Bari, l’Asl attiva due nuovi ambulatori: “Assistenza sanitaria a turisti, studenti fuori sede e persone non residenti”

Offrire assistenza sanitaria a turisti, studenti fuori sede e persone non residenti in città. Questo è l’obiettivo dei due nuovi ambulatori diurni di Medicina generale attivati dalla Asl Bari nel capoluogo pugliese.

Nelle strutture, spiega l’Azienda sanitaria in una nota, opereranno a rotazione numerosi medici del ruolo unico di assistenza primaria. Gli ambulatori sono già attivi nella sede di via Martiri di via Fani, dal lunedì al giovedì (dalle 8.30 alle 18.30) e il venerdì (dalle 8.30 alle 14.30).

L’iniziativa del Distretto unico di Bari, prosegue la Asl, “va a coprire una fascia di domanda di assistenza di tipo occasionale e realizza concretamente una delle possibilità offerte dal nuovo accordo collettivo nazionale della Medicina generale, in aggiunta a quella della scelta del proprio medico curante prevista prioritariamente per la popolazione residente”.

All’interno del nuovo accordo viene individuata la figura del medico del ruolo unico di Assistenza primaria con i diversi impieghi previsti, accanto a quello classico del medico di libera scelta.

Pediatrico Bari, Amati: “Ministeri impongono passaggio all’ASL Bari. Eseguire subito o denuncerò all’ANAC”

“Il Ministero dell’Economia e delle Finanze e il Ministero della Salute, con parere congiunto, hanno imposto ai burocrati della Regione Puglia, della ASL Bari e del Policlinico di Bari di attuare la prima fase prevista dalla legge regionale: il trasferimento del plesso pediatrico Giovanni XXIII alla ASL di Bari, come passaggio propedeutico alla piena autonomia dell’ospedale. Si tratta, in sostanza, di una richiesta di conformarsi alla procedura transitoria prevista dalla legge, quindi una questione di legalità, prima di poter istituire l’Azienda ospedaliera autonoma, così come deciso dal Consiglio regionale”.

Inizia così il comunicato stampa del Consigliere e Assessore regionale Fabiano Amati. “Il Ministero ha chiesto inoltre alla Regione di integrare la documentazione con il Programma Operativo 2025-2027, l’aggiornamento della rete ospedaliera ai sensi del DM 70/2015, e i dettagli del piano assunzionale per il triennio 2026-2028, al fine di valutare pienamente la sostenibilità economico-finanziaria e organizzativa della nuova azienda pediatrica – aggiunge -. La Regione Puglia ha già trasmesso un piano che prevede il potenziamento di tutti i reparti pediatrici, la creazione di percorsi integrati ad alta complessità (cardiochirurgia, neurochirurgia, ortopedia, genetica, nefrologia, urologia, malattie metaboliche) e una riduzione del disavanzo, oggi attestato a oltre 18 milioni di euro annui”.

“Tutte le azioni sono finalizzate a trattenere in Puglia i piccoli pazienti, riducendo la mobilità passiva e facendo del Giovanni XXIII un punto di riferimento nazionale – conclude -. Ora il Governo chiede di rispettare l’iter procedurale e di fornire ulteriori dati di dettaglio per completare la valutazione. È un passaggio tecnico, ma necessario per consolidare definitivamente l’autonomia dell’ospedale pediatrico pugliese; ma tutto questo è un procedimento lungo che non consente a nessuno di violare la legge sul passaggio transitorio alla ASL Bari. Ne deriva che, se il transito provvisorio alla ASL Bari non si dovesse eseguire subito, denuncerò l’accaduto all’ANAC, facendo presente che ogni eventuale disavanzo a partire dal 1° gennaio 2025 dovrà essere valutato a titolo di responsabilità amministrativa dei responsabili. Bisogna andare avanti, con la determinazione di sempre, perché i bambini non possono aspettare i tempi dei burocrati e le loro eventuali complicità con le baronie sanitarie”.

Moto contro palo, muore a 64 anni il medico 118 Vincenzo Incoronato: “Grande perdita umana e professionale”

Vincenzo Fernando Incoronato, medico del 118, è morto ieri in un incidente stradale a San Severo dopo aver perso il controllo della moto in una curva finendo contro un palo di recinzione. L’incidente è avvenuto intorno alle 13 sulla provinciale per San Paolo di Civitate, paese in cui viveva. I soccorritori non hanno potuto fare altro che constatarne il decesso poiché il 64enne è morto sul colpo. Sono intervenuti gli agenti della polizia stradale di San Severo.

“Una tragedia. Un dolore immenso. È una grande perdita umana e professionale”. Questo il commento del direttore dell’Asl di Foggia Antonio Nigri. “Era un medico sempre disponibile. Una colonna portante del servizio di emergenza urgenza dell’area nord della provincia – ha sottolineato Nigri -. Dedito al lavoro, affabile. Subiamo davvero una grande perdita”.

“È tra i colleghi più anziani del servizio di emergenza urgenza del 118 della provincia di Foggia. Da oltre 30 anni in servizio presso il 118 di San Severo. È una scomparsa che ha sconvolto tutti”. Così il direttore della centrale operativa del 118 di Foggia e direttore del dipartimento di emergenza urgenza, Stefano Colelli.

“Lo conoscevo da anni – aggiunge Colelli -. L’ultima volta l’ho visto due giorni fa quando è venuto in centrale operativa per partecipare ad un corso per l’utilizzo di device a bordo delle ambulanze. Nonostante le diverse decine di anni di servizio, era sempre attento ad aggiornamenti. Mostrava sempre entusiasmo per il suo lavoro nonostante le enormi difficoltà del sistema dell’emergenza urgenza. Non gli mancava molto per la pensione. È una perdita davvero enorme”.

Sanitaservice Foggia, sospesa la sorella del boss ucciso dopo le polemiche: con lei anche altri 9 dipendenti

Grazia Romito, la sorella di Mario Luciano, boss della mafia garganica ucciso in un agguato nel 2017 a San Marco in Lamis, è stata sospesa dal servizio dall’Asl dopo essere stata assunta nella Sanitaservice Foggia tramite una società di lavoro interinale.

Con lei anche altri 9 dipendenti (due soccorritori, un autista e sei ausiliari) sono stati sospesi dopo le verifiche del casellario giudiziale e dei carichi pendenti.

Il caso dell’assunzione della donna, che prima gestiva un’attività di pompe funebri a Manfredonia raggiunta da un’interdittiva antimafia, come soccorritrice 118 a Mattinata per tre mesi, aveva fatto scalpore e aveva suscitato diverse polemiche che non si sono ancora placate sulle modalità di assunzione.

Tragedia a Bari, bimbo di 3 anni muore per meningite. L’Asl: “Non era vaccinato”

“Dalle prime valutazioni cliniche si ipotizza, come causa del decesso, una sepsi fulminante da meningococco e sono attualmente in corso le analisi di laboratorio e gli approfondimenti diagnostici per confermare la causa dell’infezione. Il Dipartimento di Prevenzione della ASL di Taranto ha comunque già attivato tutte le procedure previste per la sorveglianza epidemiologica e la profilassi dei contatti stretti, nel pieno rispetto delle normative vigenti. Secondo le informazioni attualmente disponibili, il bambino non risultava vaccinato contro questo agente patogeno”.

Questa la nota diffusa dall’Asl di Taranto dopo la morte del bimbo di tre anni deceduto ieri mattina all’ospedale pediatrico ‘Giovanni XXIII’ di Bari probabilmente a causa di una meningite.

Come spiega la Asl di Taranto in una nota, il piccolo era arrivato al pronto soccorso dell’ospedale Santissima Annunziata di Taranto nel pomeriggio di mercoledì ed era stato ricoverato nel reparto di Pediatria. Le sue condizioni sono peggiorate e, intorno alle 22, è stato disposto il trasferimento a Bari. Nelle prime ore di ieri il bambino è morto.

I genitori hanno presentato denuncia alla polizia, la Procura di Bari ha aperto un fascicolo per accertare eventuali responsabilità nella morte del piccolo. La salma, su disposizione della Procura, si trova nell’Istituto di Medicina Legale del Policlinico di Bari e nei prossimi giorni dovrebbe essere eseguita l’autopsia.

Ambulanze occupate e medici assenti, 76enne muore a Vieste in mezzo alla strada: Asl apre inchiesta interna

Il direttore generale dell’Asl Foggia, Antonio Nigri, annuncia che è stata aperta un’indagine interna per accertare quanto avvenuto nel punto di primo intervento a Vieste, anche attraverso l’acquisizione delle registrazioni della centrale operativa del 118, in seguito alla morte della 76enne Antonia Notarangelo, la notte tra sabato e domenica scorsi, mentre la figlia la stava accompagnando in auto all’ospedale a Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo.

Il caso è stato sollevato ieri dal figlio, Pasquale Ciuffreda, in una lettera aperta in cui denunciava il fatto che non fossero disponibili di ambulanze tra Vieste e Peschici e che sua madre, dopo avere atteso oltre un’ora al pronto soccorso di Vieste dove non c’erano medici, è stata rimandata a casa.

Stando a quanto ricostruito dall’Asl, nella giornata del 30 agosto la 76enne, cardiopatica, già qualche ora prima si era rivolta ai medici della continuità assistenziale (guardia medica), facendo poi rientro a casa. Qualche ora dopo ha accusato un malore ed è stata chiamata un’ambulanza. Due quelle disponibili su Vieste, di cui una medicalizzata, ma entrambe impegnate per il trasporto di un paziente in altro ospedale e per un codice rosso. La 76enne è stata quindi accompagnata dalla figlia al punto di primo intervento, in quel momento scoperto dalla presenza medica, in quanto la dottoressa in servizio aveva accusato un malore.

La 76enne – sempre secondo la Asl – è stata quindi presa in carico a distanza da una dottoressa della centrale operativa del 118 che le ha prescritto in telecardiologia un elettrocardiogramma che è stato vagliato dai sanitari dell’ospedale Di Venere di Bari. Alla 76enne è stata prescritta l’esecuzione degli enzimi cardiaci ma, mentre il personale infermieristico stava provvedendo all’esecuzione, i familiari hanno deciso di portare la donna, in autonomia, presso l’ospedale Casa Sollievo della Sofferenza dove la 76enne non è mai arrivata.

“Vorrei sottolineare, oltre alla vicinanza ai familiari della donna, anche quella a tutti gli operatori sanitari che, nonostante la grave carenza, assicurano un servizio -sottolinea ancora Nigri -. Su 130 medici previsti dalla pianta organica del 118 in provincia di Foggia, 50 sono quelli effettivi in servizio. Gli stessi sanitari vanno sostenuti e non attaccati, perché se il clima è di attacco, andranno via”.

West Nile, 53enne positiva ad Andria. L’Asl: “Sta bene non è in pericolo di vita”

Una donna di 53 anni di Andria è ricoverata nell’unità operativa di Malattie infettive dell’ospedale di Bisceglie perché risultata positiva al virus della West Nile.

Lo rende noto la Asl Bat spiegando che “le condizioni della paziente sono buone e non è mai stata in pericolo di vita”. Si tratta del primo caso registrato nel nord Barese.

L’azienda sanitaria ricorda che del virus sono portatori “gli uccelli selvatici e le zanzare le cui punture sono il principale mezzo di trasmissione all’uomo”. La febbre West Nile non si trasmette da persona a persona tramite il contatto con le persone infette”, aggiunge la Asl Bat.

“Oltre il 90 per cento dei casi resta asintomatico o ha sintomi lievi. Solo raramente si registrano encefaliti”, dice Tiziana Dimatteo, commissario straordinario della Asl Bt ricordando che “per prevenire la puntura di zanzara si raccomanda di evitare ristagni d’acqua, usare repellenti e proteggere gli ambienti di vita con zanzariere”. “Si tratta di gesti di prevenzione semplici che però risultano di fondamentale aiuto”, conclude.

Lecce, il campione paralimpico Caputo dimentica di disdire visita medica: dopo sei anni arriva il conto da 40 euro

Dimentica di disdire una visita in ospedale prenotata nel 2017 e fissata per il 2019. Ben 6 anni dopo l’Asl di Lecce gli notifica un sollecito di pagamento da 40 euro per la mancata disdetta.

Protagonista Salvatore Caputo, 62enne ed ex campione paralimpico di tennis in carrozzina Salvatore Caputo di 62 anni. “È vergognoso che dopo sei anni – la Asl mi chieda di pagare il ticket di una prestazione mai erogata, ma che avevo dimenticato di disdire a causa del lungo tempo trascorso da quando era stata fatta la richiesta a quanto è stato fissato l’appuntamento”, le sue parole.

La Asl precisa che “i recuperi dei crediti delle pubbliche amministrazioni sono un obbligo. Il tema delle tante prenotazioni che poi non esitano in presentazione dell’utente purtroppo è un problema che crea al sistema già in sofferenza ulteriore difficoltà. Il caso va verificato e come succede ogni qual volta l’utente segnala errori e disfunzioni queste sanzioni vengono stralciate”.

Scandalo appalti, Regione Puglia e Asl Bari parti civili: Sansolini e Iacobellis vogliono patteggiare

Regione Puglia e Asl di Bari hanno chiesto di costituirsi parte civile nell’udienza preliminare sul presunto giro di tangenti in cambio di appalti in cui sono coinvolti imprenditori e tre ex funzionari della Asl.

La richiesta è stata avanzata ieri. La Regione ha chiesto il risarcimento dei danni d’immagine, la Asl invece un risarcimento di diversi milioni che equivale al valore degli appalti e degli affidamenti che, secondo quanto ricostruito dalla Procura, sono stati affidati dietro il pagamento di tangenti.

Nell’udienza che si è svolta è arrivato il via libera alla richiesta di patteggiamento a 5 anni per gli ex funzionari e ingegneri Nicola Sansolini e Nicola Iacobellis, ex direttore dell’area gestione tecnica ed ex dirigente di Ingegneria clinica e responsabile dell’edilizia sanitaria.

Va trovata un’intesa sulla cifra per poter patteggiare, quantificate dall’accusa in 80mila euro a testa. Si tornerà in aula il prossimo 8 luglio quando bisognerà discutere la posizioni anche degli altri imputati che hanno chiesto il rito abbreviato. Tra questi anche l’ex funzionaria Concetta Sciannimanico. 

Torremaggiore, un angelo della morte nell’hospice Asl? Chiesta l’archiviazione: era indagato un infermiere

Si chiude, forse, il caso sullo scenario inquietante immaginato dalla Procura di Foggia che mesi fa ha disposto la riesumazione delle salme di 15 persone, per lo più affette da patologie oncologiche, scomparse tra il 14 novembre 2022 e il 16 febbraio scorso nell’hospice Asl di Torremaggiore.

Al centro della vicenda era finito un infermiere di 55 anni, indagato per omicidio con l’accusa di aver iniettato il Midazolam, un potente sedativo di uso ospedaliero che viene somministrato per via orale, intramuscolare e in vena (se iniettato in dosi massicce provoca il decesso in poco tempo, a maggior ragione su persone con gravi patologie o su copri provati). L’autopsia aveva rivelato la presenza proprio dello Midazolam e della Prozamina nel sangue di 12 dei 15 pazienti riesumati, pur non essendo medicinali prescritti nel loro piano terapeutico.

La Procura di Foggia ha però chiesto l’archiviazione dell’inchiesta a carico dell’infermiere, nel frattempo trasferito ad altro incarico e in altre città. Resta da capire se i familiari delle persone decedute si opporranno alla richiesta di archiviazione. Sono stati loro, tramite denuncia, a far scattare l’inchiesta.