Appalti sospetti, 16 indagati a Torricella per corruzione e turbativa d’asta: chiesti arresti per vicesindaco e assessore

Richiesta di arresto in carcere per il vicesindaco e assessore ai Lavori Pubblici di Torricella (Taranto) Michele Franzoso nell’ambito di una inchiesta della Procura di Taranto su presunte irregolarità negli appalti pubblici.

I carabinieri hanno notificato ieri 16 avvisi di garanzia tra amministratori, tecnici comunali e imprenditori. Il pubblico ministero Enrico Bruschi contesta, a vario titolo, reati che vanno dalla turbativa d’asta alla corruzione fino all’autoriciclaggio e al peculato.

Secondo l’accusa, alcune gare sarebbero state pilotate per indirizzare l’affidamento dei lavori. Per nove indagati è stata chiesta la custodia cautelare in carcere, mentre per altri due i domiciliari.

Nell’inchiesta risultano coinvolti anche un consigliere comunale, un dirigente dell’ufficio tecnico, un avvocato e diversi imprenditori. Sotto verifica vari interventi pubblici, tra cui opere su impianti sportivi e lavori sul territorio comunale, come il waterfront della frazione di Monacizzo.

Il giudice per le indagini preliminari Giovanni Caroli ha fissato al 2 aprile gli interrogatori preventivi. L’indagine punta a chiarire responsabilità e rapporti tra amministratori, apparati tecnici e operatori economici nella gestione degli appalti.

Tamponamento a catena sulla sp231 tra Andria e Corato, coinvolti 4 mezzi: ci sono feriti. Traffico in tilt

Mattinata di disagi sulla strada provinciale 231, tra Andria e Corato (ex statale 98), dove oggi 27 marzo si è verificato un incidente che ha paralizzato la circolazione.

Per cause ancora in fase di accertamento, più auto e furgoni sono rimasti coinvolti in un tamponamento a catena. Alcuni veicoli, finiti di traverso sulla carreggiata, hanno completamente bloccato il traffico, causando lunghe code e rallentamenti.

Sul posto sono intervenute le forze dell’ordine e i vigili del fuoco per mettere in sicurezza l’area e gestire la viabilità. Il personale sanitario del 118 ha soccorso diversi feriti, successivamente trasportati presso l’ospedale Ospedale Bonomo per le cure necessarie.

Bari, pizzeria in fiamme nel quartiere Sant’Anna. L’incendio è doloso: sentito il titolare

È di natura dolosa l’incendio che lo scorso 24 marzo ha devastato la pizzeria Nico nel quartiere Sant’Anna, provocando gravi danni anche ad alcune abitazioni vicine.

A stabilirlo è la prima relazione tecnica dei vigili del fuoco, che ha confermato l’origine intenzionale del rogo. Le indagini sono attualmente in corso e affidate agli agenti della Squadra Mobile, coordinati dal pubblico ministero Fabio Buquicchio.

Gli investigatori hanno già ascoltato il nuovo proprietario del locale, subentrato da poco nella gestione dell’attività.  L’uomo, ritenuto estraneo ad ambienti criminali, ha dichiarato di non aver mai ricevuto minacce né richieste estorsive.

Nel frattempo, il bilancio dei danni resta pesante: almeno tre famiglie sono state costrette a lasciare le proprie abitazioni e non possono ancora farvi ritorno a causa delle condizioni strutturali compromesse degli edifici.

Bari, furbetti del vaccino Covid. Falsi green pass: 10 patteggiamenti a un anno

Il giudice per le indagini preliminari Ilaria Casu ha ratificato dieci patteggiamenti a un anno di reclusione nei confronti di altrettanti imputati coinvolti in un’inchiesta sui falsi vaccini anti-Covid. Gli indagati sono accusati di aver certificato senza averne diritto la somministrazione del vaccino, al fine di ottenere il Green Pass.

I fatti risalgono al luglio 2021. Secondo la procura, gli imputati avrebbero effettuato accessi abusivi al sistema informatico sanitario utilizzando credenziali ottenute in modo fraudolento da un’infermiera del Dipartimento di Prevenzione. A ciò si aggiunge l’accusa di falso materiale in atto pubblico.

L’indagine complessiva aveva coinvolto 68 persone, delineando un sistema illecito volto ad aggirare le norme sanitarie in vigore durante la pandemia.

Bari, video di un incidente mortale diffuso sui social: condannato vigile urbano. La famiglia sarà risarcita

Finisce con una condanna la vicenda della diffusione sui social del video di un incidente mortale avvenuto nel 2018 in via Napoli. Il tribunale di Bari, presieduto dal giudice Ambrogio Marrone, ha condannato il vigile urbano Tommaso Stella, 57 anni, a tre mesi di reclusione e al risarcimento del danno in favore della famiglia della vittima.

Assolti invece gli altri due imputati, Silvana Mancini e Maurizio Francesco Ficele, come richiesto dalla pm Savina Toscani. I tre erano accusati di rivelazione e utilizzazione di segreti d’ufficio.

Al centro del processo la diffusione di un video, acquisito dalla polizia locale, che riprendeva l’incidente costato la vita all’86enne Rocco Bellanova, investito da un tir mentre percorreva in bicicletta via Napoli, all’altezza di via Mercadante. Le immagini, registrate dalle telecamere di una stazione di servizio e fondamentali per le indagini, erano coperte da segreto istruttorio e negate ai familiari, ma finirono comunque online.

Secondo la ricostruzione emersa in aula, il video sarebbe stato visionato su un computer della polizia locale e in quell’occasione qualcuno lo avrebbe ripreso e diffuso sul web. Per il tribunale, la responsabilità della divulgazione è da attribuire a Stella, che ora dovrà risarcire i familiari della vittima per il danno causato dalla diffusione delle immagini.

Bari, finti incidenti e maxi truffa alle assicurazioni. In 69 rinviati a giudizio: “C’era l’aiuto di avvocati compiacenti”

Avrebbero organizzato un sistema strutturato per simulare incidenti stradali e ottenere risarcimenti indebiti dalle compagnie assicurative. Per questo il gup del Tribunale di Bari, Alfredo Ferraro, ha disposto il rinvio a giudizio per 69 persone, accusate a vario titolo di associazione a delinquere, frode assicurativa e falso.

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, il gruppo – con base a Gravina in Puglia – avrebbe messo in piedi una rete che coinvolgeva anche autocarrozzerie, rappresentanti di compagnie assicurative e avvocati, ritenuti consapevoli delle attività illecite. Il sistema prevedeva la simulazione di incidenti, con veicoli realmente danneggiati, la compilazione di false constatazioni amichevoli e l’ottenimento di certificati medici falsi.

In alcuni casi, gli indagati si sarebbero recati nei pronto soccorso lamentando dolori inesistenti per ottenere documentazione sanitaria utile alle richieste di risarcimento; in altri, avrebbero presentato esami clinici mai effettuati. Il meccanismo avrebbe fruttato oltre 160mila euro in indennizzi indebiti.

I fatti contestati risalgono al periodo successivo al 2019 e si sarebbero verificati tra le province di Bari, Matera e Potenza. Nell’inchiesta figuravano anche altre due persone, nel frattempo decedute.

Il processo prenderà il via il prossimo 9 luglio davanti al secondo collegio B del Tribunale di Bari.

Commissione antimafia a Bari, la presidente Colosimo ai giovani: “Non ascoltate Tommy Parisi e i cantanti-boss”

Cresce la preoccupazione per il ricambio generazionale nella criminalità organizzata, con giovani sempre più coinvolti e spesso privi di una guida, ma pronti a distinguersi per livelli di violenza. È questo uno dei temi centrali emersi ieri durante le audizioni della Commissione parlamentare Antimafia, riunita in prefettura a Bari per la prima tappa della missione in Puglia.

A lanciare l’allarme è la presidente della Commissione, Chiara Colosimo, che ha sottolineato come le “nuove leve” della criminalità stiano avanzando talvolta in accordo con boss detenuti, ancora capaci di influenzare le attività all’esterno. In altri casi, invece, si tratta di giovani che agiscono senza riferimenti, alimentando una competizione interna basata sulla violenza.

Una dinamica che, secondo Colosimo, produce effetti evidenti sui territori. “Si assiste a un ritorno della violenza e a uno stravolgimento degli equilibri locali”, ha spiegato, evidenziando come questo fenomeno apra anche a un quadro più ampio di emergenza legata alla criminalità giovanile. Sempre più spesso, infatti, i ragazzi vengono utilizzati come manodopera dalle organizzazioni mafiose.

Nel corso del punto stampa, la presidente ha voluto rivolgere anche un appello diretto ai giovani, invitandoli a prendere le distanze da modelli culturali ambigui. Il riferimento è a Tommy Parisi, artista neomelodico e figlio del boss di Japigia Savinuccio Parisi, recentemente condannato per associazione mafiosa. “Meglio ascoltare altri cantanti che non fanno i boss e i cantanti insieme”, ha dichiarato.

Un ulteriore elemento critico emerso riguarda la gestione degli appalti nei piccoli Comuni. Secondo quanto riferito dalla Commissione, il ricorso frequente agli affidamenti diretti sotto soglia facilita l’infiltrazione della criminalità organizzata nelle amministrazioni locali. Tra i casi citati, quello di Trinitapoli, nella provincia di Barletta-Andria-Trani.

“Il rapporto tra politica e mafia resta il cuore dell’attività della Commissione”, ha concluso Colosimo, ribadendo l’attenzione su un fenomeno che continua a evolversi e a radicarsi nei territori.

Auto tappezzata di offese e chat con l’amante, Saverio nega: “Hackerato il telefono Lucia ti amo”

Sui social e in tutta Italia non si parla di altro e per questo ci siamo messi sulle tracce di Saverio. È sua la auto imbrattata ad Altamura, all’esterno dell’azienda dove lavora, con frasi pesanti come “traditore” e “merda” sulla carrozzeria. Ma non solo.

Sulla vettura sono state messe anche numerose stampe delle presunte conversazioni tra l’uomo e quella che sarebbe la sua amante, Maddalena. Un gesto plateale che ha trasformato l’auto in una sorta di “bacheca pubblica” della vicenda privata.

L’originale “vendetta” è a firma di Lucia, la compagna di Saverio, e gli scatti hanno fatto il giro del web e dei social, scatenando anche il dibattito pubblico. Ci siamo messi sulle tracce dei protagonisti e abbiamo scoperto che la storia ha origine a Gravina. Saverio ha respinto ogni accusa e dice di essere vittima di una truffa.

Bari, Ivan Lopez ucciso a San Girolamo. Didonna accusato di concorso in omicidio: la posizione della difesa

Si è svolta oggi una nuova udienza nel processo per l’omicidio di Ivan Lopez, il 31enne ucciso nel settembre 2021 sul lungomare di San Girolamo mentre si trovava su un monopattino. Al centro del dibattimento la posizione di Giovanni Didonna, accusato di concorso in omicidio per aver fornito le due auto utilizzate nel delitto.

Secondo la tesi difensiva, illustrata dall’avvocato Vito Belviso, Didonna non era a conoscenza delle intercettazioni in carcere e avrebbe sempre negato qualsiasi coinvolgimento, sia durante le conversazioni registrate sia nei colloqui con i familiari. Un elemento che, per la difesa, dimostrerebbe la sua estraneità ai fatti.

Per Didonna, la pm antimafia Bruna Manganelli ha chiesto una condanna a 20 anni di reclusione, escludendo l’aggravante mafiosa. Più pesante la richiesta per Davide Lepore, ritenuto l’esecutore materiale dell’omicidio: per lui è stato chiesto l’ergastolo con dieci mesi di isolamento diurno.

Secondo l’accusa, il delitto sarebbe maturato come ritorsione: Lopez e il fratello Francesco, oggi collaboratore di giustizia ed ex vicino al clan Strisciuglio, avrebbero compiuto estorsioni ai danni di Lepore, imprenditore nel settore delle autorimesse e ritenuto vicino al clan Capriati di Bari vecchia.

Nel corso dell’udienza, la difesa ha inoltre contestato l’attendibilità del collaboratore di giustizia Dino Telegrafo, le cui dichiarazioni accusatorie nei confronti di Didonna presenterebbero contraddizioni: dopo aver riferito di essere a conoscenza dell’omicidio nel 2021, un anno più tardi avrebbe infatti negato di saperne qualcosa. Il processo proseguirà il prossimo 30 aprile, quando sono previsti gli interventi dei difensori di Davide Lepore.