Tragedia a Massafra, lite degenera in campagna. Accoltellato in diverse parti del corpo: muore 25enne

Tragedia a Massafra dove un 25enne di nazionalità afgana è deceduto dopo essere stato accoltellato al termine di una rissa. Secondo le prime ricostruzioni, la vittima è stata uccisa dopo un diverbio con un uomo che ha tirato fuori un coltello.

Il 25enne è stato colpito in diverse parti del corpo, inutile la corsa disperata in ospedale. Le ferite erano troppo profonde. Le indagini sono state avviate per fermare il responsabile e chiarire il movente del delitto.

Omicidio Di Giacomo, ergastolo per Vassalli. Il figlio della vittima sui social: “Ergastolo anche per la mia famiglia”

“C’è da essere contenti, ma non è una vittoria. Anche noi stiamo subendo un ergastolo, però senza sconti di pena. Tuttavia da una tragedia deve nascere una speranza. Nessuno deve subire quello che abbiamo subito noi”.

Inizia così il post pubblicato sui social da Luca Di Giacomo, il figlio di Mauro, il fisioterapista ucciso la sera del 18 dicembre 2023 a Poggiofranco sotto la sua abitazione.

Ieri Salvatore Vassalli, l’operaio 60enne di Canosa reo confesso dell’omicidio, è stato condannato all’ergastolo. “Nessuno deve essere vessato in questo modo. Occorre prendere delle contromisure serie perché purtroppo, in queste mondo, esiste la malvagità”, si legge nel post.

“Le persone feroci esistono, e vanno fermate. TUTTE. È successo a PAPÀ e a tanti altri. E non deve succedere più – conclude -. Non bisogna permettere a NESSUNO di poter cambiare arbitrariamente in peggio la propria vita. Solo così possiamo auspicare a un cambio di passo in quella che è una società malata”.

Omicidio Di Giacomo a Poggiofranco, Vassalli condannato all’ergastolo: “Ha agito con crudeltà e premeditazione”

La Corte di Assise di Bari ha condannato alla pena dell’ergastolo Salvatore Vassalli, l’operaio 60enne di Canosa di Puglia (Barletta-Andria-Trani) imputato per l’omicidio del fisioterapista 63enne barese Mauro Di Giacomo, ucciso la sera del 18 dicembre 2023.

Dopo oltre sette ore di camera di consiglio, i giudici (presidente Sergio Di Paola, a latere Michele Parisi) hanno ritenuto Vassalli responsabile di omicidio volontario aggravato dalla premeditazione, dalla crudeltà e dall’aver agito per motivi futili, come contestato dalla Procura, escludendo l’aggravante della minorata difesa.

Stando alle indagini della squadra mobile di Bari, coordinate dal procuratore aggiunto Ciro Angelillis e dal sostituto Matteo Soave, movente del delitto sarebbe una causa civile in corso tra la vittima e la figlia dell’imputato, per una manovra fisioterapica che avrebbe causato alla donna lesioni ad un braccio.

La sera dell’omicidio Vassalli, arrestato il 16 maggio 2024 e tuttora detenuto in carcere, attese Di Giacomo nel piazzale davanti la casa del professionista, nel quartiere Poggiofranco di Bari, e, dopo una breve discussione verbale, esplose sette colpi di pistola che colpirono la vittima al volto e alle spalle, per poi infierire sul corpo esanime di Di Giacomo – di qui l’aggravante della crudeltà – colpendo il volto con il calcio dell’arma. Le motivazioni della sentenza si conosceranno tra 90 giorni.

I giudici hanno, inoltre, condannato l’imputato a risarcire le parti civili costituite, la moglie e i due figli, assistiti dagli avvocati Michele Laforgia e Antonio Del Vecchio, con provvisionali immediatamente esecutive di 75mila euro per la moglie e 50mila per ciascuno dei due figli. “Sicuramente è stata fatta giustizia – il commento dell’avvocato Laforgia -. Nessuno può essere contento quando viene comminato un ergastolo, ma questo è stato un fatto drammatico per la famiglia e per la città”.

Omicidio Di Giacomo a Poggiofranco, oggi la sentenza. Vassalli rischia l’ergastolo: “Ho distrutto due famiglie”

È attesa nelle prossime ore la sentenza nei confronti di Salvatore Vassalli, il 59enne operaio di Canosa reo confesso dell’omicidio del fisioterapista barese Mauro Di Giacomo, ucciso il 18 dicembre 2023 a Poggiofranco con 7 colpi di pistola sotto la sua abitazione.

L’imputato ha fornito dichiarazioni spontanee questa mattina in Corte d’Assise, chiedendo scusa alla famiglia della vittima e alla sua. “Sono consapevole di aver distrutto la mia e la sua famiglia, e non me lo perdonerò ma. Vi giuro che non erano queste le mie intenzioni quella sera – le sue parole -. Da genitore, provo un enorme dispiacere nei confronti dei due figli per la perdita del padre e per tutta la brutta storia che li ha travolti, non chiedo loro perdono perché una persona che ti priva di un padre non può essere perdonato, ma spero che con il tempo il loro odio si plachi e trovino serenità nella vita”.

L’accusa ha invocato l’ergastolo per omicidio volontario pluriaggravato dalla premeditazione, dalla crudeltà e dalla minorata difesa della vittima.  Secondo quanto ricostruito l’agguato è durato “due minuti scarsi”: alle 20.22 le telecamere della zona hanno inquadrato l’auto di Di Giacomo che rientra verso casa. Tre minuti dopo, le stesse telecamere immortalano la macchina di Vassalli che va via. 

Vassalli ha sostenuto nei mesi scorsi di aver avuto una colluttazione con Di Giacomo e di essere stato colpito dal professionista con le buste della spesa che aveva in meno. Una versione che non combacia visto che le buste sono state trovate intatte e all’interno c’era tutto il contenuto.

A giugno è stata ascoltata Ornella Vassalli, la figlia dell’operaio, come testimone della difesa. Qualche anno fa aveva intentato una causa civile contro Di Giacomo per delle presunte manipolazioni, fatte dal fisioterapista durante una visita, che le avrebbero causato dei danni permanenti. E proprio nel rancore serbato da Salvatore Vassalli per quella vicenda ci sarebbe, per la Procura, il movente dell’omicidio.

Da suicidio a omicidio, così Vasienti è stato ucciso al San Paolo: arrestati 4 affiliati del clan Strisciuglio – VIDEO

Nel corso della mattinata la Polizia di Stato ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa – su richiesta di questa Direzione Distrettuale Antimafia – dal G.I.P. presso il Tribunale di Bari, nei confronti di quattro esponenti del clan Strisciuglio ritenuti, a vario titolo, responsabili dell’omicidio e, per tre di loro, anche del reato di estorsione, aggravati dal metodo mafioso, di VASIENTI Nicola, avvenuto la notte del 16 novembre 2016, all’interno della sua abitazione dove lo stesso era detenuto agli arresti domiciliari.

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Si tratta di accertamenti compiuti nella fase delle indagini preliminari che necessitano della successiva verifica processuale nel contraddittorio con la difesa. L’indagine, condotta dalla Squadra Mobile e coordinata da questa Procura Distrettuale, ha consentito di rivelare che l’uomo, apparentemente suicida, era in realtà stato deliberatamente ucciso nell’ambito di un regolamento di conti all’interno della consorteria mafiosa degli Strisciuglio, determinato dalla volontà del Vasienti di collaborare con la giustizia.

La mattina del 16 novembre, lo scenario che si presentava agli occhi degli investigatori era quello tipico di un suicidio. Tuttavia, ad un più attento esame dei luoghi, emergevano alcuni dettagli che inducevano gli inquirenti a svolgere ulteriori verifiche. Grazie, quindi, alle intercettazioni e alle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia, emergeva che Vasienti Nicola, stanco delle continue vessazioni patite da esponenti del clan Strisciuglio e amareggiato per l’assassinio del suo amico LUISI Luigi – deceduto il 14 novembre 2016 a causa delle ferite riportate nel corso di un agguato mafioso avvenuto il precedente 31 ottobre – aveva deciso di collaborare con la giustizia. Una collaborazione che avrebbe messo in pericolo il suo clan di riferimento.

Le indagini hanno, inoltre, consentito di accertare sia i ruoli che le singole responsabilità nell’omicidio ed individuare tanto il mandante quanto gli esecutori materiali, i quali avevano inscenato un’impiccagione mentre, in realtà, si era trattato di uno strangolamento.

È importante, tuttavia, sottolineare che il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari e che, all’esecuzione della misura cautelare, seguirà il confronto con la difesa dell’indagato, la cui eventuale colpevolezza, in ordine ai reati contestati, dovrà essere accertata in sede di processo, nel contraddittorio tra le parti.

Bari, Nicola Vasienti ucciso nella sua casa al quartiere San Paolo: arrestati esecutori e mandanti

Un’ordinanza di custodia cautelare in carcere è stata eseguita dalla polizia nei confronti dei presunti mandanti ed esecutori dell’uccisione del pregiudicato barese Nicola Vasienti, 44enne, che fu trovato morto nella sua casa nel quartiere San Paolo di Bari il 16 novembre del 2016.

Vasienti, che era agli arresti domiciliari, era ritenuto vicino al clan mafioso Strisciuglio. Gli arresti sono stati disposti dal gip su richiesta della Direzione distrettuale antimafia di Bari.

Quando fu trovato il cadavere, la vicenda fu inquadrata come un suicidio ma oltre un anno dopo la procura aprì una indagine per omicidio sulla base di alcuni elementi raccolti dalla squadra mobile.

L’abitazione era chiusa dall’interno, ma una finestra era aperta. Il cadavere di Vasienti fu trovato sul pavimento con evidenti segni di soffocamento dovuti apparentemente all’impiccagione avvenuta con un lenzuolo attaccato ad un bastone appendiabiti dell’armadio della camera da letto. Ma la posizione del cadavere, la distanza dall’armadio, non parvero compatibili con il suicidio.

I dettagli dell’operazione verranno resi noti nel corso di una conferenza stampa programmata per le ore 10:30 in procura alla presenza del procuratore, Roberto Rossi.

Omicidio a Mariotto, Lucia uccisa con venti forbiciate dal marito: disposta la perizia psichiatrica per l’uomo

La Corte di Assise di Bari ha disposto una perizia psichiatrica per il 75enne Vincenzo Visaggi, imputato – reo confesso – per l’omicidio della moglie, la 74enne Lucia Chiapperini, uccisa con più di venti colpi di fobici la mattina del 18 aprile scorso a Mariotto, frazione di Bitonto, nel Barese.

Il perito dovrà verificare la capacità di intendere e volere al momento del fatto, la capacità di stare in giudizio e la pericolosità sociale. Si tornerà in aula a marzo per l’esame del perito. Intanto i giudici, sulla base di una nota trasmessa dal carcere di Trani dove l’uomo è detenuto, hanno disposto il ricovero provvisorio dell’imputato – non ancora eseguito – in una struttura psichiatrica con piantonamento.

Stando alle indagini dei carabinieri, coordinate dalla pm Angela Maria Morea, l’uomo colpì a morte la moglie al culmine dell’ennesimo litigio. Da qualche giorno la donna aveva lasciato l’abitazione coniugale proprio a causa delle continue discussioni e dopo essere stata minacciata dal marito con un coltello. Quella mattina, dopo l’ennesima lite al telefono, la moglie era tornata a casa per un chiarimento.

Lì, ad attenderla, c’era lui con un paio di forbici in mano. L’omicidio fu interamente registrato ‘in direttà, in audio, dalle telecamere installate all’interno della loro abitazione. Fu il marito a chiamare il 112. Finì in cella il giorno stesso e ora è a processo per omicidio volontario, in attesa di perizia psichiatrica.

Omicidio Lello Capriati a Torre a Mare, pistola portata via dal luogo del delitto: Angela De Cosmo a processo

Rinviata a giudizio Angela De Cosmo, la 36enne che si trovava in compagnia del pregiudicato Raffaele Capriati, detto Lello, la sera del 1 aprile 2024 quando l’uomo, nipote del boss Antonio Capriati di Barivecchia, fu ucciso a colpi di pistola in un agguato.

L’accusa è di detenzione e porto illegale d’arma da fuoco con l’aggravante dell’agevolazione mafiosa. Il processo prenderà il via il 3 febbraio 2026.

Stando alle indagini quando Capriati fu colpito e ferito a morte, De Cosmo avrebbe nascosto la pistola che l’uomo aveva con sé e ne avrebbe fatto perdere le tracce. L’arma, notata da alcuni testimoni, non è più stata trovata.

La donna quella sera si trovava alla guida della Fiat 500 a bordo della quale, come passeggero, c’era Capriati. I due avevano trascorso la serata insieme nel quartiere Torre a Mare.

In via Bari l’auto fu avvicinata da una moto con a bordo due persone, una delle quali sparò i colpi di pistola che uccisero Capriati. Per gli inquirenti, la pistola che il pregiudicato aveva con sé cadde quando il suo corpo fu spostato sulla barella: De Cosmo, a quel punto, l’avrebbe presa e nascosta.

Omicidio a Ceglie, il 38enne indiano Singh ucciso per testare una pistola: condanna di 17 anni a due minorenni

I due ragazzini minorenni coinvolti nell’omicidio di Nardev Singh, il 38enne indiano senza fisso dimora ucciso il 23 maggio 2024 in un rudere abbandonato a Ceglie del Campo, sono stati condannati a 17 anni di reclusione.

La sentenza è arrivata al termine del processo con il rito abbreviato. La vittima fu uccisa per testare una pistola comprata da poco su un bersaglio umano. I due condannati, all’epoca dei fatti 17enni, entrarono in azione con il 22enne Paolo Natale Guglielmi, indagato dalla Procura ordinaria.

Entrambi sono detenuti nel carcere minorile Fornelli di Bari e sono stati condannati per omicidio volontario. Rispondono anche di porto e detenzione abusiva d’arma da fuoco e ricettazione. Il giudice non ha riconosciuto la premeditazione come richiesto dalla Procura.

I tre, dopo aver comprato una pistola per 250 euro e averla provata su alcuni oggetti, decisero di testarla su un bersaglio umano. Per questo si spostarono al casolare abbandonato di Ceglie del Campo e spararono due colpi verso la vittima, di cui uno la raggiunse al petto. Restano indagati a piede libero altri tre maggiorenni che avrebbero aiutato i giovani a fuggire.

Imprenditori uccisi 25 anni fa a Brindisi: confermato l’ergastolo per i fratelli Enrico e Cosimo Morleo

La Corte d’Assise d’Appello di Lecce ha confermato l’ergastolo per Ernico e Cosimo Morleo, di 59 e 60 anni, ritenuti responsabili degli omicidi degli imprenditori Salvatore Cairo e Sergio Spada, avvenuti a Brindisi tra il 2000 e il 2001.

È stata esclusa l’aggravante del metodo mafioso, l’isolamento diurno è stato ridotto a 8 mesi per Enrico (rispetto ai 12 mesi inflitti in primo grado) e a 2 anni per Cosimo (rispetto ai 3 anni).

I resti di Salvatore Cairo, scomparso il 6 maggio di 24 anni fa, sono stati trovati in un pozzo della zona industriale della città il 20 dicembre dell’anno scorso. Era stato uno dei due fratelli, Enrico Morleo, a dichiarare nel corso dibattimento celebrato davanti alla Corte di assise di aver “fatto a pezzi” il cadavere di Cairo, ma di non averlo ucciso.

Il corpo di Sergio Spada fu trovato invece il 19 novembre 2001, poche ore dopo la scomparsa, nel piazzale di un’area di servizio dismessa sulla tangenziale di Brindisi. Secondo la Procura di Brindisi, che per i due fratelli aveva chiesto l’ergastolo, Enrico sarebbe stato l’esecutore materiale di entrambi gli omicidi, mentre il fratello Cosimo il mandante in quanto avrebbe voluto liberarsi di due concorrenti nei suoi affari legati alla vendita di articoli per la casa.