Tragedia di Verona, casolare esplode durante lo sgombero: morti 3 carabinieri. Tra loro il pugliese Marco Piffari

Il 56enne Luogotenente Marco Piffari, uno dei tre carabinieri morti a Castel D’Azzano, era originario di Taranto. La tragedia ha scosso l’Italia intera, oltre a lui hanno perso la vita il Carabiniere Scelto Davide Bernardello e il Brigadiere Capo Valerio Daprà.

Nell’esplosione sono rimasti feriti altri 11 carabinieri, tre poliziotti e un vigile del fuoco, tutti ricoverati nei vari ospedali della provincia scaligera, per ustioni e ferite ma non in pericolo di vita. Questo è il bilancio totale dell’esplosione del casolare avvenuta nelle prime ore di oggi nel piccolo comune a sud di Verona, dove tre fratelli avevano saturato i locali con il gas per evitare di venire sfrattati.

Le vittime, assieme alle squadre speciali dell’Arma stavano intervenendo per sgomberare l’edificio, pignorato da anni e dal quale dovevano venire evacuati i tre, Franco, Dino e Maria Luisa Ramponi, agricoltori e allevatori da tempo alle prese con problemi finanziari e ipotecari.

Lo sgombero era stato programmato da giorni dopo vari tentativi negli ultimi anni mai andati a buon fine, anzi con precedenti minacce di farsi saltare in aria. Così sono stati fatti arrivare sul posto carabinieri dei Reparti speciali e agenti dell’Uopi, specializzati in azione antiterrorismo.

La casa era però già satura di gas e l’esplosione è stata innescata all’apertura della porta d’ingresso, che ha investito le forze dell’ordine e i vigili del fuoco che stavano facendo irruzione. L’intero casolare, di due piani, è crollato travolgendo i militari e gli agenti. Sul posto erano presenti anche i Vigili del fuoco che sono intervenuti immediatamente, ma per i tre carabinieri non c’è stato nulla da fare.

Dei tre fratelli Franco è scappato ed è stato poi trovato e fermato poco lontano, Maria Luisa e Dino sono ricoverati ma non in pericolo di vita, e sono piantonati in stato di fermo all’ospedale.

“Stiamo valutando se effettivamente c’è strage, valuteranno i carabinieri, sicuramente è un omicidio premeditato e volontario. Secondo noi, secondo i carabinieri, non c’è dubbio”. Lo ha detto il procuratore di Verona, Raffaele Tito, parlando con i cronisti a Castel d’Azzano. “L’unica cosa che possiamo dire è che l’esplosione probabilmente è venuta al piano sopra, non al piano sotto”, spiega Tito, sottolineando che sono state trovate 5-6 bombole. “Abbiamo le bodycam, aspettiamo di avere qualche dettaglio”, aggiunge. Prima dell’esplosione “gli operatori hanno sentito un fischio, probabilmente delle bombole che venivano aperte”.

Il presidente del Veneto Luca Zaia ha decretato tre giorni di lutto regionale per la morte dei tre carabinieri nell’esplosione di Castel D’Azzano (Verona). Un’ulteriore giornata di lutto è prevista nella giornata in cui si svolgeranno i funerali dei militari. Zaia ha dato disposizione di esporre bandiere a mezz’asta in tutte le sedi istituzionali della Regione, agli uffici e alle scuole.

“Ho appreso con sconcerto e profondo dolore la notizia della morte dei tre militari dell’Arma dei Carabinieri, Luogotenente Carica Speciale Marco Piffari, Carabiniere Scelto Davide Bernardello e Brigadiere Capo Qualifica Speciale Valerio Daprà, travolti da un’esplosione durante un’operazione di sgombero in provincia di Verona, nella quale sono rimasti feriti anche altri operatori delle Forze di polizia e dei Vigili del fuoco. In questa drammatica circostanza, esprimo la mia solidale vicinanza all’Arma dei Carabinieri e sentimenti di partecipe cordoglio ai familiari, insieme all’augurio di pronta guarigione agli operatori feriti”. Lo dice il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in un messaggio al Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri, Gen. C.A. Salvatore Luongo.

Carcere di Taranto, due detenuti baresi aggrediscono agenti. Tensione e due ore di violenza

Duplice aggressione nel carcere di Taranto nella tarda mattinata di lunedì 13 ottobre, da parte di due detenuti, entrambi di origine barese, nei confronti di personale della polizia penitenziaria.

Lo denuncia il segretario generale del Cosp (Coordinamento sindacale penitenziario), Domenico Mastrulli, con il coordinatore regionale della Puglia, Luca Lionetti, parlando di “una disastrosa condizione di lavoro, con almeno 60 unità mancanti e turni oltre i limiti del contratto collettivo di lavoro”.

Secondo quanto riferito dal sindacato, il primo episodio è avvenuto intorno alle 12 nell’ufficio della sorveglianza generale, quando un detenuto ha aggredito la vicecomandante durante la contestazione di un rapporto disciplinare.

Solo il pronto intervento degli agenti avrebbe evitato il peggio. Mentre il detenuto veniva portato via, un secondo recluso – riferisce il Cosp – si è scagliato contro il personale intervenuto in aiuto, dando luogo a una colluttazione durata oltre due ore.

“Il primo aggressore era già stato sospeso dal regime del 14 bis e autore di altre violenze”, denuncia Mastrulli, parlando di inerzia degli uffici del Prap (Provveditorato regionale dell’amministrazione penitenziaria) di Bari e del Dap (Dipaertimento amministrazione penitenziaria) di Roma “che non hanno disposto il suo trasferimento”.

Il Cosp chiede una revisione urgente delle piante organiche e dei modelli organizzativi del personale, sollecitando il nuovo provveditore regionale e il Dap a intervenire. Nei prossimi giorni il sindacato visiterà l’istituto per incontrare il personale e verificare le condizioni di sicurezza.

Periferie ridotte a discariche a cielo aperto e roghi di rifiuti: 2 arresti e 9 indagati a Taranto

Periferie trasformate in discariche a cielo aperto e roghi di rifiuti a danno dei quartieri Paolo VI e Tamburi. La Capitaneria di porto di Taranto, coordinata dalla Procura, ha arrestato e posto ai domiciliari due persone e notificato avvisi di garanzia ad altre nove nell’ambito di un’inchiesta sullo smaltimento illecito di materiali provenienti da cantieri edili.

In soli tre mesi di indagini, grazie a intercettazioni, fototrappole, appostamenti e pedinamenti elettronici, sono stati documentati oltre cento episodi di abbandono e combustione di rifiuti.

Dalle indagini è emerso anche il coinvolgimento di imprese che beneficiavano dell’Ecobonus 110% e che si affidavano agli indagati per disfarsi dei materiali a costi ridotti.

Parte dei rifiuti veniva inoltre rinchiusa in sacchi di plastica e gettata nei cassonetti cittadini. Sequestrati cinque automezzi usati per i reati ambientali.

Auto contro palo dell’Enel a Taranto, Sharon Bonillo muore a 19 anni: chiesto il rinvio a giudizio per 4 persone

Il pm Filomena Di Tursi della Procura di Taranto ha chiesto il rinvio a giudizio con l’ipotesi di reato di omicidio stradale per quattro persone coinvolte nello schianto stradale avvenuto nella notte tra il 7 e l’8 marzo 2024 in via Mediterraneo a Taranto. In seguito all’incidente, dopo qualche giorno, morì la 19enne Sharon Bonillo.

Rinvio a giudizio per la conducente 34enne della Fiat 500 su cui viaggiava la vittima e per tre dipendenti del Comune, due tecnici e la responsabile del servizio di manutenzione delle strade. La prossima udienza è fissata al 4 novembre.

La Fiat 500 quella notte viaggiava ad una velocità superiore a 100 chilometri all’ora con un limite massimo di 50. L’auto superò un’Opel Corsa senza rispettare la distanza laterale e la urtò, prima di finire fuori strada e schiantarsi conto un palo dell’Enel. Troppo gravi i traumi riportati dalla 19enne, deceduta in ospedale tre giorni dopo.

Il posizionamento del palo dell’Enel, a meno di due metri dalla strada e privo di protezione, secondo la Procura, rappresenta una concausa della morte della 19enne. La vittima e la conducente della Fiat 500 non si conoscevano, quella sera Sharon, dopo aver partecipato a una festa, accettò il passaggio per rientrare a casa.

Paura a Taranto, scavalca la ringhiera per lanciarsi nel vuoto: salvato dalla Polizia sul lungomare

Ha scavalcato la ringhiera della Rotonda del Lungomare di Taranto e si è seduto sul parapetto esterno, deciso a lanciarsi nel vuoto. Attimi di paura ieri mattina, quando un uomo è stato salvato in extremis dalla Polizia di Stato.

Allertati da una segnalazione, sono intervenuti gli agenti del Commissariato Borgo e della Squadra Volante. Un poliziotto in abiti civili si è avvicinato silenziosamente e, grazie a un dialogo empatico, ha guadagnato la fiducia dell’uomo. Scavalcata a sua volta la recinzione, si è seduto accanto a lui oltre la ringhiera.

Pochi secondi dopo, il pronto intervento dei colleghi della Volante ha permesso di afferrarlo e riportarlo al sicuro. “Il tempestivo intervento ha evitato l’estremo tentativo di lanciarsi nel vuoto”, riferisce una nota della Questura. L’uomo, scosso ma illeso, è stato infine affidato ai familiari che attendevano con apprensione.

Manduria, 71enne viene dimessa dall’ospedale e muore poco dopo. Aperta inchiesta: disposta l’autopsia

La Procura di Taranto indaga sulla morte di una 71enne, avvenuta venerdì scorso all’ospedale Giannuzzi di Manduria. L’anziana è arrivata in condizioni disperate dopo essere stata ricoverata per qualche giorno al Santissima Annunziata.

Venerdì è stata dimessa, nonostante le perplessità dei familiari. La 71enne è stata così trasferita in una rsa di Manduria, le condizioni si sono aggravate ed è stato necessario il trasferimento all’ospedale Giannuzzi di Manduria dove poi è morta.

I familiari hanno presentato un esposto ai Carabinieri, sul caso è stato aperto un fascicolo. Sarà effettuata l’autopsia per chiarire se ci sono eventuali responsabilità nel decesso della donna.

Fa esame e attende 12 giorni per l’intervento al cuore, medico 66enne muore d’infarto a Taranto: aperta inchiesta

Un medico di 66 anni, originario di Napoli ma residente da tempo a Taranto, è morto d’infarto 12 giorni a dopo aver scoperto di aver bisogno urgentemente di un intervento al cuore in seguito ad una coronarografia.

I familiari hanno presentato un esposto in Procura che ha dato via ad un’indagine. L’attesa potrebbe essere stata fatale. Sono cinque i medici di una clinica privata tarantina iscritti nel registro degli indagati. Contestato il reato di omicidio colposo

La cartella clinica del paziente è stata sequestrata, è stata disposta l’autopsia sulla vittima per cercare di definire le cause esatte del decesso e a verificare eventuali responsabilità.

Taranto, rimosso tumore alle ovaie da 15 chili: paziente salvata e già a casa

Una donna della provincia di Taranto è stata sottoposta a un intervento chirurgico complesso che ha permesso di rimuovere un tumore alle ovaie di circa 15 kg. La massa era stata diagnosticata a giugno, quando misurava meno di 30 centimetri.

Nei mesi successivi, prima dell’intervento a settembre presso la Casa di cura Bernardini, la crescita era stata rapida fino a raggiungere i 50 centimetri, comprimendo gli organi interni e provocando serie difficoltà respiratorie e rischio di occlusione intestinale.

L’operazione ha richiesto un lavoro coordinato e altamente specializzato. La complessità non risiedeva solo nelle dimensioni eccezionali del tumore, ma anche nella necessità di proteggere i tessuti circostanti e garantire la massima sicurezza per la paziente.

Il risultato, che ha salvato la vita alla donna, è stato possibile grazie alla collaborazione multidisciplinare tra l’unità operativa di Ginecologia, diretta dal dr. Vito Carone, l’unità operativa di Chirurgia Generale diretta dal Dr. Martino Minardi e quella Anestesiologica, diretta dalla dr.ssa Marina Montrone.

Fondamentale il supporto di tutto il personale infermieristico di reparto e del blocco operatorio che ha preso in cura la paziente. Il decorso post-operatorio è stato regolare, privo di complicanze e la paziente è tornata a casa pochi giorni dopo.

«Nella sfera delle neoplasie ginecologiche, il tumore dell’ovaio è sicuramente il più aggressivo e rappresenta il 3% di tutte le neoplasie femminili – ha dichiarato il dr. Vito Carone della Casa di cura Bernardini- l’incidenza massima colpisce la fascia d’età tra i 50 e i 70 anni, ma non risparmia la popolazione giovanile. Per questo è importante effettuare controlli e visite ginecologiche almeno annuali, specialmente quando c’è familiarità per tumore ovarico o della mammella. Questo caso mette in evidenza anche come una diagnosi precoce possa cambiare positivamente la prognosi della malattia. La rapida crescita della massa in pochi mesi dimostra quanto sia essenziale intervenire tempestivamente e quanto sia importante un approccio multidisciplinare nell’interesse del paziente, approccio che quotidianamente caratterizza il nostro lavoro».

Follia a Taranto, colpisce la moglie con un paletto di metallo dopo una lite: arrestato 71enne

Tragedia evitata a Taranto dove i Carabinieri hanno arrestato un 71enne, accusato di aver colpito la moglie ripetutamente con un paletto in metallo durante una lite.

Tempestivo l’intervento dei militari allertati da una segnalazione al 112, la vittima è stata trovata in stato di shock con ecchimosi, escoriazioni e contusioni.

La donna si trova in una struttura sanitaria per essere assistita psicologicamente e tutelata. L’uomo, agli arresti domiciliari, risponde di presunti maltrattamenti e lesioni personali aggravate.

Taranto, spara tre volte al bodyguard per vendetta: 20enne fermato per tentato omicidio

Un 20enne è stato fermato dai Carabinieri con l’accusa di tentato omicidio per aver aggredito un bodyguard davanti ad un locale del quartiere San Vito di Taranto, nella notte di domenica 14 settembre.

Dopo una lite avvenuta un mese prima, il giovane è transitato in moto davanti al locale e ha riconosciuto il rivale. Così ha estratto un’arma e ha sparato tre volte alle gambe, centrandolo una volta.

Il 20enne è stato fermato questa mattina e si trova in carcere a disposizione dell’autorità giudiziaria.