Una festa del papà speciale per Domenico che ha ricevuto un messaggio di auguri da parte di sua figlia dopo aver chiuso con il passato. Una missione che sta portando avanti anche Fabio, seppure i fantasmi del passato ogni tanto tornano a bussare alla porta. I due hanno stretto una forte amicizia e sono sempre in attesa di una casa da prendere insieme in affitto.
Bari, maresciallo della Marina muore per la lunga esposizione all’amianto: la famiglia sarà risarcita dal Ministero
Un maresciallo della Marina Militare, Francesco Pantaleo, è morto nel 2024 per un mesotelioma causato da una lunga esposizione all’amianto durante il servizio (1977–2009).
Il Tribunale di Bari ha riconosciuto definitivamente lo status di vittima del dovere, condannando il Ministero della Difesa a risarcire gli eredi.
La sentenza arriva però dopo la sua morte, avvenuta dopo tre anni di malattia, e sono stati i familiari a portare avanti la causa.
Secondo il legale della famiglia, casi come questo dimostrano che la giustizia arriva troppo tardi e che servirebbe un sistema più rapido per riconoscere i diritti delle vittime. Restano aperti altri procedimenti per ulteriori risarcimenti.
Barletta, rubano l’auto ad un bimbo disabile: i titolari di una concessionaria regalano un mezzo alla famiglia
“In questo buio loro hanno rappresentato una luce. Il dono che ci fanno, ci consente di ritornare alla normalità che per noi è fatta anche di visite mediche e ospedali”.
Claudia è emozionata quando racconta che Raffaele ed Eleonora Matino, padre e figlia titolari di una concessionaria a Barletta, hanno deciso di regalare a lei e soprattutto a suo figlio Mattia un’auto dopo che lo scorso 12 marzo, la vettura di famiglia parcheggiata vicino la loro abitazione, in centro cittadino a Barletta, è stata rubata.
“Quel mezzo per noi era fondamentale”, ribadisce. Perché Mattia, che compirà sei anni nel prossimo ottobre, a causa di una asfissia neonatale avvenuta durante il parto ha alcune disabilità. E il mezzo serviva per accompagnarlo dai medici che lo hanno in cura. Infatti, il primo effetto del furto è stato annullare una visita oculistica. Ora l’inaspettato dono.
“Abbiamo incontrato Raffaele ed Eleonora e noi abbiamo accettato il loro dono: nella sventura abbiamo a distanza di una settimana, ritrovato la luce” Claudia è mamma non solo di Mattia ma anche di una coppia di gemelli di poco più di un anno. “Il loro gesto è stato molto bello perché ci fa sperare che non tutti sono cattivi, che non c’è solo cattiveria in questo mondo – continua – sono davvero felice perché mai nessuno ti dà niente e invece… E quindi non smetterò mai di ringraziarli”.
Al rapirlatore di mance va tutto storto: confonde il bar e ruba salvadanaio con appena 50 centesimi
Da rapinatore a rapirlatore di mance è un attimo. Dopo una mega figura di m…, ci siamo recati nel bar giusto per documentare l’ultimo colpo messo a segno da uno dei ladri di salvadanai. Ma in questo caso è andata male anche a lui, visto che il bottino ammonta a soli 50 centesimi. Era stato svuotato infatti poco prima.
Da Palo del Colle ad Affari Tuoi: accetta l’offerta del dottore da 40mila euro ma nel suo pacco ne aveva 300mila
Serata intensa e carica di emozioni quella del 19 marzo ad Affari Tuoi, dove il concorrente Nicolò Florio, originario di Palo del Colle, ha visto sfumare per un soffio il premio massimo.
Dopo una partita condotta con grande lucidità e senza azzardi, affiancato dalla sorella Marilina, Florio si è trovato davanti al bivio decisivo: accettare l’offerta da 40mila euro o rischiare per il contenuto del suo pacco.
Dopo un momento di riflessione, segnato anche da un pensiero rivolto ai genitori e ai valori ricevuti, il concorrente ha scelto la via della prudenza, accettando l’offerta del “dottore”. Una decisione ponderata, maturata valutando attentamente rischi e possibilità.
Il colpo di scena è arrivato subito dopo: nel pacco numero 7 c’erano 300mila euro, il premio massimo. Una scelta rivelatasi amara, che però non ha tolto valore al percorso di Florio, apprezzato per la compostezza e l’equilibrio dimostrati durante tutta la partita.
“Slavcho starà un mese lontano”, Sonia non smette di piangere: “Mi manca è la mia vita”
Bari, 60 chili di hashish in cucina: arrestati un 35enne e una 57enne al Libertà. Parte di droga era ghiacciata
I giorni scorsi, I Carabinieri del Comando Provinciale di Bari, hanno arrestato (fatte salve le valutazioni successive con il contributo della difesa) un 35enne e una donna 57enne ritenuti responsabili del reato di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti.
In particolare, i Carabinieri del Nucleo investigativo di Bari, nel corso di un servizio di prevenzione e contrasto all’attività di spaccio di sostanze stupefacenti, hanno sottoposto a controllo un’abitazione di proprietà della donna, situata nel quartiere Libertà di Bari, poiché insospettiti dall’atteggiamento dell’uomo che vi ha fatto accesso portando al seguito una bacinella di plastica, con fare sospetto.
All’interno, hanno sorpreso quest’ultimo in corrispondenza del tavolo da cucina, completamente ricoperto di sostanza stupefacente, intento ad armeggiare con un taglierino, con il quale stava spacchettando le confezioni di cellophane che assicuravano le diverse “panette”.
Nel corso dell’attività, i militari hanno trovato e posto a sequestro 60 chilogrammi di sostanza stupefacente di tipo hashish, una parte rinvenuta anche in forma ghiacciata, pronto per essere trattato con il metodo “ice – o – lator”, noto appunto anche come metodo dell’hashish ghiacciato, oltre a materiale per il confezionamento.
Assalti ai bancomat in Campania, Molise e Abruzzo. Blitz dei Carabinieri: arrestati 5 giovani pugliesi
I carabinieri di Avellino hanno eseguito cinque misure cautelari nei confronti di giovani pugliesi, di età compresa tra i 21 e i 29 anni, accusati di aver compiuto numerosi assalti a sportelli bancomat utilizzando esplosivi.
I colpi sarebbero stati messi a segno non solo in Campania, ma anche in Abruzzo e Molise. Alcuni degli indagati risultano già noti alle forze dell’ordine, mentre uno è attualmente irreperibile.
Bari, ferito per caso in una sparatoria muore in ospedale. Famiglia risarcita di 1,3 milioni: “Colpa dei medici”
Morì dopo essere stato ferito per caso durante una sparatoria in un bar di Valenzano, ma la sua vita, secondo i giudici, avrebbe potuto essere salvata. A distanza di 18 anni dai fatti, la Corte d’appello di Bari ha condannato la Asl al risarcimento di circa 1,3 milioni di euro in favore della vedova e dei figli di Daniele Di Mussi, 31enne ambulante.
L’uomo, padre di due figli, si trovava nel locale per assistere a una partita quando una lite tra il figlio di un boss locale (Michele Buscemi) e un affiliato (Luigi Spinelli) degenerò in una sparatoria. Colpito alla femorale, fu trasportato all’ospedale Di Venere, dove morì dissanguato senza essere sottoposto a un intervento chirurgico.
Secondo la sentenza di secondo grado, i medici persero tempo prezioso eseguendo un’angiotac ritenuta inutile, invece di procedere immediatamente con un’operazione che avrebbe potuto salvargli la vita.
Accogliendo il ricorso dei familiari, la Corte ha così ribaltato il verdetto di primo grado, stabilendo un risarcimento di 348mila euro per la vedova e 363mila euro per ciascuno dei due figli, oltre interessi e spese legali. Determinante, nella decisione, la consulenza tecnica che ha evidenziato i ritardi nell’intervento sanitario quella sera.
Bari, allievi finanzieri intonano coro goliardico: “Noi non siamo Carabinieri”. Annullata la sentenza al comandante
Nessuna responsabilità è addebitabile all’ex comandante della 3ª Compagnia Allievi Finanzieri di Bari per il coro “noi non siamo carabinieri”, intonato da un gruppo di allievi finanzieri durante la cerimonia del ‘Giuramento di fedeltà alla Repubblica e di consegna delle Fiamme’, organizzata il 22 novembre 2024 nello stadio comunale ‘Della Vittoria’ di Bari.
Vicenda che, si legge negli atti del contenzioso dinanzi al Tar, causò “discredito”, “disonore” e un “danno all’immagine e al prestigio” del Corpo della Guardia di Finanza, perché il video del coro diventò virale sui social.
Per questo il comandante, incaricato dell’organizzazione della cerimonia, fu sottoposto a procedimento disciplinare e sanzionato con il “rimprovero” per “carenza di vigilanza e controllo sulle condotte dei militari sotto il suo comando”. La sanzione risale a marzo 2025. Ieri il Tar ha dato ragione al militare, annullando il provvedimento disciplinare.
La sentenza del Tar ricorda l’episodio, spiegando che nel corso di una pausa durante le attività di preparazione all’evento, “veniva realizzato e successivamente diffuso tramite canali telematici un filmato della durata di diciannove secondi, nel quale si vedeva un gruppo di allievi della 3ª Compagnia, intenti a scandire ripetutamente in coro l’espressione ‘noi non siamo carabinieri’, accompagnata da un ritmico e sincrono battito di mani”. Il contenuto del video ebbe ampia diffusione sui social network, per poi trovare risalto anche sui canali di informazione, “arrecando pregiudizio all’immagine e al prestigio del Corpo”.
Secondo i giudici, “sia l’intonazione di cori da parte di alcuni membri della 3ª Compagnia Allievi Finanzieri di Bari nel corso di una pausa dalle esercitazioni, che l’occasionale registrazione a mezzo cellulare dell’episodio da parte di un militare non identificato, che la successiva diffusione del relativo video sui mezzi di informazione e sui social media, quanto l’imprevedibile acquisizione di rilievo giornalistico della vicenda goliardica in esame, costituiscono tutti fatti che si sono verificati in un contesto del tutto estraneo alla sfera di vigilanza e controllo del ricorrente”.
Il comandante, al contrario, aveva “adottato adeguate misure organizzative – si legge nella sentenza – per assicurare il regolare svolgimento, la sicurezza e la disciplina dell’attività addestrativa e cerimoniale, predisponendo idonei presidi di vigilanza e controllo”.










