Carabiniere ucciso a Francavilla, chiuse le indagini: Giannattasio è indagato per omicidio pluriaggravato

Indagini chiuse sull’omicidio di Carlo Legrottaglie, il brigadiere capo dei Carabinieri ucciso lo scorso 12 giugno a Francavilla Fontana durante uno scontro a fuoco con due rapinatori.

Al 57enne Camillo Giannattasio sono contestati i reati di omicidio pluriaggravato, ricettazione, detenzione e porto illegale di armi clandestine e resistenza a pubblico ufficiale aggravato dall’uso di violenza.

L’uomo è l’unico indagato in vita. Il suo complice, Michele Mastropietro, è morto a seguito dell’ultimo scontro a fuoco avvenuto a Grottaglie dopo la fuga. Secondo l’accusa Giannattasio avrebbe anche “istigato Mastropietro a perseverare nella propria condotta violenta”, si legge nelle carte.

La ricostruzione dei fatti si fonda sul racconto del carabiniere Costanzo Garibaldi, in pattuglia con Legrottaglie. Durante l’inseguimento da parte della gazzella dei carabinieri, i due fuggitivi mostrarono gesti di sfida – tra cui il dito medio rivolto ai militari dal finestrino – e percorsero contromano vari tratti stradali, prima di schiantarsi contro un palo. Scesi dall’auto, Mastropietro aprì il fuoco contro Legrottaglie e poi contro altri agenti. Giannattasio, secondo il gip, non si limitò a guidare il complice armato, ma partecipò attivamente alla pianificazione e all’azione, mostrando una chiara volontà criminale.

Le perquisizioni eseguite in seguito portarono alla scoperta di un arsenale clandestino tra la casa e il negozio di ferramenta di Giannattasio. Ritrovati pistole prive di matricola, fucili, munizioni, coltelli, passamontagna.

Tragedia di Verona, tra i feriti anche un carabiniere di Nardò: così Alberto Mangia si è salvato per miracolo

C’è anche Alberto Mangia, 38enne carabiniere di Nardò, tra i feriti dell’esplosione del casolare avvenuta ieri a Castel D’Azzano, dove tre fratelli avevano saturato i locali con il gas per evitare di venire sfrattati, in cui sono morti tre Carabinieri. Tra le vittime il 56enne Luogotenente Marco Piffari, originario di Taranto. Oltre a lui hanno perso la vita il Carabiniere Scelto Davide Bernardello e il Brigadiere Capo Valerio Daprà. Ferito anche il carabiniere 45enne originario di Bisceglie, Giuseppe Benso, della Squadra operativa di supporto di Mestre

Il carabiniere salentino è ricoverato all’ospedale Borgo Trento di Verona, è in coma farmacologico, ma non è in pericolo di vita anche se ha riportato gravi ustioni sul corpo. I familiari hanno raggiunto l’ospedale, pare che Mangia abbia lasciato il casolare poco prima dell’esplosione e che quindi sia vivo per miracolo.

La tragedia ha scosso l’Italia intera. Nell’esplosione sono rimasti feriti altri 11 carabinieri, tre poliziotti e un vigile del fuoco, tutti ricoverati nei vari ospedali della provincia scaligera. Le vittime, assieme alle squadre speciali dell’Arma stavano intervenendo per sgomberare l’edificio, pignorato da anni e dal quale dovevano venire evacuati i tre, Franco, Dino e Maria Luisa Ramponi, agricoltori e allevatori da tempo alle prese con problemi finanziari e ipotecari.

Lo sgombero era stato programmato da giorni dopo vari tentativi negli ultimi anni mai andati a buon fine, anzi con precedenti minacce di farsi saltare in aria. Così sono stati fatti arrivare sul posto carabinieri dei Reparti speciali e agenti dell’Uopi, specializzati in azione antiterrorismo. La casa era però già satura di gas e l’esplosione è stata innescata all’apertura della porta d’ingresso, che ha investito le forze dell’ordine e i vigili del fuoco che stavano facendo irruzione. L’intero casolare, di due piani, è crollato travolgendo i militari e gli agenti. Sul posto erano presenti anche i Vigili del fuoco che sono intervenuti immediatamente, ma per i tre carabinieri non c’è stato nulla da fare.

Dei tre fratelli Franco è scappato ed è stato poi trovato e fermato poco lontano, Maria Luisa e Dino sono ricoverati ma non in pericolo di vita, e sono piantonati in stato di fermo all’ospedale.

 

Molfetta, l’ex carabiniere che ha fermato il ladro col kalashnikov: “Ho evitato una strage ma non sono un eroe”

“Tutto sommato bene. Ho una frattura della tibia e la rotula è completamente andata”. Inizia così il racconto di Carlo Piazzolla, il carabiniere in pensione di 65 anni che ieri ha fermato nel parcheggio il rapinatore che ha seminato il panico al Gran Shopping di Molfetta.

L’uomo, che è stato arrestato con le accusa di rapina, lesioni e porto d’arma da guerra, ha svaligiato indisturbato una gioielleria. Era armato e sono stati esplosi alcuni colpi di kalashnikov all’esterno. Piazzola è ricoverato al Policlinico.

“Mi trovavo al centro commerciale per caso. Stavo prendendo un caffè con mia sorella e ho iniziato a sentire un po’ di trambusto – le parole di Piazzolla a La Repubblica -. Volevo capire cosa stesse succedendo e mi hanno detto che c’era un uomo armato che stava facendo una rapina. Sono andato a vedere nonostante mia sorella mi dicesse di lasciar perdere. Ero in una zona defilata e l’ho visto riempire i due sacchi di merce. Così l’ho seguito nel parcheggio. Poi è successo quello che tutti hanno visto nei video. Ho visto subito che era un kalashnikov AK-47, l’ho riconosciuto”.

“Non mi aspettavo che sparasse. Io però sono andato subito diretto verso di lui. Lui ha capito le mie intenzioni e ha alzato subito l’arma contro di me. Ho pensato: ‘Se non reagisco, mi spara nello stomaco’. Volevo immobilizzarlo. Il mio scopo era quello di saltargli addosso e renderlo innocuo. Poi ha sparato. Fortunatamente sono riuscito ad abbassare la canna della mitragliatrice. I colpi mi hanno preso la gamba. Nell’attimo in cui ha sparato ho subito spostata l’arma. Avrebbe potuto colpire i passanti e tutti quelli che erano lì intorno. E intanto mi avrebbe preso, perché aveva l’arma rivolta verso di me.

“Mi sono tappato i buchi fatti dai proiettili, da cui ha cominciato a uscire il sangue – ha aggiunto -. Sono anche cardiopatico, per cui ho chiesto subito di chiamare un’ambulanza perché temevo un’emorragia. Non ho pensato di morire.  Ho fatto il carabiniere per quarant’anni, ero luogotenente. Queste cose o ce le hai o non ce le hai. Ora sono in pensione, non l’ho fatto per qualche ricompensa o avanzamento di carriera. Lui era a terra e ho pensato: finalmente l’incubo è finito. Poi mi sono preoccupato dalle mie ferite. Non mi sento un eroe, assolutamente no”.

Dramma nelle Marche, stroncato da un malore a 46 anni: muore il carabiniere barese Domenico Caradonna

“Si esprime profondo cordoglio per la tragica e improvvisa scomparsa dell’Appuntato Scelto Q.S. Domenico Caradonna, 46enne originario di Bari, effettivo al Nucleo Cinofili di Pesaro e iscritto al SIM Carabinieri, deceduto nella serata del 19 settembre a Cerreto d’Esi, mentre prestava servizio di sicurezza durante la tradizionale Sagra dell’Uva”.

Inizia così la nota della Segreteria Regionale Marche del SIM Carabinieri. Caradonna, 46enne barese, sposato e padre di una bambina di 7 anni, è stato colto da un improvviso malore che lo ha portato rapidamente in arresto cardiaco.

“Il personale dell’ambulanza presente per l’assistenza sanitaria all’evento è intervenuto immediatamente, avviando le manovre di rianimazione. Poco dopo è giunta sul posto anche l’automedica di Fabriano, ma, nonostante i ripetuti e instancabili tentativi dei sanitari, per Domenico non c’è stato nulla da fare – si legge nella nota -. I colleghi lo ricordano come un professionista esemplare, sempre disponibile e animato da profonda umanità, qualità che lo hanno reso stimato da tutti coloro che hanno avuto l’onore di lavorare al suo fianco”.

“La sua dedizione al servizio e lo spirito di sacrificio resteranno un esempio indelebile. Il SIM Carabinieri si stringe con sincera vicinanza e commozione alla famiglia, ai colleghi e a tutti coloro che hanno condiviso con lui anni di servizio – conclude il SIM -. La perdita di Domenico lascia un vuoto incolmabile, ma il suo ricordo vivrà sempre nell’Arma e in chi ha avuto modo di conoscerlo”.

Muore a 28 anni, Gravina piange la carabiniera Laura Grillo: era comandante della Forestale a Siena. Ipotesi suicidio

Gravina piange la 28enne Laura Grillo, maresciallo e comandante del Nucleo Forestale dell’Arma a Siena. La giovane è deceduta ieri, l’ipotesi è quella del suicidio. Sua mamma è morta due mesi fa prematuramente a causa di un male incurabile all’età di 50 anni.

Il Nuovo Sindacato Carabinieri ha espresso profondo cordoglio per la tragica scomparsa. “Laura era una giovane carabiniera di grande valore, stimata per la sua professionalità, il senso del dovere e l’impegno quotidiano nella tutela del territorio e della legalità. La sua morte rappresenta una perdita dolorosa per tutta la comunità dell’Arma – le parole del segretario nazionale Vincenzo Incampo -. In attesa che le autorità competenti chiariscano le circostanze dell’accaduto, rinnoviamo l’impegno nel promuovere una maggiore attenzione al benessere psicologico del personale, affinché nessun collega si senta mai solo di fronte alle difficoltà”.

“Alla famiglia di Laura, ai suoi colleghi e a tutti coloro che le hanno voluto bene va il nostro pensiero più sincero e la massima vicinanza in questo momento di immenso dolore”, ha concluso Incampo.

Carabiniere ucciso a Francavilla, dubbi sull’azione di Giannattasio nelle sparatorie: attesa per gli esami del Ris

Sono in programma venerdì 4 luglio, presso i laboratori del Ris di Roma, gli accertamenti sugli stub effettuati dalla Polizia su Camillo Giannattasio, il 57enne di San Giorgio Jonico arrestato e indagato per concorso in omicidio nell’inchiesta sulla morte di Carlo Legrottaglie, il carabiniere ucciso a Francavilla Fontana.

Si dovrà stabilire se Giannattasio, che si trova in carcere, abbia o meno aperto il fuoco nei confronti di Legrottaglie durante la prima fuga e durante il secondo conflitto a fuoco con la Polizia a Grottaglie. Il suo complice, Michele Mastropietro, è morto a seguito dell’ultimo scontro.

Giannattasio ha affermato di non aver sparato, ma nella sua auto e nel suo negozio di ferramenta sono state ritrovate altre armi. I poliziotti sono allo stesso tempo indagati per omicidio colposo per eccesso di legittima difesa (nei confronti di Mastropietro) e parti offese per l’ipotesi di tentato omicidio e lesioni.

Carabiniere ucciso, dito medio durante la fuga: la sfida di Mastropietro e Giannattasio a Legrottaglie e il suo collega

Michele Mastropietro, il rapinatore che ha ucciso Carlo Legrottaglie a Francavilla e poi morto nel secondo conflitto a fuoco con la Polizia a Grottaglie, e Camillo Giannattasio, il complice arrestato e ora in carcere con l’accusa di concorso in omicidio, hanno mostrato il dito medio ai Carabinieri che li stavano seguendo.

Questo è quanto emerge dalle indagini sull’omicidio del brigadiere capo dei Carabinieri ucciso il 12 giugno. Sono infatti state ricostruite le fasi dell’inseguimento grazie anche racconto del compagno di pattuglia con Legrottaglie.

I due rapinatori, entrambi armati, durante la fuga si sono presi gioco dei Carabinieri insultandoli. Mastropietro, dopo aver sparato contro Legrottaglie, avrebbe impugnato la pistola e puntata anche contro l’altro militare che si è salvato solo perché è riuscito ad afferrargli gli avambracci. Camillo Giannattasio risponde di concorso in omicidio anche perché nell’auto che guidava c’era un arsenale.

“La morte del brigadiere Carlo Legrottaglie era un evento ampiamente prevedibile e quantomeno accettato da Giannattasio, atteso che nell’auto da egli condotta vi erano armi cariche di munizioni pronte ad offendere in maniera letale”, le parole del gip Simone Orazio di Brindisi nel valutare le responsabilità dell’uomo attualmente detenuto nel carcere di Taranto.

Va ricordato che anche gli agenti di Polizia che hanno partecipato alla seconda sparatoria sono indagati. Oggi, il sottosegretario al ministero dell’Interno, Nicola Molteni, sarà al commissariato di Grottaglie insieme al presidente onorario del Sap e responsabile nazionale del dipartimento sicurezza e immigrazione della Lega, Gianni Tonelli. Alle 17,30 tutti saranno a Bari per un incontro sul decreto Sicurezza.

Ucciso il killer del carabiniere Legrottaglie, a Grottaglie sit-in per i due agenti indagati: “Va cambiata la norma”

Si è tenuto questa mattina, davanti alla sede del commissariato di Grottaglie (Taranto), un sit-in per esprimere solidarietà ai due agenti indagati per omicidio colposo, a seguito di eccesso colposo nell’uso legittimo delle armi, dopo la morte in un conflitto a fuoco del 59enne Michele Mastropietro, ritenuto l’autore dell’omicidio, poche ore prima, del brigadiere capo Carlo Legrottaglie, ucciso giovedì scorso nel Brindisino.

La manifestazione è stata promossa dal Sindacato autonomo della polizia: sono intervenuti rappresentanti del Sap di Foggia; il segretario generale nazionale dello stesso sindacato, Stefano Paoloni; e una delegazione del Sap Puglia e Basilicata.

“L’iscrizione nel registro degli indagati – sottolinea il segretario provinciale Foggia Giuseppe Vigilante – è un atto di garanzia che consentirà ai colleghi di partecipare alle fasi del processo ed eventuali incidenti probatori, ma dovranno farlo a loro spese e con i loro avvocati e fino a quando il procedimento penale non sarà terminato avranno la carriera bloccata. Sia chiaro che nessuno punta il dito contro la magistratura che fa il suo lavoro egregiamente applicando la legge, ma è giunto il momento di cambiare la norma”.

“Per questo – conclude Vigilante – ci rivolgiamo alla classe politica di questo paese chiedendo di introdurre una norma di legge per evitare un avviso di garanzia automatico quando sussistono cause di giustificazione del reato quali uso legittimo delle armi, la legittima difesa nell’adempimento del dovere. Il paese deve essere grato ai due colleghi per aver rischiato personalmente la propria vita per assicurare alla giustizia pericolosi criminali”.

Carabiniere ucciso, Mastropietro è morto per dissanguamento. Un foro sul corpo: “Impossibile dire chi ha sparato”

Michele Mastropietro, il rapinatore 59enne ritenuto l’assassino del carabiniere Carlo Legrottaglie, ucciso a Francavilla, e deceduto in un secondo conflitto a fuoco con la Polizia a Grottaglie, è morto per le conseguenze di un lento sanguinamento di circa mezz’ora.

Questo è quanto emerge dall’autopsia svolta al Santissima Annunziata di Taranto dove è stata evidenziata la presenza di un solo foro all’emitorace sinistro, senza ritenzione della pallottola.

L’arma utilizzata da Mastropietro ha lo stesso calibro di quelle in dotazione ai due Falchi indagati per omicidio colposo come conseguenza di eccesso di legittima difesa. Non si può stabilire dunque l’origine del foro.

La relazione sarà depositata dal perito in 60 giorni, gli stessi due poliziotti sono anche parti offese per il reato di tentato omicidio e lesioni contestato all’altro fuggitivo, Camillo Giannattasio.

Ucciso il killer del carabiniere Legrottaglie: i due poliziotti indagati sono vittime di tentato omicidio

Sembra alleggerirsi la posizione giudiziaria dei due agenti indagati dalla procura di Taranto – per omicidio colposo a seguito di eccesso colposo nell’uso legittimo delle armi – dopo la morte di giovedì scorso in un conflitto a fuoco del 59enne Michele Mastropietro, ritenuto l’autore dell’omicidio, poche ore prima, del brigadiere capo Carlo Legrottaglie.

I due risultano ora formalmente parte offesa in un procedimento parallelo per tentato omicidio e lesioni personali gravi – in concorso con Mastropietro – a carico di Camillo Giannattasio, l’altro fuggitivo che si è arreso durante le fasi della cattura.

La novità è emersa questa mattina, durante il conferimento dell’incarico al medico legale Roberto Vaglio di Lecce per l’autopsia sul corpo di Mastropietro, alla presenza del pubblico ministero Francesco Ciardo.

L’esame autoptico viene eseguito nell’ospedale Santissima Annunziara di Taranto. I due poliziotti hanno nominato Giancarlo Di Vella di Bari e un consulente è stato nominato anche dalla controparte.

Secondo la Procura, durante la fuga Mastropietro avrebbe aperto più volte il fuoco contro i due agenti, che hanno riportato ferite causate da cadute mentre cercavano di bloccarlo.

Per la difesa dei due poliziotti – rappresentati dagli avvocati Antonio La Scala e Giorgio Carta – il riconoscimento formale della loro condizione di vittime di un’aggressione armata rafforza la tesi della legittima difesa. Mastropietro, secondo le prime indiscrezioni, sarebbe stato colpito con un solo proiettile al torace. “Esprimo grande soddisfazione – dice all’ANSA l’avv. La Scala – nel vedere che viene riconosciuto ai due agenti anche il ruolo di persone offese di un gravissimo reato quale il tentato omicidio”.