cautelare odierna, seguirà l’interrogatorio di garanzia e il confronto con la difesa dell’indagato, la cui eventuale colpevolezza, in ordine ai reati contestati, dovrà essere accertata in sede di processo nel contraddittorio tra le parti

Lucia Salcone morta in un incidente stradale, arrestato il marito Ciro Caliendo: “Ha simulato tutto”

La Polizia stradale di San Severo e la Squadra mobile di Foggia hanno arrestato Ciro Caliendo, il 48enne accusato dell’omicidio volontario premeditato della moglie, la 47enne Lucia Salcone, morta il 27 settembre 2024 in quello che, secondo gli inquirenti, sarebbe stato un incidente stradale simulato.

Il sinistro avvenne lungo la provinciale 13 nelle campagne di San Severo, città di residenza dei coniugi. L’auto su cui Salcone viaggiava insieme al marito era andata a fuoco e il corpo della donna fu ritrovato carbonizzato. Il 48enne, indagato per l’omicidio già dalle settimane successive all’incidente, da stamattina è in carcere.

Precipita nel vano ascensore a Fasano, chiuse le indagini sulla morte di Clelia Ditano: 4 indagati per omicidio

La pm Livia Orlando della Procura di Brindisi ha notificato l’avviso di conclusione delle indagini alle 4 persone indagate per la morte di Clelia Ditano, la 25enne di Fasano morta dopo essere caduta nel vano dell’ascensore di una palazzina in via Saragat nella notte tra il 30 giugno e il 1° luglio 2024.

L’ipotesi di reato è quella di omicidio colposo. Imputati l’amministratore del condominio, il rappresentante legale della ditta incaricata della gestione e riparazione dell’impianto insieme con il responsabile tecnico e un dipendente.

Secondo quanto emerso dalla consulenza tecnica sull’impianto dell’ascensore effettuata lo scorso luglio una manomissione esterna, di tipo meccanico o elettrico, ha causato un’alterazione dei sistemi di sicurezza delle porte di piano. Clelia perse la vita dopo un volo di quasi 10 metri nella tromba dell’ascensore.

Le indagini hanno accertato come la manutenzione dell’ascensore non era mai stata effettuata “correttamente” ma solo “in maniera superficiale”. Secondo l’accusa tutti gli indagati hanno omesso “di effettuare le necessarie riparazioni, ovvero di mettere in sicurezza l’ascensore e comunque di inibire l’uso dello stesso a fronte della più volte accertata difettosità e consapevoli dell’enorme pericolo per l’incolumità dei condomini e di terzi. E di un rischio concreto di cadute accidentali nel vuoto all’interno della rampa dell’ascensore”.

 

Omicidio Abiuso a Valenzano, arrestati Luigi Guglielmi e Giovanni Partipilo: i retroscena. Decisivi i collaboratori

L’omicidio di Danilo Abiuso, il 22enne ucciso nel Barese il 14 novembre 2003, sarebbe maturato nell’ambito di una lotta tra clan rivali, ma incrocerebbe anche vendette personali per questioni passionali e le fibrillazioni interne ai gruppi criminali dopo l’omicidio del 15enne Gaetano Marchitelli, vittima innocente di mafia.

Lo hanno ricostruito le indagini dei carabinieri, coordinate dalla Dda di Bari che, 23 anni dopo, hanno arrestato due persone, il 43enne Luigi Guglielmi e il 40enne Giovanni Partipilo, ritenuti gli autori dell’omicidio.

La sera del delitto la vittima, dopo aver lasciato la fidanzata in una palestra di Triggiano, andò a bordo della sua Golf a Valenzano. Parcheggiò, iniziò una telefonata e pochi minuti dopo fu ferito da una raffica di colpi, almeno otto, risultati poi fatali. La Dda ha identificato i tre presunti esecutori materiali: Guglielmi, anche nel ruolo di mandante, Partipilo e il 40enne Francesco Luigi Frasca. Ai primi due l’ordinanza cautelare è stata notificata in carcere.

Nei confronti di Frasca il gip non ha riconosciuto la sussistenza delle esigenze cautelari. L’accusa, per tutti, è di omicidio volontario aggravato dal metodo mafioso, dalla premeditazione e dalla minorata difesa della vittima.

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, tre anni prima dell’omicidio, il 21 settembre 2000, Abiuso avrebbe fatto parte del commando ritenuto autore del ferimento all’addome di Luigi Guglielmi, all’epoca esponente del clan Strisciuglio. Alla base del gesto ci sarebbe stato l’interesse di uno dei componenti del commando per la moglie di Guglielmi. Qualche anno più tardi, il 2 ottobre 2003, fu ucciso a Carbonara Gaetano Marchitelli, colpito per errore da un proiettile vagante (tra gli assassini c’erano Partipilo e Frasca).

Il giorno dopo la sorella 16enne di Guglielmi fu brutalmente picchiata da un esponente del clan Strisciuglio per alcune rivelazioni fatte in ambienti criminali sul delitto Marchitelli. A seguito di questo episodio, Guglielmi decise di passare con i Di Cosola, con cui aveva legami familiari, e di vendicare anche l’agguato subito tre anni prima. Fondamentali, per la risoluzione del caso, le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia.

Omicidio Abiuso a Valenzano nella faida tra i clan Strisciuglio e Di Cosola: due arresti dopo 23 anni – VIDEO

I Carabinieri del Comando Provinciale di Bari hanno eseguito un’ordinanza applicativa di custodia cautelare, emessa dal Gip del Tribunale di Bari su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia, con la quale vengono riconosciuti gravi indizi di colpevolezza a carico di due persone, accusate a vario titolo dei delitti di omicidio premeditato ( in concorso aggravato dal metodo mafioso e dalle condizioni di minorata difesa) di Danilo Abiuso, 22enne ucciso la notte tra 14 e 15 novembre 2003 a Valenzano, a pochi chilometri da Bari.

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Le indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica – DDA – di Bari e sviluppate in più fasi dal Nucleo Investigativo dei Carabinieri per mezzo di servizi di osservazione, pedinamenti e attività tecniche, nonché supportate dalle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia, hanno consentito di raccogliere gravi indizi di colpevolezza a carico degli odierni arrestati – tra cui uno ritenuto reggente del clan Di Cosola, attivo sul territorio di Bari e provincia – e di individuare il movente del grave fatto delittuoso.

Secondo l’impostazione accusatoria accolta dal Gip (fatta salva la valutazione nelle fasi successive con il contributo della difesa), sono emerse le ragioni e le modalità esecutive del grave fatto criminoso, consumato in pieno centro a Valenzano la sera del 14 novembre 2003 nel mentre la vittima, 22enne originario di Bari, all’interno del proprio veicolo, era a telefono con un’altra persona.

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Nella circostanza, approfittando della distrazione del predetto, dunque delle condizioni di minorata difesa, gli indagati hanno esploso nei suoi confronti almeno 8 colpi di pistola cal. 22, provocandone poi il decesso.

L’evento delittuoso, inquadrato all’interno di un più ampio contesto criminale, ha visto la partecipazione diretta un appartenente al clan Di Cosola e di alcuni suoi parenti, all’epoca dei fatti giovani leve del sodalizio, coinvolti nella guerra di mafia avviata contro i membri del clan Strisciuglio.

È importante sottolineare che il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari e che, all’esecuzione della misura cautelare odierna, seguirà l’interrogatorio di garanzia e il confronto con la difesa dell’indagato, la cui eventuale colpevolezza, in ordine ai reati contestati, dovrà essere accertata in sede di processo nel contraddittorio tra le parti.

Omicidio Abiuso a Valenzano, svolta nelle indagini: arrestati i presunti autori dopo 23 anni

I carabinieri di Bari hanno arrestato i presunti autori dell’omicidio di Danilo Abiuso, 22enne ucciso la notte tra 14 e 15 novembre 2003 a Valenzano, a pochi chilometri da Bari. L’indagine è coordinata dalla Dda.

Le accuse nei confronti degli indagati sono di omicidio aggravato dalle modalità mafiose e dalla premeditazione. Maggiori dettagli saranno resi noti in una conferenza stampa che si terrà alle 10.30 in Procura a Bari.

Omicidio Dogna a Santo Spirito, visionati in aula i video: il killer Rizzi ripreso all’esterno dell’abitazione

Ieri mattina si è tenuta una nuova udienza nell’ambito del processo sull’omicidio di Francesco Dogna, l’informatico ucciso a coltellate nella sua abitazione di Santo Spirito.

Dogna fu trovato senza vita la mattina del 7 gennaio 2025 nel suo appartamento di via Torino. L’autopsia ha stabilito che fu colpito con 85 coltellate. A processo c’è Antonio Rizzi, 43enne in carcere da un anno.

Nel corso dell’udienza celebrata ieri sono stati ascoltati gli operatori della polizia giudiziaria e sono state visionate le immagini delle telecamere di
videosorveglianza esterne all’abitazione della vittima dove si vede l’imputato arrivare poco dopo le 23 e suonare al campanello. ”

“‘mbà Cicc”, le parole proferite da Rizzi appena arrivato. Prima di allontanarsi a piedi però, poco prima di mezzanotte, si vede sempre Rizzi prendere a calci il cancello dall’esterno. In aula erano presenti i legali di parte civile.

Omicidio Lopez, mamma Porzia dopo le condanne: “Giustizia fatta il nome di mia figlia un monito contro la mafia”

“Mia figlia non tornerà, ma il suo nome e la sua storia meritano giustizia e rispetto”. Sono queste le parole di Porzia Lopez, la mamma di Antonella, la 19enne uccisa per errore nella discoteca Bahia di Molfetta nel settembre 2024, dopo la sentenza che ha condannato l’assassino reo confesso, Michele Lavopa, a 18 anni di reclusione.

Palermiti Jr, accusato di detenzione e porto abusivo di pistola perché armato quella notte, è stato condannato a 4 anni e 6 mesi di reclusione. La richiesta era di 3 anni e 10 mesi. II 23enne Giuseppe Fresa, accusato di aver aiutato Lavopa a disfarsi della pistola, sconterà 2 anni. Ratificato anche il patteggiamento del quarto imputato, il 22enne Mario Ruta, accusato come Fresa di aver nascosto l’arma del delitto: sconterà 2 anni e 8 mesi.

La famiglia della vittima ha scelto di non costituirsi parte civile partecipando al processo solo come persona offesa. “La condanna rappresenta un passaggio rilevante sul piano della legalità per un delitto di inaudita gravità maturato in un contesto di violenza mafiosa che ha spezzato una vita innocente”, afferma il legale della famiglia.

“Nessuna sentenza, per quanto severa, potrà mai restituirle la figlia né colmare il vuoto. La giustizia può punire i colpevoli, ma non può sanare una ferita che accompagnerà per sempre chi è sopravvissuto”, ha poi aggiunto.

“La memoria di Antonella deve continuare a vivere come monito contro ogni forma di violenza mafiosa, affinché tragedie come questa non vengano mai considerate un prezzo accettabile da pagare”, conclude mamma Porzia.

Omicidio Lopez al Bahia di Molfetta: 18 anni al killer Michele Lavopa e 4 anni e 6 mesi per Palermiti jr

Michele Lavopa, il 22enne reo confesso dell’omicidio di Antonella Lopez, la 19enne uccisa per errore la notte del 22 settembre 2024 nella discoteca Bahia di Molfetta, con un colpo di pistola destinato ad Eugenio Palermiti, 21enne nipote omonimo del boss del quartiere Japigia, è stato condannato a 18 anni di reclusione.

L’accusa è di omicidio aggravato dalle modalità mafiose. I pm antimafia Fabio Buquicchio e Marco D’Agostino avevano chiesto una condanna a 20 anni di reclusione

Palermiti Jr, accusato di detenzione e porto abusivo di pistola perché armato quella notte, è stato condannato a 4 anni e 6 mesi di reclusione. La richiesta era di 3 anni e 10 mesi.

II 23enne Giuseppe Fresa, assistito dall’avvocata Ornella Calianno, accusato di aver aiutato Lavopa a disfarsi della pistola, sconterà 2 anni. Per lui erano stati chiesti 2 anni e 4 mesi, e 4.000 euro di ammenda.

Ratificato infine il patteggiamento del quarto imputato, il 22enne Mario Ruta, difeso dall’avvocato Andrea Casto, accusato come Fresa di aver nascosto l’arma del delitto: per lui sono stati chiesti 2 anni e 6 mesi, e 2mila euro di multa, ne sconterà 2 anni e 8 mesi.