Traffico di stupefacenti, armi e agevolazione mafiosa. Maxi retata nel Salento: 87 arresti – TUTTI I NOMI

l traffico di droga continua ad essere il core-business della mafia leccese: la novità che emerge dalle indagini che stamani hanno portato i carabinieri di Lecce ad arrestare 87 indagati è l’apertura dei clan a possibili “collaborazioni” fra gruppi criminali salentini, che avrebbero costituito una sorta di “joint venture” che abbraccia più sodalizi capeggiati da boss mafiosi.

Attorno al narcotraffico ruoterebbero le estorsioni per debiti di droga, l’autoriciclaggio e la violazione della legge sulle armi, tutti reati, aggravati dal metodo mafioso, che avrebbero generato un lucroso giro d’affari per i clan. Gli indagati sono complessivamente 112: per 87 è stata emessa misura cautelare: per 56 indagati è stato disposto il carcere, per 31 i domiciliari.

L’indagine, condotta dal 2020 al 2024 dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Lecce, coinvolge indagati di elevato spessore criminale, fra cui spicca il detenuto Antonio Marco Penza, operativo a Lecce e già condannato per mafia, nonché i suoi due principali referenti territoriali come Andrea Leo, anche lui già condannato per mafia, operante a Vernole, Melendugno e paesi limitrofi, e Francesco Urso, attivo sul territorio di Andrano. Questi ultimi due sarebbero stati capaci di gestire un vero e proprio monopolio del traffico e dello spaccio di droga avvalendosi della loro appartenenza al clan mafioso de Penza. Il gip, su richiesta della Dda di Lecce, ha contestato a 18 indagati l’associazione mafiosa.

Negli atti è contestato il tentato omicidio avvenuto a Lecce nel 2014 ai danni dell’allora 46enne Massimo Caroppo. I carabinieri ritengono di essere riusciti ad identificare i presunti autori dell’agguato maturato per un regolamento di conti per fatti di droga. Sono in corso sequestri preventivi a carico di alcuni indagati che hanno accumulato con il narcotraffico ingenti quantità di denaro tra beni immobili (terreni e fabbricati), autovetture e rapporti finanziari, per un valore complessivo di circa un milione e settecentomila euro.

TUTTI I NOMI

Francesco Urso, 37enne di Andrano; Massimo Accogli, 51enne di Andrano; Alfonso Accoto, 58enne di Andrano; Cirino Accoto, 51enne di Poggiardo; Salvatore Accoto, 55enne di Andrano; Manuele Capirola, 41enne di Castri di Lecce; Raffaele Capoccia, 36enne di Lecce; Fabio Capone, 58enne di Lizzanello; Damiano Lorenzo Carlà, 32enne di San Cesario di Lecce; Carlo Coviello, 47enne di Trepuzzi; Andrea D’Alba, 23enne di Borgagne. Donato D’Amico, 44enne di Tricase; Oliviero De Nuzzo, 49enne di Ortelle; Maurizio De Pascali, 45enne di Andrano; Nicola Eder Di Nunzio, 42enne di Maglie; Giampiero Dora, 46enne di Diso; Antonio Elia, 34enne di Andrano; Nadir Frisullo, 31enne di Tricase; Michele Fuso; 26enne di Melendugno; Santo Gagliardi, 59enne di Lecce; Emanuele Gammariello, 31enne di Arnesano; Davide Gigliola, 31enne di Andrano; Andrea Gubello, 42enne di Monteroni di Lecce; Gennaro Hajdari, 41enne di Lecce; Giorgio Hameti, 32enne di Scorrano; Oronzo Indraccolo, 36enne di Lecce; Micheal Ingrosso, 35enne di Lizzanello; Andrea Leo, 53enne di Vernole; Mattia Leo, 22enne di Vernole; Antonio Leto, 34enne di Melendugno. Stefano Leucci, 35enne di Poggiardo; Davide Marra, 24enne di Spongano; Ivan Martella, 49enne di Andrano; Fabio Marzano, 55enne di Lecce; Silvano Massafra, 37enne di Andrano; Graziano Melis, 35enne di Castri di Lecce; Federico Melissano, 27enne di Andrano; Cosimo Miggiano, 43enne di Muro Leccese; Marco Minonne, 47enne di Andrano; Giuliano Montagna, 47enne di Maglie; Pierluigi Musarò, 47enne di Andrano; Diego Negro, 43enne di Poggiardo; Andrea Panico, 47enne di Andrano. Marco Antonio Penza, 41enne di Lecce; Salvatore Perrone, 58enne di Trepuzzi; Andrea Podo, 47enne di Monteroni di Lecce; Andrea Podo, 29enne di Lecce; Giacomo Russo, 25enne di Scorrano; Paolo Raffaele Stefanelli, 50enne di Andrano; Cristian Stella, 29enne di Lecce; Gianluca Stella, 35enne di Lecce; Emiliano Sulka, 31enne di Lizzanello; Oronzo Taurino, 28enne di San Donato di Lecce; Maurizio Toma, 49enne di Scorrano; Cristian Urso, 46enne di Andrano; Vito Paolo Vacca, 30enne di Racale; Micheal Veri, 26enne di Melendugno. A riportarlo è La Gazzetta del Mezzogiorno.

Truffa su bonus edilizi, 8 arresti e sequestri da 10 milioni: a capo la famiglia De Scala di Altamura – TUTTI I NOMI

Emergono i primi dettagli sulla maxi truffa sui bonus edilizi che ha portato nella giornata di oggi al sequestro di 10 milioni di euro, ad arresti e perquisizioni, scoperta in una inchiesta coordinata dalla procura di Bari. Al centro un’intera famiglia di imprenditori di Altamura, quella dei De Scala, che avrebbe escogitato un sistema con l’obiettivo di emettere fatture false grazie alla quale sarebbero riusciti a creare crediti di imposta per oltre 17 milioni.

In totale sono 62 gli indagati, tra cui anche 8 società, e i reati ipotizzati a vario titolo sono quelli di associazione a delinquere finalizzata a reati fiscali, truffa aggravata allo Stato e riciclaggio. Al centro di tutto ci sarebbe l’imprenditore edile Giuseppe De Scala, 47enne di Bari già arrestato in passato, per il quale però il gip Antonella Cafagna non ha concesso l’arresto chiesto dalla Procura.

Ai domiciliari sono finiti invece la madre e il padre, Maria Frappampina, 64 anni, di Bari e Aniello De Scala, 71 anni, il fratello Michele, 48 anni, di Bari, oltre ai loro collaboratori Andrea Ragone, 41 anni di Altamura, Vito Vischi, 53 anni, di Bari, il commercialista Alessandro Vigilante, 46 anni, di Bari, Francesco D’Ambrosio, 55 anni, di Bari e Giovanni Regina, 52 anni, di Altamura. Tra gli indagati anche un’altra sorella, Annarita De Scala, 37 anni, di Bari: anche per lei era stato chiesto l’arresto ai domiciliari, non concesso dal gip. A riportarlo è La Gazzetta del Mezzogiorno.

Il gip ha poi disposto l’obbligo di presentazione per Vito Aufieri, Francesco Labarile, Giuseppe Panza, Eugenio Traversa, Nicola Abrescia e Donato Petrara. Eseguiti sequestri di conti correnti e beni per circa 10 milioni nei confronti delle società Fd Service, Megaservice, Vts Total Work, Dam Servizi, Centro Copie & Servizi.

Traffico di droga, la Polizia disarticola sodalizio criminale di etnia nigeriana: 8 arresti a Bari

Alle prime luci dell’alba, la Polizia di Stato di Bari ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere ed un’ordinanza di sottoposizione agli arresti domiciliari, emesse dal Giudice per le Indagini Preliminari presso il Tribunale di Bari, su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di otto soggetti di nazionalità nigeriana e gambiana. Con la doverosa premessa che si tratta di accertamenti compiuti nella fase delle indagini preliminari, che necessitano della successiva verifica processuale nel contraddittorio con la difesa, i predetti rispondono, in particolare, del reato di associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti.

Il sodalizio criminale oggetto d’indagine, composto principalmente da soggetti di nazionalità nigeriana e stanziale nel quartiere Libertà di Bari, è risultato dedito al traffico di sostanze stupefacenti del tipo marjuana. In dettaglio, l’attività investigativa ha documentato come il gruppo sia stato particolarmente attivo nella vendita all’ingrosso, della citata sostanza stupefacente, rifornendo direttamente spacciatori, prevalentemente stranieri, attivi nelle piazze di spaccio di questo capoluogo, nonché nelle province di Taranto, Matera, Salerno e Napoli; all’interno della Città Metropolitana di Bari, in particolare, destinatari finali dell’approvvigionamento sono risultati i pusher stranieri gravitanti nell’area di Piazza Umberto. Infine, sarebbe stato riscontrato anche un canale di rifornimento estero, segnatamente nei confronti di spacciatori nigeriani presenti in Germania.

La denominazione dell’operazione trae origine, appunto, dal termine “SHORT NICA”, espressione che, nel linguaggio utilizzato dal sodalizio e captato dagli investigatori, significa letteralmente “pantaloncino”, riferendosi alla quantità di sostanza stupefacente solitamente ceduta agli spacciatori, pari a mezzo chilo. Le indagini svolte dalla Squadra Mobile della Questura di Bari e richiamate nel provvedimento cautelari, sono consistite, principalmente, in attività tecniche di captazione, video-registrazione e pedinamento, con riscontri operativi e sequestri ottenuti, poi, in strada e supportati dalle dichiarazioni rese da un collaboratore di Giustizia nigeriano.

In totale, sono stati sequestrati 25 kg. di sostanza stupefacente e 1000 pasticche di tramadol, oppioide utilizzato da alcuni membri dell’organizzazione. Nel corso dell’attività di indagine, inoltre, sono emersi elementi investigativi, tali da ritenere che alcuni componenti del sodalizio possano essere vicini alla nota confraternita nigeriana di matrice cultista dei “Black Axe – Aye”.

È importante sottolineare che il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari e che, all’esecuzione delle misure cautelari odierne, seguirà l’interrogatorio di garanzia e il confronto con la difesa degli indagati, la cui eventuale colpevolezza, in ordine ai reati contestati, dovrà essere accertata in sede di processo, nel contraddittorio tra le parti.

Bari, armi e pistola introdotta al Divinae Follie di Bisceglie: arrestati i due baby Palermiti e Parisi – VIDEO

Le indagini sull’omicidio Lopez hanno permesso anche di ricostruire un grave quadro indiziario a carico di Eugenio Palermiti, nipote dell’omonimo nonno, in ordine alla detenzione di altre due armi da sparo, una delle quali era stata introdotta, diversi mesi prima dall’evento in questione e con la complicità dell’amico Savino Parisi jr, nipote del noto capo dell’omonimo clan di Bari, all’interno del locale Divinae Follie di Bisceglie.

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Omicidio Antonella Lopez al Bahia Beach di Molfetta: due arresti per detenzione e porto abusivo d’armi

I Carabinieri del Comando Provinciale di Bari, a conclusione di complessa attività investigativa coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica del capoluogo pugliese, stanno eseguendo un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di due soggetti, presunti responsabili dei reati detenzione e porto abusivo di armi comuni da sparo e collegati all’omicidio di Antonella Lopez, avvenuto a Molfetta (BA) il 22 settembre 2024.

A sparare fu il 21enne Michele Lavopa che esplose sette colpi di pistola uccidendo Lopez e ferendo quattro ragazzi del suo gruppo, compreso il rampollo del clan Palermiti del quartiere Japigia, Eugenio Palermiti. Lavopa dichiarò che il suo bersaglio fosse proprio Palermiti.

Mafia, estorsioni e droga. Colpito il clan Strisciuglio: 28 arresti a Bari, Palo, Conversano e Rutigliano – TUTTI I NOMI

I Carabinieri del Comando Provinciale di Bari e gli uomini della Polizia di Stato della Questura di Bari hanno eseguito ventotto ordini di carcerazione, emessi dalla Procura Generale presso la Corte di Appello di Bari (ufficio esecuzioni penali), nei confronti di altrettante persone colpite da sentenze definitive di condanna, per gravi reati commessi, tra il 2015 e il 2020. Le persone interessate dai provvedimenti, appartenenti al “clan Strisciuglio”, operavano nei quartieri Libertà, San Paolo, San Pio (Enziteto), Catino e San Girolamo del capoluogo, nonché nei Comuni di Palo del Colle, Conversano e Rutigliano.

Le indagini, coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Bari e, condotte, in diverse fasi, mediante servizi di osservazione controllo e pedinamento, attività tecniche, nonché supportate da diverse dichiarazioni di collaboratori di Giustizia, hanno consentito, già nell’aprile del 2021, di eseguire 99 provvedimenti cautelari. L’inchiesta, convenzionalmente denominata “Vortice-Maestrale”, ha contestato, documentandole, le diverse attività illecite del citato sodalizio mafioso, evidenziando la sua persistente operatività, le continue ambizioni di espansione e controllo del territorio, nonché la diffusione capillare sull’intera area metropolitana, nonostante la detenzione degli esponenti apicali che guidavano le diverse articolazioni attive nelle aree urbane e nei Comuni dell’hinterland.

In particolare, è stato accertato come il sodalizio mafioso, grazie alla forza intimidatoria derivante dal vincolo associativo, sia all’interno del gruppo che sul territorio di riferimento, attraverso metodi particolarmente violenti ed efferati, riusciva a imporre ai titolari di alcuni esercizi commerciali del quartiere Libertà l’installazione di apparecchi per il gioco d’azzardo, forniti da un’azienda gestita da uno dei membri dell’organizzazione. Quest’ultimo destinava una parte degli introiti alle casse della cosca, ottenendo in cambio il monopolio di fatto nel settore.

Inoltre, è stato provato che il sodalizio mafioso gestiva le fiorenti piazze di spaccio attive nei territori sotto il suo controllo, rifornendole con ingenti quantità di sostanze stupefacenti.

L’indagine ha anche fatto luce sulle responsabilità penali individuali e sulle motivazioni alla base della violenta rissa avvenuta l’11 gennaio 2016 all’interno del carcere di Bari, che ha coinvolto oltre 41 detenuti appartenenti al circuito di ‘alta sicurezza’. Tra questi, vi erano esponenti apicali del “clan Strisciuglio” e del “clan Misceo”, in conflitto a causa di uno squilibrio negli assetti interni dei due gruppi. Tale alterazione aveva portato all’espansione del “clan Strisciuglio” nel territorio di Palo del Colle, attraverso azioni violente che hanno permesso al gruppo di consolidare il controllo criminale di quell’area.

Le pene inflitte con gli odierni provvedimenti oscillano tra i 4 e i 19 anni di reclusione, per un totale di 362 anni di carcere.

Elenco condanne

1. ABBATICCHIO Giuseppe, nato a Bari, 15.7.1976 (anni 9, mesi 8 di reclusione), art. 416 bis. c.1,3,4,5,8 c.p. art. 9 l. 1423/1956;

2. BALLABENE Giovanni, nato a Bari, 29.1.1985 (anni 9 di reclusione), art. 74 c. 2,3,4 – D.P.R. 309/90, art. 416 bis.1 c.p.;

3. CALDAROLA Francesco, nato a Bari, 15.02.1992 (anni 10 di reclusione), art. 416 bis. c.1,3,4,5,8 c.p. -art. 71 D.Lvo 159/2011;

4. CAMPANALE Giacomo, nato a Bari, 10.11.1971 (anni 15, mesi 1 di reclusione), art. 416 bis. c. 23,4,5,8 c.p. – art. 71 D.LVO 159/2011;

5. CAMPANALE Leonardo, nato a Bari, 07.09.1970 (anni 6 di reclusione), art. 416 bis. c.1 c.p., art. 582 c.p.;

6. CAPUTI Gianfranco, nato a Bari, 08.08.1988 (anni 10 e gg. 11 di reclusione), art. 416 bis. c.1,3,4,5,8 c.p., D.P.R. 309/90;

7. FRISARI Gianluca, nato a Bari, 01.10.1979, (anni 9, mesi 7 e gg. 9 di reclusione), art. 612, 339 c.p. – art. 416 bis. 1 c.3;

8. LA SELVA Nicola Antonio, nato a Bari, 22.05.1964 (anni 17, mesi 9 e gg. 28 di reclusione), art. 416 bis. c.1,3,4,5,8 c.p. – art. 23 c.3 L. 110/1975;

9. LORENZANI Massimo, nato a Bari, 29.08.1982 (anni 12, mesi 6 e gg. 25 di reclusione), art. 73 c.5 D.P.R. 309/1990 – art. 416 bis. c.1,3,4,5,8 c.p.;

10. MARULLI Armando, nato a Bari, 28.09.1980 (anni 10, mesi 11 e gg. 6 di reclusione), art 56 c.p., art 629 c.1 e 2 c.p. – art. 416 bis. c.1,3,4,8 c.p.;

11. MITITIERO Antonio, nato a Bari, 28.12.1972 (anni 18 e gg. 4 di reclusione), art 74 D.P.R. 309/1990 – art. 416 bis. c.1 c.p.;

12. PISANI Luca, nato a Bari, 30.09.1980 (anni 19 e mesi 7 di reclusione), art. 416 bis. c.1,3,4,5,8 c.p. – art. 7 L. 203/1991;

13. RUTA Alessandro, nato a Bari, 01.11.1987 (anni 16, mesi 7 e gg. 12 di reclusione), art. 416 bis. c.1,2,3,4,5,8, 99 c.4 c.p. – art. 110, 624 c.p.;

14. SCHINO Giuseppe, nato a Bari, 19.07.1982 (anni 6, mesi 7 e gg. 21 di reclusione), art. 416 bis. c.1,3,4,5,8 c.p. – art. 71 D.Lvo 159/2011;

15. SPANO Damiano, nato a Bari, 15.04.1978 (anni 5 di reclusione), art. 416 bis. c.1,3,4,5,8 c.p. – art. 74 c. 2,3,4 D.P.R. 309/1990;

16. SPANO Luigi, nato a Bari, 02.12.1974 (anni 5 di reclusione) – art. 416 bis. c.1,3,4,5,8 c.p. – art. 74 c. 2,3,4 D.P.R. 309/1990;

17. VIOLANTE Valerio, nato a Bari, 01.08.1983 (anni 4, mesi 9 e gg. 19 di reclusione) – art 74 D.P.R. 309/1990 – art. 416 bis. c.1 c.p.;

18. ZAPPARELLA Giacomo, nato a Bari, 26.08.1988 (anni 8 e mesi 4 di reclusione) – art. 416 bis. c.1,3,4,5,8 c.p. – art.74 c. 2,3,4 D.P.R. 309/1990;

19. DENTAMARO Rita, nata a Bari, 04.11.1986 (anni 2, mesi 9 e gg. 10 di reclusione) – art. 74 D.P.R. 309/1990 e art. 416 bis.1 c.p.;

20. FICARELLI Nicola, nato a Bari, 11.03.1988 (anni 20, mesi 10 e gg. 24 di reclusione) – art. 416 bis c.1,3,4,5,8 c.p. – art. 74 c. 2,3,4 D.P.R. 309/1990 e art. 416 bis.1 c.p.;

21. LOSACCO Mauro, nato a Bari, 03.6.1985 (anni 21, mesi 3 e gg. 19 di reclusione) – art. 416 bis. c.1,3,4,5,8 c.p.;

22. DI BARI Vito, nato a Bari, 14.06.1977 (anni 9, mesi 7 e gg. 13 di reclusione) – artt. 73 e 74 c. 2,3,4 D.P.R. 309/1990 e art. 416 bis.1 c.p.;

23. MERCOLEDISANTO Pietro, nato a Bari, 16.11.1990 (anni 18 di reclusione) – artt. 73 e 74 c. 2,3,4 D.P.R. 309/1990 e art. 416 bis.1 c.p.;

24. STEFANACHI Francesco, nato a Bari, 16.02.1987 (anni 8 e mesi 8 di reclusione) – art. 416 bis c.1,3,4,5,8 c.p. – art.74 c. 2,3,4 D.P.R. 309/1990;

25. TRITTO Giovanni, nato a Bari, 18.07.1990 (anni 23, mesi 2 e gg. 27 di reclusione) – art. 416 bis c.1,3,4,5,8 c.p. – art. 74 c. 2,3,4 D.P.R. 309/1990 e art. 416 bis.1 c.p. – artt. 612, 614, 629 e 416 bis.1 c.p. – art. 7 L. 895/1967 e art. 416 bis.1 c.p.;

26. MASSARI Marino, nato a Bari, 13.05.1990 (anni 13, mesi 2 e gg. 20 di reclusione) – art. 416 bis c.1,3,4,5,8 c.p. – art. 74 c. 2,3,4 D.P.R. 309/1990 e art. 416 bis.1 c.p.;

27. CALDAROLA Ivan, nato a Bari, 19.10.1999 (anni 14, mesi 4 e gg. 24 di reclusione) – art. 416 bis c.1,3,4,5,8 c.p.;

28. DE SANTIS Saverio, nato a Bari, 17.12.1988 (anni 20, mesi 7 e gg. 29 di reclusione) – art. 416 bis c.1,3,4,5,8 c.p. – art. 74 c. 2,3,4 D.P.R. 309/1990 e art. 416 bis.1 c.p. – artt. 339, 612, 614, 628, 629 e art. 416 bis.1 c.p. – art. 7 L. 895/1967 e art. 416 bis.1 c.p..

Gioiellerie, negozi e uffici postali rapinati a Foggia: 8 arresti. Ladri in azione anche davanti ai bambini

Rapinavano esercizi commerciali, gioiellerie e uffici postali a Foggia e per questo otto persone sono state arrestate (cinque un carcere e tre ai domiciliari) dalla polizia. Le rapine sono state compiute tra novembre 2023 e febbraio 2024. Le persone arrestate sono foggiane con precedenti penali. Le indagini sono state avviate dopo la rapina a una gioielleria del centro storico, il 30 novembre 2023: al momento dell’apertura pomeridiana tre persone con il volto coperto sono entrate nel negozio minacciando la proprietaria e i clienti con una pistola. La banda riuscì a portare via gioielli e altri oggetti preziosi fuggendo a bordo di un’auto un’auto con targa falsa guidata da un complice.

Il secondo episodio contestato a quattro degli indagati è la rapina a un ufficio postale della città, la mattina del 31 gennaio 2024: tre persone con il volto coperto e armate facevano irruzione minacciando i presenti, tra cui un bambino, e intimando ai cassieri di consegnare il denaro. Prima di compiere il colpo, la banda verificò la presenza di telecamere e guardie giurate a presidio dell’ufficio postale.

Il terzo episodio è la rapina a una sala slot in cui durante la notte persone incappucciate e armate entrarono e, incuranti dei clienti presenti, aggredirono con calci e pugni un dipendente facendosi consegnare il denaro in cassa e quello contenuto nella macchinetta cambia monete.

Assalti a bancomat in Italia: 8 arresti a Foggia. Almeno 17 colpi e bottino di 290mila euro

I carabinieri di Foggia hanno arrestato otto persone accusate di far parte di un’associazione a delinquere che utilizzava esplosivo per assalti agli sportelli automatici di banche e poste in diverse regioni.

Gli arresti sono stati eseguiti su disposizione del gip. Le accuse sono, a vario titolo, di associazione a delinquere finalizzata ai furti aggravati dall’utilizzo di materiale esplosivo, violazione della legge sulle armi, ricettazione e riciclaggio.

Le indagini sono state avviate a dicembre del 2023. L’associazione, con sede in provincia di Foggia, avrebbe utilizzato ordigni artigianali – le cosiddette ‘marmotte, assimilabili per caratteristiche e composizione ad armi da guerra, per danneggiare le casseforti collegate ai dispositivi di prelievo automatico e impossessarsi del denaro.

Secondo la ricostruzione della procura di Foggia e dei carabinieri, il modus operandi della compagine criminale prevedeva l’impiego di auto di grossa cilindrata rubate, o con targhe clonate, per gli spostamenti. E l’utilizzo di carte di credito prepagate – fornite da uno degli indagati e intestate a stranieri – inserite nelle bocchette degli sportelli Atm per assicurarne l’apertura e consentire la successiva introduzione della marmotta.

Le indagini al momento avrebbero accertato nei confronti degli indagati la responsabilità di 17 degli oltre 80 assalti compiuti ai danni di banche e uffici postali tra luglio e settembre 2024 in Puglia (nelle province di Foggia e Bari), Piemonte (in provincia di Torino, dove risiede stabilmente un indagato che fungeva da collegamento con quel territorio), Campania (in provincia di Avellino), Lombardia (nelle province di Pavia e Milano) e Basilicata (in provincia di Potenza). I 17 assalti avrebbero fruttato complessivamente circa 290mila euro.

Un quintale di esplosivo nascosto nella sede del Giudice di pace: 3 arresti. Tra loro un dipendente comunale

I carabinieri della Compagnia di Lucera (Foggia) hanno arrestato in flagranza di reato tre persone – tra cui un dipendente del Comune – accusate di porto illegale e detenzione di ordigni esplosivi.

L’operazione si inserisce nell’ambito di un’azione più ampia volta a contrastare e reprimere la vendita illegale di botti e petardi in vista delle imminenti festività natalizie. L’ attività investigativa ha consentito di rinvenire, all’interno di un locale comunale situato nel piano seminterrato del complesso dove hanno sede gli Uffici del Giudice di Pace, circa un quintale di artifici pirotecnici classificati e otto chili di ordigni esplosivi di fabbricazione artigianale caratterizzati da elevata pericolosità.

All’esito delle operazioni, svolte in collaborazione con personale specializzato del Nucleo Carabinieri Artificieri, i tre arrestati sono stati condotti nel carcere del capoluogo dauno su disposizione della Procura della Repubblica di Foggia.

Frode fiscale e riciclaggio, 4 arresti a Bari: i nomi. Fatture inesistenti a 165 imprese tra loro la Emiliano Srl

C’è anche la Emiliano Srl di Alessandro e Simonetta Emiliano, fratelli del governatore della Regione Puglia Michele Emiliano, tra le 165 aziende che tra il 2018 e il 2023 avrebbero ricevuto fatture false da alcune società cartiere per un importo di oltre 10 milioni di euro.  Così si sono garantiti “facili guadagni intascando il 22% (ovvero l’Iva) su operazioni mai poste in essere”. Nella giornata di ieri i finanzieri di Bitonto hanno eseguito un’ordinanza emessa dal Gip del tribunale di Bari su richiesta della Procura a carico di sei persone: quattro sono finite agli arresti domiciliari, due sono state raggiunte dal divieto temporaneo di esercitare determinate professioni, imprese o uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese. Ai domiciliari sono finiti Francesco Porcelli, Luigi D’Armento, Gaetano Finestrone, Antonello Savino mentre Nicola Garofalo ed Enrico Danese sono stati interdetti. Per tutti l’accusa, a vario titolo, è associazione per delinquere, emissione di fatture false e riciclaggio. A riportarlo è la Gazzetta del Mezzogiorno.

L’azienda Emiliano Srl, con i suoi titolari, non è indagata, ma il suo nome compare nella lista dei clienti di queste cartiere. Nell’inchiesta, coordinata dalla Procura di Bari, sono indagati anche quattro finanzieri (Roberto Nupieri, Rocco Cantatore, Giovanni Vessichelli e Giuseppe Iacono) e tre funzionari dell’Agenzia delle Dogane (Cataldo Manfredi, Giuseppe Elicio e Sonia Della Guardia), oltre a un direttore di banca e un a dipendente di un ufficio postale che avrebbero violato le norme anti riciclaggio agevolando i prelievi di contanti. Sono stati inoltre posti sotto sequestro beni per 5 milioni di euro. Il gruppo, attivo tra Bari e Bitonto, avrebbe emesso fatture per operazioni inesistenti “nei confronti di società realmente esistenti provvedendo al prelevamento e alla restituzione in contante delle somme prelevate trattenendo l’Iva”, spiegano i militari.