Rapine ad autotrasportatori, ricettazione, armi e sequestro di persona nella BAT: 6 misure cautelari. Tra loro baresi

Quattro persone sono state arrestate e per due è stato disposto l’obbligo di dimora nell’ambito di una inchiesta condotta dai carabinieri del comando provinciale di Barletta- Andria – Trani, perché considerati componenti di un gruppo specializzato in ricettazione, rapine pluriaggravate dall’uso di armi e sequestro di persona ai danni di autotrasportatori.

Si tratta di uomini originari di Bitonto (Bari), Trani, Corato (Bari), Bari e San Severo (Foggia). I provvedimenti sono stati emessi dal gip del tribunale di Trani. L’inchiesta, denominata Long vehicle, è stata coordinata dalla Procura di Trani.

Armi e droga nel Salento, maxi operazione all’alba: 18 misure cautelari. Smantellato il clan erede di Vacca – NOMI

Sono 18 le persone arrestate dai carabinieri nell’ambito dei una inchiesta coordinata dalla procura distrettuale antimafia di Lecce che ha colpito una presunta associazione per delinquere finalizzata al traffico, detenzione e spaccio di stupefacenti, lesioni personali aggravate, tentata estorsione, ricettazione, detenzione abusiva di armi, con l’aggravante del metodo mafioso.

Al vertice del gruppo c’era Vito Paolo Vacca, 31 anni di Racale, anche lui arrestato, nipote di Vito Paolo Troisi, suo zio, storico capo dell’omonimo clan. Vacca è considerato dagli investigatori l’erede naturale di quella frangia della Sacra Corona Unita operativa negli anni 90, di cui avrebbe preso le redini dopo la morte del padre, Salvatore (ergastolano per omicidio) avvenuta il 23 agosto 2024, mentre era ai domiciliari per gravi patologie oncologiche.

I funerali dell’uomo furono un manifesto di potere del clan: il feretro fu trasportato in corteo da una carrozza dorata trainata da quattro cavalli neri che sfilò per le vie di Racale. Fondamentale nell’organizzazione risulta il ruolo delle donne di famiglia, sei delle quali arrestate, accusate di gestire lo spaccio e lo stoccaggio della droga, controllando approvvigionamenti, consegne e contabilità.

In particolare, la moglie di Vito Paolo Vacca sostituiva il marito in sua assenza, occupandosi personalmente della distribuzione delle dosi, del rifornimento delle scorte e della gestione dei proventi illeciti. La droga, chiamata in codice “cento” o “pietre”, veniva prelevata più volte al giorno da nascondigli sicuri, nascosta in buste della spesa o cartoni di vino e detersivi per passare inosservata. L’operazione, denominata Pit Bull, prende il nome dalla razza dei cani che custodivano la casa di uno dei sodali e che hanno aggredito i carabinieri durante un primo intervento di ricerca.

I NOMI riportati da La Gazzetta del Mezzogiorno:

1. VACCA Vito Paolo
2. BAGNO William
3. COLAZZO Gabriele
4. COLITTI Moria Grazia
5. DE LEONE Vanessa
6. MANNI Maicol Andrea
7. MANNI Valentino
8. MASTRIA Fabrizio
9. MASTRIA Luciano Kevin
10. NUTRICATI Christian
11. PARIGI Cesare
12. REHO Vito
13. SPENNATO Emanuela
14. SPENNATO Michele
15. TAFURO Sara
16. TRICARICO Luca
17. TROISI Natalia
18. VACCA Marica

Spaccio, armi e parcheggiatori abusivi: emessi 5 divieti di accesso urbano nelle piazze centrali di Bari

Il Questore di Bari ha emesso cinque D.A.C.U.R., provvedimenti di divieto di accesso nelle aree urbane. Un provvedimento è stato disposto nei confronti di un cittadino straniero, con divieto di accesso per tre anni presso la Facoltà di Giurisprudenza in Piazza Cesare Battisti e nelle aree limitrofe. L’uomo, in occasione di un controllo, era stato denunciato perché trovato in possesso di sostanze stupefacenti e per porto abusivo di armi od oggetti atti ad offendere.

Tre provvedimenti sono stati emessi nei confronti di altrettanti cittadini stranieri, con divieto di accesso per la durata di un anno presso un esercizio commerciale ubicato in centro città e nelle immediate vicinanze dello stesso. Le tre persone erano state denunciate per aver partecipato a una violenta rissa, avvenuta nella notte del 30 agosto scorso.

Un provvedimento è stato disposto nei confronti di un cittadino straniero, con divieto di accesso per la durata di un anno in Piazza Libertà e nelle aree adiacenti, per aver più volte esercitato abusivamente l’attività di guardiamacchine.

L’attività rientra nell’ambito delle misure di prevenzione disposte dalla Questura di Bari al fine di garantire maggiore sicurezza nei luoghi di aggregazione e contrastare episodi di illegalità diffusa.

Mafia nel Barese, inchiesta sul clan Misceo. Spaccio, armi e tentati omicidi: chiesto il processo per 69 indagati

La Dda di Bari ha chiesto il rinvio a giudizio per 69 indagati coinvolti in un’inchiesta sul clan Misceo, attivo principalmente nel comune barese di Noicattaro e il cui capo, Giuseppe Misceo, avrebbe continuato a controllare impartendo ordini dal carcere con il cellulare.

L’udienza preliminare è stata fissata per il prossimo 20 ottobre davanti alla gip Ilaria Casu. L’inchiesta, coordinata dai pm Fabio Buquicchio e Daniela Chimienti, portò lo scorso aprile all’arresto di 22 persone Il clan, come emerso, avrebbe operato anche nei vicini comuni di Triggiano, Gioia del Colle e anche Bari.

Le indagini – l’operazione fu denominata ‘Noja’ – sono state condotte dal nucleo Gico della guardia di finanza e dai carabinieri, che eseguirono quattro arresti per un duplice tentato omicidio commesso a Noicattaro nel 2021.

Un agguato, come è stato ricostruito dalle indagini, che si inserisce nelle frizioni tra il clan Misceo e il clan rivale Annoscia per il controllo dello spaccio sul comune di Noicattaro.

Nell’inchiesta è contestato anche un altro tentato omicidio nei confronti di un esponente del clan Di Cosola. Ai 69 indagati sono contestati a vario titolo i reati di associazione mafiosa, associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, tentato omicidio, porto e detenzione di armi, detenzione ai fini di spaccio di stupefacenti, resistenza a pubblico ufficiale, trasferimento fraudolento di beni e utilizzo di cellulari da parte di detenuti.

Come persone offese ci sono i ministeri dell’Interno e della Giustizia, il Comune di Noicattaro e le tre vittime dei due tentati omicidi: due di loro sono anche imputati.

Tentato omicidio, droga e armi clandestine. Blitz dei Carabinieri all’alba tra Canosa e Bari: 11 arresti

Undici persone sono state arrestate dai carabinieri stamani a Canosa di Puglia, nel nord Barese, con le accuse, contestate a vario titolo e in concorso, di tentato omicidio, detenzione e porto abusivo di armi clandestine ed esplosivi, spazio di sostanze stupefacenti.

Si tratta di componenti di due gruppi criminali rivali che avrebbero innescato una faida tra loro con l’obiettivo di controllare lo smercio di droga in città. Gli indagati, tra cui c’è una donna, hanno una età compresa tra i 20 e i 50 anni. Sette di loro sono finiti in carcere, gli altri invece sono agli arresti domiciliari.

L’operazione, denominata ‘Indagine San Sabino’ perché eseguita alla vigilia della festa patronale dedicata al vescovo diventato santo e protettore della città, è stata condotta dai carabinieri del comando provinciale di Barletta- Andria-Trani con il supporto dei carabinieri del sesto nucleo eliportato cacciatori di Puglia e dal nucleo cinofilo di Modugno (Bari).

I dettagli dell’inchiesta, coordinata dalla Procura di Trani, saranno forniti nel corso di una conferenza stampa che si terrà a Trani, nella sede del comando provinciale dell’Arma, alle ore 10.

Spaccio di droga e armi clandestine per rapine, blitz della Finanza: 15 arresti nel Foggiano

Su disposizione della magistratura foggiana, la Guardia di Finanza di Lucera sta eseguendo un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 15 persone (14 in carcere, una ai domiciliari) per reati in materia di sostanze stupefacenti ed armi.

Stando a quanto si apprende, gli indagati, tra cui alcuni pluripregiuducati, si sarebbero resi responsabili, a vario titolo, di reati in materia di sostanze stupefacenti e detenzione illegale di armi clandestine, finalizzate alla commissione di ulteriori delitti contro il patrimonio (come estorsioni e rapine) e gravi reati contro l’incolumità personale.

Intercettazioni telefoniche, ambientali, telematiche, videoriprese su pubblica via, appostamenti e pedinamenti avrebbero consentito di raccogliere gravi indizi di colpevolezza per i reati contestati. In diversi casi la Guardia di finanza sarebbe riuscita ad intervenire in modo preventivo evitando che i reati pianificati fossero portati a compimento e impedendo così il conseguimento dei profitti illeciti da reinvestire in nuove attività criminali.

Nel corso delle indagini c’è stato il sequestro di un fucile a canne mozze modificato, caricato e pronto all’uso, tre arresti in flagranza di reato, il sequestro di sostanze stupefacenti, materiale per il confezionamento delle dosi e appunti legati alla contabilità del mercato illecito.

Corruzione e traffico di armi, condizioni di salute non compatibili: l’ex gip De Benedictis non può andare in carcere

Le condizioni di salute dell’ex gip di Bari Giuseppe De Benedictis – condannato in via definitiva a nove anni per traffico e detenzione di armi ed esplosivi, e a sette anni per corruzione in atti giudiziari – non sono compatibili con il regime carcerario.

È questa la conclusione alla quale sono arrivati i consulenti nominati dal Tribunale di sorveglianza di Bari, chiamato a decidere sul differimento dell’esecuzione della pena nei confronti dell’ex magistrato, ai domiciliari dal novembre 2021.

Nel 2024, nei suoi confronti, diventò definitiva la condanna per il maxi arsenale di armi nascosto nella villa di Andria dell’imprenditore Antonio Tannoia; a marzo scorso, invece, è passata in giudicato la condanna per i quattro ordini di scarcerazione emessi dietro il pagamento di tangenti da parte dell’avvocato Giancarlo Chiariello.

Oltre ai periti nominati dal Tribunale, anche i consulenti della difesa (avvocati Saverio Ingraffia e Filippo Castellaneta) che della procura generale, hanno univocamente dichiarato che le condizioni di salute di De Benedictis – affetto da una serie di patologie croniche ed irreversibili – non gli consentirebbero di essere adeguatamente curato in un istituto penitenziario. Il Tribunale si è riservato, la decisione arriverà nei prossimi giorni

Polizia Locale Bari, caos sull’armamento del personale. Sindacati all’attacco: “Previsto solo per la notte è intollerabile”

“Le scriventi Organizzazioni Sindacali intendono nuovamente sottoporre all’attenzione degli Organi in indirizzo la questione, ormai non più rinviabile, relativa alla normativa sull’armamento del personale appartenente alla Polizia Locale di Bari. Negli ultimi tempi, anche a seguito di comunicazioni pervenute al personale attraverso canali non ufficiali, la gestione di tale materia ha assunto contorni paradossali, al limite del grottesco”.

Inizia così il comunicato congiunto di CISL FP Bari, UILFPL, CSA e S.U.L.P.L. “Tali modalità operative inducono a ritenere che i vertici della Ripartizione siano caduti in uno stato di confusione profonda, che rischia di compromettere la certezza normativa e organizzativa necessaria per un servizio tanto delicato – si legge nella nota -. Da tempo chiediamo l’istituzione di un tavolo di confronto, convinti che una tematica di tale rilevanza non possa essere affrontata con continui tentennamenti né, peggio ancora, con modifiche repentine e non coordinate delle disposizioni, spesso comunicate al personale in modo non uniforme”.

“È noto come nel Comune di Bari non sia mai stato adottato un Regolamento o una Delibera di Giunta che dichiari formalmente armato il Corpo di Polizia Locale. Manca inoltre un’armeria conforme e un’organizzazione strutturata idonea a supportare tale assetto operativo. Nonostante ciò, si tende a scaricare sui soli dipendenti le evidenti carenze e disfunzioni strutturali della Ripartizione – aggiungo i sindacati -. Eppure la normativa vigente – nello specifico, l’art. 20, comma 2, del D.M. n. 145/1987 – è chiara nel definire che, in assenza di specifiche disposizioni circa i servizi da svolgersi armati, questi si intendano riferiti di diritto ai servizi esterni di vigilanza, nonché a quelli di vigilanza e protezione della casa comunale, dell’armeria del Corpo, ai servizi notturni e di pronto intervento. Appare dunque inspiegabile come mai le recenti comunicazioni indirizzate al personale facciano riferimento esclusivamente al servizio notturno, omettendo ogni menzione alle altre fattispecie indicate dalla normativa”.

“Tale scelta appare come l’ennesima manifestazione di quella gestione differenziata e contraddittoria che da tempo denunciamo: da un lato, alcuni operatori sono di fatto esclusi dalla possibilità di svolgere servizi serali e notturni; dall’altro, si consente, solo per fare un esempio, lo svolgimento di servizi di vigilanza alla casa comunale o per un semplice turno antimeridiano e pomeridiano senza l’utilizzo dell’arma, in palese contrasto con quanto previsto dalla legge. È bene precisare che il cuore del problema non è solo la perdita economica per i dipendenti esclusi da tali servizi – elemento comunque rilevante in un contesto sociale ed economico difficile – ma soprattutto la sistematica violazione delle normative vigenti, colpevolmente ignorate da anni – aggiungono -. È risaputo, ad esempio, che molti operatori svolgono regolarmente servizi notturni pur non essendo armati”.

“Perché solo oggi si solleva il problema? E perché limitatamente ai soli turni notturni, ignorando le altre attività previste dalla norma? Si tratta di interrogativi legittimi, che esigono risposte chiare e tempestive. Essi rappresentano solo la punta di un iceberg, ovvero di una questione ben più ampia e complessa, che non può essere gestita con approssimazione e disorganizzazione – concludono -. Proprio per queste ragioni, nelle recenti assemblee è emersa, come forma di protesta, la proposta della riconsegna collettiva delle armi. Qualora la situazione attuale dovesse perdurare, le scriventi Organizzazioni Sindacali si impegneranno a sostenere e promuovere tale iniziativa. Alla luce di quanto sopra esposto, si ribadisce con forza la richiesta di una convocazione urgente e monotematica, al fine di fare finalmente chiarezza e ristabilire, per tutti, regole certe e condivise su un tema così cruciale per la sicurezza pubblica e la dignità del personale”.

Esplosivo, armi clandestine e munizioni nel garage: arrestato 59enne a Gravina

Nella serata del 9 maggio in Gravina in Puglia, la Polizia di Stato ha arrestato un 59enne del luogo, presuntivamente responsabile, (accertamenti ancora nella fase delle indagini preliminari e che deve essere confermato dal giudice nel contraddittorio con la difesa) dei reati di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti, di detenzioni di armi clandestine con matricola abrasa dotate di relativo munizionamento.

Nello specifico, durante l’ordinaria attività di controllo del territorio, i poliziotti hanno bloccato un uomo intento a cedere ad un acquirente una dose di cocaina, circostanza che determinava la prosecuzione dell’attività di P.G. con una perquisizione d’iniziativa di un garage, in uso all’arrestato, ove i poliziotti del locale Commissariato di P.S. hanno rinvenuto 5.1 Kg. di hashish (suddivisi in 51 panetti da 100 gr.), 4,15 gr. di cocaina, materiale da confezionamento, bilancino, un revolver calibro 38 con matricola abrasa e relativo munizionamento, una doppietta calibro 12 con canne mozzate, un ordigno esplosivo dal peso di 1.2 Kg, materiale pirotecnico ed infine una somma di euro 340,00 il tutto debitamente sottoposto a sequestro penale.

Al fine di rimuovere l’ordigno è stato necessario l’intervento degli artificieri della Questura di Bari.

L’uomo è stato tratto in arresto su disposizione dell’A.G. e quindi accompagnato nel carcere di Bari, in attesa della convalida del provvedimento pre-cautelare da parte del giudice nel contraddittorio con la difesa.

Droga e armi per la Sacra Corona Unita, 10 arresti nel Brindisino: dal carcere comandava il boss Tarantino

Una delle dieci persone destinatarie dell’ordinanza di custodia cautelare eseguita questa mattina dai carabinieri di Brindisi avrebbe impartito ordini dal carcere di Oristano dando indicazioni su come recuperare, pagare e trasportare la droga.

Si tratta – secondo quanto accertato dalle indagini – del presunto capoclan Cristian Tarantino, 37enne ritenuto vicino alla frangia della Scu attiva a Tuturano, che in carcere avrebbe utilizzato dispositivi digitali, tra cui un pc, e i social network.

Per lui e per le altre nove persone indagate le accuse sono, a vario titolo, di associazione finalizzata al traffico illecito di stupefacenti, con l’aggravante di aver agevolato la Scu; spaccio di sostanze stupefacenti e violazioni in materia di armi.

Le misure cautelari, nove in carcere e una ai domiciliari, sono state disposte dal gip del tribunale di Lecce su richiesta della Direzione distrettuale antimafia di Lecce. Alcuni dei destinatari dei provvedimenti si trovavano già in carcere.

In totale sono 18 gli indagati nell’ambito di una indagine più ampia, legata ad alcuni intimidazioni ai danni dei titolari di negozi a San Pietro Vernotico, in provincia di Brindisi, e che nei mesi scorsi aveva portato ad altri arresti. Nei confronti di Tarantino, dopo aver scoperto l’uso di cellulari e pc, era stata disposta la detenzione secondo il regime del 41 bis.