Cuori disegnati sulla sabbia, un messaggio d’amore di un papà per la figlia in ospedale: la foto commuove il web

Decine di cuori disegnati sulla spiaggia del porticciolo di Torre Vado. Dietro lo scatto diventato virale sul web si nasconde una storia profonda e un messaggio d’amore di un papà per la figlia piccola in ospedale.

La fotografia scattata dall’alto da Antonio Pellico ha commosso tutti. La piccola è finita in sala operatoria per sottoporsi a un delicato intervento agli occhi.

Acquaviva, all’ospedale Miulli un farmaco cura ipoglicemie gravi: usato per la prima volta su donna 40enne

All’ospedale Miulli di Acquaviva delle Fonti (Bari) è stato usato per la prima volta il farmaco tirzepatide per trattare forme gravi di ipoglicemia, che non possono essere controllate non con i trattamenti convenzionali.

Lo annuncia il presidio sanitario in una nota, sottolineando che il caso è descritto sulla rivista scientifica ‘Jcem case reports’, della Oxford university press, e “apre nuove prospettive terapeutiche per i pazienti che, a seguito di interventi chirurgici allo stomaco o al duodeno, sviluppano alterazioni nel controllo del glucosio”.

Il farmaco è stato somministrato nell’unità di Endocrinologia su una donna di 40 anni, affetta da ipoglicemie severe e ricorrenti dal 2020, dopo un intervento di rimozione totale di stomaco e duodeno e la conseguente necessità di nutrizione endovenosa. Nonostante numerosi tentativi terapeutici, le crisi ipoglicemiche continuavano a verificarsi più volte al giorno, con gravi ripercussioni sulla qualità della vita.

E’ stato quindi compreso che la paziente, priva di stomaco e duodeno, mostrava un deficit degli ormoni Gip e una ridotta secrezione di Glp-1, determinando un’eccessiva risposta insulinica, causa delle ipoglicemie. Sulla base di questa ipotesi, gli endocrinologi del Miulli hanno introdotto la tirzepatide, un farmaco che agisce contemporaneamente sui recettori di Gip e Glp-1, ripristinando in parte il controllo ormonale mancante.

Per la paziente si tratta di “un miracolo dopo più di sei anni. È fantastico uscire senza portarsi dietro le fiale di glucosio e senza la paura di ipoglicemie continue o di sentirsi male e svenire per strada”. “La tirzepatide – conclude il direttore dell’unità, Sebastio Perrini – potrebbe rappresentare un’opzione promettente anche per pazienti non diabetici e non obesi, con ipoglicemie legate a interventi gastrici o a disturbi dell’assorbimento intestinale”.

Ospedale di Gaza distrutto dalle bombe israeliane: il 25enne Baraa accolto al De Bellis di Castellana per le cure

È arrivato nei giorni scorsi all’ospedale Saverio De Bellis di Castellana Grotte, in provincia di Bari, il 25enne palestinese Baraa, affetto da una grave malattia intestinale cronica.

Il giovane, di Gaza, aveva dovuto interrompere le terapie a causa della distruzione della struttura sanitaria, colpita dai bombardamenti israeliani, dove era in cura insieme alle sorelle Rawan e Bodour.

“Dopo settimane di attesa al Cairo, e grazie a una complessa rete di solidarietà istituzionale, Baraa – evidenzia l’istituto a carattere scientifico De Bellis – potrà finalmente riprendere il proprio percorso terapeutico”.

Ad accoglierlo nella struttura, riconosciuta come centro di riferimento nazionale per le malattie infiammatorie croniche intestinali (Ibd), sono stati il presidente del Consiglio d’indirizzo e verifica Enzo Delvecchio, e il commissario straordinario Luigi Fruscio.

“Accogliere Baraa significa dare concretezza ai valori di umanità e solidarietà – ha detto Delvecchio – che da sempre ispirano il nostro Istituto. Ringrazio tutti coloro che, in Italia e all’estero, hanno contribuito a rendere possibile il suo arrivo e a garantire il diritto alla cura di un giovane la cui vita era sospesa nell’attesa di un visto. Oggi la solidarietà si traduce in un fatto: Baraa è qui, e riceverà le cure di cui ha bisogno”.

Il reparto Ibd, diretto dal dottor Mauro Mastronardi, ha già esaminato la documentazione clinica e predisposto il piano di cura personalizzato, mentre il direttore sanitario, Roberto Di Paola, e l’anestesista Pierfrancesco Di Masi, hanno seguito ogni passaggio formale legato all’accoglienza sanitaria.

Bari, 39enne di Bitonto va in ospedale con una ferita d’arma da fuoco al piede: “Mi hanno sparato”

Un 39enne, originario di Bitonto, si è presentato nelle scorse al Pronto Soccorso dell’ospedale San Paolo di Bari con una ferita da arma da fuoco ad un piede.

Ai medici e alla Polizia ha raccontato di essere riuscito a salvarsi da un agguato sotto casa. In azione alcuni individui incappucciati, l’uomo è stato poi raggiunto da un proiettile al piede. L’episodio sarebbe avvenuto due giorni fa, sono state avviate le indagini.

Bari, equipe dell’ospedale San Paolo a casa dei pazienti con Parkinson: “Progetto che mette la persona al centro”

I medici, infermieri e tecnici dell’unità operativa di Neurologia dell’ospedale San Paolo di Bari escono dalle corsie per raggiungere i pazienti affetti da malattia di Parkinson e disturbi del movimento direttamente nelle proprie abitazioni.

Il merito è di un progetto avviato a ottobre con il coordinamento del dipartimento assistenza territoriale della Asl Bari, che permette di effettuare visite specialistiche domiciliari programmate, in collaborazione con fisiatri, geriatri e cardiologi. Successivamente è previsto il tele monitoraggio per il controllo a distanza dei parametri clinici.

“Con il nuovo progetto di assistenza integrata – spiega Salvatore Misceo, responsabile della Neurologia del San Paolo – vogliamo garantire continuità clinica, tempestività di risposta e qualità di vita a chi convive con gravi patologie neurologiche. È un modello che mette la persona al centro, unendo le competenze dell’ospedale alla prossimità del territorio”.

Il progetto, spiega la Asl Bari in una nota, nasce dall’esperienza maturata nel 2022, quando l’équipe del San Paolo – composta da neurologi, tecnici di neurofisiopatologia e infermieri – ha effettuato prestazioni domiciliari di elettroencefalografia per pazienti affetti da epilessia e gravi esiti neurologici.

L’iniziativa ha mostrato come la presa in carico a domicilio migliori la qualità dell’assistenza e riduca gli accessi impropri in ospedale, specialmente per persone non più in grado di spostarsi.

Da questa esperienza è emersa la necessità di strutturare un percorso stabile per pazienti con malattia di Parkinson, che spesso richiede monitoraggi continui e trattamenti specialistici complessi.

Corato, pasti preparati a 20 chilometri e trasportati in modo irregolare. Blitz dei Nas in ospedale: multata ditta

Nell’ambito delle attività di controllo finalizzate a garantire la sicurezza alimentare e la corretta gestione dei servizi di ristorazione nelle strutture sanitarie pubbliche, i Carabinieri del NAS di Bari hanno effettuato un’ispezione presso l’ospedale di Corato.

Durante la verifica è stato accertato che la fornitura dei pasti destinati ai degenti da parte della ditta appaltatrice non avveniva a temperatura controllata, in violazione delle normative igienico-sanitarie e delle prescrizioni contrattuali previste per il servizio di catering ospedaliero.

In particolare, i Carabinieri hanno accertato che i pasti venivano trasportati dal centro cottura, situato ad oltre 20 chilometri di distanza, all’interno di carrelli termici non collegati alla rete elettrica. Le misurazioni effettuato hanno evidenziato che sia i pasti freddi, che devono essere mantenuti tra 0°C e 4°C, sia quelli caldi, che devono essere serviti a circa 93°C, presentavano temperature comprese tra 19 e 20°C.

Le irregolarità riscontrate evidenziano una gestione non conforme del trasporto e della conservazione degli alimenti, con potenziali rischi per la sicurezza alimentare e per la salute dei pazienti ricoverati.

Al termine del controllo, i Carabinieri del NAS di Bari hanno elevato una sanzione amministrativa di 2.000 euro nei confronti della ditta incaricata della fornitura dei pasti.

L’attività rientra tra le verifiche svolte dal NAS per la tutela della salute pubblica, con particolare attenzione alla protezione dei soggetti più deboli e fragili assistiti nelle strutture sanitarie.

Bari, all’ospedale San Paolo tecnica innovativa per il cuore: micro catetere per ripristinare l’afflusso di sangue

La cardiologia dell’ospedale San Paolo di Bari è tra i primi centri in Italia ad aver impiegato una tecnica innovativa per trattare le occlusioni coronariche croniche totali.

La procedura, spiega la Asl Bari in una nota, si avvale di un micro catetere, mai usato finora, grazie al quale è possibile ripristinare il corretto afflusso di sangue al cuore, con un intervento mininvasivo che evita di ricorrere all’unico approccio chirurgico del bypass aorto coronarico o, in alcuni casi, di non poter procedere con la rivascolarizzazione.

La procedura ha curato un uomo di 69 anni affetto da occlusione dell’arteria interventricolare anteriore, la più importante delle coronarie. Ad eseguire l’intervento è stato il dottor David Rutigliano con il supporto dell’equipe medica e infermieristica del laboratorio di Emodinamica del San Paolo.

“La tecnica con il microcatetere – spiega – è una valida alternativa per il paziente che in passato non veniva trattato o poteva essere curato solo con bypass. In mani esperte garantisce buoni risultati, circa il 95% di successo, e con meno rischi periprocedurali”.

Bari, bimbo di 13 giorni muore al Policlinico. La perizia: “Batterio escherichia coli contratto in ospedale”

Svolta nell’inchiesta sulla morte del piccolo Enea, il neonato deceduto al Policlinico di Bari a soli 13 giorni dalla nascita per un’infezione nel 2022. Secondo quanto stabilito dai consulenti nominati dal Tribunale civile di Bari il piccolo, nato prematuramente a sette mesi, ha contratto il batterio escherichia coli dopo essere venuto al mondo.

La mamma era infatti risultata positiva al batterio escherichia coli durante la gravidanza, ma al momento della nascita il piccolo stava bene. L’infezione è stata diagnosticata dopo quasi 10 giorni di ricovero e il batterio è risultato essere di un ceppo diverso da quello della madre. L’infezione, secondo i periti, è da ritenersi nosocomiale.

“Laa presenza di un patogeno con profilo di resistenza ‘nosocomiale’ permette di ritenere che le procedure di prevenzione delle infezioni nosocomiali non siano state pienamente rispettate”, si legge nella relazione, e “tale infezione, per le sue caratteristiche microbiologiche e modalità di presentazione, è da ritenersi una infezione nosocomiale, ascrivibile a inadeguata osservanza delle misure di prevenzione delle infezioni nosocomiali. Tale infezione, nel caso concreto, sarebbe stata prevenibile con l’adeguata osservanza di misure di prevenzione delle infezioni”.

D’altro canto, spiegano i periti, “nulla può essere imputato ai sanitari in termini di tempestività della diagnostica, del supporto delle funzioni vitali e della terapia antibiotica al momento del verificarsi di tale episodio settico, ovvero nelle fasi precedenti allo stesso”, e dunque la morte del piccolo “è interamente imputabile alla gravità stessa dello shock settico e non a inadeguata cura prestata dai sanitari”.

I medici provarono a salvarlo, ma morì per uno shok settico. Le strade per la conclusione della vicenda sono ora due: il risarcimento dei danni da parte del Policlinico di Bari nei confronti dei familiari di Enea o l’instaurazione di un processo civile. I genitori del piccolo sono stati assistiti dall’avvocato Andrea Marzorati.

Molfetta, entra in sala alle 8 e dopo quattro ore viene trasferito a Bari: “Non possiamo operarlo manca l’acqua”

“Vorrei denunciare una situazione molto grave. Mio padre era ricoverato da due giorni in ospedale a Molfetta, questa mattina hanno deciso di operarlo d’urgenza”. Inizia così il racconto di un nostro lettore che ha voluto denunciare un caso di malasanità.

“E’ entrato in sala operatoria alle 8 in condizioni gravi. Alle 12 i medici sono usciti e mi hanno detto che non si poteva procedere con l’operazione perché mancava l’acqua – continua -. Siamo stati costretti a portarlo d’urgenza all’ospedale San Paolo di Bari in ambulanza, in condizioni critiche”

“Ditemi voi se è normale che in un ospedale possa mancare l’acqua e che non si possa procedere con un intervento urgente”, conclude rammaricato.

La precisazione dell’Asl Bari

“Non un caso di malasanità” ma un guasto assolutamente imprevedibile che ha causato il blocco di entrambe le pompe della centrale idrica dell’Ospedale di Molfetta. L’interruzione delle attività in sala operatoria è durata dalle ore 11 alle 13,30, il tempo strettamente necessario affinchè i tecnici potessero riparare il guasto. Il trasferimento in altro Ospedale del paziente, che al momento del guasto stava per entrare in sala operatoria, è stato attuato in via del tutto precauzionale non essendo possibile prevedere i tempi di ripristino che in ogni caso, vista la prontezza dell’intervento dei tecnici, sono stati notevolmente ridotti”, si legge nella nota.